www.resistenze.org - osservatorio - europa - politica e società - 02-05-04

da www.ptb.be - Parti du Travail de Belgique -PTB
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?section=A1AAABBV&obid=23535
traduzione dal francese del Ccdp

Paesi dell'est: l'inferno dell'adesione all'unione europea
Il 1 maggio: dieci nuovi paesi membri nell'unione europea


Dieci nuovi paesi faranno parte dell'unione europea, il 1 maggio. Otto di essi sono  ex-paesi socialisti. Se da noi i lavoratori vivono qui nel timore delle delocalizzazioni, quelli dell'est hanno visto la loro situazione cambiare drammaticamente. Allora, l'allargamento è un progresso per i lavoratori?

Herwig Lerouge
28-04-2004 

Il primo maggio, dieci paesi (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Lettonia, Lituania, Estonia, la parte greca di Cipro e Malta, fanno parte dell'unione europea. Due altri si aggiungeranno nel 2007, Romania e Bulgaria. L'unione europea passerà così di 350 a 455 milioni di abitanti e la sua superficie aumenterà del 33%. Ma la sua ricchezza, il prodotto interno lordo europeo, crescerà solamente di circa il 4,4%.

Questo allargamento è stato programmato dal vertice di Copenaghen del giugno 1993. Undici anni sono stati necessari per "preparare" questi paesi all'adesione. Una preparazione tradotta con un arretramento senza precedente di queste economie.

Nella metà degli anni 70, l'Ungheria e la Polonia avevano un Prodotto interno lordo, la ricchezza prodotta su un anno, comparabile a quello della Spagna o del Portogallo (1). La Cecoslovacchia poteva rivaleggiare anche con l'Austria dell'epoca.

Fin dal 1989, il passaggio verso l'economia capitalista si è condotto attraverso una "terapia shock" sotto la direzione del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale messa in atto da economisti ultraliberisti americani e dai loro apprendisti locali. Essi hanno trasformato queste economie imperniate sul commercio Est-Est ed Est-Sud, in economie totalmente dipendenti dalle multinazionali occidentali ed imperniate su un commercio impari Est-Ovest.

L'espropriazione del popolo

Il primo provvedimento è stato l'espropriazione dei beni del popolo. Dapprima con un'inflazione organizzata: In Polonia, tra il 1989 e 1990, i prezzi dei prodotti per il consumo e per l'investimento sono aumentati di sei volte. I risparmi dei lavoratori accumulai durante il socialismo e depositati in banca non valevano più niente. A questo si aggiungeva la diminuzione degli stipendi per quelli che lavoravano nelle imprese di stato. In un anno, i polacchi e gli sloveni hanno perso un quarto del loro stipendio.

Dei rami interi dell'industria sono stati chiusi. Si stima che, da paese a paese, che la produzione di beni industriali è scesa dal 40 al 70%. Dei settori interi delle imprese pubbliche industriali sono stati acquistati dai concorrenti occidentali che li hanno chiusi per liquidare un concorrente potenziale oppure riscattati per integrarli nel loro gruppo. Queste imprese pubbliche all'est non hanno ceduto per  incapacità di adeguarsi alla concorrenza, ma a seguito alle misure politiche dei governi locali, ispirati innanzitutto dalle le multinazionali occidentali.

Parecchie di queste imprese facevano commercio sotto forma di baratto. Il produttore di autobus ungherese Icarus consegnava autobus ai vecchi paesi socialisti ed ai paesi arabi. Si faceva pagare normalmente in petrolio sovietico. Ma nel febbraio del 1990, il governo di destra ungherese ha vietato questo genere di commercio. Ha decretato un arresto delle consegne di autobus, sotto la pressione del FMI che minacciava di sospendere i suoi crediti. Icarus ha licenziato allora 10.000 lavoratori ed un anno dopo non c'era più un produttore di autobus ungherese. Gli embargo contro certi paesi arabi come l'Iraq e la Libia e l'Iugoslavia al tempo di Milosevic, clienti tradizionali dell'industria di questi paesi hanno portato ad altrettanti duri colpi.

Infine, il FMI ha obbligato certi paesi ad imporre delle tasse punitive a certe imprese di stato che aumentavano gli stipendi per proteggere i loro lavoratori contro le conseguenze dell'inflazione esorbitante Conseguenza: i migliori lavoratori lasciavano queste imprese per andare nell'industria privata che, senza questi obblighi, beneficiava anche di ogni tipo di vantaggi e di esoneri fiscali.

Più di 10 milioni di impieghi sono spariti all'est

In agricoltura le terre collettivizzate sono state restituite ai vecchi proprietari o ai nuovi capitalisti. Questo frazionamento in più piccoli appezzamenti hanno condotto in Ungheria ad una caduta della produzione agricola vicino al 30% tra 1990 e 1999.

Di conseguenza il reddito pro capite della maggior parte dei paesi neo-membri dell'UE non raggiunge neanche la metà della media europea. La disoccupazione, conseguenza della distruzione dell'industria e della privatizzazione dell'agricoltura raggiunge oggi il 20% in Polonia, ed il 19% in Slovacchia, mentre era quasi inesistente prima del 1989. Più di dieci milioni di impieghi sono spariti in 10 anni. Molti di questi lavoratori sopravvivono oggi facendo piccoli lavori, lavori stagionali, emigrando ed infine con la prostituzione o in altri settori della criminalità. Sei milioni non hanno nessuno mezzo di sussistenza.

La disoccupazione e l'esigenza del FMI di sopprimere tutti gli ostacoli legali alla riduzione delle stipendi minimi hanno portato gli stipendi ad essere più di 10 volte inferiori ai nostri. La disperazione dei giovani si può notare per esempio, in Romania, con1107 aborti per solamente 1000 nascite. Da noi ci sono mediamente 150 aborti per 1000 nascite.

Il fossato tra gli est e l'ovest si ingrandisce

Il commercio e l'economia sono stati riorientati totalmente. Nel 1990, la Bulgaria esportava il 5% dei suoi prodotti verso l'unione europea. Nel 1999 erano già il 52%. L'evoluzione è simile per gli altri paesi. Ma anche il tipo di esportazioni è cambiato. L'economia di questi paesi si evolve verso un'economia totalmente dipendente dai paesi imperialistici. È orientata all'esportazione e verso i settori a grande concentrazione di manodopera a basso costo.Gli investimenti riguardano alcuni settori come l'assemblaggio di automobili

Nessuno dei nuovi paesi membri esporta più verso l'unione europea di quanto non importi. Il debito dei dieci paesi verso le banche americane ed europee si aggira intorno ai 165 miliardi di dollari. Questo debito non è compensato affatto dagli investimenti stranieri: nel 2000 questi investimenti cumulati si aggiravano intorno a 95 miliardi di dollari. Tutto questo è molto simile ai rapporti tra l'Europa ed i Terzo Mondo, non è l'Europa che finanzia i nuovi paesi membri, ma sono questi che finanziano i paesi ricchi europei. I nostri governi affermano che l'allargamento permetterà di colmare il fossato tra le parti occidentali ed orientali dell'Europa e di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori. La realtà mostra che è vero il contrario.

Note:

1) Le cifre ed i dati provengono dal libro "Die Ost-Erweiterung" di Hannes Hofbauer. Promedia-Verlag, Wien, 2003.