www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e societÓ - 17-10-11 - n. 381

15 ottobre: Una lezione per iniziare a cambiare la nostra apatia politica
 
di Tiziano Tussi
 
Forse il riassunto su quello che è accaduto sabato 15 ottobre a Roma lo si può trovare in un passaggio illogico di Valentino Parlato ne il manifesto del giorno dopo: "A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici, era inevitabile che ci fossero. Aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati." Capiamo che la confusione del ceto politico di sinistra comunista, almeno il manifesto lo dichiara sulla sua testata, ha raggiunto il parossismo. Poi lo stesso Parlato il martedì dopo, 18 ottobre, rivendica addirittura questa palese inosservanza del principio di non contraddizione.
 
Ma tant’è : la classe politica di sinistra è da decenni addormentata su un terreno che non riesce più a trattare. Genova, Roma: dieci anni di distanza ma pare solo ieri, eppure dieci anni non sono pochi. Grande manifestazione di piazza, grandi masse di persone, centinaia o poche migliaia di violenti, chiamiamoli così per comodità. Ebbene i pochi riescono dove i molti non riescono. Attenzione mediatica, presa della piazza, violenza di punta, tenuta del territorio con l’uso di armi improprie. Se c’era un modo, ora, per fermare sul nascere un movimento che stava nascendo, quello degli indignati, il modo è stato trovato. Ogni volta si va in manifestazione come si andasse ad una scampagnata.
 
Il movimento ora si chiama degli indignati dal titolo di un fortunatissimo libro scritto da un uomo, monumento al valore etico e morale, Stéphane Hessel. Ma attenzione, il libretto, lo ripete anche l’autore, non è altro che ciò che dicono tutte le persone minimamente attente alle questioni sociali, ciò che si dice in ogni discussione al bar. Hessel lo ha ricordato in molte occasioni. Un libro semplice, quando non banale nella sostanza. Ma detto da lui appare un invito ad un cosciente impegno sociale. Si è dimostrato in tutto il mondo: Spagna, Israele, negli USA, ed anche in Nuova Zelanda, Australia ed in molti altri luoghi ancora. Dappertutto il 15 si è manifestato. Solo in Italia, c’è stata tanta inutile violenza. Perché?
 
E vi sono state anche dichiarazioni paradossali, oltre che illogiche, come quella sopra riportata. I padroni della finanza e dell’economia in genere, i responsabili dello sfascio attuale, si sono sbracciati nel dimostrare comprensione verso il malessere giovanile. Draghi in testa. Ma bastava leggere il Sole 24 ore di domenica, il giorno dopo, per trovarvi altre posizioni decisamente inusuali. Non era la solita lamentela per i danni alla città, che ci dicono assommare ad un milione di euro. Vengono riportate dichiarazioni di Bombassei, vice presidente di Confindustria, Passera, consigliere delegato di Intesa San Paolo, una delle più grosse concentrazioni bancarie italiane, e di Luigi Abete, presidente della Banca nazionale del lavoro. Ebbene tutti e tre, ancora dopo sabato, naturalmente dopo avere deplorato la violenza, gli eccessi, ecc.. ribadiscono che i giovani hanno ragione. Ancora un titolo su Draghi, stesso giornale, stesso giorno: Peccato, violenza inaccettabile.
 
E’ quel Peccato che inquieta. I fautori del disastro si dimostrano comprensivi oltre ogni aspettativa. C’è da preoccuparsi ancora di più.
Da come le cose sono andate e dai risultati successivamente prodotti, divieto di manifestare a Roma per un mese tutti gli attori partecipanti alla rappresentazione di piazza hanno giocato un ruolo malamente recitato.
 
Proviamo ad elencare:
 
- I violenti, chiamiamoli così, sono il risultato di troppe variabili: rabbia, idiozia politica, comportamenti non politicizzati, smania di menare le mani in piazza e dimostrare di esser forti, infiltrati - chi lo può smentire ragionevolmente? - ragazzi in buona fede ma assolutamente ingenui;
 
- I dimostrati pacifici: illusi nel pensare che in piazza si possa andare senza organizzazione di controllo - una volta era definito servizio d’ordine -, approssimativi e confusi nelle proposte politiche, insoddisfatti ma poco pratici, poco prospettici, con spinte politiche spirituali molto distanti tra loro - cattolici di base, precari, studenti, militanti a diverso titolo.
 
- La polizia: ha dimostrato di non sapere prevenire ciò che poteva prevedere, proprio per non ripetere errori del passato - nota positiva: non ci sono stati morti, né un numero alto di feriti seri; ha dimostrato di essere sballottata in mezzo a privazioni strutturali ed a comportamenti individuali non ben controllati dai vertici. Tra i poliziotti c’era chi tirava sassi ai dimostranti, chi guidava pericolosamente gli autoveicoli tra la folla, col rischio di ammazzare qualcuno, e chi scappava dagli scontri senza reagire. Naturalmente mettendo in campo tutto l’armamentario repressivo di cui dispone, con un disegno, ma quale (?), in testa. Cariche e passività sono servite allo scopo di mettere in chiaro che le manifestazioni sono solo dei violenti e che solo la polizia ed il suo saggio modo di fare ha evitato il peggio. Sempre sul Sole 24 ore un titolo: “Manganelli - il capo della polizia, ndr - ringrazia i suoi uomini.”
 
- I politici dei partiti di centro sinistra e comunisti ed i gruppuscoli radicali: ognuno di loro non ha capito, o non ha voluto capire, che andare in piazza è ora difficile, bisogna sapersi organizzare. E se per i partiti di centrosinistra ogni manifestazione misura le loro interne contraddizioni - andare o non andare in piazza - , per i partiti comunisti ed i gruppi si è trattata dell’ennesima recita di un’egocentrica sclerotizzazione politica di cui sono affetti da troppo tempo, decenni. Questa manifestazione va nel verso di un allargamento della capacità di egemonia della sinistra sulla società del lavoro e dello studio oppure non è così?
 
Risultato finale. Un’altra lezione della pratica per le posizioni, diciamo così, teoriche dei vari raggruppamenti e partititi. Anche se lo stesso giorno e subito dopo vi è stato nei media il solito florilegio di prese di posizioni arci note ed arci inutili dei soliti politicanti, dovremmo cercare di prendere lezione da ciò che è accaduto per iniziare a cambiare la nostra apatia politica e scuoterci, mettendo in campo idee e pratiche al passo con i tempi, per i prossimi difficili tempi.
 

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