www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e societÓ - 01-03-10 - n. 308

da www.aurorainrete.org - num. 16 - 2010
 
Giornata internazionale della donna
 
di Aleksandra Michajlovna Kollontaj
 
1913
 
Che cos’è la Giornata della Donna? È davvero necessaria? Oppure è solo una concessione alle donne della classe borghese, alle femministe e alle suffragiste? Non è dannosa all’unità del movimento operaio? Queste domande nascono in Russia e non in altre parti del mondo ed è la quotidianità stessa a dare delle risposte a tali domande, risposte chiare ed eloquenti.
 
La Giornata della Donna è un anello di quella lunga e solida catena forgiata delle donne all’interno del movimento operaio. Un esercito ben organizzato di donne lavoratrici sta crescendo giorno dopo giorno. Solo 20 anni fa, le organizzazioni operaie contavano solo pochi gruppi di donne, alla base dei partiti operai, non connessi tra di loro (…). Ora nei sindacati inglesi ci sono più di 292.000 donne, in Germania intorno alle 200.000 nel sindacato e 150.000 nel partito operaio, in Austria 47.000 nei sindacati e 20.000 nel partito. Ovunque, in Italia, Ungheria, Danimarca, Svezia, Norvegia, Svizzera, le donne della classe operaia si stanno organizzando autonomamente. L’esercito di donne socialiste ha quasi un milione di membri. Una forza poderosa! Una forza con cui tutti i poteri devono fare i conti quando si mette in gioco il tema del costo della vita, del periodo di maternità, del lavoro minorile, o la legislazione per proteggere i lavoratori e le lavoratrici.
 
Un tempo i lavoratori, uomini, pensavano di essere gli unici a dover sopportare sulle proprie spalle il peso della lotta contro il capitale, pensavano di esser loro i soli ad affrontare il “vecchio mondo” senza l’appoggio delle loro compagne. Successivamente, quando le donne della classe lavoratrice entrarono a far parte di coloro che vendono il loro lavoro in cambio di un salario, forzate ad entrare nel mondo del lavoro per necessità perché il loro marito, o padre era disoccupato, i lavoratori cominciarono a rendersi conto che lasciare indietro le donne tra le fila dei “non coscienti” era danneggiare la loro stessa causa e un rallentamento verso un possibile progresso nella lotta. Che livello di coscienza ha una donna seduta al focolare, senza diritti nella società, nello stato o in famiglia? Questa donna non ha una sua idea propria! Tutto ciò che fa, lo fa secondo gli ordini del padre o del marito (…).
 
Il ritardo e la mancanza di diritti sofferto dalle donne, la loro dipendenza e indifferenza non vanno a beneficio della classe lavoratrice, di fatto danneggiano la lotta operaia. Ma come far entrare le donne in questa lotta, come risvegliarle?
 
La socialdemocrazia nei paesi stranieri non trovò subito una risposta corretta. Le organizzazioni operaie erano aperte alle donne, ma solo poche vi entravano a far parte. Perchè? Inizialmente la classe operaia non si rese conto che le donne lavoratrici sono la parte più degradata, sia legalmente che socialmente, della classe operaia, che sono state colpite, intimidite, molestate per secoli, e che per stimolare le loro menti e i loro cuori c’era bisogno di modalità diverse, parole che si potessero intendere in quanto donne. I lavoratori non si resero conto che in questo mondo di sfruttamento e di mancanza di diritti, la donna è oppressa non solo come lavoratrice, ma anche come madre e donna. Sicuramente, quando i membri del partito socialista capirono ciò, fecero loro la lotta per la difesa delle lavoratrici come salariate, come madri e come donne.
 
I socialisti di tutti i paesi cominciarono a reclamare un’attenzione speciale per il lavoro delle donne, garanzie per le madri e i loro figli, diritti politici per le donne e la difesa dei loro interessi. Quanto più il partito operaio sentiva in modo più chiaro la dicotomia tra l’esser donna e l’esser lavoratrice, tanto più le donne si univano al partito e tanto più apprezzavano il ruolo del partito come loro vero difensore; sentivano che tutta la classe operaia era in lotta per le necessità delle donne. Le donne lavoratrici, organizzate e coscienti, hanno fatto molto per delineare questo obiettivo. Ora l’onere del lavoro per richiamare le lavoratrici al movimento socialista, risiede nelle lavoratrici stesse.
 
I partiti di ogni paese hanno comitati di donne, con le loro segreterie e collettivi di donne. Questi comitati di donne lavorano tuttavia con gran parte della popolazione femminile ancora non consapevoli della propria condizione, risvegliando la coscienza delle lavoratrici e del loro intorno. Inoltre esaminano le richieste e le questioni che toccano più direttamente le donne, come la protezione e i sussidi per le donne incinte o con figli, la legislazione per il lavoro femminile, la campagna contro la prostituzione e il lavoro infantile, i diritti politici per le donne, la campagna contro l’innalzamento del costo della vita (…).
 
Alla stesso tempo, le donne, in quanto parte del partito, lottano per la causa comune, quella di classe, e delineano e discutono di quelle necessità che le toccano più direttamente come donne, casalinghe e madri. Il partito appoggia queste richieste e lotta per esse (…). Le necessità delle donne lavoratrici sono parte della causa dei lavoratori in quanto classe.
 
Nella Giornata della Donna, le donne organizzate manifestano contro la mancanza di diritti. Si parla mai del perché c’é questa separazione della lotta delle donne? Perché esiste una Giornata della Donna con pamphlet speciali per le lavoratrici, conferenze e raduni? Non è tutto ciò una concessione alle femministe, alle suffragiste e alle donne borghesi? Solo coloro che non vedono la differenza radicale tra il movimento delle donne socialiste e le suffragiste borghesi posso condividere queste asserzioni.
 
Qual è l’obiettivo delle femministe borghesi? Conseguire gli stessi vantaggi, lo stesso potere, gli stessi diritti che, nella società capitalista, possiedono i loro mariti, padri e fratelli. Qual è l’obiettivo della donna operaia socialista? Abolire ogni tipo di privilegio che deriva dalla nascita o dalla ricchezza. Alla donna operaia, infatti, è indifferente se il suo padrone è uomo o donna. Le femministe borghesi reclamano la parità di diritti sempre e in ogni luogo. Le donne lavoratrici rispondono: vogliamo diritti per tutti i cittadini, uomini e donne, ma noi non siamo solo donne e lavoratrici, siamo anche madri. In quanto madri, e come donne che avranno figli in futuro, chiediamo un’attenzione particolare del governo, dello stato e della società.
 
Le femministe borghesi stanno lottando per ottenere diritti politici, è qui che le nostre strade si dividono: per le donne borghesi i diritti politici sono semplicemente un mezzo per conseguire i loro obiettivi più comodamente e in modo più sicuro in un mondo basato sullo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. Per le donne operaie, i diritti politici sono un passo nel cammino tortuoso e difficile che conduce all’ambito regno del lavoro.
 
Le strade seguite dalle donne lavoratrici e dalle suffragiste borghesi si sono separate molto tempo fa. Ci sono molte differenze negli obiettivi. Ci sono inoltre delle contraddizioni tra gli interessi della donna operaia e quelli della dama proprietaria, l’inserviente e la sua signora (…). I lavoratori non dovranno preoccuparsi che ci sia un giorno separato e diverso chiamato Giornata della Donna, né che ci siano conferenze speciali o articoli sui giornali per le donne.
 
Ogni particolare distinzione in atto riguardante le donne nel lavoro in un’organizzazione operaia è una forma di elevare la coscienza delle lavoratrici e avvicinarle alle fila di coloro che stanno lottando per un futuro migliore. La Giornata della Donna e il lento e meticoloso lavoro condotto per elevare l’autocoscienza della donna lavoratrice, stanno servendo la causa, non della divisione, ma dell’unione della classe lavoratrice.
 
Lasciate che un sentimento allegro di servire la causa comune della classe lavoratrice e di lottare simultaneamente per l’emancipazione della donna ispirino le lavoratrici a unirsi nella celebrazione della Giornata della Donna.
 
a cura di Claudia Cimini (CZ)
 
 

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