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Cent'anni della ricetta Ford contro il movimento operaio

Julian Vadillo | lamanchaobrera.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

18/01/2014

Il 6 gennaio del 1914, il produttore di automobili nordamericano Henry Ford introdusse nelle sue fabbriche una serie di misure sul lavoro che modificarono il panorama lavorativo e che pesarono in modo preminente sull'organizzazione del lavoro nel capitalismo, per decenni. I lavoratori della sua fabbrica ebbero una giornata lavorativa di otto ore al giorno dal lunedì al venerdì. Venne introdotto anche il principio della partecipazione dei lavoratori all'impresa per goderne dei profitti, con un aumento fino a cinque dollari del salario giornaliero. Tale misura determinerà l'espansione della classe media nordamericana e l'aumento della capacità di consumo dei lavoratori delle sue fabbriche. Le misure furono criticate dal resto dei capitalisti, che le consideravano permissive e dal movimento operaio, che le considerava paternaliste.

Ma chi era Ford e cosa intendeva fare con queste misure? Henry Ford è nato a Dearborn, Michigan, il 30 luglio 1863, da una famiglia di agricoltori. Da giovane si stabilì a Detroit, dove lavorò per la Edison Illuminating Company. Iniziò a cimentarsi con le automobili fino a quando, nel 1903, fondò la Ford Motor Company. Quello delle automobili era un settore nel quale gli Stati Uniti in quel momento avevano una situazione di svantaggio rispetto all'Europa.

Ford trasformò il panorama automobilistico quando nel 1908 lanciò il modello "T" di auto. Un modello che venne venduto al prezzo di 600/700 dollari, quando un'automobile ne poteva valere all'epoca circa 2.000. L'obiettivo di Ford era quello di diffondere l'uso dell'automobile. Per questo introdusse un modello di produzione che a quell'epoca impressionò molti. Da un lato ridusse il prezzo di produzione per provocare l'aumento della domanda. Dall'altro, introdusse una linea di produzione in catena che rifletteva il modello dei mattatoi per cavalli di Chicago e che venne influenzato da Frederick Taylor, teorico dell'organizzazione del lavoro che andò a visitare la fabbrica di Ford. Nacque così il modello di produzione cosiddetto fordismo. Questo annullava il potere dei sindacati di categoria, chiave dell'industria pesante fino a quel momento data la loro alta qualificazione.

Ford lasciò il suo pensiero in alcune opere, tra le quali La mia vita e la mia opera (1922) e Domani e ieri (1926).Ma, al di là dei progressi tecnici e dei progressi meccanici che potessero avere le automobili Ford, l'ideologia è essenziale per capire il perché delle misure introdotte, basate sul controllo dei ritmi di lavoro e sul rifiuto dell'attività sindacale in tutte le sue forme.

Neutralizzare il sindacalismo

Gli USA furono un punto di riferimento del movimento operaio a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Il fatto che Karl Marx spostasse il Consiglio Generale della AIT (Association Internationale des Travailleurs, ndt) da Londra, a New York, lo denota. L'ampio potere di implementazione che generò l'AIT e gli echi rivoluzionari che arrivavano dall'Europa, costrinsero, nel 1868, il presidente statunitense Andrew Johnson ad approvare la Legge Ingersoll, con la quale venne istituita la giornata di otto ore di lavoro per i dipendenti federali.

Nonostante la scomparsa della AIT nel 1875, il movimento operaio continuò a rivendicare miglioramenti per la classe operaia. I lavoratori degli Stati Uniti cominciarono a considerare la possibilità di istituire un sindacato a livello generale che potesse articolare le rivendicazioni dei lavoratori. A Chicago, facendo eco alle rivendicazioni storiche della AIT, si costituì un Comitato per le Otto Ore di Lavoro che convocò lo sciopero generale il Primo Maggio del 1886. Lo sciopero fu un forte successo di convocazione per il sindacalismo nordamericano.

La situazione di miseria che vivevano i lavoratori era anche riconosciuta dai governi stessi ed il presidente Grover Cleveland disse: "Le attuali condizioni delle relazioni tra il capitale e il lavoro sono, davvero, molto insoddisfacenti e questo è in gran misura causato dagli avidi e sconsiderati prelievi degli imprenditori". Lo sciopero del Primo Maggio del 1886 fu un successo e più di 5.000 scioperi vennero dichiarati da quel momento. In molti luoghi (Chicago, Boston, Pittsburgh, St. Louis, Washington, ecc.) furono conquistate quelle otto ore di lavoro.

Nelle successive manifestazioni dopo il Primo Maggio, i padroni cominciarono a lanciare contro gli scioperanti i crumiri e i sindacati "amarillos" (così sono chiamati i sindacati creati o controllati dai padroni, rispondono infatti ai loro interessi piuttosto che a quelli dei lavoratori. ndt). Il 4 maggio, in Haymarket Square, dove erano riunite 15.000 persone, vennero fatte scoppiare delle bombe. Il risultato fu 38 operai morti e 115 feriti, un poliziotto morto e il ferimento di altre settanta persone. La stampa, a favore dei padroni, non esitò a imputarne fin dal primo momento, la paternità anarchica. Le razzie contro gli anarchici avviate dal Commissario Michael Schaack, non si fecero attendere. Gli animatori più entusiasti del movimento operaio, August Spies, Michael Schwab, Oscar Neebe, Adolf Fischer, Louis Lingg, George Engel, Albert Parsons e Samuel Fielden, furono sbattuti in prima pagina. Il processo che venne montato contro di loro fu pieno di irregolarità. Il destino degli accusati aveva una conclusione scontata. L'11 Novembre 1887 venne eseguita la sentenza contro i condannati a morte. Spies, Parsons, Fischer e Engel vennero impiccati. Lingg si suicidò il giorno prima.

Il movimento operaio nordamericano non smise però di crescere. Motivo per il quale, dopo l'assassinio del presidente William McKinley da parte dell'anarchico Leon Czolgosz, vennero emanate una serie di leggi anti-anarchiche. Tuttavia, la forza del Partito Socialista d'America e della IWW (Industrie Workers of the World), non passò inosservata ai vari governi, che procedettero alla dura repressione contro il movimento operaio nordamericano soprattutto dopo la vittoria della rivoluzione russa del 1917. Si procedette all'espulsione di molti militanti operai e rivoluzionari per ordine del Segretario Palmer.

Insieme a tutto questo giro di vite effettuato da parte dello Stato, Henry Ford delineò il suo piano per smantellare il movimento operaio e non permettere il suo progredire nelle sue fabbriche. Le misure introdotte della giornata di otto ore lavorative (rivendicazione storica del movimento operaio) così come le misure di gratificazione ai lavoratori, servivano per rendere nulle le rivendicazioni dei lavoratori. Nel suo ruolo di riformatore sociale della destra conservatrice, Ford si presentò alle elezioni per diventare senatore e prese il controllo di alcuni giornali, come il Dearborn Independent. Dalle sue pagine difese la concezione del suo modello di organizzazione e incolpò il "giudaismo internazionale" di istigare la Prima Guerra Mondiale.

L'ascesa del totalitarismo negli anni 1920 e 1930 venne ben accolta da Ford, che mostrò la sua simpatia per il nazismo. Il fatto che le idee di rigenerazione sociale e di fornire potere d'acquisto ai lavoratori per tenerli lontani dalle ideologie rivoluzionarie, erano una concezione che accettavano molti movimenti: dal fascismo fino al cattolicesimo sociale (quando non si mescolavano tra di loro). Ford intese molto bene fin dall'inizio questo processo e lo applicò al suo impero economico. Quando morì nel 1947, lasciò la sua eredità al nipote, conosciuto come Henry Ford II. Il suo modello di produzione in catena e il concetto di paternalismo antisindacale è stato il segno distintivo della sua Ford Motor Company.


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