www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e societÓ - 22-05-17 - n. 632

L'islamismo

L'islamismo è un concetto univoco? Nel libro Jihad made in USA, Mohamed Hassan distingue cinque diverse correnti riconducibili all'islamismo, con interessi a volte contrastanti. Questo terzo estratto è dedicato ai Fratelli musulmani.

Grégoire Lalieu intervista Mohamed Hassan | investigaction.net
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

L'islamismo (3/6): I Fratelli musulmani, dalla ribellione alla sottomissione

Vedi parte prima
Vedi parte seconda

A differenza degli islamisti reazionari, i Fratelli musulmani, durante la creazione del loro movimento in Egitto, si sono opposti alle ingerenze britanniche.

E' vero. La Società dei Fratelli musulmani è stata fondata nel 1928 da un giovane insegnante egiziano, Hassan al-Banna. Ufficialmente, l'Egitto aveva conquistato la propria indipendenza sei anni prima. In realtà, il paese era governato da un fantoccio, re Farouk, rimanendo sotto il dominio dalla Gran Bretagna. I Fratelli musulmani si opposero a questa ingerenza e all'imposizione di uno stile di vita occidentale. Volevano che gli egiziani si avvicinassero ai valori islamici e si impegnarono quindi a islamizzare la società dal basso. Un processo che Banna ha riassunto così: "Vogliamo l'essere umano musulmano, poi la famiglia musulmana e infine, la società musulmana".

L'appello dei Fratelli trovò orecchie attente tra le classi medie e la piccola borghesia, soprattutto tra coloro che erano chiamati gli effendi. Erano burocrati o professionisti, non occidentali, particolarmente adirati contro le ingerenze coloniali. In effetti, i coloni britannici si presentavano come virili giramondo in contrapposizione agli egiziani di cui era data un'immagine svilente di uomini effeminati che sguazzano nel sottosviluppo. In risposta a ciò, molti giovani si dedicarono alla lotta allenando e irrobustendo il corpo. Fu più di una semplice moda passeggera. La reazione di questi effendi superò il puro quadro estetico fino ad alimentare una certa avversione per il colonialismo paternalista dei britannici.

Il programma islamico della Fratellanza è stato accolto anche nelle campagne, contesto sensibile al messaggio religioso. Nel corso degli anni, la Società finì con l'avere numerosi membri attivi soprattutto nelle università.

Come tradizionalisti, pertanto, i Fratelli musulmani hanno respinto i costumi occidentali imposti attraverso il colonialismo?

Infatti, la loro lotta va oltre. I Fratelli nutrono anche come obiettivo finale la restaurazione del califfato. Il califfato era un territorio comune ai musulmani che riconoscevano l'autorità del califfo, il successore del profeta Muhammad. L'ultimo califfato è stato ufficialmente abolito nel 1924 da Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore della Repubblica di Turchia. In primo luogo perché l'Impero ottomano che includeva molti territori musulmani era stato smantellato. Poi, perché Mustafa Kemal era un sostenitore della laicità. L'abolizione del califfato portava quindi una ventata di freschezza allorché Banna fondava la Società nel 1928.

E' perché rifiutavano l'interferenza britannica, che la Fratellanza Musulmana sostenne il colpo di Stato degli ufficiali egiziani nel 1952?

Sì, ma le differenze sono emerse ben presto tra Nasser e la Società. Per diversi motivi. In primo luogo, Nasser stabilì un programma per far uscire l'Egitto dal feudalesimo. Al centro di questo programma stava la riforma agraria, che non incantava la borghesia rurale presso cui i Fratelli musulmani avevano molti seguaci.

E sul piano ideologico, il divario era enorme. I Fratelli rifiutavano il nazionalismo portato da Nasser finalizzato ad affermare l'identità araba per unire il popolo e liberarsi dal colonialismo. Questo è a mio parere una mancanza di prospettiva da parte loro. In effetti, il mondo arabo era stato diviso arbitrariamente dalle potenze coloniali, oggetto di oppressione e saccheggiato delle sue risorse. Con una tale eredità, i governi di nuova indipendenza con una nazione da costruire dovevano necessariamente farlo su una base accettabile per tutti. Torno al concetto di "Nation Building", la costruzione della nazione, di cui abbiamo accennato in precedenza. In Egitto, un paese che aveva una popolazione molto varia, le differenze passarono in secondo piano e tutti i cittadini furono messi sullo stesso livello. Musulmani, cristiani, ebrei, ecc, tutti sono stati considerati prima di tutto arabi e lo slogan del tempo era: "La religione per Dio, la patria per tutti". Questa unità è molto importante soprattutto quando si sa come gli imperialisti si basino su fattori di divisione per controllare meglio i popoli. Il nazionalismo arabo ha il merito di costituire un blocco omogeneo e solido.

Ma i Fratelli musulmani rifiutano il concetto di Stato-nazione che vede un gruppo di persone organizzarsi politicamente su un determinato territorio sulla base di una comune identità. Ma quando questo gruppo di persone è composto da diverse etnie o religioni è necessario superare queste differenze. E lo si può fare stabilendo una separazione tra politica e religione. In effetti, se il vostro paese contiene musulmani, cristiani ed ebrei e nonostante tutto volete stabilire una repubblica islamica, confinerete automaticamente una parte della popolazione allo status di cittadini di seconda classe.

I Fratelli lo respingono. Per loro, lo Stato-nazione è un'invenzione occidentale e non ci può essere separazione tra religione e Stato. Nel loro pensiero, questi due elementi non sono contraddittori, sono uno come un'altra espressione dell'Islam. Anche se la Società promette ancora di proteggere le minoranze religiose, la visione è settaria. Essa induce necessariamente a una divisione del popolo basata sulla religione.

Non c'era come una lotta di potere tra Nasser e i Fratelli? Dopo aver appoggiato il colpo di Stato degli Ufficiali liberi, la Società prevedeva di ottenere un qualche ministero nel nuovo governo. Ma Nasser sembrava aver blindato il potere. Venne chiamato un membro della Società, lo sceicco Hassan Al-Bakouri, al Ministero dei Beni religiosi, ma prima si dimise dalla Fratellanza Musulmana e la sua nomina fu vista come un tradimento dai suoi ex compagni. Ritennero che il ruolo di Bakouri, che patrocinava la famosa università di Al-Azhar e gli imam ufficiali, fosse di dare legittimità religiosa al governo per tagliare l'erba sotto i piedi ai Fratelli musulmani.

Sì, le tensioni erano molto alte. Dopo aver inizialmente sostenuto gli Ufficiali liberi, i Fratelli organizzarono successivamente manifestazioni contro il governo. Un punto critico è stato probabilmente l'attentato contro Nasser. Ci sono molte teorie intorno a questo evento. Secondo la versione ufficiale, il 26 gennaio 1954, quando il presidente stava pronunciando un discorso al Cairo per celebrare il ritiro delle forze britanniche, un membro dei Fratelli musulmani sparò otto colpi in direzione di Nasser senza riuscire a colpirlo.

Un tiratore maldestro!

Un'altra teoria afferma che Nasser stesso abbia messo in scena l'attentato per reprimere la Società dei Fratelli musulmani. Comunque, ciò è quanto è successo in seguito. L'organizzazione è stata formalmente bandita e migliaia di Fratelli furono imprigionati. La maggior parte di coloro che sono sfuggiti alla carcerazione o alla forca furono poi esiliati nelle monarchie del Golfo, soprattutto in Arabia Saudita.

Sembra che gli islamisti reazionari e i Fratelli musulmani non fossero del tutto sulla stessa lunghezza d'onda. Fin dagli anni '30, la Società aveva pubblicamente messo in dubbio lo stile di vita sfarzoso e "non-islamico" di Saud. Inoltre, la monarchia saudita doveva la sua ascesa all'aiuto britannico, mentre i Fratelli avevano combattuto quella presenza in Egitto. Con tutte queste contraddizioni, come ha fatto la Fratellanza musulmana a trovare rifugio in Arabia Saudita?

In teoria, la Società si oppone all'ingerenza occidentale, mentre le petromonarchie dipendono dal sostegno dell'Occidente stesso. Ma per capire i Fratelli musulmani, si deve prima sapere che questa organizzazione brilla per il suo pragmatismo. Il suo scopo è di islamizzare le società arabe e infine, ripristinare il califfato. Nel tentativo di raggiungerlo, la Società, nel corso della sua storia, ha imboccato molteplici vie che possono apparire confuse se lette sotto l'unica luce dei testi fondanti del movimento. In realtà, i Fratelli si sono adattati alle situazioni. In primo luogo, per consentire alla Società di sopravvivere, poi per raggiungere il loro obiettivo.

I Fratelli musulmani hanno quindi cercato rifugio nelle monarchie del Golfo, rimangiandosi le loro critiche sullo sfarzo delle dinastie locali e le loro relazioni con l'Occidente. Questo non è stato però l'unico ostacolo. Infatti, per islamizzare le società arabe e ripristinare il califfato, la dirigenza dei Fratelli musulmani ha sempre scelto modalità legali. Vale a dire quelle che rifiutano la lotta armata, ma si prefiggono di avanzare per tappe, poco a poco, partecipando, ogni volta che fosse possibile, alle elezioni. Ora, voi potrete ben immaginare che le monarchie del Golfo non sopportano la vista di una scheda elettorale.

Eppure, hanno aperto le loro porte ai Fratelli!

Perché, come i Fratelli musulmani, queste monarchie non hanno sostenuto il nazionalismo arabo difeso da Nasser. Ma anche per altri motivi. Se i Fratelli hanno respinto da un punto di vista strettamente ideologico quello che vedevano come un'invenzione occidentale, la monarchie temevano soprattutto di essere contaminate dal virus che aveva attaccato il feudalesimo.

Da questo punto di vista, l'Arabia Saudita e i suoi piccoli vicini hanno sostenuto l'islamismo dei Fratelli musulmani come alternativa al nazionalismo arabo. Nasser era molto più popolare nella regione. Gli imperialisti e i loro alleati del Golfo hanno in questo modo voluto contrastare la sua influenza.

Questa partnership, tuttavia, è stata oggetto di un tacito accordo. Le monarchie avrebbero accolto e sostenuto la Società. In cambio, i Fratelli avrebbero mantenuto la loro buona parola fuori dei confini reali e non avrebbero cercato di creare succursali. Le monarchie non volevano vedere nascere manifestazioni di condanna del loro stile di vita o che si esigessero elezioni.

Chiaramente, i Fratelli musulmani hanno rispettato questo accordo.

Lo ripeto, i Fratelli sono molto pragmatici e davvero non avevano altra scelta. Mentre in Egitto la repressione infuriava, non potevano certo fare a meno di questo supporto offerto dalle petromonarchie.

Che tipo di influenza questo esodo verso le monarchie del Golfo avrà sulla Società?

A contatto con gli wahhabiti, alcuni dirigenti della Società sono diventati più reazionari. Altri si sono notevolmente arricchiti facendo affari con la borghesia compradora del Golfo.

Inoltre, l'Arabia Saudita ha inondato di denaro le università della regione per promuovere l'islamismo. I campus sono stati un terreno fertile per la predicazione della Società. Negli anni '50 e '60, questi campus erano generalmente divisi in due: da un lato i comunisti e dall'altro gli islamisti. La Società non aveva atteso il sostegno dell'Arabia Saudita per far arrivare le sue idee un po' ovunque. Ma l'alleanza con le petromonarchie ha letteralmente "potenziato" la diffusione del suo messaggio. Poi ci fu la morte di Nasser, il cambio di direzione di Sadat e la caduta del blocco sovietico. Ed è l'ideologia islamista che ha vinto la battaglia delle università. Ciò ha avuto un impatto considerevole sulla formazione politica dei giovani arabi, impatto che si sente ancora oggi attraverso le manifestazioni che scuotono la regione.

Dopo la morte di Nasser, i Fratelli musulmani sono stati in grado di tornare in Egitto. Ma Sadat inizialmente e Mubarak in seguito, se da un lato tolleravano la Società dall'altro le si opposero apertamente. Come si spiega questa posizione ambigua?

Sadat voltò le spalle all'eredità di Nasser facendo leva sull'islamizzazione dell'Egitto. Ha così permesso ai Fratelli di tornare e quest'ultimi hanno approfittato della politica d'apertura economica adottata dal nuovo presidente. Infatti, Sadat ha sepolto la riforma agraria. Le terre che erano state distribuite ai piccoli e medi agricoltori sono state rese ai grandi proprietari, tra i quali i Fratelli avevano molti seguaci.

Ma la contro-riforma agraria ha anche indebolito la classe contadina. Presi alla gola, i più poveri hanno lasciato le campagne per tentare la fortuna nella città dove, anche lì, il lavoro mancava. Le condizioni di vita erano molto dure. In tal modo, queste vittime dell'Infitāh [apertura economica] sono state sostenute dai Fratelli musulmani che avevano sviluppato un vasto sistema di aiuto basato sulla carità islamica. La Società aveva così notevolmente rafforzato la sua base sociale.

Il governo egiziano non vedeva ciò di buon occhio?

Sadat e Mubarak l'hanno riconosciuta fin tanto che la Società non ha cercato di prendere il potere. I Fratelli musulmani si sono quindi reintrodotti nel corpo egiziano gradualmente e si sono sviluppati, approfittando del processo di islamizzazione, tutto allo stesso tempo.

Tuttavia, anche se l'Egitto aveva preso una strada radicalmente diversa, dopo la morte di Nasser, il potere restava nelle mani dell'esercito. Su questo argomento, la contraddizione con i Fratelli musulmani era sempre presente. E' culminata nel colpo di Stato guidato dal generale Al Sisi contro il presidente islamista Mohamed Morsi il 3 luglio 2013.

Per opposizione al nasserismo, le potenze imperialiste e i loro alleati del Golfo avevano sostenuto l'islamismo dei Fratelli musulmani. Ma, a parte il Qatar, non hanno protestano contro il colpo di Stato del luglio 2013. Perché?

Per gli imperialisti l'esercito egiziano non pone più nessun problema dal momento in cui si è allontanato dal socialismo. Con Sadat e Mubarak, l'esercito è diventato un partner privilegiato dell'Occidente. Che i militari o i Fratelli musulmani governino il paese non ha alla fine molta importanza per gli imperialisti fino a quando i due sacri principi sono rispettati: apertura dell'economia e pace con Israele.

L'Arabia Saudita e il Qatar non erano divisi sulla questione, Riad sostenendo l'esercito e Doha i Fratelli musulmani?

Le relazioni tra l'Arabia Saudita e i Fratelli musulmani sono deteriorate in qualche modo dopo gli attentati dell'11 settembre. La maggioranza dei terroristi implicati nel crollo delle torri erano di origine saudita. Questo, ovviamente, non doveva mettere in discussione le eccellenti relazioni che Washington aveva con Riyadh, ma Bush si era lanciato nella lotta contro il terrorismo ed occorrevano responsabili.

Da quando l'Egitto era rientrato "sulla retta via" con Sadat, i Fratelli musulmani apparivano molto meno utili agli occhi dei Saud. Dopo gli attentati dell'11 settembre, la famiglia reale ha quindi trasformato la Società in un capro espiatorio sostenendo che fosse responsabile di tutti i mali della regione.

Il Qatar, è rimasto più vicino ai Fratelli musulmani. Dopo le cosiddette "primavere arabe", il piccolo emirato contava sull'influenza della Società per crescere di importanza in campo diplomatico.

L'Arabia Saudita e il Qatar, sostenevano dunque ciascuno un campo opposto durante il colpo di Stato del 2013 Ci possono essere contraddizioni della regione finché queste contraddizioni non arrivano alle porte delle petromonarchie. Concludendo, si sono ricongiunti all'esercito che ha spodestato il presidente Morsi. Ma non è stata una loro decisione, ma dei loro padroni occidentali. In realtà, i monarchi del Golfo sono schiavi fortunati. E ancora ... Normalmente, una persona è costretta in schiavitù a causa della sua estrema povertà. Ma sono i ricchi che pagano per essere schiavi!

Ci hai detto che gli Stati Uniti non avevano problemi a vedere i Fratelli musulmani governare in Egitto a patto che l'economia fosse restata aperta alle multinazionali e la pace con Israele fosse continuata. L'egiziano Samir Amin ha detto nello stesso ordine di idee che Mubarak e la Società sono state le due facce della stessa medaglia. Al momento della loro creazione, i Fratelli musulmani erano tuttavia contrari all'ingerenza occidentale. Come spiegare questa evoluzione?

I Fratelli sono essenzialmente pragmatici. E bisogna guardare tutti i progressi che hanno effettuato da quando Banna ha fondato la Società per capire la loro posizione di oggi. Inizialmente hanno sostenuto gli Ufficiali liberi per rovesciare la monarchia e sbarazzarsi del dominio britannico. Ma sono stati in seguito repressi da Nasser e sono dovuti fuggire dall'Egitto. Il loro soggiorno in Arabia Saudita ha esercitato un'influenza importante sulla loro ideologia. Sono diventati più conservatori e alcuni quadri si sono considerevolmente arricchiti. Quando hanno potuto ritornare in Egitto, fu per coabitare con Sadat quindi con Mubarak che sono stati entrambi allineati sulla politica estera degli Stati Uniti e avevano abbracciato il neoliberismo. Per recuperare la loro influenza in Egitto, i Fratelli musulmani non si sono opposti. Semplicemente si sono adattati a questa nuova situazione che corrispondeva anche al segno lasciato dal loro passaggio attraverso le monarchie del Golfo.

I Fratelli perseguono un obiettivo: islamizzare la società egiziana e ripristinare il califfato. Il perdono offerto da Sadat ha permesso loro di avvicinarsi a questo obiettivo al prezzo di alcune concessioni ideologiche che il loro leggendario pragmatismo li ha aiutati a superare abbastanza facilmente. Poi, sotto Mubarak, la Società ha potuto sedersi talvolta in Parlamento: a volte in alleanza con i partiti di sinistra, a volte in alleanza con i partiti di destra. Questo non è sorprendente, infine, se si considera che i Fratelli avanzano con il loro obiettivo principale in bella vista.

Quando Mubarak è stato rovesciato, la Società ha creduto che il suo momento di gloria fosse arrivato. Dopo aver sperimentato la repressione sotto Nasser, dopo aver vissuto in semi-clandestinità con Sadat e Mubarak, i Fratelli aveva finalmente l'occasione, più di ottanta anni dopo la loro nascita, di prendere le redini dell'Egitto per realizzare il loro obiettivo. Per cogliere questa occasione occorreva garantirsi la benevolenza di Washington mantenendo l'economia aperta e la pace con Israele e certamente i Fratelli erano pronti a piegarsi a queste esigenze.

Negli anni '80, i Fratelli siriani avevano tentato di rovesciare il governo di Hafez el-Assad. Avevano redatto un programma, il Bayan della rivoluzione islamica in Siria, che appare molto distante dalle posizioni attuali della Società in Egitto. Vi si leggeva che i settori chiave dell'economia devono rimanere nelle mani dello Stato, che il capitale occidentale non era il benvenuto, che era necessario sviluppare il concetto di giustizia sociale ... Come spiegare tale differenza con i Fratelli egiziani?

Innanzitutto, come qualsiasi organizzazione politica, la Società dei Fratelli musulmani non deve essere considerata come un blocco monolitico. È attraversata da varie tendenze, alcune più conservatrici, di altre più progressiste. E c'è un confronto tra queste correnti. In Egitto, si può dire che la destra domina il movimento, anche se i dibattiti sono molto forti, soprattutto perché la Società ha ampliato la propria base sociale portando un aiuto caritatevole alle vittime dell'Infitāh. La società dei Fratelli musulmani è anche un'organizzazione internazionale. Ha ramificazioni in vari paesi e queste, se condividono una base ideologica comune, non hanno inevitabilmente la stessa posizione su tutto.

Rispetto alla Siria, dobbiamo vedere quale governo i Fratelli stavano cercando di abbattere. Hafez el-Assad aveva acquisito una certo zoccolo duro negli ambienti popolari con la riforma agraria a favore dei piccoli e medi contadini, con lo sviluppo delle cure sanitarie, scuole, ecc. Molti siriani ne aveva beneficiato. I Fratelli siriani non respingevano dunque in blocco il socialismo che aveva permesso ad Assad di conquistare le masse, ma ne proponevano una forma particolare, il socialismo islamico. Perché è nel campo della religione che i Fratelli speravano di distinguersi e di separare i leader alauiti dalla loro base popolare a maggioranza sunnita.

Se si prosegue il raffronto tra i fratelli egiziani e siriani, si constata un'altra differenza importante. I primi hanno sempre privilegiato la via legalista, mentre i secondi si sono risolti a prendere le armi per tentare di rovesciare il governo di Assad. Questa scelta è ugualmente stata oggetto di un vivo dibattito. Inizialmente, la guida dei Fratelli siriani, Isam al-Attar, era restata fedele alla linea moderata che cerca di privilegiare il dialogo con il potere. Ma è stato allontanato a vantaggio dei partigiani della lotta armata.

Infine, il Bayan della rivoluzione islamica dei Fratelli siriani deve essere considerato per ciò che è, uno strumento teorico. In pratica, le cose potrebbero essere diverse. Ad esempio, il testo afferma che i cittadini hanno il diritto di organizzarsi in partiti politici, ma si pone una condizione la cui interpretazione può essere problematica. Questi partiti, precisa il Bayan della rivoluzione islamica, non dovranno essere in opposizione alle basi dottrinali della nazione. Ecco come un quadro della Società lo spiegava al Le Monde nel 1981: "La libertà di costituire partiti non si estenderà ai partiti o ai gruppi marxisti, anche quelli che sono attualmente ostili al regime baathista". 1

Il socialismo islamico dei fratelli non poteva costituire una buona alternativa?

Ancora una volta, il problema dei Fratelli musulmani è la loro mancanza di visione politica. Non potete pretendere di risolvere un problema se, fin dall'inizio, si parte da una cattiva diagnosi. Così, i fratelli respingono il concetto "di classi sociali". Non sono dunque capaci di risolvere il problema delle diseguaglianze attaccando il male alla radice. La loro soluzione passa per la carità. Si prende un po' ai ricchi, non troppo, e si redistribuisce ai poveri. Questo è un approccio molto limitato!

Nel Bayan della rivoluzione islamica che è stato menzionato, i Fratelli siriani mettono in primo luogo delle loro rivendicazioni economiche il diritto alla proprietà privata, vi è incluso dunque il diritto dei più grandi capitalisti e proprietari terrieri di sfruttare il lavoro della gente. Raccomandano anche di mettere un termine alla riforma agraria. Così, i fratelli respingono teoricamente la nozione di classi sociali ma, nei fatti, si mettono al servizio della classe possidente. Ciò che vogliono soprattutto, è ottenere la loro fetta di torta.

I Fratelli musulmani incarnano questa tendenza degli islamisti che conduce la lotta sul fronte politico mettendo la religione al centro del programma. Ma non sono i soli.

Effettivamente i Fratelli musulmani sono la figura più emblematica di questo movimento per islamisti ma ci sono altre varianti, talvolta con differenze piuttosto marcate. Prendiamo il caso dell'Iran, dove l'Ayatollah Khomeini ha condotto una rivoluzione islamica nel 1979. La sua ideologia è abbastanza vicina a quella dei Fratelli musulmani, ma è comunque caratterizzata da concezioni proprie dell'islam sciita

Per i sunniti, l'imam è colui che garantisce il servizio religioso alla moschea. Per gli sciiti, l'imam designa l'erede del Profeta. Gli sciiti duodecimani, che si trovano in Iran, sono in attesa del ritorno del dodicesimo Imam, chiamato l'Imam nascosto o il Mahdi, che si suppone debba riapparire alla fine dei tempi per regnare in pace. Considerando l'imam come l'unico legittimo sovrano della comunità musulmana, gli sciiti hanno avuto la tendenza a trascurare lo spazio politico. Con la sua rivoluzione, Khomeini ha sviluppato un principio teologico, il velayat-e faqih, che ha contribuito a conciliare religione e politica. Secondo Khomeini, la gestione politica dovrebbe tornare alla guida suprema, cioè al migliore giurista-teologo, a quello che sarebbe più competente per dirigere la Comunità come avrebbe potuto farlo l'Imam stesso.

Altri islamisti, come i Fratelli musulmani e Khomeini, hanno collocato la religione al centro della loro azione politica, ma da un punto di vista molto più progressista. Al modo della Teologia della liberazione in America Latina negli anni 60 e 70, che aveva visto sacerdoti interpretare nuovamente la bibbia con lo sguardo dei poveri per denunciare l'oppressione del capitalismo e anche quella della chiesa, gli islamisti hanno attuato approcci simili per lottare, a partire dalla religione, contro il capitalismo e l'imperialismo.

Nota

1. Citato in Michel Seurat, Syrie, l'État de barbarie, PUF, novembre 2013

Segue: I patrioti, Hamas ed Hezbollah resistono agli USA


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