www.resistenze.org - pensiero resistente - dibattito teorico - 18-09-14 - n. 512

Lenin e il revisionismo

Miguel Urbano Rodrigues | odiario.info - resistir.info
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

08/09/2014

I dirigenti dell'Unione Europea – in particolare Merkel, Hollande e Cameron – hanno intensificato nelle ultime settimane le loro critiche alla Russia. Il pretesto sono gli avvenimenti dell'Ucraina. Un obiettivo prioritario è Vladimir Putin. Uno degli assurdi di questa campagna è l'insistenza nel presentare il presidente della Russia come un dittatore che sarebbe impegnato in una politica che mira alla ricostruzione parziale dell'Unione Sovietica.

Un anticomunismo evidente è identificabile nelle cronache di influenti analisti occidentali. Nonostante la Russia di oggi sia un paese capitalista, sono ritornati gli slogan da Guerra fredda .

Putin è accusato di ricorrere a metodi e al linguaggio dei comunisti storici. Perfino la parata della Vittoria a Mosca, il 9 maggio, per commemorare la sconfitta del Reich nazista, a Washington e in alcune capitali dell'Unione Europea è stata interpretata come minaccia.

Una strana febbre ideologica conquista rapidamente l'attualità e noti intellettuali del sistema capitalista divulgano a sproposito entusiaste apologie del neoliberismo e esorcizzano il marxismo come obsoleta antichità.

E in questa atmosfera che si inserisce il nuovo discorso anticomunista che, agitando fantasmi, falsifica la storia.

Nel tentativo di presentare Marx e Lenin come nemici della democrazia, intervengono esponenti figure di una ideologia inseparabile dall'ingranaggio liberticida che minaccia l'umanità e che è il responsabile di crimini mostruosi.

In Portogallo i commentatori dei servizi televisivi, nella radio e nei periodici di "riferimento" compiono con zelo questo loro compito, diffondendo sciocchezze nella lotta alla supposta rinascita della "nostalgia comunista" in Russia.

Penso per questo che sia utile ricordare dati e situazioni storiche che smontano l'attuale campagna ideologica dell'imperialismo.

Comincerò col richiamare l'attenzione sulla falsità delle tesi di accademici anticomunisti che attribuiscono a Lenin un dogmatismo rigido nell'utilizzo del marxismo per la comprensione e la trasformazione del mondo. Si tratta di una grossa menzogna. Il fondatore del primo Stato socialista non vedeva nel marxismo una scienza immobile, dai confini definitivi.

"Noi non consideriamo affatto la teoria di Marx come qualcosa di definitivo e di intangibile; siamo convinti, al contrario) che essa ha posto soltanto le pietre angolari della scienza che i socialisti devono far progredire in tutte le direzioni, se non vogliono lasciarsi distanziare dalla vita. Noi pensiamo che per i socialisti russi sia particolarmente necessaria un'elaborazione indipendente della teoria di Marx, poiché questa teoria ci dà soltanto i principi direttivi generali, che si applicano in particolare all'Inghilterra in modo diverso che alla Francia, alla Francia in modo diverso che alla Germania, alla Germania in modo diverso che alla Russia". (1)

Lenin ha ripetuto instancabilmente che senza teoria rivoluzionaria non può trionfare nessun movimento rivoluzionario. E ottenne, con immaginazione e talento, di essere allo stesso tempo flessibile nell'applicazione del metodo marxista e intransigente nella lotta alle idee e manovre di coloro che, affermando di essere marxisti, assumevano nella pratica posizioni incompatibili con l'ideologia dell'autore de Il Capitale.

Contrariamente alla convinzione di molti giovani che identificano nei "rinnovatori" che contribuirono alla socialdemocratizzazione di molti partiti comunisti europei un fenomeno relativamente recente, il revisionismo del marxismo affonda le radici nel secolo XIX.

Cominciò con in vita Marx ed è stato permanente. Nel 1894, quando Lenin preparava la fondazione del futuro partito bolscevico, compì una dura lotta contro i "marxisti legali", tendenza guidata dal tedesco Struve che intendeva "prendere dal marxismo tutto ciò che è accettabile per la borghesia liberale, fino alla lotta per le riforme, fino alla lotta di classe (senza dittatura del proletariato), fino al riconoscimento "generico" degli "ideali socialisti", fino alla sostituzione del capitalismo con un "nuovo regime", e rifiutare "soltanto" l'anima del marxismo, "soltanto" il suo carattere rivoluzionario." (2)

La seconda offensiva degli opportunisti per sviare il marxismo a beneficio della borghesia ebbe il suo epicentro nel Partito Socialdemocratico Tedesco, a suo tempo molto prestigioso, quando il suo dirigente Edward Bernstein pubblicò nel 1899 una serie di articoli nel quale revisionava le tesi fondamentali del marxismo. Nella sua apologia del riformismo lanciò la famosa parola d'ordine: "Il fine è nulla, il movimento è tutto"

Lenin e Rosa Luxemburg gli strapparono la maschera, denunciandolo come un deturpatore del marxismo. Per i comunisti "l'obiettivo finale" è tutto e il riformismo di Bernstein puntava ad una conciliazione con la borghesia. Nella pratica, Benstein riprendeva tesi reazionarie della filosofia di Kant. Ma la sua predica influì in un ampio settore del Partito Socialdemocratico Tedesco, prima marxista, con ripercussioni negative in Russia. (3)

Una terza grande offensiva del revisionismo occorse nel 1908. Due filosofi, l'austriaco Ernst Mach e il tedesco Richard Avenarius, che negavano l'esistenza oggettiva del mondo materiale, diffusero la cosiddetta filosofia della "esperienza critica", più conosciuta con il nome di Empiriocriticismo. Secondo loro, i corpi sarebbero solamente "complessi di sensazioni". I lavori di entrambi diedero origine a una corrente di pensiero che si popolarizzò con il nome di "machismo". Mach soprattutto, seppur pretendendo di esser marxista, rifiutò l'essenza del materialismo storico e del materialismo dialettico.

Una parte considerevole dell'intellettualità progressista europea aderì con entusiasmo a questa nuova filosofia, accettandola come avanguardia nella scienza. Kautsky, aprendo le colonne dell'organo centrale della socialdemocrazia tedesca all'apologia dell'empiriocriticismo, contribuì ad aumentare la confusione generata.

I menscevichi aderirono immediatamente, inoltre la propaganda machista perturbò anche quadri della frazione bolscevica del Partito Operaio Socialdemocratico di Russia – POSDR –b. Questa influenza negativa portò anche alla formazione di un gruppo opportunista, gli "oztovisti" che sosteneva la ritirata dal Parlamento Russo (la Duma) dei deputati bolscevichi, affermando che il Partito doveva realizzare solamente attività illegali.

Fu allora che Lenin dichiarò la guerra a questa pericolosa modalità del revisionismo, prima attraverso degli articoli, dopo in un libro, Materialismo e Empiriocriticismo, saggio filosofico che col tempo si trasformò in un classico del marxismo come opera teorica. Dimostrò che Mach e i suoi seguaci, fingendo di realizzare un lavoro scientifico innovatore, si limitavano alla fine a collocare una nuova etichetta su vecchie tesi idealiste. (4)

Gli sforzi per distruggere il marxismo furono permanenti nella vita di Lenin e proseguirono dopo la sua morte.

Il moderno revisionismo

All'inizio della Prima guerra mondiale, un'ondata di falso patriottismo travolse l'Europa. Calpestando i loro programmi e violando gli impegni assunti in nome dell'internazionalismo proletario, partiti che pretendevano di esser socialisti votarono i crediti di guerra delle grandi potenze coinvolte nel conflitto, divenendo complici dell'ecatombe che colpì l'umanità. Questa scelta fu decisiva per il discredito e l'agonia della II Internazionale. La lotta contro l'imperialismo perse molto del suo significato se, come diceva Lenin, non "è indissolubilmente legata alla lotta contro l'opportunismo". Il grande rivoluzionario fu pertanto implacabile nella denuncia del socialsciovinismo, smentendo che la difesa della libertà e dei veri interessi nazionali fosse il motivo della guerra.

La vittoria della Rivoluzione Russa creò intanto, le condizioni che permisero la creazione della III Internazionale. Ma, come era da sperare, l'esistenza dell'Unione Sovietica fu da sé un incentivo per l'offensiva permanente in molteplici fronti contro il marxismo.  

Finita la Seconda guerra mondiale, la lotta contro il comunismo assunse facce molto diverse. I Partiti comunisti europei avevano svolto un grande ruolo nella lotta contro il fascismo. Indebolirli, installare in essi il frazionismo, spingerli all'antisovietismo e all'allontanamento dal marxismo fu una costante nelle campagne della borghesia e dell'imperialismo.

All'apice della Guerra fredda, il Manifesto di Champigny in Francia, nel 1968, quando Waldeck Rochet era segretario generale del Partito Comunista Francese, compì un importante ruolo nei dibattiti ideologici che aprirono la porta all'eurocomunismo. Invocando la necessità di rinnovare il marxismo, dirigenti come i francesi Georges Marchais, Roger Garaudy e Lous Althusser, l'italiano Enrico Berlinguer, lo spagnolo Santiago Carrillo e altri saranno ricordati come architetti di un revisionismo che incamminò i loro partiti sulla strada della socialdemocratizzazione. Nel caso del Partito Comunista Italiano la svolta a destra funzionò inoltre come tappa verso l'autodistruzione. Fausto Bertinotti, che fu segretario generale di Rifondazione Comunista, ha avuto anche la meschinità di rinnegare il comunismo.

Il revisionismo ha agito con maschere differenti. Dopo la disgregazione dell'Unione Sovietica, sorsero in molti partiti dirigenti che presentandosi come impegnati nel rinnovare il marxismo, passarono rapidamente all'attacco del leninismo e del centralismo democratico. Alcuni infine sono entrati in partiti socialisti integrati nel sistema capitalista.

Le università hanno prodotto una generazione di accademici che, partendo da una lettura perversa di Marx, non tardarono a giustificare la difesa delle politiche neoliberali.

Hanno anche acquisito una certa notorietà revisionista (opportunisti di sinistra) coloro che, pretendendo di esibire una supposta purezza marxista, sono ricorsi ai testi di Gramsci e di Che Guevara per deformarne il pensiero in opere dal carattere antisovietico, applaudite dall'imperialismo.

Una modalità dell'anticomunismo, più attuale, è quella pratica da intellettuali che, criticando il capitalismo, identificano nei movimenti sociali la forza rivoluzionaria con la vocazione di salvare l'umanità (John Holloway, Bernard Cassen, Ignacio Ramonet, Boaventura Sousa Santos, Heinz Dietrich, ecc) negando ai partiti il protagonismo nella lotta contro il sistema.

Accettare il Marx economista e rifiutarne l'ideologo è attitudine frequente fra i cenacoli di intellettuali che demonizzano Lenin.

Il pericolo opportunista

La parola opportunista è scomoda per molti dirigenti di partiti comunisti europei e latinoamericani. Questa attitudine traduce la coscienza di strategie e tattiche che colpiscono l'unità del movimento comunista internazionale. Le loro ultime riunioni hanno confermato l'esistenza di discordanze profonde che lo indeboliscono.

Il panorama attuale è molto complesso. In Europa, la maggioranza dei partiti sono integrati nel Partito della Sinistra Europea, spalla a spalla con partiti borghesi, come la Die Linke tedesca, la Syriza greca e il Bloco de Esquerda portoghese.

La funzione non confessata di questo partito è neutralizzare i lavoratori, ostacolando la loro partecipazione alle grandi lotte contro l'imperialismo e le politiche neoliberali imposte nell'Unione Europea. Non sorprende che il PSE (Partito della Sinistra Europea) goda della simpatia dei media controllati dal capitale e la benevolenza dei governi che lo rappresentano.

Molti partiti comunisti sono stati contaminati negli ultimi decenni. Alcuni parteciparono nell'orchestra dell'antisovietismo. Robert Hue, quando era segretario nazionale del PCF, ebbe il coraggio di affermare che "tutto fu negativo nell'Unione Sovietica".

Il Partito Comunista Italiano è sparito dopo aver cambiato il nome. Il Partito Comunista Francese, in rapida metamorfosi, ha rinnegato il suo passato e si è trasformato in una caricatura di partito operaio. Il Partito Comunista Spagnolo, oggi antileninista, si è diluito in una Izquerda Unida inoffensiva.

Una epidemia di opportunismo si è insediata nel movimento comunista internazionale.

Una delle sue espressioni è la critica – aperta o indiretta – a partiti che, nella fedeltà ai principi continuano a definirsi come marxisti-leninisti. Sono presi di mira tra gli altri il Partito Comunista di Grecia (KKE), il Partito Comunista del Messico (PCM) e il Partito Comunista Brasiliano (PCB).

Non è compito di questo articolo commentare la strategia di questi partiti rivoluzionari. Non mi identifico con tutte le posizioni che assumono. Ma essi mi fanno ricordare che il Partito Comunista Portoghese, per la fedeltà ai principi e alla sua storia, ha resistito vittoriosamente con fermezza all'ondata di anticomunismo, che, soprattutto all'inizio degli anni '90, ha caratterizzato o distrutto gli altri.

Oggi, è precisamente questa fedeltà ai principi del KKE, del PCM e del PCB e la loro fermezza nel combattere il revisionismo e nella denuncia dell'opportunismo che mi ispirano rispetto e ammirazione.

Questi e altri fondatori della Rivista Comunista Internazionale sono oggi una minoranza nel Movimento Comunista Internazionale. Ma con la coerenza dimostrata nella fedeltà al pensiero e all'opera di Marx e il coraggio col quale assumono il patrimonio di Lenin, essi contano sulla mia solidarietà fraterna.

Serpa e Vila Nova de Gaia, Agosto 2014
 
Note

1) V.I. Lenin, Il nostro Programma, Opere Complete, Vol. 4
2) V.I.Lenin, Il fallimento della II Internazionale, idem, vol. 21
3) V.I.Lenin, Una tendenza retrograda nella socieldemocrazia russa, idem, vol. 4
4) V.I.Lenin, Materialismo ed Empiriocriticismo
 

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