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da Rebelion.org - http://www.rebelion.org/noticia.php?id=60632

Kosovo: Un’altra guerra nei Balcani?

Dall’indipendenza tutelata alla violenza senza tutela

Andrej Grubacic - Znet
18/12/2007

Recentemente ho ricevuto parecchia corrispondenza che mi chiedeva se ci sarà un’altra guerra nel Kosovo. Quest’articolo vuole rispondere a quelle domande.

Quali sono gli ultimi fatti circa il futuro del Kosovo? Secondo la BBC i mediatori fra Kosovo e Serbia sono giunti alla conclusione che non ci può essere un accordo sullo status finale del Kosovo.

Quali sono questi mediatori? I media dominanti li chiamano “la troica” : UE, USA e Russia.

La “troica” dopo 120 giorni di lavori passati a decidere della sorte di serbi, albanesi e rom che vivono in Kosovo, non è riuscita ad imporre un “accordo” per risolvere l’imminente crisi di quella regione. Ricordo ai lettori che il Kosovo è ancora una provincia serba, per lo meno secondo il diritto internazionale. E’ stato “liberato” nel 1999 durante la prima guerra della Nato, un intervento umanitario con l’obiettivo di promuovere la democrazia in quella parte semi - barbara del mondo, quella a cui i vicini europei occidentali si riferiscono, a volte, come all’Europa Selvaggia.

La democrazia stabilitasi recentemente è un protettorato coloniale che ospita basi militari statunitensi e prigioni simili a quella di Guantanamo, utilizzate per interrogatori nella “guerra contro il terrore”. I serbi e rom che rimangono sono periodicamente sottoposti a “pulizia etnica” o rinchiusi in remote enclavi. I rom vivono per lo più in campi eretti su terreni contaminati. Il governo coloniale ha scacciato i rom da tre campi per sfollati costruiti su siti tossici per piazzarli in un campo al nord di Mitrovica, abbandonato dai francesi a causa della contaminazione da piombo. Vivono terrorizzati, aspettando la prossima azione del governo albanese.

Il governo albanese di Hashim Tachi, famoso criminale di guerra dell’UCK (ELA) ed uno dei dirigenti del cartello criminale del Kosovo, ha minacciato di dichiarare in modo unilaterale l’indipendenza dopo l’intervento dell’ONU. Le sue minacce sono appoggiate dalle dichiarazioni dei governi di USA, Regni Unito, Germania, Francia e Italia, che insistono perché la comunità internazionale (e questa comunità è davvero internazionale, personifica gente internazionale estranea al Kosovo che decide sulla vita della gente del Kosovo) “deve onorare le sue responsabilità nei confronti del Kosovo” Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, ha accusato d’impazienza i suoi soci di negoziato: “Sfortunatamente, i nostri soci occidentali bloccano i negoziati dicendo che l’indipendenza del Kosovo è inevitabile”. Il portavoce della Nato, James Appathurai, è stanco di parlare: Il punto di vista della Nato è che “il processo dovrebbe muoversi ora, e .. dovrebbe essere un movimento di soluzione.” Il tenente colonnello Grossmann della K- FOR dice che “la Nato rimarrà qui il tempo necessario, fino a quando la comunità internazionale lo ritenga necessario per risolvere questo conflitto.” La Nato come rimedio a questo conflitto? Nella sua reazione a questo “mezzo adeguato” Aleksandar Simic, consigliere del primo ministro Vojislav Kostunica, ha detto ai media che la Serbia ha il diritto legale di usare la guerra come mezzo per difendere il suo territorio se il Kosovo dichiara l’indipendenza. Questo ha molto contrariato Sua Eccellenza Wolfgang Ischinger, membro europeo della troica ..”Come si permette Simic! Sua Eccellenza ha dichiarato ai giornalisti “E’ inammissibile e intollerabile che di fronte alla troica una delle parti si esprima in questo modo” Ma è interessante che non consideri inammissibile e intollerabile che gli inviati della comunità internazionale e della Nato dicano che l’indipendenza del Kosovo è “imminente”.

E non parla nemmeno di Thaci, che ha assicurato alla UE e a Washington che lui, impulsivo com’è, ha cambiato opinione e attenderà ancora qualche riunione della comunità internazionale, ma dichiarerà l’indipendenza, al più tardi, all’inizio del nuovo anno.

Il presidente albanese del Kosovo, Fatmir Sejdiu, ha detto anche lui che l’indipendenza del Kosovo sarà una cosa che avverrà in modo molto rapido, ma non ha fornito una data precisa.

Il governatore coloniale del Kosovo, Joachim Rucker, è sicuro che il popolo della regione è maturo a sufficienza per lasciare che lavorino i meccanismi internazionali. Probabilmente si riferisce alla prossima conferenza della UE a Bruxelles, il 14 dicembre, da cui si aspetta un segnale di appoggio dalla maggioranza di Stati. E’ anche probabile che alla Serbia venga offerto un “incentivo”, una promessa circa l’ingresso nell’Unione Europea.

Si può anche dire, senza paura di sbagliarsi, che attaccheranno i serbi ed i rom del “nord serbo” del Kosovo, così come capiterà alle enclavi al centro e al sud della regione. Seguirà un nuovo ciclo di violenza etnica, ed il Kosovo, “il crogiolo del conflitto che più divide l’Europa nella storia recente” farà scoppiare un conflitto regionale vero e proprio. Il Gruppo Internazionale di crisi, che è totalmente a favore dell’indipendenza del Kosovo, ha espresso la sua preoccupazione di fronte ad un possibile “processo di indipendenza senza supervisione, probabilmente violento”. E’ importante segnalare che l’indipendenza che promettono agli albanesi del Kosovo è una “indipendenza tutelata”. Questo significa che l’indipendenza degli albanesi sarà tutelata e limitata da un cosiddetto Rappresentante Civile Internazionale, e appoggiata su di una forte presenza militare internazionale (ciò che in tempi di maggiore onestà si chiama: occupazione).

La mia risposta, l’unica che posso dare, alla domanda se ci sarà un’altra guerra tra la Nato e la Serbia e tra gli albanesi del Kosovo e le minoranze, è sì. Ci sarà un’altra guerra. Se la “comunità internazionale” con il suo esercito e il suo apparato coloniale, non permette che albanesi, serbi e rom decidano da soli il loro futuro, la guerra, o per lo meno, la “violenza localizzata” (e internazionalmente supervisionata) e un’altra ondata di pulizia etnica di serbi e rom, saranno inevitabili. L’unica possibilità per la pace nei Balcani è la fine dell’occupazione dei Balcani. In Kosovo come in Bosnia, i signori europei e statunitensi, le ONG “umanitarie” internazionali, i benamati membri della comunità internazionale, facciano il favore di andarsene! E non si dimentichino di portare con sé i giornalisti della BBC!

*Andrej Grubacic è uno storico anarchico e scrive per Znet sui Balcanes. Fa parte del collettivo post - yugoslavo “Lotta per la a libertà”, della rete "Global Balkan" e del consiglio editoriale della rivista Balkan Z. Per contatti: zapata@mutualaid.org http://www.zmag.org/sustainers/content/2007-12/10grubacic.cfm

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR