Comunque, era già tutto previsto…
Kosovo. Nel verbale segreto istruzioni Usa all'UE -Franco Juri
Scoppia a Lubiana un incredibile caso di vassallaggio europeo nei confronti di Washington. Lo rivela il quotidiano Dnevnik di Lubiana pubblicando nei dettagli il contenuto di un verbale «segreto» su cui in parlamento è stata già inoltrata dall'opposizione un'interrogazione parlamentare. Il verbale dimostra un coordinamento diretto tra Washington e Lubiana sul futuro immediato del Kosovo e sui passi da intraprendere per garantirne l'indipendenza, con una presenza europea e la legittimazione delle Nazioni unite proprio durante la presidenza slovena. A impartire le istruzioni sul Kosovo a un alto diplomatico sloveno, Mitja Drobnic, accompagnato dall'ambasciatore Samuel Zbogar, ricevuto al Dipartimento di stato il 24 dicembre scorso, è stato Daniel Fried, aiutante di Condoleezza Rice. Istruzioni dettagliate: i come, dove e quando dell'indipendenza del Kosovo, del suo riconoscimento e dell'arrivo della missione internazionale civile (Ico), «invitata» dal parlamento Kosovaro subito dopo la dichiarazione di indipendenza secondo un timing prestabilito e concordato con Washington. La vice di Fried, Rosemary DiCarlo, arriva persino a rivelare che al parlamento Kosovaro hanno consigliato di dichiarare l'indipendenza di domenica, in modo che la Russia non abbia il tempo di convocare il Consiglio di sicurezza. Il verbale è la prova inconfutabile di una preparazione meticolosa, pianificata a tavolino dagli USA e delegata alla Slovenia e ai paesi europei, pronti a un rapido riconoscimento di Pristina già alla fine dello scorso anno. Ci sono alcuni paesi UE (forse sei) che non sono disposti a riconoscere subito un Kosovo indipendente? Per Washington non è un problema: ne bastano quindici dei ventisette e andrà benissimo. Fried consiglia all'ospite di Lubiana che la Slovenia sia - come presidente di turno dell'UE - il primo paese europeo a riconoscere Pristina. Lo scandalo prende di sorpresa il ministro degli esteri sloveno Dimitrij Rupel, che non controlla il colabrodo del suo ministero e per ora non commenta. Il premier Jansa non nega l'autenticità del documento ma nega che ciò significhi pressioni americane sulla Slovenia. Dal ministero degli esteri arriva però una nota di palese imbarazzo e l'ambasciatore Zbogar viene immediatamente convocato in patria. I desideri americani non finiscono con il Kosovo: c'è, nelle istruzioni per l'uso dell'UE, anche la data del vertice UE-USA da fare in giugno. Niente di tanto strano, se non fosse per le richieste che l'amministrazione Bush si aspetta siano esaudite durante la presidenza «amica» di Lubiana: salta fuori una lista di «paesi canaglia» che l'UE dovrebbe condannare decisamente nell'occasione del vertice, come Iran, Siria, Filippine e i «soliti» Cuba e il Venezuela. Nella dichiarazione «suggerita» all'UE dagli americani ci dovrebbe essere inoltre un'esplicita presa di posizione a loro favore sull'Iraq e la guerra al terrorismo.
Brussels, 6.11.2007
SEC(2007) 1433
Documento della Commissione sullo stato di avanzamento al 2007 della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul Kosovo, in allegato alle Comunicazioni della Commissione al Parlamento e al Consiglio d’Europa sulle strategie di allargamento e sulle sfide cruciali per il 2007-2008.
{COM(2007) 663 final}
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Elenco dei contenuti
Relazione sui progressi; Introduzione
1.1. Prefazione
1.2. Contesto
1.3. Relazioni tra Unione Europea e Kosovo soggetto alla UNSCR 1244
2. Criteri politici
2.1. Democrazia e il principio di legalità
2.2. Diritti umani e protezione della minoranze
2.3. Problematiche regionali ed obblighi internazionali
3. Criteri economici
3.1. L’esistenza di una economia di mercato funzionante
3.2. La capacità di affrontare la pressione della competizione e le tensioni del mercato all’interno dell’Unione
4. Standard Europei
4.1. Mercato interno
4.1.1. Libero movimento di beni
4.1.2. Movimento di persone, servizi e diritto d’impresa
4.1.3. Libero movimento di capitali
4.1.4. Organismi doganali e fiscali e tassazione
4.1.5. Concorrenza
4.1.6. Commesse pubbliche
4.1.7. Normativa sulle proprietà intellettuali
4.1.8. Politiche sociali e per l’occupazione
4.1.9. Istruzione e ricerca
4.1.10. Problematiche relative all’Organizzazione Mondiale del Commercio WTO
4.2. Politiche di settore
4.2.1. Industria e Piccole e Medie Imprese (SME)
4.2.2. Agricoltura e pesca
4.2.3. Ambiente
4.2.4. Politica dei trasporti
4.2.5. Energia
4.2.6. Mondo dell’informazione e media
4.2.7. Controllo finanziario
4.2.8. Settore statistico
4.3. Giustizia, libertà e sicurezza
4.3.1. Visti, confine, controlli, asilo politico ed umanitario, migrazione
4.3.2. Riciclaggio di denaro
4.3.3. Droghe
4.3.4. Polizia
4.3.5. Lotta al crimine organizzato e al terrorismo
4.3.6. Protezione dei dati personali
Documento della Commissione sullo stato di avanzamento al 2007 della Risoluzione 1244 (UNSCR 1244) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul Kosovo
1. Introduzione
1.1. Prefazione
Dal marzo 2002, la Commissione ha riferito con regolarità al Consiglio e al Parlamento Europeo sugli sviluppi in atto nei paesi della regione Occidentale dei Balcani.
Questo documento segue strettamente la stessa struttura come negli anni precedenti.
Il documento:
– descrive brevemente le relazioni fra il Kosovo (sottoposto alla UNSCR 1244) e l’Unione;
– analizza la situazione politica in Kosovo in termini di democrazia, di potere della legge, di diritti umani, della protezione delle minoranze, e delle problematiche regionali;
– analizza la situazione economica del Kosovo;
– passa in rassegna le capacità del Kosovo di implementare gli standard Europei, vale a dire di adeguare gradualmente la sua legislazione e le sue politiche a quelle di chi lo dovrebbe “riconoscere”, in linea con le priorità della Partnership Europea.
Il periodo preso in esame da questo documento va dall’1 ottobre 2006 ai primi di ottobre 2007.
Gli sviluppi in atto vengono misurati sulla base di decisioni assunte, di legislazioni adottate e da provvedimenti messi in esecuzione. Di regola, la legislazione o le misure che sono in corso di preparazione o di approvazione Parlamentare non sono state prese in considerazione. Questo metodo assicura uguale trattamento in senso trasversale per tutte le relazioni e consente una valutazione obiettiva.
Il documento si basa sulle informazioni raccolte e analizzate dalla Commissione. In più, sono state utilizzate diverse fonti, compresi i contributi da parte delle autorità del Kosovo e degli Stati Membri, la documentazione del Parlamento Europeo, e le informazioni di organizzazioni varie, internazionali e non-governative.
Nella sua comunicazione sull’allargamento all’Unione Europea, separatamente allegata, che si basa sull’analisi tecnica contenuta in questo rapporto, la Commissione delinea dettagliate conclusioni che concernono il Kosovo.
1.2. Contesto
Gli accordi istituzionali sul Kosovo sono governati dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSCR) 1244, che instaura una amministrazione civile internazionale ad interim, definita come Missione delle Nazioni Unite per l’Amministrazione ad Interim in Kosovo (UNMIK).
L’autorità legislativa ed esecutiva al livello più alto è investita della Rappresentanza Speciale del Segretario. Il referente Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite (SRSG) per il Kosovo è il Signor Joost Lagendijk.
Secondo la UNSCR 1244, la partecipazione del Kosovo ai forum regionali e ai negoziati per accordi internazionali cade sotto l’autorità della UNMIK.
La struttura costituzionale di autogoverno provvisorio del Kosovo ripartisce le responsabilità fra la UNMIK e le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG), per lo sviluppo dell’autogoverno
in Kosovo, fino ad una risoluzione finale.
Il trasferimento di competenze dall’UNMIK alle PISG è stato di larghe dimensioni.
Le valutazioni della Commissione in questo documento fanno riferimento a tutte le autorità del Kosovo, senza tener conto delle loro specifiche competenze.
Il sistema giuridico in Kosovo è regolato dall’insieme di norme adottate dalle PISG, da regolamentazioni e direttive amministrative della UNMIK, e da leggi Jugoslave in vigore prima del 22 marzo 1999.
Nel novembre 2005, all’ex Presidente Finlandese Martti Ahtisaari veniva assegnato lo speciale mandato da parte del Segretario Generale dell’ONU per approntare una proposta per il futuro status del Kosovo.
In seguito a numerose consultazioni ufficiali e ad un incontro finale ad alto livello tra Belgrado
e Pristina a Vienna il 10 marzo 2007, il 15 marzo 2007 il Signor Ahtisaari trasmetteva al Segretario Generale dell’ONU una Proposta Globale per la Risoluzione dello Status del Kosovo.
Il 26 marzo, il Segretario Generale dell’ONU faceva pervenire la proposta del Signor Ahtisaari al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, appoggiando completamente la raccomandazione del Signor Ahtisaari per una indipendenza sotto supervisione.
La proposta del Signor Ahtisaari comprendeva l’attribuzione di autogoverno, la possibilità di concludere accordi internazionali e di richiedere di far parte di organizzazioni internazionali, come pure di dare corso a simboli nazionali ben specifici che riflettano il carattere multi-etnico del Kosovo. Venivano individuati provvedimenti ad ampio raggio per proteggere le comunità minoritarie, in particolar modo i Serbi del Kosovo.
Secondo la proposta di decentramento, alle municipalità a maggioranza Serba veniva offerta una considerevole autonomia nella conduzione dei loro affari e collegamenti privilegiati con Belgrado, inclusa la possibilità di sostegno finanziario da parte di Belgrado.
Belgrado e Pristina hanno mantenuto posizioni divergenti, se il Kosovo abbia la possibilità di diventare indipendente o restare parte autonoma della Serbia.
Il gruppo di negoziazione per il Kosovo, il cosiddetto "Unity Team", dopo avere riunito attorno ad un tavolo i membri dell’attuale governo di coalizione e l’opposizione, ha espresso la sua soddisfazione per il pacchetto di proposte; il 14 marzo 2007 l’Assemblea del Kosovo ha dato il suo parere favorevole con un voto.
La Serbia ha respinto la proposta. Fino ad oggi, nessun accordo è stato raggiunto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
L’1 agosto 2007, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha appoggiato una nuova iniziativa per determinare il futuro status del Kosovo attraverso ulteriori negoziati, con la mediazione di una troika costituita da Russia-Unione Europea-Stati Uniti.
In questa cornice, è avvenuta tutta una serie di incontri separati e di colloqui diretti, con conversazioni dirette fra Pristina e Belgrado, a New York, a partire dal 28 settembre 2007. È stato previsto che la troika relazioni al Segretario Generale dell’ONU, il 10 dicembre 2007.
1.3. Relazioni tra Unione Europea e Kosovo soggetto alla UNSCR 1244
Il Kosovo secondo la UNSCR 1244 sta partecipando al “Processo di Stabilizzazione e di Associazione”. Nel novembre 2006 e nel marzo 2007, a Pristina, si sono tenuti incontri sul Dispositivo per Percorrere il Processo di Stabilizzazione e di Associazione (STM).
Nel marzo 2007, veniva programmato un nuovo assetto di incontri settoriali negli ambiti del buon governo, dell’economia, del mercato interno, delle innovazioni ed infrastrutture.
Questa nuova struttura fornisce il metodo per una più dettagliata analisi della conformità della legislazione, delle pratiche e delle politiche in Kosovo con gli standard Europei.
L’Unione Europea fornisce indicazioni alle autorità sulle riforme prioritarie che interessano la “Partnership Europea”. I progressi relativi a queste riforme prioritarie vengono incoraggiati e monitorati attraverso il Dispositivo per Percorrere il Processo di Stabilizzazione e di Associazione (STM).
Nell’agosto 2006, le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) hanno approvato un Piano di Azione di Partenariato Europeo (EPAP).
L’Agenzia per l’Integrazione Europea (AEI) è sempre più in grado di adempiere al suo ruolo di struttura di coordinazione per le questioni di integrazione all’Unione Europea.
La AEI riferisce alla Commissione Europea su base trimestrale relativamente alla applicazione del Piano di Azione di Partenariato Europeo (EPAP).
L’EPAP è discusso regolarmente in incontri di governo ed è strettamente sotto controllo.
I rappresentanti dell’Agenzia relazionano con regolarità ai segretari permanenti sulle loro attività e discutono congiuntamente le azioni per realizzare l’EPAP. Attualmente sono diciassette i gruppi di lavoro che si interessano dell’EPAP completamente operativi e che si incontrano in modo del tutto regolare.
Dal dicembre 2006, le strutture di integrazione Europea nell’ambito delle istituzioni provvisorie di autogoverno (PISG) sono state considerevolmente rafforzate e sviluppate. È stato nominato il direttore esecutivo dell’Agenzia per l’Integrazione Europea di nuova istituzione ed è stato assunto un addizionale gruppo di lavoro. I punti focali dell’Integrazione Europea sono stati stabiliti in concerto con tutti i ministeri.
Comunque, la capacità amministrativa della AEI non si è ancora pienamente sviluppata. Il turnover del personale rimane una sfida. La AEI continua a fare assegnamento in modo pesante sull’assistenza tecnica di vari donatori, cosa che limita la sua sostenibilità. In particolare, i meccanismi per assicurare i controlli di compatibilità giurisdizionale su tutta la nuova rilevante legislazione sono solo parzialmente operativi.
Il 2007 è il primo anno di un nuovo programma di assistenza finanziaria, lo Strumento di Pre-Accesso (IPA).
Un documento Pluri-annuale di Pianificazione Indicativa, che stabilisce le priorità programmatiche per il Kosovo per il periodo 2007-2009, è stato approvato nel giugno 2007. Per il 2007, l’assistenza finanziaria per il pre-accesso all’Unione Europea del Kosovo ammonta a 68,3 milioni di euro.
Le priorità chiave che devono essere finanziate nel 2007 includono il consolidamento della capacità amministrativa a tutti i livelli, l’accrescimento del principio di legalità, i diritti umani e il buon governo, il miglioramento delle condizioni economiche per tutte le comunità, e lo sviluppo per la co-operazione regionale.
La preparazione del programma di Pre-Accesso dell’IPA è stata intrapresa in stretta collaborazione con i gruppi di pianificazione della Commissione (EUPT, European Union Planning Team for Kosovo e ICO, International Civil Office) per assicurare la complementarietà con le attività di una futura missione politica di sicurezza e difesa Europea, ESDP (European Security and Defence Policy) in Kosovo e di un ufficio internazionale civile.
L’assistenza in corso della Commissione Europea, che si fonda sullo strumento del programma CARDS (N.d.tr.: il programma CARDS è volto a fornire assistenza comunitaria ai paesi dell'Europa Sud-Orientale in vista della loro partecipazione al processo di stabilizzazione e di associazione con l'Unione europea.), si aggira intorno ai 170 milioni di euro ed implica più di 80 progetti.
I programmi attuali, fra gli altri, forniscono l’assistenza finanziaria alle organizzazioni della “società civile”. Un numero di organizzazioni della società civile sono state selezionate per ricevere concessioni dalla Commissione Europea attraverso un processo di selezione attraverso concorsi.
L’assistenza del programma CARDS è resa effettiva dall’Agenzia Europea per la Ricostruzione, e le preparazioni si stanno sviluppando attraverso il trasferimento di questa responsabilità all’ufficio Relazioni della Commissione Europea a Pristina.
L’assistenza per il Pre-Accesso sarà realizzata dall’ufficio Relazioni della Commissione Europea. L’amministrazione degli aiuti su basi di decentramento è un obiettivo di medio termine per il Kosovo.
La Commissione ha assunto la decisione di mettere a disposizione 50 milioni di euro per una assistenza finanziaria eccezionale della Comunità sotto forma di assistenza macro-finanziaria al bilancio del Kosovo. Questi finanziamenti verranno rilasciati se le condizioni descritte nel memorandum di intesa saranno onorate.
Nel febbraio 2007, le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno PISG hanno insediato un comitato per la direzione del co-ordinamento dei donatori, per definire le politiche strategiche di co-ordinamento delle donazioni. Il comitato si è riunito subito a livello ministeriale, costituendo un centro per il co-ordinamento dei donatori nell’ufficio del Primo Ministro. Il compito del centro è di assicurare il co-ordinamento fra i ministri e di fungere da segretariato del comitato.
L’Agenzia per l’Integrazione Europea (AEI) assume la responsabilità del co-ordinamento dell’assistenza in Kosovo per il Pre-Accesso all’Unione Europea.
2. Criteri Politici
Questa sezione esamina i progressi fatti in Kosovo per un avvicinamento ai criteri politici di Copenhagen, che esigono la stabilità di istituzioni a garanzia della democrazia, il principio di legalità, diritti umani e il rispetto e la protezione delle minoranze. Inoltre sottopone ad esame la cooperazione regionale, le buone relazioni sociali con i paesi in fase di ingresso nell’Unione Europea e con gli Stati Membri, e il rispetto degli obblighi internazionali, come la co-operazione con il Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex Jugoslavia.
2.1. Democrazia e il principio di legalità
Costituzione
La struttura costituzionale per un autogoverno provvisorio del Kosovo ripartisce le responsabilità
tra la Missione delle Nazioni Unite per l’Amministrazione ad Interim in Kosovo (UNMIK) e le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) per lo sviluppo dell’auto-governo in Kosovo.
In anni recenti, le PISG sono subentrate di continuo nelle funzioni dell’UNMIK, sebbene alcune aree siano di sola competenza dell’UNMIK.
Il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite (SRSG) in Kosovo mantiene ancora la responsabilità finale legislativa ed esecutiva.
Data la larga presenza militare internazionale a guida NATO e la presenza permanente di strutture parallele Serbo-Kosovare, le PISG non esercitano il completo controllo su tutto il territorio. La mancanza di una risoluzione sullo status finale per il Kosovo comporta l’impossibilità dell’acquisizione di certi standard Europei.
Un gruppo di lavoro di costituzionalisti, che comprende anche membri dell’opposizione, rappresentanti delle minoranze etniche e della società civile, si è insediato nel febbraio 2007 per preparare il disegno della costituzione futura del Kosovo. Comunque, la comunità Serbo-Kosovara non ha delegato una rappresentativa in questo gruppo.
Nel giugno 2007, si è costituito un gruppo di lavoro specifico sui futuri simboli del Kosovo. In
parallelo a questo, l’Unity Team ha indetto un concorso pubblico per il disegno di una nuova bandiera che rappresenti il carattere multi-etnico del Kosovo. Sono stati organizzati dibattiti pubblici in tutto il Kosovo per discutere i diritti delle minoranze nella costituzione futura.
Parlamento
L’Assemblea ha rafforzato la sua amministrazione e ha perfezionato i suoi metodi di lavoro, in particolare nelle sue commissioni. Molte commissioni hanno nominato referenti e alcune commissioni hanno insediato sottocommissioni, in modo da razionalizzare il loro operato.
Nel giugno 2007, si è insediata una unità per la standardizzazione della lingua.
La Commissione per i Diritti e gli Interessi delle Comunità continua a sottoporre a revisione tutte le norme quadro per proteggere i diritti delle comunità.
Nella primavera del 2007, l’Assemblea ha approvato, in primis, un programma di lavoro annuale. La procedura per il bilancio finanziario è diventata più trasparente e il numero delle pubbliche udienze è aumentato, con un consolidamento del ruolo dell’Assemblea. Nel giugno 2007 è stato costituito l’ufficio di informazione pubblica dell’Assemblea.
Alcuni membri della comunità Serba hanno fondato un nuovo partito politico con sede a Pristina.
Comunque, i dieci membri Serbo-Kosovari dell’Assemblea del Kosovo rifiutano di partecipare alle sessioni plenarie.
L’Assemblea necessita di uno staff di specialisti, in particolare su problematiche legali, e quindi risulta dipendente da esperti internazionali. Questo attiene particolarmente ai processi legislativi e al monitoraggio della messa in applicazione delle leggi.
La Commissione sulle relazioni Internazionali e l’integrazione Euro-Atlantica non è stata coinvolta nel controllo delle norme quadro rispetto alla loro compatibilità con quelle dell’Unione Europea (EU). Argomenti relativi all’integrazione nella EU sono stati raramente dibattuti. In realtà, la Commissione non è in co-ordinazione con l’esecutivo per quel che concerne materie relative all’integrazione Europea.
Il programma annuale di lavoro per il 2007 non è messo in esecuzione con modalità conformi. Vi è una scarsa interazione fra l’Assemblea e la società civile.
L’Assemblea non è riuscita a discutere la relazione annuale per il 2005-2006 sul difensore civico nel corso di un anno dalla sua pubblicazione o di eleggere il primo difensore civico.
L’ufficio per le informazioni pubbliche non sempre fornisce informazioni al pubblico in maniera imparziale.
Non esiste una commissione parlamentare che tratti nello specifico di problematiche sui diritti umani.
L’unità per la standardizzazione della lingua non è all’oggi funzionante.
Nell’Assemblea non esistono in grado di operare linguisti con conoscenze giuridiche, e questo è causa spesso di traduzioni incoerenti e di ambiguità nelle diverse versioni ufficiali pubblicate nella Gazzetta Ufficiale. L’Assemblea non fornisce istruzioni linguistiche ai suoi gruppi di lavoro per migliorarne la fluidità nelle lingue ufficiali.
Sono state programmate elezioni municipali ed assembleari per il 17 novembre 2007.
Nell’agosto 2007 sono state promulgate revisioni al regolamento della commissione elettorale centrale e alle norme per le elezioni municipali in Kosovo. Sono state nominate Commissioni Elettorali Municipali in 27 su 30 municipalità.
Nel complesso, l’Assemblea ha fatto qualche progresso in campo legislativo, ma le sue capacità amministrative e di sviluppo politico rimangono limitate.
La maggior parte dei membri Serbo-Kosovari dell’Assemblea continuano a non occupare i loro seggi. I principali partiti politici Serbo-Kosovari non si sono registrati per concorrere alle elezioni programmate per il 17 novembre 2007, dopo un appello del governo di Belgrado di boicottare queste elezioni.
Governo
La coalizione tra la Lega Democratica del Kosovo (LDK) e l’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK) ha conservato la sua stabilità. Durante il periodo interessato da questa relazione si sono dimessi due ministri. Entrambi sono stati sostituiti nel febbraio 2007. Si è mantenuta la stabilità del governo, pur in presenza di difficili circostanze.
La risoluzione di status è rimasta il principale punto focale dell’attenzione del governo. Nell’aprile 2007 i partiti della coalizione di governo e i principali partiti di opposizione rappresentati nell’ Unity Team hanno sottoscritto la Dichiarazione di Pocantico, impegnandosi in politiche unitarie durante il periodo di transizione.
All’inizio del 2007, il governo ha convenuto su una lista di 18 leggi prioritarie.
La capacità di coordinamento centrale dell’ufficio del primo ministro è stata ulteriormente migliorata. Nel gennaio 2007, sono state adottate nuove norme di procedura di governo, che regolano la struttura, i meccanismi della coordinazione e l’organizzazione di governo e forniscono linee guida sulla presa di decisioni, comprese questioni di ordine legislativo.
A partire dal gennaio 2007, il governo si è riunito una volta al mese per discutere argomenti relativi all’integrazione Europea e alla realizzazione del Piano di Azione di Partenariato Europeo.
Nel maggio 2007, è stata approvata una strategia di informazione e di comunicazione sul processo di integrazione Europea del Kosovo (2007-2010) per il periodo dal gennaio al giugno 2007.
Sempre nel maggio 2007, è stata approvata una disposizione sui principi e le procedure per la classificazione di documenti ufficiali.
Ai segretari permanenti e ai direttori generali di agenzie e municipalità veniva assegnato un ruolo più decisivo nella valutazione dell’applicazione delle norme.
Il governo ha dato impulso alle sue attività, comprese quelle concernenti le minoranze etniche ed in particolare i Serbi del Kosovo.
Il Primo Ministro e ministri designati hanno fatto un numero significativo di visite agli insediamenti Serbi, rivolgendosi al pubblico in Serbo e indirizzando il messaggio che il Kosovo appartiene a tutti i suoi cittadini.
Durante i negoziati sullo status, il governo ha adottato una posizione costruttiva e ha profuso un suo sostanziale impegno per comunicare e giustificare le concessioni fatte alle minoranze etniche.
Nel maggio 2007, è stato nominato il direttore dell’Ufficio del Buon Governo presso l’Ufficio del Primo Ministro, con il compito di coordinare il governo e le varie unità sui diritti umani. L’Ufficio progressivamente ha assolto ai suoi compiti di responsabilità di coordinazione e di pubbliche relazioni.
È continuato il recupero di rappresentanti delle minoranze in ambito governativo. Questi costituiscono l’11.5% degli impiegati civili a livello centrale e il 12% a livello locale, contro un obiettivo complessivo del 16.6%.
318 dei 3.300 Serbi del Kosovo che avevano richiesto formalmente di essere rimossi dai ruoli paga delle Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG), dopo una direttiva emanata nel dicembre 2005 da Belgrado, hanno richiesto il loro reinserimento e hanno ricevuto tutti i loro salari che erano stati accantonati e custoditi dalle PISG.
Il Ministro per il governo locale ha giocato un ruolo costruttivo nella preparazione dell’accordo sullo status, con particolare riguardo al piano di realizzazione del decentramento. Il governo ha insediato una struttura di coordinamento – la commissione ad interim sul decentramento - per organizzare la messa in opera della proposta di Ahtisaari sul decentramento.
In generale, le municipalità sono riuscite a conseguire un ottimale livello esecutivo. Tutte le municipalità sono rimaste all’interno dei limiti di bilancio per il 2007 per quanto riguarda il loro numero di impiegati civili. Il numero complessivo di uffici postali si è ridotto di poco sopra l’1% rispetto il 2006. Le norme sull’acceso ai documenti a livello locale sono state realizzate in modo soddisfacente.
Comunque, il fulcro dell’attenzione sullo status ha ridotto significativamente gli sforzi sulle riforme. La cooperazione fra i dipartimenti governativi, fra il governo e l’Assemblea e tra i livelli centrale e periferico è rimasta difficoltosa. Le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno non sempre sono state in grado di individuare le priorità politiche.
L’obiettivo dello stesso governo di rappresentare anche le minoranze non è stato ancora conseguito. La norma sulle lingue ufficiali non è stata completamente realizzata. La insufficienza delle competenze, soprattutto a livello locale, rimane problematica. In diverse occasioni, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite (SRSG), con l’appoggio del Ministero per l’Amministrazione del Governo Locale, ha usato del suo diritto di annullare decisioni prese dalle municipalità.
Le responsabilità dell’Ufficio per il Buon Governo nell’ambito dell’Ufficio del Primo Ministro sono veramente diffuse. Spesso è mancata la capacità di adempiere ai compiti e di collaborare con i partner locali. La co-operazione con l’Istituto del Difensore Civico è carente. Ne risulta che le raccomandazioni del Difensore Civico spesso non vengono recepite.
Il Difensore Civico è la sola istituzione che mantiene il governo soggetto alle norme di legge. Le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno non hanno la competenza di fare indagini su proteste presentate contro la Missione delle Nazioni Unite per l’Amministrazione ad Interim in Kosovo (UNMIK).
L’avere posposto le elezioni locali dall’autunno 2006 all’autunno 2007 ha avuto un effetto contrario sulla percezione della legittimità e dell’efficacia delle autorità locali. La proposta di decentramento nella struttura statuale ha creato forzature fra il governo centrale e molte delle municipalità più condizionate dal decentramento previsto e dalla creazione di nuove municipalità. Ora, quelle municipalità sono meno disposte a farsi coinvolgere costruttivamente nel processo.
Complessivamente, sono stati fatti decisivi progressi nel consolidare il governo. Sono state poste le basi per gli strumenti di un governo efficace, ma esiste la necessità di consolidarle per una applicazione completa.
Pubblica amministrazione
Nel marzo 2007 venivano approvati dal governo la Strategia e il piano di azione per la Riforma della Pubblica Amministrazione. Nel giugno 2007 venivano insediati un gruppo di lavoro inter-istituzionale e una struttura centrale di co-ordinamento per verificare la loro attuazione. Il governo metteva a disposizione 6 milioni di euro per la realizzazione di questo piano di azione per il 2007-
2009 e costituiva gruppi di lavoro per numero di aree di interesse. Questi gruppi di lavoro sono operativi.
Nel novembre 2006 veniva adottata una direttiva per aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione. Questa direttiva regola le procedure per la valutazione, il trasferimento e la promozione degli impiegati pubblici.
Nel febbraio 2007 la responsabilità per la messa in applicazione della strategia costruttiva di competenze delle Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) veniva trasferita dall’Ufficio del Primo Ministro al Ministero dei Servizi Pubblici (MPS).
Dal giugno 2007 il MPS definiva la revisione dei ruoli paga per tutti gli impiegati civili del Kosovo.
La Direzione Indipendente di Tutela, una organizzazione indipendente, che informa il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite (SRSG), è una delle importanti strutture per assicurare un servizio civile professionale, imparziale e responsabile.
Nel 2006 ha ricevuto 186 ricorsi, risolvendo 129 controversie. Tra il gennaio e il maggio 2007, sono stati risolti 115 casi. Nel dicembre 2006, sono state approvate le regole procedurali della Commissione per le Nomine Pubbliche di Grado Superiore. Tra il giugno 2006 e il maggio 2007 questa Commissione ha preso in esame 32 casi.
Fatta eccezione per un caso, sono state designate tutte le segreterie permanenti nei vari ministeri. Commissioni disciplinari e comitati rivendicativi si sono insediati in tutti i ministeri e in 26 di 30 municipalità. In tutte le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) sono stati aperti al pubblico uffici per presentare appelli.
Comunque, i funzionari pubblici sono ancora vulnerabili, per le interferenze politiche, da pratiche corruttive e da nepotismo. Il gruppo di lavoro inter-istituzionale, la struttura centrale di co-ordinamento per tenere sotto osservazione la pubblica amministrazione, ha fatto un unico incontro. Non sono ancora state messe in atto queste regole procedurali.
La Commissione per le Nomine Pubbliche di Grado Superiore, responsabile della nomina dei segretari permanenti e dei direttori delle agenzie esecutive, non è ancora operativa in modo efficace. La Direzione Indipendente di Tutela non è stata ancora trasformata in un organismo autonomo che relaziona all’Assemblea. Il codice di comportamento per i servizi civili non è assolutamente osservato.
Il governo locale rimane debole a livello amministrativo. La divisione delle responsabilità tra il livello centrale e quello periferico necessità di ulteriori puntualizzazioni.
Le strutture amministrative parallele con l’appoggio di Belgrado continuano ad operare nelle municipalità a predominanza Serbo-Kosovara. Ancora tanti Kosovari fanno riferimento a questi servizi.
In conclusione, è l’amministrazione pubblica in Kosovo che rimane debole ed inefficiente. Qualche progresso è stato fatto per riformarla, ma le riforme si arrestano ad uno stadio iniziale.
Sistema giuridico
Il Ministero di Giustizia e il Consiglio della Magistratura del Kosovo continuano a rafforzare le competenze per implementare i poteri loro trasferiti dalla UNMIK.
Il Ministero ha adottato un piano Strategico quinquennale per il periodo 2007-2012, e nel marzo 2007 ha dato inizio ad un progetto operativo annuale per il 2007, attraverso piani dipartimentali.
L’Unità per le Inchieste Giudiziarie, sotto la responsabilità dell’UNMIK, ha continuato ad esaminare denunce per fatti di cattiva amministrazione imputati a giudici e a pubblici accusatori delle Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG). Fino al gennaio 2007, questa Unità ha accolto 51 denunce, di cui 21 sono state ammesse ad ulteriori indagini. Due giudici sono stati trovati colpevoli di corruzione. Un totale di 20 casi disciplinari sono stati presi in oggetto dalla Commissione Ministeriale di Disciplina. Questa ha prodotto due sospensioni, quattro conclusioni del rapporto di lavoro, e 14 ammonizioni scritte. Sono in corso ancora 16 procedimenti disciplinari.
Nell’aprile 2007, il Consiglio della Magistratura del Kosovo ha approvato una strategia per il 2007-2012, disponendo compiti prioritari ed azioni chiave per l’affermazione di una magistratura Kosovara completamente funzionante.
Nel marzo 2007, il Consiglio aveva approvato l’assegnazione di 326 posizioni magistrali per la Corte Suprema, le corti distrettuali, le corti municipali e tribunali per reati minori. Dal gennaio 2007, il Consiglio della Magistratura del Kosovo è responsabile per la raccolta di dati statistici dalle corti e dagli uffici processuali.
Nel novembre 2006, altre 12 persone sono state nominate alla magistratura del Kosovo, di cui 5 di provenienza dalle comunità sotto-rappresentate. È continuato il trasferimento di personale giudiziario dai tribunali con poco lavoro alle corti oberate di lavoro.
Secondo la struttura giudiziaria dell’aprile 2006, sono stati messi nei ruoli della magistratura una quota del 15% di giudici e pubblici accusatori dalle comunità non Albanesi e dell’8% dai Serbi del Kosovo.
Nell’amministrazione pubblica vi sono soglie da raggiungere anche per la rappresentanza delle minoranze: attualmente più del 13% del personale del Ministero della Giustizia appartiene alle comunità non Albanesi e il 9% di questo fa parte della comunità Serba del Kosovo.
L’Ufficio Speciale del Pubblico Ministero per il Kosovo è divenuto operativo nella primavera del 2007. Sono stati nominati sei pubblici ministeri. Attualmente è il Ministero della Giustizia il responsabile per l’amministrazione degli uffici generali della pubblica accusa.
L’Istituto Giudiziario del Kosovo, l’istituto per l’aggiornamento dei giudici, continua nelle sue funzioni. Salvo poche eccezioni, l’ufficio per la libertà vigilata e il servizio correzionale per il Kosovo sono attualmente sotto il controllo del Ministero della Giustizia.
È stata perfezionata la cooperazione tra il Ministero della Giustizia, il Ministero del Tesoro e il settore privato bancario, fattore che ha migliorato l’esecuzione dei processi. Ora possono essere trattenute ammende pecuniarie da riscuotere senza il consenso della persona dichiarata colpevole.
La creazione di un sistema automatizzato per la gestione del tribunale è stato completato in tutte le cinque corti distrettuali per la conduzione di cause penali. Il Ministero della Giustizia e il Consiglio della Magistratura del Kosovo hanno compiuto sforzi considerevoli per fare in modo che l’uso del sistema diventi quasi obbligatorio.
I processi per crimini di guerra domestici sono condotti esclusivamente da giudici ed accusatori internazionali, con o senza il coinvolgimento del Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex Jugoslavia (ICTY). Sono in corso otto processi per crimini di guerra e 48 altri casi sono oggetto di inchiesta.
In tutti i tribunali distrettuali sono state collocate attrezzature per la protezione dei testimoni e collegamenti di rete digitale di servizi integrati (ISDN) per rendere possibili video conferenze. Ora, i tribunali dei distretti di Pristina e Prizren hanno la possibilità di consentire a testimoni di deporre attraverso video conferenza, anche se lontani dal Kosovo.
Le norme di diritto amministrativo sono entrate in vigore nel novembre 2006.
Comunque, l’assenza di una Corte Costituzionale genera incertezza giuridica nell’interpretazione delle norme.
Nelle regioni con una maggioranza di abitanti Serbo-Kosovari continuano a funzionare tribunali paralleli che applicano le leggi della Serbia.
Le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) non sono in grado di compilare, stampare e trasmettere leggi su scala costante. Copie della Gazzetta Ufficiale vengono fatte recapitare con difficoltà ai tribunali e agli uffici dei procuratori in maniera consistente e in giusto tempo. Dato che in Kosovo si parlano tre idiomi ufficiali, l’assenza di esperti linguistici specifici per le questioni giuridiche nelle PISG spesso dà luogo a versioni contrastanti di documenti legali.
Attualmente, la capacità amministrativa del Ministero della Giustizia è debole, e la sua struttura non è stata portata a completezza. Le condizioni generali del personale di servizio indeboliscono le sue motivazioni e il suo impegno. L’uso di un edificio del ministero per azioni in appoggio ad un leader di partito formalmente in stato di accusa genera sconcerto.
Vi sono preoccupazioni rispetto agli equilibri fra indipendenza e responsabilità dei membri del Consiglio della Magistratura del Kosovo. La strategia adottata dal Consiglio della Magistratura del Kosovo non è stata seguita da un piano operativo e da specifici provvedimenti di bilancio.
Tuttora è scarsa e inattendibile la raccolta di dati dai tribunali e dagli uffici della pubblica accusa.
Il trasferimento di personale giudiziario da tribunali con pochi procedimenti a tribunali oberati di lavoro non è stato proprio completato.
L’obiettivo di una equa rappresentanza delle comunità minoritarie nella magistratura non è stato conseguito al pieno. Mentre circa il 12% del personale di tutte le istituzioni giudiziarie appartiene a minoranze etniche e circa l’8% sono Serbi del Kosovo, solo l’1% dei giudici appartengono a gruppi minoritari e meno dello 0.5% alla minoranza Serba. Solo 6 su 88 pubblici ministeri appartengono a gruppi di minoranza.
Il reclutamento di pubblici accusatori ancora necessari per l’Ufficio Speciale del Pubblico Ministero del Kosovo deve continuare. Il lavoro arretrato di cause è in aumento, con più di 50.000 procedimenti civili e più di 36.000 procedimenti penali pendenti. La capacità del personale, l’efficienza del sistema e l’attuale legislazione risultano insufficienti. Scarsa rimane l’esecuzione di processi. Questo è parzialmente dovuto al fatto che non esiste un registro civile, in molti casi sono andati perduti gli indirizzi esatti e non vi sono Serbi Kosovari fra i messi dei tribunali. Le investigazioni di polizia non sempre vengono condotte con professionalità.
Per quello che riguarda i processi per crimini di guerra domestici, vi è un arretrato di diverse centinaia di casi. Questi sono impediti dall’indisponibilità delle popolazioni locali a testimoniare. Le attività di aggiornamento dell’Istituto Giudiziario del Kosovo rimangono limitate a causa di restrizioni di bilancio. Scarse rimangono anche le risorse umane di questo Istituto.
Esiste la necessità di promulgare leggi per i tribunali e gli uffici della pubblica accusa, e inoltre di razionalizzare il sistema giudiziario.
Sebbene il concetto di forza di polizia giudiziaria sia stato respinto da tutti gli attori coinvolti, questo concetto appare ancora nella legislazione.
Il sistema automatizzato di conduzione dei casi non viene usato da tutti i tribunali. In particolare, i giudici del Tribunale Distrettuale di Pristina sono ancora recalcitranti ad usarlo.
Molti giudici sono poco disponibili ad usare il sistema di protezione dei testimoni. Date le ridotte dimensioni del Kosovo e il tessuto sociale quasi impenetrabile, e quindi le limitate possibilità di ricollocare testimoni che attualmente si trovano all’esterno del Kosovo, la quantità di prove rese da testimonianze è assolutamente irrilevante, specialmente nei casi di crimini di guerra. Non esiste una specifica legislazione sulla protezione dei testimoni in loco. La protezione dei testimoni riceve copertura solo dal codice di procedura penale provvisorio. Di conseguenza, il progetto di protezione dei testimoni rimane debole.
La Corte Suprema è l’unico istituto delegato alla revisione di atti amministrativi. Ma vi sono solo due giudici specializzati per la revisione di atti amministrativi, e questi hanno un arretrato di 2.000 cause da trattare. Per quel che concerne il diritto amministrativo, rimangono incertezze sul suo ambito di azione, visto che la legislazione Jugoslava del 1986 sulle procedure amministrative non è stata revocata. Restano ancora vive le raccomandazioni sulla possibilità di rivedere giuridicamente, come richiesto, gli atti amministrativi.
L’evidente inosservanza delle norme del 2004 sull’edificabilità, e la diffusa ignoranza dei permessi di costruzione e di pianificazione urbanistica, che vedono coinvolti un certo numero di politici e di funzionari civili di alto ruolo, pongono seriamente a rischio la fiducia dei cittadini del Kosovo sul ruolo della legge. In particolare, l’inconsistente applicazione di queste norme da parte delle più importanti municipalità è causa di preoccupazione.
In conclusione, le istituzioni giuridiche hanno fatto pochi progressi durante il periodo considerato. Il sistema rimane debole.
A causa della mancanza di una chiara volontà politica di combattere la corruzione, e di insufficienti misure legislative ed esecutive, la corruzione è ancora ampiamente diffusa e resta il problema maggiore.
L’Agenzia Anti-corruzione del Kosovo (KAA) è divenuta operativa nel febbraio 2007. Ora possiede una sede e 15 funzionari. La KAA è la prima agenzia ad essere stata insediata nella sua interezza dalle Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) e a possedere un alto grado di controllo locale.
Al presente, la KAA sta prendendo in esame 80 casi di corruzione da comprovare, 37 dei quali sono stati posti all’attenzione della pubblica accusa e della polizia. Questi casi vedono implicati funzionari delle istituzioni provvisorie di auto-governo. Comunque sono veramente poche le cause per corruzione ad essere portate alla sentenza finale di un tribunale.
Nel marzo 2007, 732 politici e impiegati civili di alto livello dovevano dichiarare le loro disponibilità finanziarie alla KAA. Dopo che la scadenza veniva prorogata al maggio 2007, 692 soggetti si conformavano a questa richiesta. I nomi dei funzionari rimanenti venivano pubblicati nella stampa e iniziava nei loro confronti un procedimento disciplinare.
La messa in esecuzione delle norme e del piano anti-corruzione sono continuate.
Nel dicembre 2006 il governo aveva condotto una campagna anti-corruzione e per innalzare il livello di consapevolezza dell’opinione pubblica. In particolare, venivano pubblicizzate linee telefoniche dirette per denunciare i casi sospetti di corruzione. In molti uffici pubblici venivano installate cabine telefoniche per le proteste, e veniva lanciata una campagna anti-corruzione.
Venivano tenuti molti corsi di aggiornamento per impiegati pubblici su argomenti contro la corruzione.
Ciononostante, la corruzione è ancora prevalente, e rende poco credibile che il funzionamento delle istituzioni in Kosovo segua i canoni della giustizia.
L’Agenzia Anti-corruzione del Kosovo (KAA) non è ancora del tutto al completo di personale. Ripetutamente ha dovuto difendere la sua indipendenza contro le pressioni politiche esercitate dall’interno del governo e dell’Assemblea.
Risulta necessario un ulteriore addestramento del suo personale.
Le norme attuali sulle dichiarazioni dei beni non consentono alla KAA di rendere pubbliche queste dichiarazioni o di compiere inchieste sull’origine delle ricchezze dichiarate. La correttezza delle dichiarazioni non viene controllata da altre importanti strutture.
La composizione del governo della Commissione contro la corruzione non fornisce sufficienti garanzie di imparzialità. La Commissione non è proprio attiva nella definizione e nell’esecuzione di politiche contro la corruzione. La non chiara definizione di responsabilità fra la KAA e l’Ufficio del Buon Governo, i cui dirigenti sono deputati alla testa della Commissione anti-corruzione, ha prodotto frizioni e necessita ancora di indirizzi.
Le diversità di definizione di corruzione nella legge penale e nelle norme amministrative contro la corruzione generano incertezza legale. La realizzazione del piano di azione contro la corruzione risulta considerevolmente in ritardo rispetto al piano di marcia.
Per concludere, sono stati fatti alcuni progressi nella lotta contro la corruzione, ma questa risulta ancora molto diffusa e costituisce un problema assolutamente serio.
2.2. Diritti umani e protezione delle minoranze
Osservanza delle norme internazionali sui diritti umani
Dal momento che non possiede una struttura statuale, il Kosovo non può ratificare atti giuridici sui diritti umani. Secondo la struttura costituzionale del Kosovo per l’autogoverno provvisorio, in Kosovo sono direttamente applicabili i fondamentali atti giuridici internazionali sui diritti umani e sulle libertà fondamentali.
I giudici e i pubblici accusatori del Kosovo sono stati informati nella giurisprudenza della Corte Europea sui Diritti Umani (ECtHR).
Solamente due cause relative al Kosovo sono state portate davanti al tribunale. Nel maggio 2007, queste sono state dichiarate inammissibili dai giudici dell’EctHR.
Comunque, raramente giuristi e giudici Kosovari fanno riferimento alle norme del caso dell’EctHR. Il grado di conoscenza professionale dei giuristi, dei giudici e dei procuratori sulla Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo e sulla giurisprudenza dell’EctHR rimane veramente limitato.
Nell’area della promozione e del rafforzamento dei diritti umani, il gruppo di lavoro consultivo sui diritti umani, il cui compito è di esaminare le istanze di ogni singola persona o gruppi di individui, che affermano di essere vittime di una violazione dei diritti umani da parte della Missione delle Nazioni Unite per l’Amministrazione ad Interim in Kosovo (UNMIK), non è ancora operativo.
Il Comitato di Controllo sui Diritti insediato nel 2002, come struttura consultiva per il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite (SRSG) in materia di diritti umani, non si è più incontrato dal 2004. Denunce contro violazioni dei diritti umani presso le Istituzioni Provvisorie di autogoverno (PISG) sono affrontate con il sistema giuridico locale.
Rispetto alla realizzazione dell’Accordo Quadro sulla protezione delle minoranze, l’Ufficio del Buon Governo non aveva ancora incominciato ad accogliere le raccomandazioni formulate dal Consiglio di Europa nel giugno 2006. Finalmente, a metà del 2007, è stato istituito un gruppo di lavoro per considerare le misure richieste.
Si sono insediate in tutti i ministeri unità per i diritti umani. Ma queste sono completamente operative solo in cinque ministeri. Il loro compito è di monitorare, in collegamento con l’Ufficio del Buon Governo, la messa in opera nel modo migliore di pratiche che riguardano il rispetto dei diritti umani e delle minoranze, come pure nell’ambito della non-discriminazione.
In definitive, sono stati fatti piccolo progressi nel campo della promozione e del rafforzamento dei diritti umani. L’amministrazione non è in grado di assicurare la piena realizzazione degli standard sui diritti dell’uomo.
Diritti Civili e Politici
Per quel che concerne la prevenzione della tortura, dei maltrattamenti e la lotta contro l’impunità, unità professionali standard, che prendono in esame presunti e minori illeciti penali da parte della polizia, sono operative nei quartier-generali del Servizio di Polizia del Kosovo (KPS) e in quelli regionali, sotto la supervisione dell’UNMIK.
Ogni residente ha il diritto di presentare denuncia a qualsiasi posto di polizia. Le denunce vengono esaminate secondo le procedure standard. In molti casi, come risultato di tali denunce, sono stati fatti dimettere anche funzionari di polizia. Una unità ispettiva di polizia indipendente, ma che relaziona al Ministro degli Interni, è responsabile per le denunce di illeciti penali più rilevanti, compresi quelli avvenuti in centri di detenzione della polizia. Il Dipartimento per le risorse umane del Ministero della Giustizia è la struttura principale che si dovrebbe interessare delle denunce di maltrattamenti in prigione e in centri di detenzione.
Nel marzo 2007, su invito della UNMIK e della KFOR, una delegazione della Commissione del Consiglio di Europa per la Prevenzione della Tortura e delle Punizioni o Trattamenti Inumani e Degradanti ha visitato il Kosovo. La delegazione ha esaminato il trattamento dei detenuti e le condizioni di detenzione in tutta una serie di stabilimenti penali.
Finora, l’UNMIK e la NATO non hanno reso pubblicamente disponibili i risultati di queste visite.
Per quel che riguarda le persone scomparse, sono stati risolti 240 casi straordinari.
Comunque, non sono molti i cittadini che sono informati dell’esistenza di questi meccanismi accusatori, e il Servizio di Polizia del Kosovo (KPS) non fa nulla per informare i residenti sull’esito di tali denunce.
Il Dipartimento per le risorse umane del Ministero della Giustizia non è ancora del tutto operativo.
Rimangono scomparse 2.047 persone. L’impegno delle autorità a tutti i livelli non è consono ad ottenere risultati da indagini obiettive ed efficienti in questo campo, indifferentemente all’appartenenza etnica delle persone scomparse.
In conclusione, è accresciuto il bisogno fra i leader politici di prevenire la tortura e i maltrattamenti e di combattere l’impunità, ma ancora non hanno preso piede inchieste o procedimenti processuali per casi di torture o maltrattamenti. Sono necessari ulteriori sforzi per investigare e addestrare investigatori che trattino dei casi di persone scomparse.
Nel campo del diritto di accesso alla giustizia, nel luglio 2007 è stata istituita dal Primo Ministro la Commissione per l’Assistenza Legale con l’incarico di amministrare e controllare il sistema di assistenza legale. Oltre a questa Commissione, l’ente comprende un ufficio a Pristina e cinque dipartimenti distrettuali per il coordinamento dell’assistenza legale. Questa Commissione si è insediata nel settembre 2007. Ne risulta che l’autorità nel campo dell’assistenza legale viene trasferita dall’UNMIK alla Commissione.
L’assistenza legale è stata garantita in alcune cause penali.
Il direttore dell’ufficio di coordinamento per l’assistenza legale, che serve come segretariato alla Commissione, è stato designato nel maggio 2006, come pure altri otto funzionari nel settembre 2007.
Tuttavia, il sistema per l’assistenza legale non funziona opportunamente nelle cause civili ed ancor meno efficacemente nelle cause penali.
L’Ufficio di Coordinamento e i Dipartimenti Distrettuali per l’Assistenza Legale non si sono ancora insediati. Dal 2006 al 2007, gli stanziamenti di bilancio per l’assistenza legale sono stati ridotti più del 23%. Per giunta, la validità del patrocinio legale nelle transazioni di beni non viene controllata in modo consistente. Le prestazioni dei patrocini legali sono modeste e quindi intralciano il diritto di accesso alla giustizia, in particolare in caso di assenza delle parti.
Esiste una crescente necessità di addestrare giuristi. Molto spesso, giuristi infrangono il codice di eticità e non vengono puniti. La legalizzazione della partecipazione dell’Istituzione del Difensore Civico in procedure processuali dovrebbe portare l’attuale sistema di assistenza legale a più alti livelli.
Comunque, piccoli progressi sono stati ottenuti. Il sistema di assistenza legale non è ancora completamente funzionante.
Per quel che riguarda il sistema carcerario, nel 2006 il servizio correzionale è stato trasferito al Ministero della Giustizia, ma molte funzioni sono ancora sotto la supervisione dell’UNMIK. Inoltre, l’UNMIK mantiene un ruolo di intervento nel caso di un incidente importante nella Prigione di Dubrava, la più grossa struttura carceraria in Kosovo.
Sono continuate le attività di addestramento del personale penitenziario. Circa il 14% del personale penitenziario proviene dalle comunità minoritarie, di cui il 10% dalla comunità Serba, e il 17% del personale è femminile. È stato ridotto il personale carcerario internazionale. Lo standard generale delle prigioni del Kosovo è soddisfacente. Programmi di addestramento professionale per i prigionieri sono stati messi in attuazione nel carcere di Dubrava e nel centro carcerario minorile di Lipjan, e per i prigionieri sono state introdotte opportunità di istruzione in entrambi gli stabilimenti. Comunque, gli standard di sicurezza del carcere di Dubrava non sono ancora sufficienti, come dimostrato dalla fuga di detenuti da reparti di massima sicurezza nell’agosto 2007.
Il personale carcerario non è ancora in grado di rispondere a situazioni di crisi e le dotazioni per la sicurezza hanno bisogno di ulteriori miglioramenti. Vi sono poco strutture specializzate per prigionieri di minore età o mentalmente disabili. Strutture carcerarie per la detenzione prima del processo sono veramente limitate.
Tutti i carcerati Serbo-Kosovari sono in attesa di giudizio nel centro detentivo di Mitrovica, che non è adeguato per lunghe detenzioni. Ancora, non esistono strutture per carcerati in attesa di giudizio nei pressi della città più grande, Pristina.
Il numero totale dei posti nelle carceri in relazione alla popolazione complessiva è sotto la media Europea.
In definitiva, sono stati fatti certi progressi nel fornire al Kosovo un sistema penitenziario. Ma le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG), fino ad oggi, non hanno una completa competenza per il sistema carcerario.
Nel campo della libertà di espressione, la Commissione sull’Indipendenza dei Media ha iniziato a tenere incontri regolari del suo consiglio direttivo e ad emanare regolamenti secondo norma di legge. Ha continuato nei suoi sforzi per dare effettuazione al codice di comportamento dei media. Nel febbraio 2007 è stata promulgata una legge sulla diffamazione e sull’insulto a mezzo stampa.
È stata depenalizzata la diffamazione, in linea con le raccomandazioni del Consiglio di Europa e della Rappresentanza OSCE sulla libertà dei media.
Esistono contraddizioni legali fra le nuove norme e il codice penale provvisorio, in cui la diffamazione rimane un illecito penale.
La legge sui diritti d’autore e quella sull’accesso ai documenti ufficiali non sono state applicate pienamente. Secondo la norma ultima, devono essere ancora assunti funzionari addetti all’informazione. Persistono indebite pressioni sui media, che limitano in modo serio il dibattito pubblico. Non sempre procedimenti giudiziari contro attivisti politici seguono le procedure stabilite e le leggi vigenti.
Comunque, la Commissione sull’Indipendenza dei Media deve far fronte ai limiti degli stanziamenti che costituiscono l’impedimento ad un suo sostanziale buon funzionamento
Per concludere, sono stati fatti dei progressi nella struttura istituzionale per proteggere la libertà di espressione, ma la volontà politica di supportare la libertà di espressione rimane debole.
Le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) hanno lavorato per garantire il rispetto in generale della libertà di Assemblea e di associazione. Comunque, la polizia e le forze armate sono sempre comandate di esercitare la vigilanza nel supervisionare manifestazioni organizzate da gruppi delle minoranze. Le leggi sulla libertà di associazione, adottate dall’Assemblea all’inizio del 2005, non sono state ancora promulgate. Queste norme sono in contraddizione con la Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo. Attivisti della società civile hanno trasmesso all’Assemblea le loro proposte di emendamenti.
Tuttavia si sono ottenuti alcuni progressi, ma le minoranze e altri gruppi vulnerabili devono affrontare restrizioni ad esercitare il loro diritto di libertà di Assemblea e di associazione in tutto il Kosovo.
Rispetto alle organizzazioni della società civile, l’unità per la registrazione e il collegamento delle Organizzazioni Non-Governative ONG, in collaborazione con il Ministero dei servizi pubblici, è responsabile della registrazione e della supervisione delle organizzazioni della società civile. In Kosovo, esistono registrate più di 3.000 organizzazioni della società civile. Solo le organizzazioni della società civile con uno status di contributi pubblici sono controllate e sono obbligate a presentare relazioni annuali sulle loro attività e sullo status finanziario.
Attualmente sono presenti circa 270 ONG.
Per la prima volta, una sezione Kosovara di una ONG Serba, che tratta del ritorno delle minoranze, ha aperto un ufficio a Pristina.
Nel settembre 2007, l’uccisione di un funzionario di polizia ha provocato una marcia di protesta contro il crimine e la corruzione e questa manifestazione è stata organizzata da organizzazioni della società civile.
Circa un terzo delle organizzazioni della società civile hanno personale di diverse etnie, compreso il Civil Society Network di Mitrovica.
Tuttavia, non si è lontani dal vero nel credere che vi siano ben poche ONG attive rispetto a quelle registrate. Il panorama delle organizzazioni della società civile è costituito da organizzazioni piuttosto piccole che spesso dipendono da finanziamenti a breve termine di un singolo donatore.
In Kosovo, le organizzazioni della società civile sono quasi del tutto esclusive dal punto di vista etnico e continua ad esserci quasi una assenza di cooperazione tra ONG etnicamente separate.
Le potenzialità amministrative, finanziarie e manageriali delle organizzazioni della società civile sono veramente discontinue, e a livello di municipalità particolarmente deboli, cosa che ostacola il loro sviluppo. La cooperazione fra le autorità e le organizzazioni della società civile rimane irregolare.
Quindi, in questo campo non si sono fatti quasi progressi. Le organizzazioni della società civile rimangono deboli.
È stata promulgata la legge sulla libertà di culto. Inter alia, la legge prevede l’esenzione dagli obblighi di tassazione per le istituzioni religiose. Quindi, alle comunità religiose è concesso di ottenere una rendita dalle loro proprietà e dalle loro attività e dai contributi caritatevoli e di volontariato.
La legge proclama la non-discriminazione su basi religiose e l’assenza di una religione ufficiale.
Alcune chiese cattoliche ed ortodosse sono state edificate o ricostruite. Il governo, con il contributo finanziario dell’Unione Europea, ha predisposto un significativo capitolo di bilancio per la ricostruzione dei monumenti e chiese Ortodossi distrutti.
Comunque, la legge non stabilisce un dialogo formale fra le comunità religiose. Non vi è stata alcuna ricaduta dalla conferenza inter-religiosa dell’ultimo anno e nessun incontro ufficiale tra la Chiesa Serbo-Ortodossa e la comunità Mussulmana. Le relazioni tra le comunità religiose, in particolare fra la comunità Mussulmana e la Chiesa Serbo-Ortodossa in Kosovo, continuano ad essere tese. Atti di vandalismo e aggressioni contro monumenti religiosi, perfino con l’uso di mortai, costituiscono un problema. In tutti i casi non sono state condotte inchieste con professionalità.
Alla fine, in questo campo si sono riscontrati solo limitati progressi, a parte lo sviluppo legislativo in merito. La libertà religiosa non è rispettata pienamente.
Diritti Economici e Sociali
Nel campo dei diritti delle donne, l’Agenzia per le Parità di Genere inclusa nel Gabinetto del Primo Ministro applica e controlla la legge sulla parità di genere. Il 2007 è stato dichiarato dal Primo Ministro “Anno del Programma contro la Discriminazione della Donna in Kosovo”.
In questo quadro è stata emessa un’ordinanza amministrativa sulle misure per rendere fattiva durante il 2007 l’uguaglianza di genere nelle istituzioni della pubblica amministrazione.
Nel giugno 2007, il governo del Kosovo ha nominato sei gruppi di lavoro con il compito di delineare un programma per la parità di genere. Sono state messe in atto misure di aggiornamento per realizzare il progetto di eliminare tutte le forme di discriminazione contro le donne. La cruciale presenza femminile è stata rafforzata sia a livello ministeriale che municipale. 36 sui 120 membri dell’Assemblea del Kosovo sono donne. Però, solo uno dei 14 ministri è donna.
Tuttavia, il Direttore dell’Agenzia per le Parità di Genere ha rassegnato le dimissioni nel giugno 2007, dal momento che l’Ufficio del Primo Ministro mancava di dettagliare con chiarezza ruoli e competenze, e da allora non è stato più rimpiazzato.
Le capacità amministrative e professionali del personale dell’Agenzia sono veramente scadenti.
Il programma per la parità di genere e per l’aumento dei poteri delle donne in Kosovo non è stato ancora elaborato. La legittimazione dell’Agenzia è compromessa dalla non chiara ripartizione di responsabilità fra l’Agenzia e l’Ufficio del Buon Governo.
L’influenza di funzionari donne a livello municipale è limitata, dato il loro incerto mandato e le limitate risorse. Questi funzionari donne relazionano solo al Ministero dei Servizi Pubblici e non all’Agenzia per le Parità di Genere.
La legislazione sulle violenze domestiche non è efficace, e necessita di chiare norme di applicazione. La scarsa conoscenza della legislazione da parte di giudici e procuratori costituisce un ostacolo aggiuntivo. La legislazione sulla parità di genere ha bisogno di essere ulteriormente adattata alla reale situazione in Kosovo. L’Agenzia per la Parità di Genere necessita di maggiori competenze, di legittimazione e di uno status più chiaro.
Questi problemi istituzionali hanno un impatto avverso alla situazione delle donne in
Kosovo, che è caratterizzata da violenza domestica e discriminazione economica.
In conclusione, nel campo delle parità di genere sono stati conseguiti certi progressi, ma per il loro conseguimento bisogna accelerare il processo. La consapevolezza dei diritti delle donne nella società è bassa.
Nel maggio 2007, le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) hanno insediato la Commissione Iter-ministeriale sui diritti dell’infanzia, sotto la presidenza del Primo Ministro. Questa Commissione è costituita dai ministri competenti, l’Ufficio del Buon Governo, l’UNICEF e da tre rappresentanti del Forum sui Diritti dell’Infanzia. È stata nominata una Commissione per il Controllo del Lavoro Minorile, composta da 12 ministeri e da organizzazioni non governative.
Nel giugno 2007 le municipalità di Pristina, Prizren e Mitrovica hanno raggiunto un accordo per monitorare le politiche sul lavoro minorile.
La legge del gennaio 2007 sull’Incoraggiamento e la Difesa dell’Allattamento al Seno incoraggia e difende l’allattamento al seno e obbliga le istituzioni sanitarie a diffondere informazioni e a dare sostegno alle madri in allattamento. La legge prevede tutta una serie di sanzioni contro i datori di lavoro che vanno contro questa norma.
Tuttavia, i finanziamenti messi a disposizione per proteggere i diritti dell’infanzia sono insufficienti allo scopo. Il tasso di mortalità infantile in Kosovo resta alto. I meccanismi di protezione per i bambini sono inadeguati. Sono necessarie ulteriori misure per proteggere l’infanzia Kosovara dalle violenze, per intensificare l’inclusione dei bambini con particolari bisogni e dei bambini dei gruppi minoritari, in modo particolare, nel sistema scolastico, e di proteggerli dal lavoro minorile e dal traffico di bambini. Non è obbligatoria l’istruzione pre-scolastica e spesso è di cattiva qualità; la frequenza è solo del 10%.
Le norme per la famiglia e i servizi sociali non sono messe in applicazione; in qualche caso sono contraddittorie, specialmente per quel che riguarda l’adozione e l’affidamento.
In conclusione, non sono stati fatti progressi concernenti il rispetto per i diritti dell’infanzia e la legislazione per proteggere i bambini. Il rispetto per i diritti dell’infanzia non è del tutto garantito.
Nel campo delle persone socialmente vulnerabili e/o disabili, è stata istituita una Commissione inter-ministeriale sulla disabilità. Questa prevede la partecipazione di personale disabile. L’Ufficio del Buon Governo ha continuato a promuovere i diritti delle persone disabili, sottolineando la problematica in un dibattito all’Assemblea del Kosovo. Il Kosovo ha partecipato a fora internazionali in appoggio alla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con limitate abilità, adottata dall’Assemblea dell’ONU nel dicembre 2006. Conseguentemente al suo status, il Kosovo non può sottoscrivere la Convenzione.
La tipologia delle strutture per la salute mentale in Kosovo è appropriata per far fronte al numero dei pazienti. La riforma del settore sta procedendo a partire dal 2001, a seguito del piano strategico per il Kosovo sulla salute mentale.
Comunque, la situazione delle persone socialmente vulnerabili, in modo particolare quella delle comunità Rom, Ashkali ed Egiziana, delle persone disabili, dei rientrati e delle persone all’interno profughe, rimane preoccupante.
La cura della salute è da sottosviluppo e gravi carenze sono presenti in tutto il Kosovo. Resta difficoltoso l’accesso alle cure per la salute, specialmente per i gruppi vulnerabili, come le minoranze e i poveri.
La corruzione è ancora un modo abituale e l’accesso alle cure specialistiche, specialmente nelle zone rurali, è inadeguato. La realizzazione del piano strategico sulla salute mentale non è andata a completamento e le richieste di finanziamenti e di risorse umane, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, non sono adeguate a rendere le nuove strutture operative. La scarsa integrazione e la debole coordinazione delle differenti strutture con il Ministero del Sistema Sanitario danno luogo ad un sovraccarico per alcune strutture e ad una sotto-utilizzazione per altre.
I servizi di base per la comunità non sono sufficientemente sviluppati come alternativa alla istituzionalizzazione, e le risorse finanziarie messe a disposizione per le cure della salute mentale sono scarse.
In definitiva, in questo campo sono stati fatti piccoli progressi. Non viene completamente assicurata l’integrazione e la protezione dei gruppi socialmente vulnerabili.
Per quel che riguarda i diritti sul lavoro e i sindacati, nel 2004 il governo ha adottato uno nuovo statuto dei lavoratori e nel 2005 ha proposto disegni di legge sul diritto di sciopero e di organizzazione in sindacato, ma da allora l’Assemblea non è riuscita ad approvare alcuna di queste norme.
Fatta eccezione per l’Unione dei Sindacati Indipendenti del Kosovo, in tutto il paese la sola altra organizzazione che presta la sua attenzione alla situazione dei lavoratori dipendenti è la Confederazione Indipendente dei Sindacati, di recente formazione.
Nel 2004 è stato sottoscritto un Accordo Collettivo Generale fra il governo, i sindacati e la Camera di Commercio per regolare le loro relazioni dal punto di vista legale, sociale ed economico e i diritti e gli obblighi fra datori di lavoro e lavoratori. I finanziamenti per dare voce a questo accordo sono insufficienti. L’amministrazione pubblica non può sempre assicurare l’opportuna applicazione della esistente legislazione sul lavoro. Data la natura abbastanza estesa di una economia informale, (al limite dell’illegalità), molti lavoratori spesso non sono consapevoli o non sono in una posizione tale da reclamare i loro diritti sul lavoro.
Il movimento sindacale rimane debole e i diritti dei lavoratori non sono generalmente rispettati.
La struttura legale contro la discriminazione incorpora parti importanti delle direttive Comunitarie. Nel marzo 2007 il governo ha deciso di rendere operative unità sui diritti umani all’interno dei ministeri che sono impegnati nel controllo dell’applicazione della legislazione contro la discriminazione.
Comunque, l’istituzione di unità sui diritti umani nell’ambito dei ministeri risulta non idonea ad assicurare che tutti i cittadini possano beneficiare delle politiche contro la discriminazione nella vita quotidiana. Le attività per aumentare le informazioni non hanno dato luogo a risultati concreti. Le capacità amministrative delle principali istituzioni responsabili dell’applicazione delle legislazione contro la discriminazione, l’Ufficio del Buon Governo, i tribunali e le unità per i diritti umani nell’ambito dei ministeri, rimangono deboli. Vi è un bisogno di promuovere più attivamente i diritti dei gruppi, come quello degli omosessuali, per combattere il pregiudizio e le violenze verbali e fisiche.
In definitive, il quadro legislativo è quasi raffrontabile con gli standard Europei, ma sono stati fatti pochi progressi nell’applicazione delle norme contro la discriminazione.
Rispetto ai diritti sulla proprietà, nel febbraio 2007 è stata approvata la legge sulle espropriazioni, ma non è stata ancora promulgata, e nel gennaio 2007 è stata approvata la legge sull’arbitrato. Nel giugno 2007, si è insediata la Commissione sulle Rivendicazioni di Proprietà in Kosovo. Questa fa parte dell’Agenzia sulle Proprietà in Kosovo (KPA), che da allora ha accolto più di 28.300 rivendicazioni, 90% delle quali relative a beni agricoli. Sono stati effettuati almeno 288 sfratti contro occupanti che si rifiutavano di patteggiare un contratto di affitto che mettesse in grado gli occupanti illegali di regolarizzare la loro posizione.
È iniziato il processo di trasferimento di 20.000 cause relative al diritto di proprietà dai tribunali alla Agenzia KPA. Nel luglio 2007, in prima lettura l’Assemblea approvava la norma sulla vendita degli appartamenti con diritto di proprietà. Questa legge quadro prendeva in esame il diritto di proprietà sui beni di proprietà sociale, come venivano definiti secondo il diritto di possesso nella ex Jugoslavia.
Tuttavia, la legge quadro sulla vendita degli appartamenti non considera le decisioni della Commissione sulle Rivendicazioni di Proprietà Abitative. Questi provvedimenti poco precisi creano il rischio di interpretazioni contraddittorie e di conseguenti ingiustizie, in particolare contro i Serbi Kosovari e i Rom. Le recenti vendite di proprietà private in un certo numero di piccole municipalità hanno consolidato la segregazione di comunità etniche.
L’accoglimento del contratto di affitto è non soddisfacente. Di 4.628 proprietà regolate dall’Agenzia KPA, per più di 2.550 è stato previsto un contratto di affitto. Per più di 647 proprietà sono stati sottoscritti contratti di affitto, ma veramente pochi degli affitti dovuti sono stati ricevuti. L’Agenzia KPA deve affrontare difficoltà nel rendere esecutive le decisioni che regolano la proprietà, specialmente nel caso di sfratti relativi all’occupazione illegale delle proprietà.
Molte municipalità hanno rifiutato di collaborare con l’Agenzia.
Vi è ancora confusione sul tipo e lo scopo dei reclami che presentano i requisiti per un trasferimento all’attenzione dell’Agenzia KPA. Non sono state trovate soluzioni per un largo numero di rivendicazioni non aggiudicate, che dovranno ritornare ai tribunali, dopo che il mandato dell’Agenzia KPA scadrà alla fine del 2008.
Per l’Agenzia sulle Proprietà in Kosovo (KPA) la principale sfida è di conseguire un diritto equilibrato fra giustizia ed efficienza.
Inoltre, la diffusa ignoranza dei permessi di costruzione e dei sistemi di pianificazione urbanistica va a ledere i diritti di proprietà. Le procedure di esproprio adottate dalle municipalità in ordine alla costruzione di infrastrutture pubbliche raramente coincidono con le procedure ufficiali, e spesso le municipalità mancano di informare e di compensare in modo adeguato i proprietari.
Dall’Agenzia KPA è stato registrato e verificato un totale di 10.405 casi di abitazioni distrutte non ricostruite.
Sono state raccolte dai tribunali qualcosa come 21.000 rivendicazioni contro l’UNMIK, la KFOR e le PISG per mancata protezione della proprietà privata in caso di saccheggi. Questi si riferiscono ai tumulti del marzo 2004. Queste richieste di risarcimento sono tuttora pendenti.
In conclusione, in questo campo dei diritti sulla proprietà sono stati acquisiti pochi progressi.
Diritti delle minoranze, diritti culturali e protezione delle minoranze.
Nel campo dei diritti culturali, nel novembre 2006 è stata promulgata la legge sul patrimonio culturale. Con il delinearsi di una legislazione attuativa, su queste questioni è stato realizzato un buon progresso.
Il lavoro della Commissione per la Realizzazione della Ricostruzione, con l’appoggio della Chiesa Serba Ortodossa e il ministero della cultura, ha avuto un positivo impatto sulla ricostruzione del patrimonio ortodosso in tutto il Kosovo.
Nel dicembre 2006, i Ministri della Cultura della Serbia e del Kosovo si sono incontrati a Tirana per sottoscrivere un accordo per la restituzione di molti archivi al Kosovo.
Il Ministero della Cultura ha promosso una campagna informativa indirizzata agli studenti della scuola elementare con l’obiettivo di sottolineare l’esistenza di un patrimonio culturale Kosovaro condiviso fra tutte le comunità.
Nell’ottobre 2006, è stata promulgata la legge sulle lingue ufficiali. Nel febbraio 2007, sono state adottate due disposizioni amministrative del governo, una per determinare la composizione e i poteri consultivi della Commissione sulle Lingue e la seconda per dare copertura alle sanzioni amministrative in caso di violazioni.
L’Assemblea di Mitrovica ha adottato per l’uso ufficiale la lingua Turca.
Nel maggio 2007, il Ministero dell’Istruzione, della Scienza e Tecnologia ha messo in campo una strategia per l’educazione pre-universitaria con misure comprensive e progressive per le minoranze
in Kosovo.
Nel marzo 2007, la Missione delle Nazioni Unite per l’Amministrazione ad Interim in Kosovo UNMIK ha riaccreditato l’Università di Mitrovica, che prevede ufficialmente la lingua Serba.
Comunque, le strategie per l’insegnamento pre-universitario e di grado più elevato, in modo particolare per le minoranze, non sono state supportate da finanziamenti, e le comunità minoritarie continuano ad affrontare restrizioni per accedere al sistema educativo, particolarmente quando devono ricevere insegnamento nella loro lingua madre.
Il Ministero dell’Istruzione e l’Università di Mitrovica, che prevede ufficialmente la lingua Serba, ufficialmente non comunicano e non sono in grado di impegnarsi per relazioni future tra università pubbliche in Kosovo.
Incidenti che minano la sicurezza dei siti culturali sono ancora causa di preoccupazione.
Per concludere, sono stati fatti alcuni progressi nel campo della protezione e della promozione del patrimonio culturale, ma veramente scarsi nel campo dell’educazione.
I leader governativi hanno fatto un certo numero di tentativi per entrare in sintonia con le comunità minoritarie.
Le minoranze mostrano una crescente fiducia nell’istituzione del Difensore Civico. Almeno il 25% delle istanze accolte da questo istituto sono state presentate da comunità minoritarie. Molte di queste istanze si riferiscono a problemi sulla proprietà, sulla ricostruzione di abitazioni e su discriminazioni nell’ambiente professionale.
L’istituto del Difensore Civico ha reso possibile la conferma e l’imposizione del diritto in più di un terzo di queste cause.
Nel luglio 2007, il Ministero dell’Istruzione ha adottato una strategia educativa nei riguardi dei Rom, Ashkali ed Egiziani. Questo va di concerto con il memorandum tripartito sulla cultura, sottoscritto dal Primo Ministro, dalla Missione OSCE in Kosovo e dalla Fondazione per una Società Aperta in Kosovo, per lo sviluppo di una Strategia in Kosovo per l’Integrazione dei Rom, Ashkali ed Egiziani. Questo memorandum è in linea con gli obiettivi del “Decennio Rom”.
Comunque, specialmente la comunità Serbo-Kosovara vede ancora limitata la sua libertà di movimento, per ragioni di sicurezza. Le abitazioni di coloro che sono ritornati sono ancora fatte oggetto di violente aggressioni.
Non esiste ancora una strategia di integrazione a largo raggio per le genti Rom, Ashkali ed Egiziane. Il Kosovo non sta partecipando al “Decennio 2005-2015 per l’Inclusione dei Rom”. Per migliorare la situazione sono necessari contatti fra funzionari delle municipalità e i rappresentanti degli insediamenti di molte minoranze in tutto il Kosovo.
I programmi per le minoranze della Radio Televisione Kosovo (RTK) costituiscono ancora solo meno del 15% della programmazione prevista per legge. Non sono state erogate le rilevanti risorse finanziarie dal fondo per i mezzi di informazione delle minoranze.
Infine, in Kosovo i diritti delle minoranze sono garantiti per legge, ma in pratica le comunità vedono ancora limitata la loro libertà di movimento per motivi di sicurezza. Non sono state migliorate le condizioni di vita di molte comunità minoritarie.
Vi sono più di 250.000 rifugiati e persone profughe all’interno del Kosovo, di cui è stato previsto il ritorno alle loro case. In tutte le municipalità, sono stati insediati commissioni municipali per la sicurezza delle comunità, consigli in sede locale per la sicurezza pubblica, così come comunità e comitati di mediazione.
Nel maggio 2007 è stata adottata una strategia per il rimpatrio dei richiedenti asilo respinti dai paesi dell’Europa Occidentale.
Tuttavia, sono veramente poche le persone che ritornano spontaneamente in Kosovo. Dato che per il Kosovo non esiste ancora una risoluzione di status, molti rifugiati e persone profughe sono riluttanti a ritornarvi.
Le risorse umane del Ministero per il Ritorno e le Comunità, le sue capacità complessive e le dotazioni di bilancio sono insufficienti alla prosecuzione della realizzazione di documentati progetti sul ritorno. Il mandato ministeriale richiede più chiarezza, visto che i gruppi municipali che trattano del ritorno stanno rapportandosi solamente al Ministero per l’Amministrazione del Governo Locale. Questi gruppi municipali non sono propriamente preparati a mettere in atto le politiche sul ritorno. Il Kosovo non possiede archivi informatici per rendere effettivo e tenere sotto controllo il processo di ritorno. Non esistono relazioni ufficiali tra il Ministero per il Ritorno e il Centro di Coordinamento per il Kosovo sostenuto da Belgrado, e così viene ostacolato il processo di ritorno.
Le persone profughe all’interno del paese, di tutte le comunità, devono affrontare problemi abitativi dovuti alle insufficienti assegnazioni di bilancio. Inoltre incontrano difficoltà nell’essere inseriti nei registri civili.
Rispetto alle politiche del ritorno, le strutture disposte nel manuale del riesame dei ritorni sostenibili non sono operative, e si trovano difficoltà nell’effettuare visite di orientamento ed informazione.
Il Kosovo manca ancora di una strategia di reintegrazione e di finanziamenti per trattare il problema dei richiedenti asilo respinti dai paesi dell’Europa Occidentale.
Insomma, non è stato compiuto quasi nessun progresso. Il processo di ritorno rimane la maggior sfida d’ora in avanti, dal punto di vista politico, istituzionale ed anche finanziario.
Il Governo ha mostrato il suo impegno per inquadrare e dare una soluzione alle inadeguate condizioni di vita negli insediamenti illegali dei Rom.
Nel dicembre 2006, è stata approvata in via di principio dall’Assemblea, in prima lettura, la legge sul trattamento delle costruzioni illegali.
Nel marzo 2007, sono stati apportati in prima lettura dall’Assemblea emendamenti alla legge sulla pianificazione dell’uso del territorio, per fornire le basi legali a regolare gli stanziamenti abitativi irregolari.
Sono state integrate con successo 65 famiglie Rom nel quartiere Rasadnik di Mitrovica, la cosiddetta Mahalla Rom. Il campo a nord di Mitrovica, contaminato da piombo, è stato chiuso e la popolazione ricollocata.
Tuttavia, le comunità Rom, Ashkali ed Egiziana sono ancora largamente miserevoli e soggette di fatto a discriminazione. Non sono state messe in atto le misure opportune al completamento entro sei mesi delle pendenti registrazioni civili dei membri delle comunità Rom, Ashkali ed Egiziana. Esistono ancora molti insediamenti illegali, che presentano condizioni di vita non salutari. La gente che vive nel campo di Plementina, o che è stata spostata dal campo inquinato da piombo a nord di Mitrovica, in particolare, deve ancora sopportare condizioni igieniche veramente precarie.
La prima fase della ricostruzione della Mahalla Rom ha ricevuto diverse reazioni negative dalle comunità Rom, Ashkali ed Egiziana dall’estero.
La frequenza scolastica da parte dei bambini delle comunità Rom, Ashkali ed Egiziana è scarsa a tutti i livelli educativi, con meno del 10% dei bambini Rom frequentanti la scuola primaria.
Il programma per le comunità Rom, Ashkali ed Egiziana non è stato finalizzato, e la gente di queste comunità che vive all’estero non è stata coinvolta in questa strategia.
Il livello di disoccupazione nelle comunità Rom, Ashkali ed Egiziana è ancora molto alto, molto più dei valori di media. Per di più, queste comunità, più frequentemente di altre, vengono impiegate nell’economia irregolare, fuori delle norme.
In definitiva, sono stati fatti piccoli progressi nell’affrontare la situazione delle comunità Rom, Ashkali ed Egiziana, che continuano ad affrontare condizioni di vita veramente difficili e discriminatorie, specialmente nei settori dell’istruzione, della protezione sociale, della cura della salute, della casa e del lavoro regolare.
2.3. Problematiche regionali ed obblighi internazionali
Le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) hanno dato appoggio continuo alla Missione delle Nazioni Unite per l’Amministrazione ad Interim in Kosovo (UNMIK) nella collaborazione con il Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex Jugoslavia (ICTY).
Nel febbraio 2007, l’ex Primo Ministro Ramush Haradinaj ha accettato di venire processato all’Aja per crimini di guerra, raccomandando all’opinione pubblica di mantenersi calma.
Comunque, un testimone chiave nel processo Haradinaj è morto e altri testimoni sono stati minacciati. È necessario intensificare la protezione dei testimoni.
A ben vedere, qualche progresso è stato acquisito nella cooperazione con l’ICTY.
Non esiste un quadro legislativo per congelare i beni di coloro che sono messi in stato di accusa dall’ICTY.
I processi per crimini di guerra domestici sono condotti esclusivamente da giudici ed accusatori internazionali. Sono in fase di svolgimento otto processi per crimini di guerra e 48 altri casi sono sotto indagine. Tuttavia, vi è un arretrato di diverse centinaia di cause. Sussiste l’ostacolo della scarsa volontà delle popolazioni locali a testimoniare.
Misure opportune per la protezione dei testimoni sono all’oggi deficitarie.
Il Kosovo continua a partecipare attivamente e con successo a diverse iniziative di cooperazione regionale, secondo la Risoluzione ONU 1244 (UNSCR 1244).
Nel dicembre 2006, l’UNMIK ha sottoscritto il migliorato Patto d’Area per il Libero Commercio nell’Europa Centrale (CEFTA) in favore del Kosovo. L’accordo è stato successivamente ratificato dall’Assemblea del Kosovo. Si sono insediati gruppi di lavoro per assicurare la piena esecuzione dell’accordo.
Inoltre il Kosovo partecipa all’Iniziativa per la Rimozione delle Barriere Doganali, sotto gli auspici del Patto di Stabilità. Questa iniziativa andrà ad integrarsi nel CEFTA.
Nel novembre 2006, una delegazione congiunta UNMIK-PISG ha partecipato alla promozione del primo Indice delle Riforme e degli Investimenti nel Sud-Est Europeo organizzato dalla Convenzione sugli Investimenti, un programma del Patto di Stabilità e dell’Organizzazione per lo Sviluppo e la Co-operazione Economica (OECD), proposto per migliorare il clima degli investimenti ed incoraggiare lo sviluppo del settore privato nella regione.
Il Kosovo è impegnato nell’opera del Patto di Stabilità e nel processo di transizione nell’ambito di un quadro di co-operazione regionalmente più riconosciuta.
Nel maggio 2007, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite (SRSG) e il Primo Ministro hanno partecipato a Zagabria al summit del Processo di Co-operazione del Sud-Est Europeo (SEECP).
Il Kosovo sta partecipando all’Osservatorio sui Trasporti nel Sud-Est Europeo (SEETO).
Il Kosovo continua a mettere in pratica i provvedimenti derivanti dal Trattato Comunitario sull’Energia e dall’Accordo di Area sull’Aviazione Comunitaria Europea (ECAA), entrambi sottoscritti nel 2006.
Il Kosovo partecipa agli incontri della Carta Europea per le Piccole Imprese e nell’ottobre 2006 ha ospitato la riunione regionale.
Quindi, il Kosovo partecipa attivamente e costruttivamente, quando possibile, alle iniziative di cooperazione regionale.
Per quel che concerne le relazioni bilaterali con le altre nazioni dell’allargamento all’Unione Europea e con gli Stati membri confinanti, l’Autorità della Banca Centrale ha firmato un memorandum di intesa operativo nel dicembre 2006 con l’Agenzia per la Vigilanza Assicurativa della Slovenia in modo da perfezionare la co-operazione nel campo assicurativo e nel controllo dell’assicurazione pensionistica.
Nel febbraio 2007, il Kosovo e l’Albania hanno firmato un memorandum di intesa nel campo della standardizzazione e dell’accreditamento. Questo facilita l’Agenzia per la Standardizzazione del Kosovo ad accedere agli standard tecnici dell’Unione Europea sviluppati dalla Commissione Europea per la Standardizzazione (CEN).
L’Autorità della Banca Centrale del Kosovo ha sottoscritto un memorandum di intesa con l’Ufficio Assicurativo Albanese sul mutuo riconoscimento delle polizze assicurative domestiche per la responsabilità conto terzi per gli autoveicoli con libretto di circolazione Albanese o Kosovaro.
Il confine con la Macedonia, Repubblica della ex Jugoslavia, non è stato ancora definitivamente
demarcato.
3. Criteri economici
Prendendo in esame gli sviluppi economici del Kosovo, l’approccio della Commissione Europea è stato guidato dalle conclusioni del Consiglio Europeo a Copenhagen nel giugno 1993, in cui si stabiliva che l’appartenenza all’Unione richiede l’esistenza di una economia di mercato funzionante e la capacità di affrontare le pressioni della concorrenza e le tensioni del mercato all’interno dell’Unione.
3.1. L’esistenza di una economia di mercato funzionante
Fondamenti di politica economica
La speciale situazione politica in Kosovo, combinata con la divisione di responsabilità fra le Istituzione Provvisorie di Autogoverno (PISG) e la Missione delle Nazioni Unite per l’Amministrazione ad Interim in Kosovo (UNMIK), produce effetti sulla politica economica.
L’incertezza sul futuro status politico del Kosovo influenza ogni campo della politica economica.
Sono stati fatti alcuni progressi verso la creazione di un ambiente che renda possibile una positiva transizione ad una economia di mercato funzionante.
Il bilancio del 2006, come pure quello attuale, sono andati in una buona direzione, e il governo si è impegnato di continuo a mantenere le politiche fiscali su percorsi sostenibili.
Il Kosovo ha adottato un quadro di spesa a medio termine per il periodo 2008-2010 che quantifica le sue necessità di spesa e definisce le scelte politiche e gli investimenti in molti settori chiave.
Tuttavia, le priorità delle spese importanti non sono state impostate in un modo ordinato. Le difficoltà nell’assicurarsi un consenso politico generale, tale da rispettare gli impegni politici, sono parzialmente dovute alla carenza di co-ordinazione all’interno del governo, in particolare fra il Ministero dell’Economia e Finanze e gli altri Ministeri collaterali, sia durante la fase di strategia che in quella della realizzazione. Inoltre è stata rinviata un’intesa con il Fondo Monetario Internazionale (IMF) su un Memorandum sulle Politiche Economiche e Finanziarie, visto che il governo non ha fatto progressi rispetto ad una azione prioritaria richiesta dal Fondo.
Per concludere, l’economia e le politiche economiche sono condizionate dall’incertezza sul futuro status del Kosovo. All’interno di questo contesto, le politiche in atto sono decisamente valide ed orientate nettamente al mercato. Anche così, la coordinazione politica sull’economia è rimasta debole.
Stabilità macroeconomica
La produttività effettiva è aumentata di un 3.8%, valutato nel 2006, dopo una crescita dello 0.6% nel 2005. [I valori di conto aggregati nazionali (Prodotto Interno Lordo PIL e suoi componenti) sono basati su stime del Fondo Monetario Internazionale IMF del giugno 2007].
La diminuzione degli aiuti dall’estero è stata compensata dalla crescita in altri settori. I consumi delle famiglie sono aumentati di quasi il 5% in termini nominali, mentre il prodotto nominale, misurato come PIL, è cresciuto solamente di circa il 2%. La spesa pubblica ha mostrato un quadro differenziato, dato che i salari statali sono aumentati in linea con i consumi privati delle famiglie, mentre è rimasto debole l’aumento della spesa pubblica per beni e servizi.
La diminuzione delle donazioni ha toccato tutte le categorie (le rimesse degli emigranti, le entrate delle persone localmente impiegate, la diminuzione di beni e servizi).
La spesa generale per investimenti statali è diminuita di più di un terzo, dato che solo il 70% della spesa per investimenti messa in bilancio è stato realmente impiegato.
Nel 2006, gli investimenti finanziati dalle donazioni si sono ridotti del 15% e, di conseguenza, la loro percentuale negli investimenti totali è caduta all’11%, dal 14% nel 2005.
Gli investimenti privati hanno continuato a crescere a passo veloce – fino al 32% nel 2006, a partire dal 24% del 2005. Nell’ambito di questa categoria, gli investimenti privati sull’edilizia abitativa sono passati al 9.4% dopo l’8.8% nel 2005, mentre gli investimenti privati non in questo campo sono cresciuti in modo netto, dal 50% del 2005 al 60% nel 2006. Quindi, per la prima volta, gli investimenti privati non nella proprietà immobiliare hanno superato gli investimenti sull’edilizia in termini relativi, arrivando al 12.6% del PIL nel 2006, con investimenti complessivi, sia pubblici che privati, attestati al 31.3% del PIL nel 2006, dal 29.1% nel 2005.
Si può concludere che vi è stata una ripresa della crescita, quantunque moderata.
Dopo il 3.7% nel 2005, le importazioni di beni e servizi sono cresciute del 10.4%. All’interno delle importazioni nel settore privatistico, i beni finali di consumo sono aumentati al 12.9%, mentre nel 2006 le importazioni dei beni di investimento sono passate al 36.5% nel 2006.
Il deficit commerciale (solamente per i beni) si è allargato ulteriormente al 53% del PIL
nel 2006, dal 48% del 2005, e questa tendenza è continuata anche nella prima metà del 2007.
Il rapporto fra le esportazioni e le importazioni dei beni è aumentato, rimanendo comunque basso all’8.5% nel 2006, e riflette le carenze di capacità e di competitività nelle esportazioni, le due principali debolezze dell’economia del Kosovo.
Il deficit di conto corrente – non prendendo in considerazione gli aiuti dall’estero – è rimasto, grosso modo, stabile attorno al 19% del PIL nel 2006, dopo il 18.5% nel 2005.
Il livello degli aiuti dall’estero è diminuito dal 21% del PIL del 2005 al 18% nel 2006 e il trasferimento di capitali privati è rimasto sostanziale (attorno al 20% del PIL nel 2006).
L’afflusso degli investimenti esteri diretti (FDI), sul ritorno di una accelerata attività di privatizzazioni, è aumentato di circa il 10% del PIL nel 2006, dopo solo un 3.5%
nel 2005.
La maggior parte dell’afflusso degli investimenti esteri diretti finanzia le privatizzazioni. I profitti derivati dalle privatizzazioni sono depositati correntemente in un conto destinato a garanzia ed investiti all’estero in titoli, e non finanziano ancora le effettive attività economiche in Kosovo (nel campo degli investimenti o dei consumi).
Comunque, i conti con l’estero del Kosovo sono rimasti precari.
Alla fine del 2006, il numero delle persone disoccupate ufficialmente è aumentato del 2.4%
rispetto al 2005, ed è aumentato ulteriormente nel 2007.
Il 47% delle persone disoccupate sono donne.
La scarsa affidabilità dei dati ufficiali sulla disoccupazione rende difficoltosa l’analisi sugli sviluppi del mercato del lavoro. L’insufficienza delle statistiche economiche e sociali è una condizione generale dell’economia del Kosovo.
Secondo un’indagine sulla forza lavoro, nel 2006 la disoccupazione si è attestata al 44.9% della forza lavoro attiva. Certamente, un largo numero di disoccupati ufficiali risulta attivo nell’economia irregolare. Tuttavia, la disoccupazione ufficiale rimane alta ed è costantemente in crescita. Però, e questo è parzialmente dovuto alle valutazioni sulla natura delle zone d’ombra dell’economia, la disoccupazione ufficiale non riflette sistematicamente le dinamiche dell’economia.
L’inflazione dei prezzi al consumo nel 2006 è stata dello 0.6%, leggermente positiva, dopo due anni di calo dei prezzi. Dal gennaio all’agosto 2007, l’inflazione media annuale si è attestata all’1.9%, dovuta ad una netta accelerazione nei prezzi degli alimentari in agosto.
In generale, l’inflazione è stata guidata dalla tendenza dei prezzi mondiali, mentre nel caso dei beni e servizi prodotti domesticamente la crescita dell’inflazione ha avuto un andamento negativo.
Il saldo di bilancio del 2006 ha registrato un surplus del 3.6% del PIL, invece di un deficit programmato del 2.0%. Da un canto, questo surplus era dovuto all’aumento delle entrate più alto di quello previsto, derivato principalmente da una più efficiente raccolta delle tasse, e, d’altro canto, al tasso di esecuzione di spesa in conto capitale di solo il 70%, che riflette una limitata capacità amministrativa nel settore delle pubbliche commesse e della conduzione progettuale.
Con la spesa corrente sotto controllo e le straordinarie entrate fiscali, alla fine di settembre 2007 il bilancio ha registrato un avanzo dell’8.6% di PIL. La quota di spesa statale è diminuita dal 31.1% di PIL nel 2005 al 29.2% nel 2006.
Secondo classificazione funzionale, la gestione economica ha corrisposto per il 24% a spesa pubblica (in questa categoria il 29% consiste di stipendi, soprattutto per imprese di pubblica proprietà, e il 59% di investimenti), per il 21% alla previdenza sociale, per il 18% alla pubblica istruzione, per il 12% alla sicurezza e all’ordine pubblico (gli stipendi in questa categoria ammontano ad un quinto di tutti gli stipendi statali), per l’11% ai servizi pubblici in generale e per il 10% alla sanità.
In conclusione, l’atteggiamento fiscale si è dimostrato più restrittivo di quello programmato all’inizio, ma altamente volatile, con una spesa al di sotto dei limiti di bilancio imposti e prestazioni di entrate migliori di quelle anticipate.
Dato il suo attuale status politico, il Kosovo non può assumere un qualche debito pubblico esterno. In assenza di una politica monetaria, visto che il Kosovo usa l’euro come moneta corrente, il bilancio è il solo strumento utilizzabile in Kosovo per una politica macroeconomica.
A parte il forte consolidamento fiscale non previsto, il mix di politica nel complesso è risultato inadeguato.
Interazione delle forze di mercato
Nel 2006, i consumi nel settore privato sono stati valutati come il 74% dei consumi complessivi. La quota degli investimenti privati è cresciuta dal 62% degli investimenti totali nel 2005 al 75% e la percentuale delle importazioni private è passata dal 74.2% nel 2005 all’80.2%.
Sono stati fatti sostanziali progressi nelle privatizzazioni di imprese, un tempo di proprietà sociale (SOE). Comunque, alcune grandi SOE, specialmente fra le SOE nelle enclavi Serbe, restano ancora da privatizzare.
Nel luglio 2007, l’Agenzia delle Finanze del Kosovo (KTA) ha deciso di lanciare la 28.esima ondata di privatizzazioni, che vedeva interessati principalmente centri commerciali e terreni agricoli. Al 30 giugno 2007, dalle privatizzazioni sono pervenuti in conto garanzia 315 milioni di Euro, dei quali più di 60 milioni di Euro sono stati destinati per e