www.resistenze.org - popoli resistenti - venezuela - 23-03-05

da http://perso.wanadoo.fr/echanges

 

Hugo Chavez a Porto Alegre: «Bisogna andare oltre al capitalismo»


di Alan Woods (In Defence of Marxism, www.marxist.com)

1 febbraio 2005

 

Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova

 

“Mi convinco ogni giorno di più, non ho più alcun dubbio nella mia mente, e come molti intellettuali hanno detto: è necessario andare oltre al capitalismo. Tuttavia, il capitalismo non può essere superato nel quadro del capitalismo stesso, ma per mezzo del socialismo, il vero socialismo, con l’uguaglianza e la giustizia. Io sono convinto che questo si può realizzare in modo democratico – ma non con il genere di democrazia imposta da Washington.” — PresidenteHugo Chavez


Il 30 gennaio scorso, al momento della sessione di chiusura del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, in Brasile, il Presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha fatto un discorso. Egli ha fornito nuove indicazioni sul corso attuale della rivoluzione Bolivariana. Questo discorso, riportato su
www.venezuelanalysis.com, merita di essere studiato da tutti i lavoratori e dai giovani che aspirano ad un cambiamento rivoluzionario. 


La rivoluzione Bolivariana ha cominciato come una rivoluzione nazionale democratica, il cui obiettivo era la liberazione del popolo Venezuelano da una oligarchia corrotta che giocava il ruolo di agenzia locale dell’imperialismo. La tendenza marxista ha sempre fermamente difeso la rivoluzione Bolivariana contro i suoi nemici gemelli: l’oligarchia e l’imperialismo. Nello stesso tempo, abbiamo sistematicamente spiegato che, per allontanare i pericoli che la minacciano e avanzare verso la vittoria finale, la rivoluzione deve necessariamente rovesciare la dominazione dei capitalisti e dei proprietari terrieri.


La recente nazionalizzazione di “Venepal” e il decreto sulla riforma agraria rappresentano una svolta del processo rivoluzionario in direzione di un confronto decisivo con i suoi nemici. Queste misure rivoluzionarie sono state accolte con entusiasmo dai contadini e dai lavoratori.  Tuttavia, queste hanno anche provocato il furore dei reazionari a Washington e in tutto il mondo. I nemici della rivoluzione si preparano ad una nuova controffensiva. E il solo modo di metterli sotto scacco, è di infliggere loro un colpo decisivo.


Ma ecco, sorge un problema. È ben noto che certi membri della direzione del Movimento Bolivariano non condividono proprio l’entusiasmo di Chavez per la rivoluzione, e che alcuni dei suoi consiglieri non apprezzano le sue incessanti critiche pubbliche rispetto all’imperialismo americano.  È anche chiaro che Chavez non si lascia affatto impressionare da tali consiglieri. In riferimento alle raccomandazioni di alcuni di questi, egli ha affermato che « della gente pretende che noi non dobbiamo dire o fare cose che possono irritare quelli di Washington », poi ha citato l’eroe dell’indipendenza dell’Argentina, José de San Martin : «Siamo liberi, senza preoccuparci di ciò che dicono gli altri!»


Queste parole sono decisamente caratteristiche di Chavez. Si tratta di un uomo di grande coraggio e di una grande onestà. Si è mostrato implacabile con l’imperialismo americano. Ha imputato la responsabilità delle cattive relazioni tra il Venezuela e gli Stati Uniti alle « aggressioni costanti » di questi ultimi. Ha criticato la Segretaria di Stato americana, Condoleezza Rice, che recentemente ha dichiarato che Chavez era « una forza negativa nella regione. » Ha aggiunto che le relazioni fra gli Stati Uniti e il Venezuela resteranno cattive fino a quando l’Amministrazione Americana perseguirà la sua politica di aggressione. Ha affermato che « la forza più deleteria al mondo, oggi, è il Governo americano. »


Il Presidente ha criticato il governo americano per avere demandato ad altri paesi di esercitare pressioni sul Venezuela, riguardo alla crisi con la Colombia, a proposito del sequestro di guerriglieri a Caracas, nel dicembre scorso. « Nessuno ha risposto al loro appello…loro, ogni giorno che passa, sono sempre un po’ più isolati.» Chavez ha aggiunto che l’imperialismo americano non era invincibile. « Ricordatevi del Vietnam, considerate la resistenza in Iraq e a Cuba, e considerate ora il Venezuela!»


Il leader Bolivariano ha sottolineato che il Venezuela era preparato a difendersi, armi alla mano, da qualsiasi aggressione, ed ha precisato che era attualmente in corso la modernizzazione dell’arsenale e delle risorse delle forze armate del Venezuela. Ma ha anche precisato che questo veniva fatto nell’obiettivo di difendere la sovranità del paese : « Il Venezuela non attaccherà nessuno – ma non aggredite il Venezuela, perché ci troverete preparati a difendere la nostra sovranità e il progetto che noi portiamo avanti. »


Come Simon Bolivar, questo altro grande leader della rivoluzione nazionale democratica in America latina, Hugo Chavez ha compreso che la rivoluzione non ha la possibilità di trionfare se resta isolata in un unico paese. Perciò, ha pubblicamente dichiarato che Trotsky aveva ragione contro Stalin, quando spiegava che la rivoluzione non poteva risultare vincente in un quadro di uno Stato isolato. Allo stesso modo, ha pubblicamente affermato che l’obiettivo era di estendere la rivoluzione Bolivariana a tutti i paesi dell’America latina – andando anche oltre.


Nel suo discorso del 30 gennaio, Chavez ha puntato l’attenzione sulla recente creazione della catena televisiva satellitare latino-americana “TeleSur” « che ci permetterà di parlare, usando il nostro linguaggio, della realtà vissuta dalla nostra gente.» Ha aggiunto che TeleSur sarà a disposizione del popolo, non dei governi. Il Presidente Venezuelano a fatto visita alla comunità agricola di Lagoa do Junco stabilitasi a Tapes dal Movimento dei Senza Terra (MST), in Brasile. Dopo la sua visita, ha tenuto una conferenza stampa in presenza di più di 120 testate giornalistiche, nella quale ha criticato il governo Americano, che pretende di dirigere la lotta contro il terrorismo, ma se la prende con la democrazia in Venezuela. Tutto questo non è proprio opportuno per attirargli la simpatia di Washington !


Un appello internazionalista


Malgrado la linea aggressiva e le molteplici provocazioni dell’imperialismo americano, il Presidente del Venezuela fa sempre attenzione a distinguere nettamente il popolo americano dai suoi dirigenti. Dopo aver sottolineato che nessun impero è durato in eterno, Chavez ha previsto che « un giorno, l’imperialismo americano finirà per essere rovesciato sotto gli effetti della sua stessa interna degradazione. Allora, il grande popolo di Martin Luther King sarà alla fine liberato. Il grande popolo degli Stati Uniti è nostro fratello, e io lo saluto!»


Il presidente ha proseguito : « Noi dobbiamo ricominciare a parlare di uguaglianza. Il governo americano parla di libertà, ma mai di uguaglianza. L’uguaglianza non interessa proprio a loro. La loro concezione della libertà è distorta. Il popolo americano, di cui noi condividiamo i sogni e gli ideali, deve liberarsi. Il loro è un paese di eroi, di sognatori, di lottatori, di gente come  Martin Luther King e Cesar Chavez. »


Poi ha continuato : « Noi non possiamo attendere una fase di 10 anni di crescita economica prima di ridurre la povertà, grazie all’effetto stillicidio, come suggeriscono le teorie neoliberali.» Chavez ha rimproverato l’accordo sulla Zona di libero scambio delle Americhe (ZLEA), promosso dagli Stati Uniti: « La ZLEA, è la morte. Quello che hanno ottenuto, è una serie di mini-ZLEA , visto che l’imperialismo americano non è stato tanto potente da imporre il modello neocoloniale della ZLEA. »


Chavez ha reso omaggio alla collaborazione con Cuba che, come molti paesi dell’America Centrale, ha ricevuto petrolio venezuelano a prezzi inferiori a quelli del mercato, in cambio di assistenza nei settori della sanità, dell’educazione e dell’agricoltura, fra gli altri. Ha spiegato che circa 20.000 medici cubani lavorano in Venezuela in cliniche gratuite situate nei quartieri poveri, e che il Venezuela utilizzava un metodo cubano di insegnamento della lettura approvato dall’UNESCO, grazie al quale 1,3 milioni di Venezuelani hanno appreso a leggere e a scrivere. Ha spiegato che il Venezuela utilizza vaccini cubani, cosa che permette ai bambini di essere protetti contro alcune malattie come le epatiti.


A proposito di Cuba, Chavez ha aggiunto : « Cuba e il Venezuela seguono ciascuno il loro cammino. Ma noi ci rispettiamo, noi concludiamo degli accordi e noi progrediamo nell’interesse dei nostri popoli.» Ha affermato che qualsiasi aggressione contro uno dei due paesi dovrebbe essere respinta dalla resistenza dell’altro, « in quanto noi siamo uniti, in spirito, dal Messico fino alla Patagonia. »


« Quando l’imperialismo si sente debole, ricorre alla forza bruta. Gli attacchi contro il Venezuela sono un segnale di debolezza, di debolezza ideologica.
Oggi, quasi nessuno difende più il neoliberismo. Sono già tre anni che Fidel [Castro] e il sottoscritto siamo i soli a formulare queste critiche, al momento delle riunioni presidenziali. Noi ci sentiamo isolati, come se noi fossimo degli infiltrati in queste riunioni. »


Chavez ha proseguito : « Considerate la repressione all’interno degli Stati Uniti, incarnata dal Patriot Act, che costituisce una legge repressiva diretta contro i cittadini americani. Hanno messo in prigione un gruppo di giornalisti che rifiutavano di rivelare le loro fonti. Non hanno voluto permettere ai giornalisti di prendere le foto dei corpi dei soldati americani, molti di costoro sono Latinos, che ritornavano dall’Iraq. Questi sono i segnali della debolezza di Goliath. »

« Il Sud esiste ancora!..Il futuro del Nord dipende dal Sud. Se non si permette che arrivi un mondo migliore, se ci areniamo, e se, di fronte ai fucili dei Marines americani e alle bombe omicide del Signor Bush, non c’è nel Sud coordinazione e organizzazione per resistere all’offensiva dell’imperialismo, di modo che la dottrina Bush sia imposta al mondo, il Sud verrà distrutto. »


In riferimento alla debole ed insufficiente regolamentazione delle attività industriali, Chavez ha avvisato che il riscaldamento climatico ci riserverà delle catastrofi, se non agiremmo con rapidità. Ha continuato aggiungendo che prima che sopravvengano tali avvenimenti, potrebbero avvenire dappertutto delle ribellioni, « perché i popoli non vogliono accettare passivamente il  neoliberalismo e il colonialismo. »


«Il capitalismo deve essere superato. »


Comunque, la parte più interessante del suo discorso è stata quella dove ha affermato che era necessario ricorrere agli sforzi nazionali democratici per la trasformazione socialista della società: « Mi convinco ogni giorno di più, non ho più alcun dubbio nella mia mente, e come molti intellettuali hanno detto: è necessario andare oltre al capitalismo. Tuttavia, il capitalismo non può essere superato nel quadro del capitalismo stesso, ma per mezzo del socialismo, il vero socialismo, con l’uguaglianza e la giustizia. Io sono convinto che questo si può realizzare
in modo democratico –ma non con il genere di democrazia imposta daWashington.»


Queste parole marcano la prima indicazione chiara di una svolta decisiva nella rivoluzione Bolivariana. Fino allora, Chavez non aveva mai parlato di superamento dei limiti del capitalismo. Ma il corso reale degli avvenimenti ha posto il problema sempre più nettamente : la vittoria della rivoluzione nazionale democratica è impossibile senza intaccare la proprietà privata dei mezzi di produzione, vale a dire senza assumere misure decisive per espropriare i proprietari terrieri, i banchieri e i capitalisti.  La sola speranza di successo della rivoluzione Venezuelana risiede nella sua trasformazione in rivoluzione Socialista.


Ma il modello del cosiddetto « socialismo reale », che ha fallito in Unione Sovietica, non esercita alcuna attrazione sulle masse del Venezuela profondamente impregnate di spirito democratico. Quello che bisogna fare è un ritorno alle tradizioni democratiche della Rivoluzione d’Ottobre, al programma di Lenin e di Trotsky. Questa è la sola garanzia di vittoria! A questo proposito, Chavez ha affermato : « Noi dobbiamo reinventare il socialismo. Che non può essere il tipo di socialismo che esisteva in Unione Sovietica. Il socialismo emergerà con lo sviluppo di nuovi sistemi basati sulla cooperazione, e non sulla competizione.»


Il Presidente ha puntualizzato che il Venezuela tenta di mettere in atto  una « economia sociale » : « È impossibile, nel quadro del capitalismo, di risolvere i gravi problemi inerenti alla povertà della maggioranza della popolazione mondiale. Noi dobbiamo andare oltre il capitalismo. Ma noi non possiamo affidarci al capitalismo di Stato, che è una perversione simile a quella esistente nell’Unione Sovietica. Noi dobbiamo riappropriarci del socialismo in quanto tesi e in quanto progetto – ma di un nuovo tipo di socialismo, un socialismo umanitario, che ponga sopra di tutto gli uomini, e non le macchine o lo Stato. È questo il dibattito che noi dobbiamo promuovere attraverso il mondo, e il Forum Sociale Mondiale è un buon posto per fare questo. »


Il socialismo è democratico, o non è! Prima di tutto, il controllo e l’amministrazione del sistema industriale, della società e dello Stato devono stare ovviamente nelle mani della classe operaia.  È il solo mezzo per evitare la formazione di una burocrazia – questo abominevole cancro sul corpo dello Stato operaio – e di assicurarsi che le masse facciano propria la rivoluzione e si identifichino con essa fin dall’inizio. La partecipazione attiva dei lavoratori è la condizione primaria del socialismo.

Chavez ha aggiunto che, malgrado la sua ammirazione per il rivoluzionario Argentino Che Guevara, considera i metodi del Che come inapplicabili. « L’idea di uno, due, tre Vietnam non ha funzionato, in particolare in Venezuela. » Questo è esatto. L’obiettivo del Che, quello dell’espansione della rivoluzione in tutta l’America latina, era corretto e necessario. Ma disgraziatamente la sua tattica era sbagliata. Questa è sfociata nella sua tragica morte, che ha privato la rivoluzione di una guida eccezionale.

Risulta necessario trarre lezioni dalla storia e parlare chiaramente : durante decine di anni, in America latina, la tattica della guerriglia si è saldata con tutta una serie di sconfitte.
La rivoluzione Cubana ha preso di sorpresa gli imperialisti americani. Ma costoro hanno imparato la lezione. Di conseguenza, ogni volta che un « foco » – un « focolaio » rivoluzionario – è apparso, gli americani si sono dati premura di schiacciarlo prima che potesse svilupparsi – come si è visto con la sorte tragica del Che in Bolivia.

La guerriglia è stata un valido aiuto necessario alla rivoluzione operaia nei paesi come la Russia zarista o la Cina, o dove esisteva una condizione contadina molto diffusa. Ma questo non è il caso dell’America Latina, dove la grande maggioranza della popolazione vive nelle città. La cosiddetta «guerriglia urbana» non è  niente altro che terrorismo individuale sotto un altro nome. Questa tattica è sempre stata rifiutata dai marxisti, in particolare dai marxisti russi dell’epoca di Lenin. Questa tattica conduce invariabilmente alla sconfitta – e i popoli del Venezuela, dell’Argentina, d’Uruguay e della Colombia lo sanno bene per averne fatto la dura esperienza.

La grande carta buona in mano alla rivoluzione Venezuelana consiste nel fatto di essere essenzialmente una rivoluzione urbana – che gode di un sostegno importante nelle campagne – che si appoggia sull’attivismo delle masse, in particolare della classe operaia e dei suoi alleati naturali: i poveri delle città, i disoccupati, la gioventù rivoluzionaria, le donne e gli intellettuali progressisti.

 

La lotta parlamentare ed extra-parlamentare


Alcuni irrecuperabili settari pensano che la lotta parlamentare non può giocare alcun ruolo nella rivoluzione. Questo dimostra che costoro non capiscono nulla di rivoluzioni, e poco di tutto il resto. I bolscevichi russi prendevano molto sul serio la lotta parlamentare, e abilmente organizzavano le rivendicazioni democratiche e le rivendicazioni sociali ed economiche della classe operaia, collegandole all’idea della presa del potere.  Questo è il solo mezzo di costruire una base di massa, di mobilitare le masse e, quindi, di creare le condizioni oggettive di un capovolgimento rivoluzionario. Non esiste altra via possibile.

La rivoluzione Bolivariana si è innescata su un piano elettorale e ha inflitto colpi su colpi ai controrivoluzionari, culminando con la magnifica vittoria del referendum dell’agosto 2004. In questo modo, ha potuto attirare a sé il sostegno delle masse.

Ma la lotta non è certamente terminata.  Seguendo una legge dialettica, la lotta parlamentare alla fine deve trovare una sua risoluzione all’esterno del parlamento. I riformisti e i cretini parlamentari, questo non lo comprendono ! È per questo che costoro guidano il movimento sempre alla sconfitta – come abbiamo visto in Cile nel 1973. Se l’ala riformista e filo borghese del movimento bolivariano avranno la prevalenza, la medesima sorte attende il popolo del Venezuela. 

Detto questo, gli elementi riformisti e filo borghesi non hanno ancora vinto la partita. Il movimento Bolivariano è sotto la pressione delle masse, che esigono che la rivoluzione proceda, che infligga colpi decisivi ai suoi nemici. Le masse vogliono il potere. I lavoratori pretendono la nazionalizzazione delle imprese e i contadini la ridistribuzione delle terre, per finirla con il potere dei grandi proprietari terrieri. Questo è un fatto decisivo! Contrariamente a quello che pretendono i riformisti, la rivoluzione non è terminata. La rivoluzione è appena agli inizi!

Qualsiasi siano i limiti del movimento Bolivariano, le sue incertezze, le sue contraddizioni, le sue ambiguità e la sua mancanza di un programma chiaramente espresso, il movimento ha il merito innegabile di avere impegnato le masse nella lotta, di aver organizzato, mobilitato e inspirato milioni di oppressi che, fino a quel momento, non erano mai stati organizzati. Si tratta di un grandioso risultato! E l’uomo che ha fornito l’ispirazione a questo magnifico movimento, che gli ha fornito una direzione e una bandiera si chiama Hugo Chavez.


Coloro che denigrano Chavez, che ne sminuiscono il ruolo o attaccano i marxisti autentici che lo sostengono, (pur conservando la loro indipendenza politica e organizzativa), dimostrano di essere completamente incapaci di capire le rivoluzioni e il ruolo che in queste devono giocare i marxisti. Non bisogna criticare o brontolare ai margini del movimento, ma partecipare attivamente alle lotte, fianco a fianco con i lavoratori più consapevoli e con la gioventù rivoluzionaria, spiegando con pazienza quello che risulta necessario, spingendo il movimento sempre più avanti. Tutto il resto non è che la sterile impotenza del settarismo.

Marx sottolineava che un passo in avanti del movimento operaio nella realtà vale un centinaio di programmi corretti (e Marx conosceva perfettamente l’importanza di un programma corretto).

Ugualmente, Lenin affermava che, per le masse, un’oncia di esperienza vale una tonnellata di teoria ( e Lenin non ha mai sottostimato l’importanza della teoria!). Le masse Venezuelane hanno ben appreso dall’esperienza di questi ultimi anni, e quindi hanno assunto una grande sicurezza. Soprattutto, hanno acquisito un senso molto vivo della democrazia.
Non sopportano più metodi burocratici ed autocratici. Questa è una garanzia molto forte contro i pericoli di un futuro Stato totalitario. In queste condizioni, sarebbe impossibile, o per lo meno molto difficile, imporre una dittatura di tipo staliniano. Quello che è all’ordine del giorno, è uno Stato democratico fondato sul lavoro – come lo Stato Sovietico instaurato da Lenin e Trotsky nell’Ottobre 1917, prima della sua degenerazione burocratica.


Per una Federazione Socialista dell’America latina!


Nel suo discorso, Chavez ha citato la frase di Marx che Trotsky richiamava spesso: « Per avanzare, ogni rivoluzione ha bisogno della frusta della controrivoluzione. » Chavez ha enumerato le molteplici azioni tentate dall’opposizione e dall’amministrazione americana per sottrargli il potere. « Ma noi abbiamo resistito, ed ora passiamo all’offensiva. Per esempio, la nostra industria petrolifera è in piena ripresa […]. Nel 2004, abbiamo orientato 4 miliardi di dollari provenienti dai fondi petroliferi verso investimenti sociali, l’istruzione, la sanità, i piccoli crediti, la casa, a vantaggio dei poveri fra i poveri. I neoliberisti definiscono sperpero tutto questo. Ma questo non è sperpero, visto che consente ai poveri di vincere la povertà.» Ed ha aggiunto che « prima, la ricchezza se ne andava fuori dal Venezuela, od era solo profitto per i ricchi.»


Chavez ha criticato le privatizzazioni: « La privatizzazione fa parte del piano neoliberista ed imperialista. La salute non può essere privatizzata, in quanto è un diritto umano fondamentale, allo stesso titolo dell’educazione, dell’acqua, dell’elettricità e di tutti gli altri servizi pubblici. Questi non possono essere abbandonati nelle mani del capitale privato, che schernisce i diritti del popolo.» Tutto ciò è molto vero. Bisogna lottare contro le privatizzazioni. Ma la soluzione più efficace consiste nella formulazione di un progetto di autentica produzione socialista, sotto il controllo democratico e amministrativo della classe operaia.

Sicuramente, nel discorso di Chavez sono presenti alcuni elementi con i quali i  marxisti non sarebbero d’accordo.

Chavez ha difeso il Presidente del Brasile, «Lula» Da Silva, che è stato invece severamente criticato dalla sinistra latino-americana, e accolto da vivaci dissensi al momento del suo discorso al Forum Sociale Mondiale. Messa da parte la naturale reticenza che prova un invitato a criticare il suo ospite, Chavez considera i leaders come Lula in Brasile, Kirchner in Argentina, o ancora i nuovi dirigenti in Uruguay, come potenziali alleati nella lotta contro l’imperialismo americano. Allo stesso modo esprime il suo riferimento favorevole al Presidente della Russia,  Vladimir Putin.


Non c’è nulla di scorretto nel fatto di tentare di utilizzare sul fronte diplomatico tutte le aperture per tentare di sbrecciare il muro di isolamento diplomatico che Washington sta cercando di costruire attorno al  Venezuela. Al contrario : il governo di Chavez è obbligato a farlo. Fin tanto che la rivoluzione rimane isolata, Chavez è obbligato a cercare di instaurare relazioni commerciali e diplomatiche con gli Stati che non gli sono ostili. Ma non potrà contare fermamente e indefinitamente su questi punti di sostegno diplomatico. E immaginarsi, come fanno alcuni, che la rivoluzione Bolivariana possa continuare, grazie a tali sostegni, è come marciare direttamente verso l’abisso. Questi punti di sostegno possono crollare – o trasformarsi nel loro contrario – nello spazio di 24 ore.


L’unico sostegno affidabile della rivoluzione Bolivariana consiste nei milioni di lavoratori e di contadini oppressi dell’America latina, così come il movimento operaio del mondo intero. La rivoluzione Bolivariana può già contare sulla simpatia di milioni di persone. Se dimostra di essere in grado di prendere la rotta decisiva per spezzare le catene dell’imperialismo e per mettere un termine definitivo alla schiavitù del capitalismo, questa passiva simpatia si trasformerà in azione militante. L’imperialismo americano sarà privato della possibilità di intervento, in quanto in ogni parte del mondo dovrà far fronte a movimenti di contrapposizione, invece che ad un solo movimento all’interno dei propri confini.  


Per due secoli la borghesia latino-americana ha tradito gli ideali rivoluzionari di Simon Bolivar. Questi ideali non si tradurranno in realtà fino a quando i lavoratori del Venezuela e di tutta l’America Latina non prenderanno nelle loro mani il potere.  Quello di cui hanno necessità è un esempio coraggioso. Con le armi di una politica e di programmi corretti, il Venezuela può loro fornirlo.


Alan Woods (In Defence of Marxism,
www.marxist.com)

1 febbraio 2005

 

 

Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova