www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 05-07-04

da Coordinamento NazionaleRsu - http://www.ecn.org/coord.rsu

Sicurezza lavoro e legge 626

qualche corso, nessuna via preferenziale per applicarla

a cura di Franco Cilenti (Rls della ASL 3 Piemonte)

In Italia ancora troppe le vittime di infortuni, malgrado la 626. Però tutto il sindacato è in grave ritardo mentre con la delega preparata dal governo si profila una ulteriore riduzione sostanziale di quelle tutele previste dalla legge del 94 ma mai entrate nel comune sentire dei lavoratori e nell’organizzazione del lavoro nelle aziende. Un’esempio per tutti: c’è una realtà inesplorata quanto mai difficile da indagare: le indesiderate interruzioni di gravidanza per tante infermiere nei reparti di emergenza come in quelle di degenza. Per quanto riguarda l’aspetto penale c’è Guariniello, ma per un’indagine sulle condizioni ambientali e di lavoro atta a prevenire queste induzioni all’aborto, diverso dovrebbe essere il ruolo di chi è deputato alla prevenzione dei rischi o alla protezione, se ineliminabili del tutto.

Ma l’impegno sulla sicurezza implica, anzi ne è la diretta conseguenza, anche la prevenzione protezione per la salute dei malati: un’esempio per tutti: in sanità le mortali infezioni ospedalierie rappresentano un drammatico dato permanente. Sono oltre mille e quattrocento quaranta i morti ufficiali all'anno, di cui 300 per malattie professionali; ovviamente altissima l'incidenza sugli immigrati, e l'Italia continua a essere il paese con il maggior numero di vittime di infortuni lavorativi in Europa. E la situazione è destinata ad aggra-varsi con l’applicazione della legge 30 che legalizza il rischio come fattore prevedibile del rapporto di lavoro. Un esempio chiarifi-catore sta nel decreto 276, applicativo della legge 30 che consente il lavoro interinale in una serie di attività pericolose dove prima era vietato.

Analizzare tutti questi anni di stanca e burocratica applicazione della 626 da parte del sindacato è d’obbligo. I lacci e i lacciuoli messi sul cammino di una effettiva incidenza dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). Parliamo della dipendenza dei RLS verso i mortiferi tempi della propria sigla?; parliamo del legame di subordinazione verso gli equi-libri sindacali, o le zone oscure del clintelismo parasindacale, tra sigle e aziende, preteso con tutti i mezzi coercitivi che i funzionari sindacali si trovano nelle mani?; perchè non riflettere sulla formazione dei RLS, esaurita dentro noiosi convegni?

Il governo sta facendo bene la sua parte di rappresentante dei pesanti interessi degli imprenditori, come delle aziende pubbliche, altrettanto evidente che il percorso gli è stato facili-tato, anche da molti RLS che mal interpretano la  parte di rappresentanti dei lavoratori.
E’ dall’interpretazione del proprio ruolo che si sceglie la strada da percorrere nel rapporto con il datore di lavoro: conflitto o partecipazione? Formazione tecnica o capacità di individuare nell’organizzazione del lavoro, come nella struttura ambientale, i produttori di rischio? Nodi mai risolti ed elusi, siamo ancora al 1994?

Franco Cilenti  Rappresentante
Lavoratori per la Sicurezza asl3

Nel periodo marzo-maggio 2004 la Regione Piemonte-Direzione Sanità Pubblica ha promosso e tenuto un "corso di formazione avanzato per Rappresentanti dei Lavoratori par la Sicurezza (RLS) delle Aziende Sanitarie Piemontesi".

Il corso era indirizzato agli RLS delle varie aziende sanitarie e articolato su cinque giornate. Per coinvolgere tutti gli RLS si è tenuto in vari, successivi, moduli formativi e ad ogni modulo partecipavano in qualità di discenti gli RLS di due o tre Aziende avendo cura di mettere assieme aziende distanti fra loro sia territoria-lmente che per quanto concerne le caratteristiche strutturali.
In questo modo una delle ipotesi di lavoro dichiarate dagli organizzatori sarebbe stata quella di  favorire la conoscenza di varie realtà ai differenti RLS, quale   tematica oggetto di discussione plenaria prevista dal programma del corso.

Docenti : personale dello S.Pre.S.A.L. , medici competenti, esperti di medicina del lavoro, sindacalisti ed esperti di DoRS che, come a pochi è noto,   è un organismo di studio e formazione che opera nell'ambito di progetti regionali.

L e leggi sulla sicurezza negli ambienti di lavoro prevedono che le singole aziende provvedano alla formazione e all'aggiornamento degli RLS: discenti, quindi gli stessi RLS.
E' necessario a questo punto fare alcuni passi indietro.
La nota legge 626 sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, apportando novità e organizzazione della materia rispetto alle pur complete e complesse normative del passato, ha ridestato l'attenzione sul problema della sicurezza e ha imposto che in ogni azienda pubblica e privata venissero individuate varie figure professionali e servizi dedicati alla sicurezza, nonché fossero rappresentati i lavoratori in questo specifico ambito. E' per questo motivo che sono nati il Servizio di Prevenzione e Protezione, le varie figure aziendali di riferimento e sono state stimolate le attività connesse.

L'ambiente di lavoro sanitario presenta una complessa serie di problemi per quanto concerne la sicurezza dei lavoratori. Sono propri dell'ambiente sanitario i problemi della salute del lavoratore del terziario (attività d'ufficio, per esempio, videoterminali…) del lavoratore dell'industria, dell'artigianato  e dell'edilizia (problematiche relative a impianti elettrici, gas, manufatti edili…) e problematiche specifiche relative a rischio chimico, biologico, radiologico. Sono presenti altre peculiarità come quelle relative alla movimentazione dei carichi intendendo per carichi in particolare i malati, ma non solo; grande problema, inoltre, quello dei dispositivi di protezione individuale. I risvolti della sicurezza dell'ambiente di lavoro sanitario, inoltre vanno visti alla luce degli immediati risvolti che presentano non solo sul lavoratore ma anche "sull'utente" del servizio che, non dimentichiamolo è in genere una persona malata o comunque debole. Da ciò deriva una serie molto complessa di problemi per affrontare i quali, come noto, una azienda sanitaria ha a disposizione strumenti di gestione e supervisione nelle persone dei vari dirigenti opportunamente delegati, un Servizio vero e proprio strutturato come unità operativa autonoma, nei fatti, nonché tecnici, esperti.

La "controparte " di questo sistema di sicurezza aziendale, a protezione del lavoratore è, nei fatti solo l'RLS. Dietro gli RLS, in genere , esiste una struttura sindacale di supporto. Gli RLS nominati in numero secondo legge sono in genere pochi "volontari" che mettono a disposizione gratuitamente ( giustamente) parte del proprio tempo e non solo quello lavorativo, le proprie competenze, una esperienza nel settore, nei limiti delle conoscenze e dei ruoli di ciascuno. Pertanto una formazione dell'RLS dovrebbe essere necessaria, giustificata, condivisibile nelle intenzioni del datore di lavoro che, per quanto concerne la Sanità è, in ultima analisi la Regione.
Chi si è recato al corso di aggiornamento nutriva quindi parecchie attese di carattere tecnico specifico, "avanzato".

Chi sono gli RLS delle aziende della regione? In genere si tratta di personale che conosce  non completamente le normative sulla sicurezza e salute negli ambienti di lavoro così come non è a conoscenza delle specifiche problematiche. Si tratta di personale di vari livelli e qualifiche professionali, ma con scarsa rappresentatività nell'ambito operativo sanitario cioè sono rappresentati pochi infermieri, pochi medici dei reparti. Vi sono laboratoristi, tecnici di radiologia, vi è personale di direzione sanitaria. E quindi un gran numero di operatori dei servizi più tecnologici e tecnici. Inoltre gli RLS per ciascuna azienda sanitaria sono troppo pochi rispetto alla mole dei problemi e alle varie peculiarità dell'ambiente.

Parte degli RLS sono organizzati in una sorta di coordinamento, al quale la regione ha dichiarato di avere  attinto informazioni e ricevuto suggerimenti per progettare il corso. Molti RLS provengono da ambiente sindacale ma molti sono avulsi da tali attività o comunque intenzionati a tenersene fuori nel rispetto della rappresentatività che devono garantire per tutti i lavoratori. Infine le vicissitudini che hanno attraversato le rappresentanze dei lavoratori della sanità hanno coinvolto in numerose realtà anche gli RLS, pertanto molte ASL hanno subito un elevato turnover di RLS, numerosi e anche recenti cambiamenti. Molti RLS hanno poco tempo perché presi dal lavoro d'istituto o perché coinvolti in altre attività sindacali.

Questa breve premessa è indispensabile perché è stata probabilmente  l'analisi di base sulla quale è stato costruito il corso. Il corso ha ripetuto alcuni degli aspetti delle leggi sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, ha portato qualche stimolo alla discussione utile a chiarire alcuni passaggi normativi in particolare sulle procedure di intervento degli RLS, ha trattato di "tecniche della comunicazione efficace", ha dato qualche nozione sulle metodologie di "formazione, informazione, addestramento", ha trattato con tecniche di role playng l'utilità del lavoro di gruppo, ha trattato dei siti internet utili per la sicurezza dei lavoratori , ha concluso con  l'immancabile post test. Insomma un corso strutturato seguendo il meglio della moda della formazione, dove c'era un po' di legislazione, un po' di tecnica, un po' di  dibattito, qualche gioco di brain storming, di psicologia sociale.

L'intenzione principale era quella di promuovere una sorta di spirito di collaborazione fra il datore di lavoro (Regione, Aziende Sanitarie) e l'RLS. In ogni sezione del corso questo è stato il tema principale, sul quale i docenti, peraltro ovviamente tutti di elevata competenza, hanno battuto.
Molti degli RLS, soprattutto quelli "nuovi"  sono riusciti a soddisfare alcuni quesiti base che peraltro speravamo chiariti da anni, visto che la normativa ha un decennio, ormai.

Gli RLS della ASL 3 che sono quelli in Piemonte, con maggiore numero di anni di permanenza nel ruolo non solo hanno potuto verificare le differenze fra l'enorme lavoro prodotto nella nostra Azienda in materia di sicurezza (si evince anche dal dibattito avvenuto durante la Riunione Periodica dell'anno 2004), che è stato stimolato anche dagli RLS medesimi, ma hanno dovuto registrare numerose problematiche che ancora investono le altre Aziende una di queste, per esempio   sul rischio biologico, sulla contaminazione accidentale dell'operatore sanitario che, in ambito ospedaliero o ambulatoriale dovrebbero ormai essere risolte almeno sotto il profilo organizzativo.

Il materiale tecnico, inoltre, era troppo improntato sugli aspetti della sicurezza "nel terziario", a riprova della ormai irreversibile e deleteria terziarizzazione delle Aziende Sanitarie. Significa che sempre meno spazio è riservato ai problemi della sicurezza nei reparti operativi e del personale di assistenza e cura così come sempre meno attenzione è dedicata al personale tecnico. Non poche volte è stato ricordato durante il corso ai docenti e durante il dibattito agli stessi RLS che le aziende sanitarie sono sì complesse nella loro organizzazione dei luoghi e delle tipologie di lavoro ma non è possibile che gran parte degli aspetti della sicurezza vertano sempre più su problematiche "d'ufficio" .

I temi tecnici sono stati anch'essi quelli di moda: un po' di legionella, un po' di preparazione degli antiblastici, qualche esempio di danno biologico qua e là intervenuto. Ma durante il dibattito si è scoperto che molte aziende ancora difettano nel fornire in misura e qualità sufficiente i dispositivi di protezione individuale, no tutte le Aziende hanno un piano di sorveglianza dopo incidente con materiale biologico, tanto per fare qualche esempio. Tutte però hanno addestrato il personale ad intervenire in caso di incendio.

Il corso "avanzato" non è entrato nei dettagli tecnici delle problematiche di sicurezza nei vari ambienti, si è soffermato troppo su elementi discorsivi sociologici, non ha affrontato alcuna tematica tecnica specifica in considerazione anche della presenza di personale specializzato fra gli stessi RLS. Probabilmente il titolo del corso nella sua condivisibile altisonanza ha distratto qualcuno dei discenti, ma non lo ha soddisfatto.

Ricordiamo del passato uno dei primi corsi veramente avanzati tenuto dall'Univeristà di Torino ove sono state affrontate le tematiche tecniche della sicurezza e ricordiamo, i corsi tenuti nell'ASL3, sotto la guida del responsabile SPP Dr. Adelmo Ottino, che sono stati di gran lunga più dettagliati, specifici ed esaurienti.
E' possibile che il target definito assieme con alcuni, pur genericamente condivisibile per gli sforzi organizzativi e per l'impegno dei docenti,  non fosse quello che un corso avanzato invece deve produrre. 

Ci aspettiamo dai prossimi corsi un maggiore sforzo di curare i dettagli, eventualmente servendosi della competenza di RLS nel loro ambito professionale e comunque senza il timore di essere troppo scientifici, timore che, a nostro avviso, ha guidato questo corso.
Il tentativo di non voler essere controparte ma interlocutore "amico" ( S Pre SAL, medici competenti, esperti, RLS, Sindacati…) fa perdere di vista che l'Azienda deve formare, informare, addestrare RLS e lavoratori nello specifico dei problemi, nelle metodologie di intervento, nei piani di sicurezza, nel programma di investimenti, nelle priorità di intervento e un po' meno nelle chiacchiere.