www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 17-04-12 - n. 405

di Comunisti sinistra popolare - volantino diffuso durante il presidio del 16 aprile a Torino
 
Fanno "La festa" ai nidi
 
I nidi del Comune di Torino, fiore all'occhiello del servizio educativo pubblico nazionale, "festeggiati" dal nostro Sindaco a dicembre scorso, nel 40°compleanno della legge 1044, stanno per essere privatizzati dandoli in gestione ad alcune cooperative con il sostegno economico di fondazioni bancarie come San Paolo che puntano esclusivamente al loro profitto.
 
CHI SARANNO LE VITTIME DEI FESTEGGIAMENTI?
 
Le educatrici comunali, che vedranno peggiorate le loro condizioni di lavoro, i salari ed i diritti, l'alta professionalità, la loro funzione educativa, ridotta a badanza ed assistenza.
 
Le educatrici precarie, che il Comune ha il dovere di assumere, mentre nel settore del privato sociale vengono pagate col corrispettivo di due terzi della retribuzione del lavoratore del settore pubblico, mentre i maggiori profitti, così ottenuti, dalla cooperazione sociale verranno impiegati per pagare consulenti e per regalie e bustarelle, come già avvenuto nei servizi socio-assistenziali e sanitari. Inoltre, la presenza delle banche apre nuovi spazi allo sfruttamento ed all'appropriazione del prodotto dei lavoratori da parte del capitalismo in crisi.
 
I bambini e le famiglie che non potranno permettersi un nido privato e vedranno peggiorare la qualità del servizio a fronte di un aumento dei costi, dato che la tassa d'iscrizione per materne e nidi è nell'aria da tempo.
 
Il sistema educativo comunale, nel suo insieme, che verrà dismesso e perderà il suo carattere pubblico, impoverendosi qualitativamente e quantitativamente, col dimezzamento del servizio estivo e la restituzione delle scuole materne allo Stato, avendo come risultato: la perdita di 150 posti da educatore ed insegnante e 75 posti da assistente educativo a settembre 2012.
 
QUESTO E' IL PROGETTO DI SMANTELLAMENTO DEL SERVIZIO PUBBLICO PERSEGUITO PRIMA DA CHIAMPARINO ED ORA DA FASSINO A CUI BISOGNA OPPORSI!!!!!!!!!
 
RIFIUTIAMO LE LOGICHE DELL'ASSESSORA DI SEL DEL "METTERCI UNA PEZZA"CHE NASCONDE IL FATTO CHE IL DEBITO CHE CI VOGLIONO FAR PAGARE NON E' STATO PROVOCATO DA NOI!!!!!!
 

da www.partitocomunistapiemonte.it
 
La vicenda degli asili nido del comune di Torino
 
15/04/12
 
Una nuova futura prospettiva gestionale degli asili nido del comune di Torino avanza, inedita in tutta Italia. 15 asili nido (ad oggi, ma con un po' di lungimiranza…) su 50, dovrebbere secondo il comune, essere esternalizzati, tramite un bando pubblico di gara con il contributo delle fondazioni bancarie, probabilmente San Paolo e con ogni probabilità affidate in gestione ad alcune cooperative.
 
La vicenda che si sta svolgendo nel comune di Torino sugli asili nido, non è incredibile come sembra. E' lampante che stiamo assistendo alla disintegrazione interna del servizio pubblico che diventerà solo più l'involucro di un servizio privato che, in quanto privato, gestisce per il profitto.
 
Ma allora perché conviene esternalizzare un servizio? Perché costa meno.
 
Perché costa meno? Perché i lavoratori sono pagati meno, hanno meno diritti, sono meno tutelati. Il loro contratto è profondamente differente da quello del pubblico impiego. Perché il privato, anche quello sociale, punta al profitto. I servizi pubblici, invece, non dovrebbero porsi nella condizione di dover puntare al profitto. E se è vero che il lavoratore del privato sociale viene pagato i due terzi del dipendente pubblico, il resto (il profitto) va in compensi per i consulenti al vertice, bustarelle, "marchette" e privilegi...
 
La qualità elevata della professionalità delle educatrici comunali di Torino è dovuta alla cura di cui questa professionalità è stata oggetto. E questa cura è merito delle educatrici singole, ma anche della serenità necessaria per poter lavorare coi bambini piccoli. Il peggioramento delle condizioni di lavoro intacca la professionalità, la lucidità, la consapevolezza e l'intenzionalità, cioè la funzione educativa, in sostanza il contenuto del proprio lavoro. Badanza ed assistenza. Questo sarà il risultato. E le famiglie che se lo potranno permettere si rivolgeranno ai sempre più già accreditati nidi privati.
 
I nidi del comune di Torino, eccellenza e fiore all'occhiello da 40 anni, tanti ne ha la legge 1044 che ipocritamente è stata celebrata quest'anno, perdendo la loro qualità diventeranno l'unica offerta per tutta quella popolazione che non può certo permettersi una tariffa da nido privato. Alla faccia della consapevolezza educativa tanto sbandierata ai genitori. Quindi il servizio costa meno al comune, ma lo pagano le lavoratrici, i bambini e le famiglie. Questo film, di cui sono protagoniste le cooperative sociali, si è già visto in passato nei servizi socio assistenziali ed in sanità. Ampiamente.
 
La soluzione proposta dall'Assessora Pellerino (Sel) non sta né in cielo, né in terra. Utilizzare il neonato Comitato Infanzia Bene Comune (Zero-Sei), costituitosi in una sede di Sel, per tappare il buco di personale, tramite un'ipab. (Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza, eredità di ben due secoli fa, 1890), dovrebbe rappresentare la soluzione per le precarie che a settembre non potranno essere assunte causa sforamento del patto di stabilità che ha creato una voragine di personale corrispondente ai 15 nidi da esternalizzare. Un bacino di personale a cui il comune dovrebbe affidare la gestione dei nidi da esternalizzare, che in tal modo non si esternalizzerebbero per quest'anno ed il prossimo anno, che non ci sarà è più il problema fassiniano del patto di stabilità, tutto tornerebbe come è stato fin d'ora: le supplenti sarebbero in una graduatoria dove è già tre anni ad oggi che stanno, per colmare le enormi carenze di personale.
 
Ci si chiede come si faccia ad essere così sicuri che il prossimo anno Fassino non sforerà di nuovo a sorpresa il patto di stabilità, che ha trovato tanto conveniente fare quest'ultimo natale? E poi, banalmente, ma non è un po' di più che arrampicarsi sui vetri pensare ad un'ipab (sarebbe meglio dire ex ipab, ora chiamate Asp Aziende di Servizi alla Persona, che dal 2001 di pubblico non han più nulla) come soluzione?
 
Detto ciò, abbiamo ad oggi una totale insicurezza sulla situazione di TUTTI i servizi educativi del comune di Torino (laboratori, ludoteche, esperienze come Iter Istituzione Torinese per una Educazione Responsabile e altre esperienze educative comunali). La questione materne verrà risolta il prossimo anno con la restituzione delle scuole allo stato, che in effetti ne ha pertinenza. Come farà lo stato il prossimo anno a gestire quelle materne in più, non è purtroppo problema all'ordine del giorno.
 
All'ordine del giorno ci sono i diritti delle lavoratrici e quelli dei bambini. La futura prospettiva gestionale prevede mobilità, modifica dell'articolazione del lavoro, flessibilità fuori da ogni logica, utilizzo di personale parzialmente inidoneo in attività di supporto, regolamentazione dell'auto aggiornamento, nuove regole e modelli di servizio, gestione integrata del sistema con concessione di servizi e mobilità del personale nei vuoti di organico, modifica del servizio estivo (che quest'anno 2012 sarà DIMEZZATO), orari e organizzazione del lavoro, flessibilità oraria anche su due settimane, nuovi part time sospesi.
 
Ma all'ordine del giorno c'è anche il posto di lavoro. Con il nuovo decreto sul lavoro appena varato, lo smantellamento del servizio pubblico sarà più facile: l'esternalizzazione del personale tutt' ora impiegato nei nidi sarà la LORO soluzione.
 
La realtà infatti è che lo smantellamento del pubblico servizio, quello che non dà profitti ma qualità della vita, è in atto. Il comune esternalizzerà i 15 nidi tramite un bando pubblico di gara con il contributo delle fondazioni bancarie, probabilmente San Paolo e con ogni probabilità affidate in gestione ad alcune cooperative. Chiamparino (candidato presidente della Fondazione S.Paolo) ha ben lavorato negli anni. Fassino prosegue per questa strada. Le banche affondano i loro lunghi canini sui servizi alla persona. Se non si vendono più auto, da qualche parte dovranno pur mangiare!
 
Dobbiamo iniziare a rifiutare le logiche "del mettiamoci una pezza" come quelle dell'assessora di Sel. Questi sono solo modi ingannevoli e traditori che ci offuscano la vista del vero problema: il debito che ci vogliono far pagare, non è nostro.
 
Dobbiamo rifiutare le logiche del riciclaggio dei servizi pubblici alla persona tramite le banche. Le banche sono strozzine, non fanno nulla per nulla.
 
Dobbiamo ostacolare la logica della divisione tra lavoratori, siano questi del pubblico impiego, della cooperazione sociale o precari.
 
Dobbiamo rifiutare il ddl sul Lavoro appena approvato, che afferma la possibilità di licenziare i dipendenti pubblici e privati per motivi economici.
 
Vogliamo l'assunzione delle precarie, vogliamo lavorare in nidi che non ci cascano sulla testa, vogliamo gli arretrati del contratto bloccato, vogliamo una formazione di qualità, più denaro per la didattica, vogliamo un servizio pubblico prossimo alle persone.
 
Vogliamo l'unione di tutte le lavoratrici e i lavoratori, non siamo noi quelli che devono pagare il debito!
 

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