Statuto dell’Associazione di Solidarietà Internazionalista

 

ASSOCIAZIONE

  di SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALISTA

  (Affiliata al Centro di Cultura e Documentazione Popolare)

 

Prima parte

Principi Fondamentali

1.    L’Associazione di Solidarietà’ Internazionalista

Vuole essere anzitutto un’espressione di gemellaggio ideale con tutti i popoli oppressi.

2. L’Associazione di Solidarietà Internazionalista

Pratica la propria solidarietà morale e materiale perseguendo obiettivi di unione e fratellanza tra i popoli.

3.    L’Associazione di Solidarietà Internazionalista

Opera senza alcun fine di lucro, nell’osservanza delle regole democratiche sancite dalla Costituzione Italiana.

4.    L’Associazione di Solidarietà Internazionalista,

Nella consapevolezza dei propri limiti e potenzialità, fa proprio il concetto di solidarietà internazionalista, in altre parole: il sentirsi, volontariamente solidali e legati ad altri per una comunanza d’idee. Unione fra le persone delle classi popolari, al di là di nazionalità e culture differenti, per il raggiungimento degli obiettivi comuni, compresi nello sforzo di elevarsi sopra i valori individualisti e qualunquisti della civiltà dei consumi, per la giustizia sociale, l’emancipazione e l’uguaglianza.

5. L’Associazione di Solidarietà Internazionalista

Aderisce ad iniziative che a livello nazionale o internazionale, abbiano come fini la solidarietà fra i popoli e l’affermazione dei valori di libertà e democrazia sociale, contro ogni forma d’imperialismo e colonialismo; militare, economico o culturale, per la difesa della sovranità ed indipendenza di ciascun paese.

 

Seconda parte

Regolamenti

In materia di regolamenti interni circa il funzionamento dell’Associazione, fanno testo le vigenti regole dello Statuto del Centro di Cultura e Documentazione Popolare, ed esclusivamente a quelle si rimanda ogni questione.

 

 

                                 

 

Allegato

 

Riflessioni sulla solidarietà

 

Fino a poco tempo fa la solidarietà aveva un significato univoco, anche quando si esprimeva in forme diverse.

Oggi, il termine “solidarietà” si usa indiscriminatamente e tramite esso, molte volte si nascondono obiettivi molto distanti da ciò che realmente significa. Campagne pubblicitarie d’aziende commerciali mascherano con questa parola l’incremento delle proprie vendite, autentiche invasioni militari sono giustificate da intenti di solidarietà……e, a poco a poco, si è modificato il senso di ciò che significa

“essere solidale”.

  Questo non significa che dobbiamo collocarci in posizioni intransigenti, consideriamo necessario il compromesso e l’unità fra chi è onestamente  impegnato nell’ambito solidaristico, ma altrettanto necessaria la chiarezza, per ridare ala parola “solidarietà” il suo reale significato: l’essere solidale dividendo con altri le idee, i propositi, le responsabilità”.

 Una persona, un’organizzazione, è veramente solidale, nel senso più vero del termine, se volontariamente si sente legata ad altri per una comunanza d’idee, di propositi e di responsabilità, assumendo la causa di questi come propria.

 Da qui sorge il gran potenziale degli atti di solidarietà; non solo il popolo che la riceve ne ha un utile, ma anche chi la esercita eleva se stesso infrangendo le frontiere materiali e sub culturali imposte ai popoli da secoli di sottocultura determinata da società basate sul privilegio e sulla lotta competitiva, che elevano a comportamento “civile” la lotta animale per la sopravvivenza, mentre solo la solidarietà e la collaborazione sono presupposti inalienabili per un futuro dignitoso raggiungibile da tutti.

Da quanto detto appare l’indeterminatezza e la difficoltà di capire ciò che effettivamente s’intende oggi, quando ci si riferisce in modo semplice alla solidarietà. Essa, non è più nemmeno patrimonio esclusivo delle organizzazioni popolari. Oggi appaiono altri soggetti, altri strumenti, altre pratiche e contenuti che allargano il contesto nel quale, con frequenza si usa ed abusa del termine.  L’impegno solidaristico degli aiuti, oltre a prendere il sopravvento sull’aspetto politico, è utilizzato sempre più spesso come meccanismo di legittimazione d’interventi interessati. In questo modo si va distruggendo il contenuto reale della solidarietà concependola solo nella sua accezione economica, svilendone così il suo significato più grande ed elementare: fare solidarietà non significa più impegnarsi con una causa, né con una realtà differente che possa confrontarsi con la propria. In definitiva, si distrugge la maturità ed il potenziale innovatore in essa contenuto ed acquisito dal popolo che la esercita, in definitiva, il ritorno ai disvalori della sottocultura dominante che pone in antagonismo i popoli.

 Con i nuovi concetti di solidarietà le lotte per la giustizia, l’uguaglianza, migliori condizioni di vita, la rivendicazione di una realtà diversa, si dissolvono appiattendo ed omogeneizzando tutte le situazioni. Sotto questo nuovo aspetto, oggi si presenta come unico obiettivo della solidarietà l’intento di sopperire alle carenze alimentari. L’unico impegno sarebbe inviare cose “per che i bambini non soffrano la fame” o “per contenere le epidemie”. Dedicarsi esclusivamente a questo tipo d’azione, anche se meritevole (molto spesso strumentale), è molto distante da ciò che realmente implica la solidarietà.

 I cambiamenti di contenuti stanno sminuendo e svilendo le pratiche solidaristiche in modo che con questi nuovi concetti, la “solidarietà” l’esercita non chi desidera farlo e s’identifica con gli obiettivi del destinatario, ma chi detiene il denaro per poterlo fare. Da questo punto di vista il bilancio appare chiaro: a maggior capacità economica corrisponde una maggior “solidarietà”.

 Ponendo in pratica questo modello, gli organismi internazionali, i governi e le grandi istituzioni finanziarie eleggono i Paesi con i quali si farà solidarietà e si demanda a specialisti il compito di tradurre nella pratica l’aiuto stanziato.  Capovolgendo il senso della solidarietà, si arriva al punto di esigere alcune condizioni speciali per poter essere il destinatario dell’aiuto economico. Questa forma d’intervento pone i popoli destinatari sul terreno della competizione per la conquista della solidarietà. E’ facile indovinare che i paesi che dimostreranno un atteggiamento di maggior attenzione e adeguamento alle condizioni fissate dai donanti, avranno più sostanziosi aiuti!

 I termini della solidarietà sono dunque invertiti, oggi chi ottiene maggior “solidarietà” sono coloro che assumono come propri i valori dei donatori.

 Risulta evidente che l’esercizio di questo tipo di solidarietà neutra, apolitica, deideologicizzata, non è altro che la pratica interessata, di una politica al servizio del gran capitale e che sta permettendo ai governi e alle organizzazioni più potenti di determinare azioni ed interventi economici, ideologici e, sempre con maggior frequenza, militari. La necessità di soccorsi, per affrontare situazioni d’emergenza, è, in queste condizioni, la giustificazione idonea per legittimare gli interventi con qualunque mezzo e, come sempre più spesso avviene, perfino bombardamenti e uccisioni di massa sono giustificati con pretesti umanitari.

 Per completare il quadro di tutte le azioni intraprese per imporre i nuovi (dis)valori, è doveroso collocare nella giusta posizione il ruolo svolto dagli organi di informazione (leggi manipolazione) di massa, protesi nell’appoggio incondizionato ad ogni intervento, usando la più squallida ed evidente demagogia, sacrificando i fatti alle valutazioni e, se queste arrivano ad essere nettamente in contrapposizione con i primi, ebbene: tanto peggio per i fatti.