www.resistenze.org
- associazione e dintorni - ccdp - 22-01-14 - n. 482
Congresso Partito Comunista: Interventi Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Intervento del 19/01/2014
Compagni e compagne,
a nome del Centro di Cultura e Documentazione Popolare – resistenze.org porgo i saluti a questo Congresso con l'augurio e la convinzione che possa divenire uno dei più importanti nella storia del movimento comunista in Italia, nel quale si pongano le basi costitutive del Partito di classe del proletariato, di un partito autonomo, in continuità con le più valide esperienze del movimento operaio nazionale e internazionale, frutto di un percorso sviluppatesi anno dopo anno, esperienza dopo esperienza.
Le condizioni di duro attacco concentrico cui è sottoposta la classe lavoratrice nel nostro paese e a livello internazionale dai monopoli, dal padronato, accanto al peggioramento delle condizioni di vita e delle prospettive delle larghe masse popolari e giovanili; con le minacce sempre più profonde di guerra su larga scala, che si fanno sempre più concrete per il nostro paese con il rafforzamento della presenza statunitense nel nostro territorio e la sempre più accentuata natura militarista dell'Unione imperialista Europea, sono fattori che impongono agli elementi avanzati del proletariato, ai comunisti di diversa provenienza e esperienza, particolari responsabilità, su tutte quella di riorganizzare il Partito che storicamente, ideologicamente e politicamente esprime gli interessi della classe operaia e delle masse popolari, non solo per le rivendicazioni immediate, ma anche per il superamento del capitalismo con la rivoluzione socialista.
Occorre riorganizzarsi, in continuità con il filo rosso che passa dalla Rivoluzione d'Ottobre, dal Partito di Gramsci e di Secchia (due uomini d'azione) nella consapevolezza dei cambiamenti attuali e nella coscienza che primo fattore di un Partito Comunista è il suo orientamento politico-ideologico, senza il quale gli altri perdono ogni valore, fino a ridurre tutta l'organizzazione a un carrozzone elettorale.
Il Centro di Cultura e Documentazione Popolare da anni è impegnato nel lavoro di contro-informazione, difesa della memoria storica e divulgazione del processo di sviluppo del Movimento Comunista Internazionale, divulgando contributi e analisi volte a contrastare la deriva revisionista e la perdita della soggettività di classe e rivoluzionaria, supportando l'obiettivo della costruzione del Partito Comunista, dell'unità dei comunisti a livello nazionale e internazionale sulla base del marxismo-leninismo, arricchendo il dibattito teorico e recuperando, conservando e diffondendo numerosi testi classici e formativi del marxismo e del leninismo.
Particolare importanza a nostro parere è l'informazione sul Movimento Comunista Internazionale e sulla lotta ideologica e organizzativa portata avanti da un gruppo di Partiti, su tutti dai fratelli greci del KKE, approdati a Ottobre ad un livello superiore di unità internazionale con la costituzione della "Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d'Europa", che segna un'importante ripresa nel protagonismo e dinamismo del movimento rivoluzionario a livello internazionale.
La nostra volontà è stata fin dall'inizio quella di porre al centro del dibattito sulla "questione comunista in Italia" il marxismo-leninismo, la soggettività di classe e la prospettiva rivoluzionaria, stimolando costantemente la riflessione sulla necessità di dotarsi di una visione strategica-programmatica del socialismo, in grado di orientare la classe operaia, il proletariato e le masse popolari italiane nella lotta per un sistema economico-sociale superiore, per il socialismo-comunismo.
I Partiti Comunisti, più conseguenti, come quelli raggruppati intorno alla Rivista Comunista Internazionale e la "Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d'Europa", indicano la strada da percorrere.
La crisi del capitalismo mondiale mostra i limiti storici di questo sistema e che la necessità di un suo superamento non lascia spazio a soluzioni intermedie, riformiste e che in ultima analisi restano ingabbiate al suo interno.
Non siamo nel 1921 col vento in poppa della Rivoluzione d'Ottobre e il Biennio Rosso; il '900 si è chiuso col processo di ristrutturazione capitalista e il trionfo temporaneo della controrivoluzione, seminando sconcerto, disfattismo, smobilitazione e pessimismo nei comunisti, nel proletariato organizzato, nei movimenti popolari. Ma nessuna sconfitta ha mai fermato e mai potrà, il "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente".
Il problema non sono le masse, scusa utilizzata dai più per non far nulla, ma l'avanguardia, il cumulo di disfattismo, confusione, immobilismo, demoralizzazione che coloro che si considerano più coscienti trasmettono intorno a loro e i tradimenti e l'inadeguatezza della linea politica, strategica e organizzativa che allontana energie preziose dalla lotta gettando molti compagni nella passività individuale.
L'attualità del socialismo e del ruolo dei comunisti sta nella realtà quotidiana, non nel romanticismo e nostalgia del passato; ci siamo appena lasciati alle spalle una anno in cui le mobilitazioni dei lavoratori sono state numerose. Scioperi, picchetti, manifestazioni, tavoli di trattative. Dalla logistica, passando per la grande distribuzione, dai call center, al trasporto urbano fino al manifatturiero, non c'è stato settore che non abbia visto i lavoratori lottare - anche duramente - contro licenziamenti, delocalizzazioni, per uno stipendio dignitoso o per maggiori diritti.
Recentemente il giornale di Confindustria ha stilato un elenco delle vertenze (grandi e piccole) aperte nel nostro paese, sommando circa 120.000 lavoratori che sono in questi momenti coinvolti in tavoli di licenziamenti, contrazione dei salari e diritti ecc… l'unica opposizione è nelle fabbriche, nei posti di lavoro, nei campi, nelle scuole e università, nelle strade. Le proteste che si susseguono sono frammentarie, non coordinate e di natura difensiva; il malcontento diffuso nel paese richiede organizzazione e programma per opporsi all'attacco al tenore di vita e sui diritti sociali, economici e politici. Così come larghi strati del popolo lottano nella difesa delle loro terre come in Val di Susa, in Campania, a Niscemi ecc… contro gli scempi, gli espropri, l'inquinamento, la privazione e i soprusi del potere borghese e imperialista, scontrandosi con la repressione statale.
Tante famiglie popolari, giovani proletari sono senza casa, sfrattati o impiccati al mutuo. La sanità e la scuola sono diritti sempre più riservati a pochi, il benessere per i lavoratori è un miraggio come lo è per i giovani proletari avere un lavoro, ormai anche pur solo precario. Sempre più spesso avvengono tragedie familiari dovute a questo stato di cose. Sono evidenti i segni di decadenza culturale e morale del capitalismo: tossicomania, incomunicabilità, suicidi, criminalità, individualismo, egoismo, passività sociale, isolamento ed emarginazione, inondano sempre più la nostra società, influenzando e corrompendo in particolare le giovani generazioni.
Si accentua il distacco tra lo Stato e le masse popolari, con la degenerazione dei Partiti e politicanti borghesi, che ormai per interessi corporativi e per gli interessi del sistema imperialista, sfumano gli stessi contrasti di gestione del sistema solo per ritrovarsi nella mangiatoia dei finanziamenti e dei privilegi tratti dal sudore del popolo, con governi che in modo palese fungono da comitato d'affari della borghesia monopolista e uno Stato che si limita al compito repressivo-poliziesco mentre i centri decisionali si trovano negli ambienti del grande capitale e dell'alta finanza, nazionale ed estera.
L'attualità e la necessità del potere operaio-popolare nasce dalla concreta realtà così come il ruolo dei comunisti. Sta a noi esser capaci non di dare voce e rappresentanza come usano dire e neanche più fare gli opportunisti, ma di dirigere e organizzare seminando coscienza ad un vasto movimento di massa di cui i germi oggettivi ci sono tutti.
E' chiaro che l'unica alternativa è quella rivoluzionaria, ma non ci si può limitare ad essere propagandisti della rivoluzione. Chi abbandona la visione strategica, cade nel pragmatismo opportunista e si rassegna all'ordine borghese esistente. Chi non concepisce la tattica, limitandosi solo a proclamare i principi, rimane chiuso nello schematismo ideologico, nel settarismo, senza far avanzare le lotte con iniziative continue, basate sull'esperienza concreta dello scontro su obiettivi immediatamente percettibili.
In questo ricopre un ruolo fondamentale l'analisi sulla composizione di classe, le trasformazioni dei modelli produttivi, l'informatizzazione della catena produttiva per confutare le tesi che da decenni si diffondono e pretendono la fine della classe operaia. Occorre coerenza organizzativa del Partito con l'innalzamento del livello ideologico che si può ottenere attraverso una sistematica attività per far si che tutti i membri raggiungano una piena consapevolezza dei fini immediati del movimento rivoluzionario, una buona capacità di analisi marxista delle situazioni e capacità di orientamento politico.
In questi anni abbiamo vissuto il nostro lavoro non con spirito testimoniale, rituale e statico e, pur con certi limiti, iniziamo a vederne i frutti, in particolare nei tanti giovani compagni/e che nei nostri lavori hanno trovato un riferimento e una fonte per arricchire la propria coscienza e conoscenza, parte dei quali oggi condividono questo processo di costruzione del Partito Comunista.
Che la fiammella tenuta accesa in tutti questi anni possa dar vita all'incendio.
Congresso Partito Comunista: Interventi Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Intervento del 18/01/2014
In questi giorni, assistiamo all'inizio del processo d'aggregazione di forze collettive e individuali, di conoscenze e di esperienze che i compagni e le compagne qui presenti rappresentano in modo vivo e concreto, alla nascita di un Partito comunista
La presenza di un Partito comunista nel nostro Paese, di una forza politica e sociale che rappresenti coerentemente gli interessi del proletariato, è una necessità avvertita da tutti noi.
Storicamente, questo "piccolo gruppo compatto" è stato costretto a camminare lungo una strada difficile e sotto le imboscate dei suoi nemici che numerosi lo circondano da ogni parte.
Il più insidioso di questi è il revisionismo, il nemico mortale del marxismo, del metodo e del progetto di una società socialista.
Il nome stesso non ha immediatamente un'accezione negativa: revisionare significa rivedere, rinnovare... La natura stessa del marxismo è antidogmatica e scientifica, richiede una continua verifica nei fatti. Ma è sotto la forma di arricchimento teorico che il revisionismo riesce ad insinuarsi, per esempio considerando superata una singola tesi di Marx o un intero settore della sua ricerca se non addirittura l'intera opera, proponendo parziali varianti o il totale abbandono dell'analisi marxiana. Da questo punto di vista, il riformismo e l'opportunismo, come del resto il settarismo, sono figli del revisionismo.
Per contro, importanti arricchimenti teorici, come per esempio la lotta ideologica e politica compiuta da Lenin per una corretta visione delle controtendenze indotte dall'imperialismo, hanno costituito il fondamento per la vittoriosa rivoluzione russa, il lungo esperimento di una società socialista, la rivoluzione in Cina, le lotte di liberazione anticoloniali, ecc.
Questo Partito che nasce, allora deve essere un luogo in cui gli "interessi e la posizione del proletariato siano discussi indipendentemente da influenze borghesi", in cui non si facciano "prediche ai capitalisti e ai loro reggicoda sul modo di migliorare la situazione degli operai … ma organizzazione della lotta di classe del proletariato e direzione di questa lotta, il cui scopo finale è la conquista del potere politico da parte del proletariato e l'organizzazione della società socialista". [Lenin, Il nostro programma" 1899] Questo è stato ed è il compito di un Partito comunista.
L'epoca in cui viviamo è quella dell'imperialismo, la fase più alta (e ultima) del capitalismo, sistema che versa in profonda crisi economica di sovrapproduzione e di sovraccumulazione, la cui origine risiede nella contraddizione fondamentale tra capitale e lavoro. Crisi ciclica che accelera la concentrazione e centralizzazione, che porta alla nascita dei grandi colossi transnazionali e in cui l'esportazione di capitali supera quella delle merci). Da almeno cento anni, i cartelli, i monopoli dominano la scena economica mondiale, da un secolo "il capitalismo si è trasformato in imperialismo"
Cercare di nascondere ciò, generare confusione sul concetto di imperialismo semplicemente inteso sotto l'aspetto militare e politico, dimenticano l'essenza economica, il monopolio, ha come specifico compito quello di illudere le masse popolari sulla possibilità di una gestione virtuosa del capitalismo.
Nei paesi imperialisti, quindi anche in Italia, questo gioco è riuscito maggiormente nei periodi di espansione del capitalismo, quando le conseguenze delle crisi economiche sulla classe operaia sono attenuate dallo sviluppo e dalla rapina dei paesi più poveri. La grande borghesia ha avuto quindi buon gioco nel cooptare parte della classe operaia. Ma è insidioso anche durante le crisi economiche, quando settori della borghesia vengono assorbiti dal proletariato contribuendone all'inquinamento ideologico.
Prosperano e si diffondono in questo modo le idee opportuniste che sfociano nel parlamentarismo, nella menzogna della gestione buona e "di sinistra" di questo sistema economico di produzione, che, occorre sempre tenerlo a mente, ha come fine ultimo il profitto e come prassi lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Questi elementi, che costituiscono il "genoma" del capitalismo, non ne consentono una sua riforma. Ogni proposito di correzione o abbellimento è destinato ad abortire sotto la spinta delle leggi dell'accumulazione capitalista. Le conseguenze per una forza comunista che si allontani da questa concezione sono politicamente devastanti, in termini di legittimità e credibilità agli occhi delle masse che intende rappresentare.
Come ci insegnano Marx ed Engels nel Manifesto, "I comunisti lottano per raggiungere gli scopi e gli interessi immediati della classe operaia, ma nel movimento presente rappresentano in pari tempo l'avvenire del movimento stesso" e aggiungono che il partito "non cessa nemmeno un istante di sviluppare fra gli operai una coscienza quanto più è possibile chiara dell'antagonismo e dell'inimicizia esistenti fra borghesia e proletariato".
In altri termini, la tattica (politica) deve sottostare alla strategia (socialismo).
In Italia, come in altri paesi della fascia mediterranea dell'UE, questo sottostare della tattica alla strategia, è un compito difficile ma imprescindibile. Per un partito, soprattutto se comunista, evitare le illusioni che all'interno dei limiti del capitalismo, ci sia lo spazio per fare i reali interessi della classe lavoratrice equivale a seminare fiducia e consapevolezza nei propri mezzi, significa corazzare le menti e le coscienze proletarie contro il delirio borghese sul migliore dei mondi possibili, significa porre le basi per la crescita di un Partito sano e combattivo.
Queste lusinghe borghesi stanno cedendo il passo alle necessità della fase economica che stiamo attraversando.
Gli ultimi vent'anni sono stati per l'Italia, anni di stagnazione. L'attuale periodo è quello a più bassa crescita dal dopoguerra. Nonostante la quantità e qualità dei fattori produttivi, la forza lavoro addestrata e istruita, massima potenzialità e flessibilità dei mezzi produttivi, innovazioni tecnico-scientifiche continue, enorme sviluppo comunicazioni materiali e immateriali, l'Italia è un paese fermo, con produzioni mature.
In questo quadro di produzioni mature e di mercati saturi, già all'inizio degli anni 1980, come l'automobilistico [1 auto per 1,6 abitanti] immobiliare [32 milioni appartamenti per 24 milioni di famiglie], elettrodomestici, ecc., in Italia si effettua una profonda ristrutturazione produttiva insieme al processo di integrazione europea (Sme, 1979) che porterà all'euro.
Sono anni di forti attacchi ai salari e di massicce privatizzazioni dell'apparato produttivo pubblico (IRI, Finsider, Banche, Telecom, Autostrade, ecc)
Alla fine, l'Italia esce ridimensionata nei settori in cui negli anni 1970 era forte (elettronica, chimica, farmaceutica, nucleare, meccanica e metallurgia). La fine dell'impresa pubblica significa distruzione mezzi produttivi, zero investimenti, svendita degli impianti. Iniziano gli anni del Made in Italy, l'affermazione delle PMI e dei distretti industriali, una caratteristica italiana.
In questo declino produttivo, cala il risparmio generato dal lavoro reale a favore dei guadagni derivanti da finanza e rendita immobiliare.
L'Italia della ristrutturazione degli anni 1980 fa parte delle economie del mediterraneo a più basso valore aggiunto, contro quelle del centro e nord europa forti nella chimica e telecomunicazioni. L'Italia perde più degli altri quote di mercato. Il tasso di crescita medio del valore aggiunto scende dal 6% del ventennio 50-70 a 0 di oggi.
Il processo del ciclo capitalista (investimenti per battere concorrenza-aumento capitale costante- compressione salari- calo saggio di profitto-chiusura impianti-concentrazioni, investimenti e così via) produce concentrazione e calo saggio di profitto. Il saggio di profitto delle principali società italiane negli ultimi 10 anni è sintomatico: il terziario realizza incrementi notevoli passando da 12 a 17%, l'industria invece scende da 7,2 a 4,8% (-34%). Ecco perché oggi c'è un massiccio trasferimento di capitali dall'industria al terziario (pubblico e delle professioni) vedi l'importanza della direttiva UE Bolkestein
Insomma, l'integrazione e l'apertura ai grandi mercati è affrontata dall'Italia con poche grandi aziende, fuori dal ciclo delle nuove tecnologie. Questa debolezza si traduce in una discesa di grado nella "piramide imperialista", cioè in quel sistema imperialista internazionale che vede al vertice un pugno di stati che dominano sugli altri e "con" gli altri.
E' importante su questo punto evitare confusioni: la nostra borghesia nazionale non è vittima di quella tedesca, o francese o inglese, ecc. ma sua complice della creazione di una unità imperialista interstatale (UE), il cui scopo è di servire gli interessi dei monopoli, abbassando ulteriormente il costo del lavoro per rilanciare i profitti.
E' evidente che il perdurare della crisi economica, unita all'imposizione di misure che deprimono ulteriormente le condizioni di vita delle classi subalterne rendono sempre meno credibile la favola opportunista e riformista. Essi, gli opportunisti, spargono oggi più che mai il loro veleno, il narcolettico della classe operaia. Dalle varie teorie antiscientifiche della decrescita compatibile (compatibile con il capitalismo) fino alla sopravvalutazione dello scontro diretto, militare, all'estetica del gesto di ribellione, al misurare l'entità dello scontro con il numero dei cassonetti bruciati, ecc.
L'impossibilità del capitalismo di garantire giustizia economica e sociale deve invece incoraggiare lo studio e la riscoperta, l'arricchimento del vero marxismo. Il Partito è lo strumento e l'attore necessario poiché "Educando il partito operaio, il marxismo educa una avanguardia del proletariato, capace di prendere il potere e di condurre tutto il popolo al socialismo, capace di dirigere e di organizzare il nuovo regime, d'essere il maestro, il dirigente, il capo di tutti i lavoratori, di tutti gli sfruttati, nell'organizzazione della loro vita sociale senza la borghesia e contro la borghesia." [Lenin, Stato e rivoluzione 1917]
Ma difendere un Partito comunista, in particolare uno in costruzione, dal revisionismo vuol dire anche sacrificare i numeri per la qualità, vuol dire porsi delle regole per l'adesione e rispettarle, vuol dire dare spazio al dibattito, ad un vero centralismo democratico, vuol dire avere il coraggio dell'autocritica e pressare la crescita culturale dei militanti.
Un forte stimolo in questo senso arriva dal sapere collettivo dei Partiti comunisti rimasti coerenti, in particolare dal Partito Comunista di Grecia che per meriti propri ma anche per la storia particolare della Grecia ha dimostrato di essere un argine alle derive revisioniste e un modello per i partiti fratelli.
In conclusione, porgendo i nostri migliori auguri a questo PC che nasce, concedetemi di ringraziare i compagni e le compagne che dimostrano apprezzamento e stima per il lavoro che come Centro-resistenze.org portiamo avanti da anni. I materiali sono a vostra disposizione, il nostro auspicio e che nelle vostre e nostre mani si tramutino in uno strumento utile a trasformare la teoria in pratica.
|
|
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
|