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COLLETTIVO
COMUNISTA ALTO CANAVESE "CHE GUEVARA"
Associazione
politico/culturale
Fraz. Spineto 329 - 10081
Castellamonte
Tel.0124 581457 - FAX 0124 501448 - e.mail: garin2000@libero.
it
PER UN PROGETTO COMUNISTA
Il Collettivo "Che Guevara" è
una piccola aggregazione di compagni/e che, dal 94, nella pochezza delle
forze, in un territorio specifico come il Canavese, ha cercato di
frenare l'uscita dalla politica di molti comunisti delusi
dalla deriva istituzionale a destra, dalla omologazione al Sistema sia
dell'area ex PCI e CGIL, che di molte aggregazioni politiche
a suo tempo antagoniste.
Sentiamo comunque oggi il
Collettivo inadeguato in una fase politica che impone una
decisa e radicale svolta a tutta la residuale area comunista nel nostro
paese. La rifondazione della teoria e della prassi deve passare per una
progettualità che superi le deboli risposte dei comunisti
all'attuale egemonia neoliberista, a partire dai dis/valori dominanti il
sociale oggi. I comunisti devono andare oltre le "scadenze"
che impone l'attacco del capitale al salario, ai diritti sociali e, sul
piano internazionale, alle diversità comunitarie e ambientali. E' una
guerra sociale che tende ad azzerare non solo l'identità e la memoria
comunista ma persino il concetto borghese dei diritti individuali.
E' palese ormai che gli ennesimi partitini, peraltro
istituzionalisti, e il sindacalismo di base, debole e diviso, non
presentano strutture e progettualità adeguate al
livello dello scontro.
E' la forza politica, organizzativa, nel
sociale, a dare senso ad una presenza nelle
istituzioni, mai viceversa E' sconvolgente rilevare che, di fronte ad
una crisi sociale devastante, soltanto la destra politica, dalla
Lega al neofascismo radicale, ha lavorato in
profondo, dentro, a livello popolare, per darsi una base politica e
sociale adeguata.
I
comunisti non sono più presenti nel sociale, là fuori !!
Le pubblicazioni
sono per lo più diffuse all'interno della stessa area. La prassi
politica, dalla raccolta firme alle campagne varie, non ha
nessuna progettualità che superi la risposta formale, lo scadenzismo
talvolta. I centri sociali, a parte la deriva istituzionale di alcuni,
oscillano dalla quotidianità alternativa (concerti-happening) alla
ritualità del corteo duro (quanto blindato, ormai, dalla
repressione).
Più la crisi economica
cresce e potrebbe portare ad una grossa crisi
polico-sociale (con esiti che, in assenza di prospettive rivoluzionarie,
non potrebbe che avere soluzioni ancora più reazionarie e tragiche per
le classi sociali subalterne) e più la sedicente sinistra istituzionale
si illude di poter risolvere senza spinta-forza sociale problemi immensi
(disoccupazione, degrado sociale, ambiente) con il miraggio del governo.
Il "governo" oggi non può risolvere problemi che si pongono a livello
globale ed è ridotto all' adattare il sistema nazionale o locale a
quello globale, attraverso "consensualizzazione", controllo e
repressione delle masse, un magma sociale segnato da
sfruttamento intensivo e flessibile, da esclusione e marginalità, da
working poors e immigrati.
Dalle materie prime e petrolio, ai
prodotti agricoli e alle nuove tecnologie, dalla finanza egemonizzata
dal dollaro, alla dittatura dei media e valori culturali del sistema
capitalista, il vero governo mondiale,
guida e indirizzo, risiede negli oligopoli transnazionali con
sede in USA ( dei quali un presidente è solo
espressione) e che dirigono FMI, Banca Mondiale, OCSE e
WTO.
La nuova organizzazione del capitale con il corollario di
flessibilità, disoccupazione crescenti, precarietà del vivere di milioni
di persone, le mutazioni del produrre/consumare e quindi del
ruolo della classe lavoratrice, impongono ai comunisti un
adeguamento di analisi, una ridefinizione di intervento, qui e ora, in questo sociale.
Il Sistema
trabocca di contraddizioni, economiche, politiche e sociali. Una
spia della crisi è l'aumento dell'astensionismo
che però non corrisponde ad estraneità/antagonismo
al Capitalismo, ai valori, spazi e tempi determinati dal
Neoliberismo, dal feticcio del Denaro/Merce. In massima parte
l'astensionista delle metropoli imperialiste è uno dei milioni di
produttori /consumatori, integrati/disintegrati, che tutti i giorni nel
suo ruolo sociale concreto, è assolutamente un "replicante" sistemico.
Solo una minoranza ha coscienza, di classe, del suo sfruttamento ed
emarginazione in una una società narcotizzata, lobotomizzata
dai Media. Contro l' egemonia di USA e compari, il
Superdollaro, la lobby finanziaria che svilisce ed affama miliardi di
persone, contro la distruzione dell'ambiente, delle comunità umane "non
compatibili", basta un
voto ?
D'altro canto il Capitalismo, dopo aver colonizzato
l'intero pianeta, ridotto ogni bene (persino il corpo umano)
a merce e costretto il lavoratore (sempre meno pagato) ad
appendice marginale delle macchine, nel trionfo della
finanziarizzazione, dell'immateriale "produzione" di denaro, non si
sente sicuro, ha paura
delle contraddizioni esplosive che ha creato.
Le crisi del 1871 e del 1929 sono
spettri materializzabili anche oggi. I disastri finanziari di qualche
anno fa, rattoppati alla meglio,
potrebbero presentarsi a livello globale. Il
petrolio, monopolizzato dall'Occidente, con riserve in diminuzione e
domanda in crescita, potrebbe essere una delle tante cause di
deflagrazione della crisi. Sicchè mai come adesso si assiste ad una
concentrazione di potere repressivo: dal ruolo NATO/USA nel mondo, al
ruolo egemone dei Carabinieri in Italia. Sparisce lo "stato sociale"
e si afferma la "tolleranza zero" ....
Di
fronte a una crisi che pone in gioco il futuro della stessa
Umanità, i marxisti non possono lasciare al
fondamentalismo religioso ed al rinascente nazifascismo la sfida al
totalitarismo neoliberale, forma attuale del capitalismo. Mai come in
questa fase possono essere l'alternativa all'apocalisse. Socialismo o
Barbarie.
Andando a parziale sintesi: senza utopie
intellettuali di zone autonome dal capitale, senza consolazioni
religiose di società solidali, senza illusioni di scorciatoie
insurrezionali ma neanche di tappe istituzionali, quale strategia
rivoluzionaria per i comunisti ?
Alcune ipotesi da verificare e
sviluppare nel dibattito fra compagni/e.
**Produzione/riproduzione
sociale, lavoro/natura/consumo, integrazione/repressione: spazi e tempi
dello sfruttamento capitalista non si concentrano più in fabbrica e
quartiere, ma è l'intero territorio megametropolitano con le sue appendici di industria agricola,
turismo, vie comunicative, aree residenziali e residuo ambiente
naturale. E in questo "delirio" metropolitano riproporre adeguate forme
di mutualità, cooperazione, autodifesa sociale, una cultura
altra, una forza sociale autorganizzata, antagonista alla
dominante. Dalla Rete all'Autorganizzazione nel sociale (es. Centri
stampa/documentazione, Collegi di tutela giuridica,
Cooperazione produttiva e di consumo)
**Cade in questa
fase la distinzione fra azione politica e azione sindacale,
fra lo specifico locale ed il generale complessivo: ha provveduto il
capitale nella sua forma onnipervasiva ad operare la sintesi
dei livelli diversi del vivere sociale: ad ogni modifica del produrre
corrisponde un assetto sociale conseguente. Tutto é politica
!! Il
corpo sociale é infatti dominato da forme innovate di lavoro coatto,
flessibile, a basso salario, mentre la mercificazione di ogni funzione
umana, impone la costosa dipendenza da nuovi consumi imposti.
**Per
il comunismo: dall'autorganizzazione di base all'organizzazione
rivoluzionaria (i riferimenti storici sono soviet e partito) ma con la
necessità (vedi errori passati) di mantenere sempre i due
livelli, a garanzia del rapporto individuo/comunità/stato. Se il dominio
del Capitale è a livello mondiale, è necessaria la
cooperazione reale fra organizzazioni comuniste a livello
internazionale.
**Conoscenza e coscienza : un processo oggi
estremamente difficile nella melassa di comunicazione sistemica che
previene, anticipa, distorce, la percezione stessa del reale. La stessa
essenza della progettualità comunista, teoria e prassi, viene deviata e
resa inoffensiva. Centrale è il dotarsi di una rete comunicativa autonoma,
comunicazione
orizzontale in assoluta controtendenza all'attuale verticalizzazione
.Riprendere la prassi dell'intervento uomo su uomo, oltre che antropologicamente ed eticamente corretto,
è l'unico strumento non colonizzato dai media.
Una ipotesi da ridefinire con sintesi progressive
di intervento e inchiesta, analisi e progetto.
Ricordando che essere comunisti è una scelta esistenziale non facile che
impone una coerenza etica tra il pensiero e l'azione.
18 novembre
2000