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FORUM di BELGRADO  per un mondo di eguali

Sesto anniversario dell’aggressione della NATO alla Repubblica Federale di Jugoslavia

 

Il 24 marzo 1999, sono  6 anni dall’inizio dell’aggressione NATO alla Repubblica Federale di Jugoslavia.

Durante questa aggressione, che è durata 78 giorni, migliaia sono state le vittime, un gran numero sono state ferite e rese invalide permanentemente.

La rete stradale e ferroviaria è stata distrutta, altrettanto un gran numero di fabbriche,  di scuole, d’ospedali, d’installazioni petrolchimiche, di monumenti e siti culturali.

Il danno diretto è stato stimato in 100 miliardi di dollari americani.

Intere regioni della Serbia e in particolar modo, il Kosovo sono stati inquinati a causa dell’uso dell’uranio impoverito.

Le conseguenze per la popolazione e soprattutto per i nuovi nati si manifestano in orrende malformazioni che si acutizzeranno con il passare del tempo.

L’aggressione della NATO contro la R. F. di Jugoslavia rappresenta un colpo senza precedenti all’ordine giudiziario internazionale, ai principi delle relazioni internazionali e alla carta delle Nazioni Unite.

 

A seguito delle motivazione e delle sue conseguenze , questa aggressione rappresenta l’avvenimento globale il più importante dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Si è trattato di una guerra contro l’Europa, le cui conseguenze si iniziano solo ora a intravedere

Questa aggressione contro la Jugoslavia ha lastricato la strada per l’utilizzo unilaterale della forza nelle relazioni internazionali ed ai successivi attacchi all’Afghanistan ed  all’Iraq, e permane nell’aria la domanda : chi sarà il successivo ???

Durante questa aggressione una stretta alleanza tra la NATO e l’organizzazione terroristica, chiamata armata di liberazione del Kosovo (UCK) è stata consolidata.

Le conseguenze di questa alleanza si manifestano tuttora attraverso la continuazione del terrorismo contro la popolazione serba ed ogni altra popolazione non albanese in Kossovo e Metohija , attraverso la distruzione dei monumenti della cultura cristiana e continua la pulizia etnica contro i serbi ed ogni altra popolazione non albanese.

La dimostrazione più evidente di tutto quanto sopra sono gli avvenimenti accaduti dal 17 al 19 marzo 2004, quando i terroristi albanesi hanno cacciato molte migliaia di serbi dalle proprie case e distrutto altre 35 chiese e monasteri serbi risalenti al medio evo.

Le conseguenze di questa aggressione sono multiple :

mantenimento dei collegamenti e di cellule dormienti di Al Qaeda nei Balcani;

l’impossibilità a tutt’oggi del rientro in Kosovo di 250.000 tra serbi e altre minoranze non albanesi, che sono stati cacciati dopo l’arrivo dell’UNMIK e della KFOR;

nemmeno uno di 150 , tra chiese e monasteri che sono stati distrutti, dal 10 giugno 1999 è stato ricostruito, e tutto ciò malgrado le promesse fatte.

La tesi della frustrazione degli albanesi del Kosovo è inventata e imposta con l’obiettivo di giustificare tutto quello che è successo e di promuovere il piano di separazione del Kosovo e Metohija dalla Serbia , con il fine ultimo di creare la grande Albania a scapito della Serbia, del Montenegro, della Macedonia e della Grecia.

Gli albanesi del Kosovo non sono frustrati, poiché questa tesi è rilanciata per facilitare la realizzazione di piani per cambiare frontiere internazionalmente riconosciute nei Balcani.

Perché nessuno parla mai delle frustrazioni dei serbi, in particolare di quelli del Kosovo e Metohia  e delle frustrazioni dei 250 mila rifugiati che non possono tornare alle loro case ? Sono tutti indifferenti nei confronti di tutto ciò ?

I Balcani, la Serbia e il Montenegro necessitano di pace, di stabilità e di sviluppo.

Tutto ciò è possibile solo nel rispetto delle frontiere esistenti.

Prima del preteso status finale del Kosovo e Metohija si deve assicurare il ritorno in questa regione della Serbia del sud dei 250.000 serbi cacciati dopo il 10 giugno 1999.


Forum di Belgrado, Per un mondo di uguali



Attacchi ai civili

 

Durante l’aggressione NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia dal 24 marzo al 10 giugno 1999, l’aviazione della NATO ha effettuato numerosi attacchi , bombardando civili e obiettivi non militari.

Molti bambini sono periti durante questi attacchi, e anche sono morti molti malati ricoverati negli ospedali, dei viaggiatori, molte persone nelle strade, ai mercati, nelle colonne dei profughi.

Ospedali sono stati distrutti , abitazioni, scuole, ponti, chiese, monasteri.

Questi attacchi sono stati cinicamente caratterizzati dagli ufficiali della NATO come danni collaterali, benché si trattasse di attacchi il cui obiettivo era di distruggere il morale della popolazione con l’intimidazione intenzionale.

Ecco alcuni esempi di bombardamenti in cui le vittime sono stati i civili :

 

4 aprile : Stazione di riscaldamento urbano a Belgrado (un morto)

12 aprile : Il treno viaggiatori nella gola di Grdelica (20 morti)

14 aprile : una colonna di profughi in Kossovo (73 morti)

23 aprile : la sede della Radio-Televisione di Serbia (16morti)

1 maggio : un ponte in Kossovo (39 morti)

3 maggio : un bus nei pressi del villaggio Savine Vode in Kossovo (17 morti)

7 maggio : la città di Nish (17 morti)

8 maggio : un ponte a Nish (2morti)

13 maggio : un campo profughi in Kosovo (tra 48e 97 morti)

19 e 21 maggio : la prigione Durava nel Kosovo (23 morti)

30 maggio : il ponte nella città di Varvarin sul fiume Morava, durante una festa religiosa (10 morti tra i quali una liceale Sanja Milenkovic un prete della locale chiesa)

 

Non è che un piccolo numero delle vittime civili dell’aggressione NATO.

Come esseri umani e come popolo, noi abbiamo un obbligo morale di rendere omaggio a queste vittime e a tutte le altre vittime dell’aggressione.

In questa lunga lista di vittime menzioniamo la piccola Milica Rakic, una bimba di 2 anni della periferia di Belgrado, così come le piccole vittime della bombardamento della sezione infantile dell’ospedale Misovic a Belgrado e molti altri.

Citiamo anche le migliaia e migliaia di feriti che sono ancora tra noi, sovente senza il minimo necessario per la sopravvivenza.

 

Forum di Belgrado, Per un mondo di uguali

 

A cura di Forum Belgrado,Italia

(Traduz. Di I. Vaglio, FBIt)