di Vladislav Jovanović…
1. La questione Kosovo e Metohija è nelle mira delle politiche della comunità
internazionale di parte occidentale, ormai per la quarta volta negli ultimi
venti cinque anni. Il loro obiettivo storico è quello di separare questa zona
dalla Serbia.
Questo obiettivo fu dichiarato per la prima volta dopo le dimostrazioni
separatiste albanesi nel 1981, quando alla Serbia era “suggerito” di accettare
il Kosovo come la settima repubblica nella federazione.
Quest’obiettivo è stato ritentato per la seconda volta, durante il processo di
secessione di Slovenia e Croazia, mediante le pressioni perchè agli Albanesi
del Kosmet fosse riconosciuto il diritto all’autodeterminazione che veniva
concesso agli altri popoli, cioè alle repubbliche della RFSY.
Per la terza volta, prima e nel corso dell'aggressione militare sulla RFJ, con
il supporto aperto al terrorismo albanese separatista, si era svelato
l'obiettivo militare principale degli USA e degli altri paesi leader della
NATO, nei confronti della Serbia. Tale obiettivo non è stato abbandonato
neanche dopo la cessazione dell'aggressione ed è continuato, con un aspetto
diverso, sotto l'amministrazione provvisoria dell'ONU in Kosmet.
Ora il Kosmet si trova nuovamente al
centro delle attenzioni di quegli stessi poteri politici che finora si sono
dichiarati alleati o sponsor del separatismo degli Albanesi del Kosmet. Sotto
la veste di una soluzione immediata dello status definitivo del Kosmet, la
Serbia e la sua opinione pubblica sono esposti all'offensiva sincronizzata
della politica e delle lobby per la concessione dell'indipendenza al Kosmet. Le
trombe di Gerico da varie direzioni della parte occidentale della comunità
internazionale, sempre con più zelo e con tono apocalittico avvertono la Serbia
che il suo rifiuto all'indipendenza della regione le porterebbe problemi e
danni. Nelle pressioni sulla Serbia, USA, UE e NATO, sono unite, mentre gli USA
tengono la bacchetta di comando, perché i suoi interessi strategici rispetto
alla Serbia e ai Balcani sono in sintonia con la promessa data agli Albanesi,
prima e durante l'aggressione, che sarebbero stati aiutati nella loro lotta per
la secessione dalla Serbia.
2. Il rifiuto senza nessun confronto, per le idee, proposte e progetti sulle
soluzioni nella Regione, contro l'autonomia territoriale dei Serbi in Kosmet,
dimostra l'importanza della secessione come obiettivo unico dei leaders
albanesi e degli strateghi occidentali. Mentre gli Albanesi di Kosmet vengono sostenuti
per il diritto dell’autodeterminazione e indipendenza, ai Serbi in Croazia è
negato il più minimale diritto dell'autodeterminazione anche solo come
autonomia regionale. Ai Serbi e Croati in Bosnia ed Erzegovina, agli Albanesi
in Macedonia, il diritto all'autodeterminazione è proibito e impedito. Il
principio d’immutabilità delle cosiddette frontiere dai tempi di
"AVNOJ", proclamato e imposto dalle forze occidentali nell'inizio
della crisi jugoslava nei primi anni novanta, è relativizzato per quanto
concerne la Serbia; questo rappresenta una enorme ed evidente contraddizione
con le promesse di amicizia e alleanza con le quali stanno provando a
convincerci.
3. Per via del loro sempre più aperto sostegno alla secessione permanente del
Kosmet dalla Serbia, i leaders politici occidentali, nelle loro dichiarazioni
ed inviti per l'integrazione dell'unione statale di Serbia e Montenegro nella
UE e Partnertariato per la Pace, evitano scrupolosamente e chiaramente di
dichiararsi sull'integrità territoriale della Serbia, rendendo così chiare loro
attese che la Serbia, come risultato dello stato finale di un Kosovo
indipendente, diventerebbe ancora più piccola. La vicinanza della prospettiva
d'integrazione con la UE è utilizzata come distrazione dell'attenzione dell'opinione
pubblica e dell’élite politica, dal tema del sempre più veloce processo
d’indipendenza del Kosovo, lasciando intravedere presunti vantaggi che la
Serbia, una volta liberatasi dal peso del Kosmet, ne trarrebbe per il suo
sviluppo futuro. La Serbia è l'unico stato candidato per l'UE, da cui è atteso
e richiesto di disintegrarsi per potersi integrare nell'Unione europea.
4. Oltre al Tribunale dell’Aia e della politica del bastone e della carota, il
condizionamento per l'entrata nell'UE attraverso l’accettazione della perdita
del Kosmet, rappresenta un'ulteriore conferma del trattamento disuguale verso
la Serbia rispetto agli altri stati balcanici e dell'ex Europa dell'Est. Alla
Serbia si vuole imprimere l'impronta del più gran colpevole per la creazione e
lo sviluppo della crisi jugoslava, ed in questo è compresa la colpa per la
"misericordiosa" aggressione della NATO. Viene considerata uno stato
sconfitto che dovrebbe adempiere a delle condizioni particolari per poter
entrare nell'Europa integrata.
5. Con l'aiuto di organizzazioni non-governative sponsorizzate ed altri
esponenti “umanitari”, si effettuano giganteschi sforzi affinché la nostra
opinione pubblica e dirigenza politica accettino questo trattamento da
subordinati ed inferiori; come una
conseguenza logica ed inevitabile della politica che aveva già anticipato il 5
Ottobre ( ndt: data del colpo di stato di Belgrado e assalto al Parlamento
federale). Questo trattamento da inferiori e subordinati, sistematicamente
oscura ed evita le questioni fondamentali della sovranità nazionale e
dell’integrità territoriale della Serbia, dal centro dell’attenzione; ed
insieme con l’avvicinamento dei negoziati sullo status del Kosmet, l’entrata
nel Partnertariato per la Pace e
l’ottenimento degli standard richiesti, innesca altri problemi
pericolosamente.
6. Gli inni continui all'Unione europea, che è imposto con forza da parte del
nuovo potere politico, hanno il compito di modificare le priorità degli
obiettivi dello stato. Si ribadisce continuamente che l'entrata della SM (
SerbiaMontenegro ) nell'UE, sia il nostro interesse statale principale, mentre
la conservazione dell'integrità territoriale della Serbia è messa nei gradini
più bassi delle priorità.
A patto che rimaniamo pazienti, l'élite
governativa odierna tiene il pubblico nell'ipnosi delle attese con le quali la
magica entrata nell'UE ci toglierebbe da tutti i nostri guai.
7. Nell'ombra dell'iperbole sull'importanza dell'entrata nell UE, sono
rilasciate molte altre bollicine nell’ aria con lo scopo della preparazione
dell'opinione pubblica in Serbia per una perdita del Kosovo in due tappe. Vari
centri analitici occidentali tendenzialmente non favorevoli alla nostra causa,
leaders politici, ONG e forum tematici premono e insistono con la promozione
dell'idea sull'indipendenza di questa regione storicamente serba, in maniera
insolente ed aperta, o sotto il foglio di fico dell'indipendenza
"condizionata", "posticipata" o "controllata".
Nel contempo si assicurano da un qualche effetto boomerang, sottolineando che i
Serbi in BeH e gli Albanesi in Macedonia non saranno “abilitati” ad utilizzare
il brevetto delle trasformazioni di una regione nella forma di uno stato
indipendente. L'UE con il suo progetto del protettorato, si aggiunge agli
sforzi per l'allontanamento definitivo del Kosmet dalla Serbia. Sono frequenti
le considerazioni ambigue e contraddittorie sulla soluzione europea per il
Kosovo, dove questo comprende la prospettiva di una sua integrazione autonoma
nell'UE. L’odierno doppio binario, concesso alla Serbia e al Montenegro, che
porta lungo la strada dell'ottenimento del binario separato per l'entrata
nell'UE, rappresenta un modello già sperimentato per un avviamento separato del
Kosmet verso l’UE.
8. Non sempre però le bollicine nell’aria sono sufficienti per volgere
l'opinione pubblica della Serbia contro i propri interessi, costringendola
all'amputazione volontaria della sua regione del sud; per questo nel percorso di questa processo sono stati ingaggiati i simpatizzanti locali, ufficiali
e non.
Prendendo Dayton come modello, si propone una conferenza internazionale su tema
del Kosovo;
si propone sottovoce che all’Unione europea venga affidato l'attuale
protettorato dell'ONU su Kosmet;
si preannuncia drammaticamente che Kosmet potrebbe avere già l'indipendenza nel 2005, e per questo
si sollecita apertamente la divisione di Kosmet, per evitare altri drammi;
si ipotizza un modello di concessione di un territorio allo scopo dello
sviluppo dello stesso;
si sottolinea che soltanto l'indipendenza sia inaccettabile, ma non una
soluzione che sta in mezzo tra autonomia e indipendenza.
9. Tutto ciò è stato realizzato al fine di rendere inutilizzabile la
risoluzione ONU del CS Nr. 1244, con una sua sostituzione de facto, con la
politica degli standards prima dello status, e l’appropriazione dell'autorità
del CS ( Consiglio di Sicurezza) ONU da parte delle altre istanze
internazionali (UE oppure, le conferenze tematiche su Kosovo, o altro). Nel
contempo si perora che il conflitto tra l'immutabilità dei confini
internazionali e l'autodeterminazione della popolazione maggioritaria in
Kosmet, sia risolto a scapito dell’integrità della Serbia. La politica dei
doppi criteri, che è stata apertamente applicata nei confronti della Serbia e
dei Serbi, sin dall'inizio della crisi jugoslava, è apertamente preannunciata
anche in riguardo del futuro del Kosovo. La Dichiarazione ONU, risoluzione
1244, la Dichiarazione di Parigi dell’OCSE ed altri documenti vincolanti
politici internazionali e relativi strumenti giuridici, sono ignorati con
arroganza e sul suolo della nuova Europa è pianificato lo squartamento di uno
dei suoi stati più antichi. Quello che è permesso alla minoranza albanese, di
realizzare cioè un nuovo stato albanese sul suolo della Serbia, non è concesso
ai Serbi in Bosnia, ai Kurdi in Turchia,Iraq ed Iran, agli Albanesi in
Macedonia, ai Russi nei paesi baltici e in Ucraina, nella Transnistria in
Moldavia, agli Armeni in Nagorno Karabah, in Azerbaijan, agli Abkhasi ed Osseti
in Georgia, Kashmir in India e Pakistan, agli Ungheresi in Romania e
Slovacchia, ai Baschi e Catalani in Spagna, Corsi in Francia, Scozzesi in Gran
Bretagna, ecc. Si crede che creando un tale precedente storico in Serbia, ma
isolandolo ermeticamente nei confronti del resto del mondo, sarà possibile
evitare le conseguenze fatali dell'effetto domino sugli altri stati
multietnici.
10. Lo scenario del riconoscimento ufficiale del terrorismo politico, conferma
in modo eclatante che l'aggressione NATO sulla RFJ non era causata dai motivi umanitari,
com’era affermato blandamente, ma dal sostegno aperto al separatismo albanese,
per questo il Kosmet, alla fine dell'aggressione è stato strappato con forza
alla Serbia e sistematicamente allontanato senza riguardo, dal suo ordine
costituzionale. Come sono stati il primo partecipante e realizzatore
dell'aggressione sulla RFJ, gli USA sono rimasti il fattore decisivo nel Kosmet
per tutto il periodo, dall'instaurazione dell'amministrazione transitoria
dell'ONU. Tutti gli amministratori finora, da Kouchner fino a Petersen,
realizzano soltanto la volontà politica e gli obiettivi strategici degli USA in
questa parte cruciale dei Balcani. Questo spiega come la prassi del nostro
attuale governo sia sbagliata e rappresenta una mera perdita di tempo prezioso,
nei negoziati sui problemi fondamentali del Kosmet con partners di secondo
grado, rispetto ad un dialogo diretto con i Stati Uniti.
11. Nonostante il fracasso crescente sull'indipendenza del Kosovo come la
soluzione migliore, il vero obiettivo degli USA e dei loro alleati occidentali
non è l'indipendenza di questa regione, ma un suo ruolo come terzo membro
nell'attuale unione statale di SeM, che è stata creata per cedere un posto
anche al Kosovo nel vicino futuro. L'indipendenza è soltanto l'obiettivo negoziato
pubblicamente per ottenere un obiettivo sintonizzato agli interessi
dell'occidente. Quest’obiettivo ideale eliminerebbe il pericolo della creazione
di un precedente, a cui le minoranze nazionali compattamente popolate in altri
stati si sarebbero potuto rifare, particolarmente nei paesi vicini. Siccome per
la realizzazione di tale obiettivo è necessaria l'accettazione da parte della
Serbia, l'intera strategia dell'occidente relativa al Kosmet, è concentrata a
costringere tale accettazione da parte della Serbia. Sono state messe in moto
tutte le forze: la propaganda sugli effetti del libero mercato, l'esca di
un'entrata più veloce di Serbia e Montenegro, o della sola Serbia, nelle
integrazioni euroatlantiche; compensi finanziari; l’evidenziamento delle
problematiche per la Serbia, nel caso di una situazione con un eventuale
reintegrazione del Kosmet nel suo ordine costitutivo; il sostegno a tutti i
livelli dei sostenitori e fautori di questo obiettivo, sia nelle istituzioni
pubbliche, che per le ONG schierate su questa ipotesi, ecc. Nel caso la Serbia non fosse cooperativa, in riserva
sono sempre pronte le “solite” misure di pressione.
12. La minaccia per una eventuale Serbia non-collaborativa non è prevista in
questo momento, ma è preparata seriamente dietro le quinte. Consiste nel
programmato disarmo morale della Serbia, che si conseguirà nell'occasione della
pronuncia di condanna del Tribunale d’Aia, prevista verso metà del 2006, nei
confronti dell’ex-Presidente Slobodan Milošević e contro la Serbia, per
presunto genocidio nel corso delle guerre in Bosnia Erzegovina e Croazia. La
coincidenza di questa condanna con la scadenza di durata dell'unione statale
SeM e la risoluzione dello status definitivo del Kosmet, priverebbero
ulteriormente la Serbia di un diritto morale sul Kosmet, e darebbe agli
Albanesi un argomento ulteriore per non rimanere in uno stato criminale come la
Serbia. La conferma che la coincidenza temporale di questi eventi non siaun
ipotesi, ma un dato effettivo, si trova nel fatto che Madelyn Allbright nel
corso dell’aggressione NATO dichiarò in TV che "la pulizia etnica
massiccia degli Albanesi" priva la Serbia del diritto di tenere
ulteriormente il Kosmet sotto la propria giurisdizione. Non è un caso che la
signora Allbright si stia affacciando nuovamente nelle discussioni pubbliche
relative alla soluzione dello status del Kosmet.
13. Occorre confrontare tutte queste manovre e mosse cospirative contro la
presenza della Serbia in Kosmet, in maniera decisa e senza compromessi, con la
nostra carta più forte di tutte, ma sufficiente: con il nostro certificato
storico sul Kosovo. Questo certificato di sovranità si basa sul significato
storico e spirituale del Kosovo per il popolo serbo e il suo stato, e sugli
inconfutabili ed incontestabili riconoscimenti internazionali che esso è parte
integrale ed inseparabile della Serbia (Accordo di Londra del 1913, Accordo di
pace di Versailles del 1920, Accordo di Parigi sulla pace del 1947, Atto finale
a Helsinki del 1975, le considerazione della commissione arbitrale di Badinter
e le decisioni UE del 1991 e 1992, risoluzione CS ONU 1244). Finché difenderemo
senza riluttanza il diritto mediante questo certificato di sovranità,
nessuno potrà con alcun argomento strappare
il Kosmet dalla Serbia. La separazione violenta e la proclamazione di uno stato
indipendente del Kosovo rappresenterebbe una mera rapina, della quale nessuno
della comunità internazionale accetterebbe nei suoi confronti, dato che
conducono le politiche di difesa dei propri interessi.
14. Ai fautori della disintegrazione della Serbia non sta bene la risoluzione
CS 1244, nella quale, si riconosce alla RFJ la sua sovranità sul Kosovo, nonché
il CS ONU come luogo dove si deciderà sul futuro status del Kosmet. Consapevoli
che la Serbia nel CS ONU è protetta, per via del diritto di veto della Russia e
Cina, se non c’è un nostro accordo di perdere la regione, i fautori della
disintegrazione cercano di scavalcare
il CS ONU, proponendo una conferenza tematica internazionale sul Kosmet,
proponendo Dayton come modello, oppure di spostare l'autorità decisionale alla
UE, che terrebbe il Kosmet sotto un proprio protettorato finché questo non
"scivolasse" nella UE, parallelamente con la Serbia. L'interesse
prioritario della Serbia è di opporsi categoricamente a questi tentativi.
L'atteggiamento di alcune nostre personalità pubbliche che si sono unite a
questi tentativi, merita disprezzo e condanna. Il filo conduttore nella
strategia della Serbia deve essere il rifiuto della secessione del Kosmet dalla
Serbia in qualsiasi forma. L'indipendenza del Kosovo è una montatura, non è il
vero obiettivo e non dobbiamo caderci sopra. L'opposizione soltanto
all'indipendenza, comprende l'apertura per tutto ciò sia meno di questa
richiesta, e non consiste soltanto nella rimanenza del Kosmet nella Serbia, ma
anche la sua rimanenza nell'ambito dell'unione statale, ma fuori della Serbia.
16. L'opposizione all'indipendenza del Kosmet non basta per due ragioni: a)
l'indipendenza è solo un'obiettivo virtuale per facilitare la realizzazione
dell'obiettivo primario: concessione dello status di repubblica con avallo di
Serbia; b) opporsi all'indipendenza
senza il nostro esigere, senza compromessi, il rispetto dell'entità statale di
Serbia, preclude che tutto che sia meno di indipendenza diventa accettabile per
noi, Repubblica del Kosovo come status di terzo membro dell'unione statale,
inclusa.
17. Lo stesso vale per l'affermazione e lo slogan: "meno di un
indipendenza, più di un autonomia", dato che lascia in mezzo la possibilità
che noi potremo essere anche contenti con un Kosovo come repubblica nell'ambito
dell'unione statale. Questo slogan, perciò, dovrebbe essere aggiunto con le
parole "…nella Serbia". Senza di tutto questo la Serbia si espone
alle nuove sempre più intense pressioni per rinunciare al Kosmet.
18. La priorità prima e più grande è il mantenimento dell'integrità
territoriale della Serbia. Tutte le altre priorità sono secondarie, e se
necessario, dovrebbero essere messe sull'elenco delle attività da fare più tardi.
Nel caso l'interesse statale più importante fosse l'entrata nell'UE, prima del
riconoscimento della sovranità della Serbia su tutto il suo territorio statale,
questo porterebbe alla sicura perdita del Kosmet, dato che l'integrazione di
questa regione nell'UE sarebbe effettuata in maniera separata.
19. Tutti gli altri negoziati con UE e NATO riguardo ai processi di entrata
nell'UE e Partnertariato per la Pace, debbono essere immediatamente subordinati
all’abbandono delle piattaforme ambigue di queste organizzazioni nei confronti
della sovranità della Serbia sul Kosmet. Potrà essere accettabile soltanto una
loro presa di posizione che Kosmet sia parte integrale di Serbia. Riguardo alla
nostra entrata in queste organizzazioni possiamo discutere soltanto con le
medesime condizioni di tutti gli altri paesi che sono entrati nella UE: con la
nostra integrità territoriale totale. Non possiamo accettare una disuguaglianza
da loro, anche a prezzo di un rinvio “sine die” di una nostra integrazione
nell'UE.
20. La tesi che per la Serbia fosse più importante del destino del suo popolo
in Kosmet, i diritti formali dello stato, tesi propagandata da parte
dell’International Crisis Group ( ndt: ICG di G. Soros) e, purtroppo, da parte
di alcuni alti funzionari governativi, ribalta la questione del Kosmet con la
testa in giù: perché gli interessi nazionali sono curati mediante l'agire dello
stato ed il suo potere, e non con la riduzione e rinuncia del potere sovrano.
La tragedia del popolo serbo in Kosmet sotto governo straniero negli ultimi sei
anni, è una drammatica conferma e un ammonimento.
21. Invece di sintonizzarsi con gli orologi dei vari sponsor americani ed
europei del separatismo albanese, le
cui caratteristiche pubbliche sono apertamente antiserbe, la Serbia deve agire
sulla base di un proprio sviluppato e argomentato programma:
Primo, ricordando che gli Albanesi rappresentano la maggioranza nella Regione,
mentre sono la minoranza nel totale della Serbia; essi non possono avere più
diritti all'autodeterminazione interna dei Serbi locali, la proposta attuale di
decentralizzazione deve essere unita con l'approfondimento delle richieste di
autonomia vasta, che la risoluzione 1244 prevede per gli Albanesi del Kosmet,
ma anche per i Serbi del Kosmet nei confronti degli Albanesi nella Regione.
Secondo, invece di seguire il nuovo pericoloso approccio "gli standard
prima dello status", il governo della Serbia deve appellarsi alla
risoluzione 1244 con più forza, siccome questa protegge i Serbi nel Kosmet e
garantisce la sovranità della Serbia sopra la Regione, nonché di convincere la
KFOR a dichiararsi riguardo il ritorno del numero previsto, dei nostri soldati
e poliziotti nel Kosmet.
Siccome lo spiegamento di nostri soldati e poliziotti lungo la frontiera
internazionale verso Albania e Macedonia avrebbe un significato simbolico e
psicologico non irrilevante per i Serbi locali, bisogna opporsi agli inizi dei
negoziati sul futuro status del Kosovo prima dell'adempimento di tutti gli
obblighi derivanti dalla risoluzione 1244, incluso il ritorno di un contingente
limitato del nostro esercito e polizia in Kosmet.
Terzo, riguardo lo slogan "più di un autonomia, meno di un
indipendenza", bisogna al più presto trasformarlo in una proposta estesa e
ben argomentata sui contenuti dei livelli massimi di autonomia ammissibili. Il
contenuto potrebbe essere costituito degli elementi dalle varie soluzioni
d’avanguardia per le minoranze popolate compattamente (Piano Z-4 per i Serbi
nella Krajina di Knin, Sud Tirol, Isole di Alano, repubbliche autonome in
Russia), mentre si potrebbe arricchire con i nuovi elementi, mediante i quali
la regione autonoma del Kosmet sarebbe quasi uno stato, però priva dei diritti
di sovranità e senza personalità giuridica internazionale.
22. Il Parlamento della Serbia deve al più presto adottare un emendamento della
Costituzione con il quale è proibita l'alienazione di una qualsiasi parte del
territorio statale della Serbia, in nessuna condizione e che ogni azione
opposta rappresenta un atto di tradimento dello Stato.
23. Con le suddette misure la Serbia uscirebbe da una posizione passiva ed
eviterebbe di trovarsi nella situazione dell'atto compiuto. Evitando così la
drammatica offerta: prendere o lasciare. Invece di dover dichiararsi sulla
futura soluzione per Kosmet, che favorirebbe
l'usurpazione ed ignorerebbe il diritto internazionale, metterebbe gli
altri nella situazione di dichiararsi su una Risoluzione basata sul Diritto
Internazionale ed il nostro certificato di sovranità storico. La
proposta: insistere sul certificato della sovranità e rifiuto di perdere il
Kosmet;
l'opposizione a qualsiasi nuova risoluzione del CS ONU, che andrebbe a
peggiorare la 1244, nonché
ai tentativi di trasferimento di autorità dal CS ONU all'UE o a una nuova
conferenza di Dayton, più una
propria proposta articolata sulla soluzione dello status finale del Kosmet
dentro Serbia. Tutto questo
può impedire la perdita del Kosovo Metohija.
Scenario opposto: una presa di posizione incompleta riguardo il futuro del
Kosmet, più l'assuefazione con l'idea di un Kosmet indipendente o Repubblica
del Kosovo, più l’attesa delle proposte di soluzioni preparate dagli sponsor
del separatismo albanese - porterà alla perdita del Kosovo Metohija per sempre,
senza diritto di rivendicazione nel futuro.
Tocca all’attuale governo scegliere la strada giusta.
Belgrado, 23. aprile 2005.
(Esposizione tematica durante l'Assemblea annuale del Forum di Belgrado
per un Mondo di Eguali, tenuta nella Facoltà di Giurisprudenza a Belgrado)
V. Jovanovic, ex Ministro degli Esteri della Repubblica Federale Jugoslava e
attuale Presidente del Beogradski Forum.
Traduzione di D. Kovacevic A cura del Forum di Belgrado Italia