www.resistenze.org - associazione e dintorni - forum di belgrado - italia - 11-06-07
Kosovo: NO all’indipendenza
Abbiamo lanciato il Manifesto Appello per i popoli del Kosovo Metohija, non certo per prevenire o impedire (concezioni presuntuose, quando si tratta di politiche ed equilibri internazionali) il passaggio ormai delineatosi, di un’imposizione dell’indipendenza e della secessione del Kosovo dalla Repubblica Serba.
Gli obiettivi sono fondamentalmente due:
il primo è denunciare e cercare di portare l’attenzione dei mass media e delle forze progressiste su scenari di nuove violenze e di guerre nei Balcani, a poche centinaia di chilometri dai nostri confini;
il secondo è contribuire ad un impegno per la verità; verità e giustizia per i popoli del Kosmet perché senza verità non vi può essere alcuna giustizia.
- “Kosovo, polveriera in attesa di libertà”, La Stampa
- “Kosovo, orlo di una nuova tragedia”, Repubblica
- “Kosovo, bomba ad orologeria”, Repubblica
- “Kosovo, stato mafie “, Limes
- “Buco nero, stato mafia “, Gen. Mini, Limes
- “Kosovo, scenari di guerra”, M. Fanti
- “Pristina, capitale delle mafie”, Aitala R., Magistrato consulente UE
- “Il dramma del Kosovo”, Repubblica
- “Kosovo, polveriera pronta per esplodere”, Corriere della Sera
- “Indipendenza Kosovo, una bomba”, Le Monde Diplomatique
- “Italia, apprendista stregone in Kosovo”, Il Manifesto
…e così via. Questi i titoli dei maggiori giornali italiani negli ultimi mesi, a proposito della provincia serba del Kosovo. Senza citare la quasi totalità delle maggiori testate internazionali; questo, mentre si avvia alla conclusione in queste settimane al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la decisione per lo Status definitivo della provincia.
Alcuni dati e cifre della situazione del Kosovo per capire la realtà
( con fonti esclusivamente ONU, OSCE, KFOR, UNMIK, Media Internazionali)
- 300.000 militari della Nato e KFOR avvicendatisi in otto anni (oggi 17.000), di cui 150 morti più i deceduti per uranio impoverito (circa 50 italiani), per un costo di 1,6 miliardi di dollari l’anno.
- dei 461.000 abitanti non albanesi (su 1.378.980) che popolavano la provincia serba, oggi sono rimasti circa 100.000 (di cui la stragrande maggioranza concentrata nell’area di Mitrovica, nel nord; i profughi sono circa 300.000 scappati dalle pulizie etniche.
- dei 55.000 (su 125.000 abitanti) serbi, rom e altri che vivevano fino al 1999 nel capoluogo Pristina, oggi ne sono rimasti 42 (di cui 11 bambini); assediati e rinchiusi in un palazzo.
- 80 % di disoccupazione.
- scoperti mediamente 2 luoghi al mese, sedi di traffico di droga, armi, donne, organi.
- attività produttive completamente inesistenti.
- agricoltura ridotta del 60% (una volta vini, frutta, ortaggi andavano in tutta la Jugoslavia).
- tutte le miniere ferme o chiuse.
- l’economia “sommersa” però determina il 96% (!) di importazioni e il 4% di esportazioni, quella che si definisce un economia …”drogata”.
- 148 chiese, monasteri, luoghi sacri ortodossi, distrutti, devastati o bruciati.
- 140.000 case (di serbi, rom e altre minoranze) bruciate, altre decine di migliaia occupate ed espropriate.
- nel solo 2006: 186 attentati contro serbi e rom (1 ogni 48 ore).
- secondo fonti della Kfor, vi sono attualmente in circolazione o depositate nel Kosovo, almeno 400.000 armi di vario tipo, bombe, mine, ecc. (La Stampa 06/05).
- l’ONU ha denunciato che l’82% dei finanziamenti dati al parlamento di Pristina, risulta speso per BMW, Mercedes, cellulari satellitari, uffici privati. In otto anni sono stati versati 3 miliardi di euro (di cui 2 dalla UE).
- la mortalità infantile è del 3,5 %, la più alta d’Europa.
- 2.500 serbi rapiti e/o assassinati (di cui 1953 civili) dalla pulizia etnica dell’UCK; più 361 albanesi jugoslavisti e centinaia di rom, considerati collaborazionisti.
- tutti i Diritti fondamentali dell’Uomo, sanciti dalla Carta dell’ONU sono totalmente negati alle minoranze non albanesi rimaste: diritto al lavoro, alla casa, studio, sanità, diritti sociali, acqua, luce, riscaldamento; diritti civili, religiosi, politici. Nessuno di questi è oggi praticabile o garantito.
- la popolazione non albanese rimasta, scampata dalla pulizia etnica vive attualmente in “enclavi”, aree circoscritte assediate e sorvegliate dai militari Kfor; una vera e propria vita nell’apartheid. Campi di concentramento a cielo aperto, una vergogna dell’Europa.
- i 13 Diritti fondamentali dei Bambini, sanciti dalla Convenzione ONU del 1989, sono TUTTI negati alle minoranze non albanesi del Kosovo.
- scienziati e Fondazioni ambientaliste internazionali hanno denunciato il territorio del Kosovo come il più uranizzato d’Europa.
- Camp Bondsteel: 1000 acri di terra confiscati fino al 2099, la più grande base americana dai tempi del Vietnam, può ospitare fino a 50000 persone; all’interno 25 chilometri di strade, 300 edifici, 14 chilometri di barriere in cemento e terra, 84 chilometri di filo spinato, 11 torrette di controllo. Nel suo perimetro esterno sono compresi 320 chilometri di strade e 75 ponti. Tutto questo per difendere la democrazia?
In questa situazione l’ex mediatore ONU Athisaari ha consegnato al Consiglio di Sicurezza ONU, un rapporto che arriva alla conclusione (su pressioni di USA e Germania, con l’Italia di supporto) che nel Kosovo … ESISTONO Standard minimi di democrazia e sicurezza, per poter concedere l’indipendenza.
Prima domanda che dovrebbe essere posta: per cosa è stata fatta la guerra del 1999?
Il Generale Mini (ex-comandante Nato nel Kosovo), ha dichiarato che se verrà data l’indipendenza al Kosovo significherà che erano false le motivazioni che portarono all’intervento del 1999.
Seconda domanda: perché lanciare questo appello e perché in Italia?
Perché il Kosovo non è solo un problema della Serbia e analizziamone i motivi.
Le ripercussioni della concessione dell’indipendenza al Kosovo avranno conseguenze per la Serbia, per l’Europa e per l’Italia.
Per la Serbia ovviamente con la violazione della legalità e del diritto internazionale verso uno Stato sovrano, imponendogli la perdita del 13 % del suo territorio e violentando la sua indipendenza.
Per l’Europa in quanto si produrrà una destabilizzazione a domino, non solo nei Balcani (Macedonia, Montenegro, Bosnia, Grecia, regioni del Presevo, del Sangiaccato e delle Kraijne), ma a livello europeo: nell’area ex-sovietica Ossezia, Abkhazia, i Russi perseguitati nelle Repubbliche Baltiche e Transnistria; Paesi Baschi in Spagna, Curdi in Turchia, Corsi e Bretoni in Francia; Nord-Irlandesi e Scozzesi in Gran Bretagna, perché non potranno pretendere ed avere il diritto alla secessione e all’indipendenza?
Ma in questi tempi di campagne legate all’immigrazione e alla cosiddetta “sicurezza”, come si può pensare che gli 850.000 cosiddetti “profughi” kosovaro-albanesi (o Albanesi dichiaratisi Kosovari per convenienza), ospitati nei vari paesi europei compresa l’Italia, e per i quali sono già pronti i piani per il rimpatrio nel nuovo stato del Kosovo indipendente, non sceglieranno la clandestinità e la precarietà in occidente piuttosto che la cittadinanza legalizzata in un paese come sopra descritto?
Per quanto riguarda l’Italia (che ha un governo che sostiene l’indipendenza); è e sarà anche un nostro problema per tre motivi fondamentali:
- militare, essendo presenti nel Kosovo 2500 nostri soldati, se si verificheranno nuove conflittualità tra le parti, cosa faranno e da che parte si schiereranno?
- politico: qual è il ruolo della politica internazionale del nostro paese? E’ in continuità storica con l’essere sudditi ai voleri e agli interessi della Nato e dell’imperialismo Usa, oppure intende avere un nuovo ruolo di ricerca per soluzioni di pace e negoziali dei conflitti?
- economico: i costi delle missioni militari hanno diretta influenza sulle condizioni di vita dei lavoratori; perché sostenere le spese militari comporta tagliare lo Stato sociale, salari, pensioni, servizi.
Cosa è realistico e possibile fare nel nostro paese per non essere complici di un ennesimo atto d’ingiustizia e illegalità internazionale, nelle istituzioni, nei movimenti di lotta per la pace contro la guerra, nelle istanze politiche e nella società civile?
La proposta è impegnarsi a portare avanti in tutte le istanze politiche, istituzionali e sociali le richieste per:
- un’impostazione del negoziato tra le parti, strettamente fondato sulle norme e il Diritto Internazionale.
- il rispetto e l’applicazione della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e della Dichiarazione di Parigi dell’OSCE.
- il diritto al ritorno e alla riacquisizione dei propri beni e proprietà, degli oltre 300.000 profughi e rifugiati di tutte le etnie scappati dal 1999 ad oggi.Con l’impegno alla garanzia della loro vita, della sicurezza, dei Diritti umani, civili, politici e religiosi.
- i risultati del negoziato per lo Status definitivo della provincia siano ispirati e fondati sul rispetto e gli interessi legittimi e storici, di tutte le componenti etniche che da sempre hanno abitato quelle terre, in modo paritario e reciproco.
- siano considerati inalienabili l’inviolabilità delle frontiere e l’integrità territoriale, come rispetto della sovranità nazionale della Serbia, Stato facente parte a pieno titolo delle Nazioni Unite.
- l’obiettivo finale deve essere il ripristino di una situazione di multietnicità, multiculturalità e multireligiosità.
- l’impegno a richiedere al Governo e alle istituzioni locali di non riconoscere o instaurare relazioni diplomatiche con un’entità estranea ai principi del Diritto Internazionale e della Carta dell’Onu, quale sarebbe uno Stato indipendente del Kosovo.
Accanto a questo devono procedere progettualità di solidarietà concreta con i popoli oppressi del Kosovo; come Associazione SOS Yugoslavia già da tempo lavoriamo ad una serie di piccoli ma concreti Progetti denominati “Progetto SOS Kosovo Metohija”, con alcune realtà kosovare: Associazione profughi di Pec a Kragujevac; Associazione Sclerosi Multipla del Kosmet; Enclavi di Gorazdevac, Orahovac, Associazione Srecna Porodica; Vedove di guerra e progetto Figli dei rapiti del Kosovo. Anche su questo chiediamo atti concreti per aiutarci, per aiutarli.
31 maggio 2007
Enrico Vigna, Portavoce del Forum Belgrado Italia