www.resistenze.org - associazione e dintorni - nuovi partigiani della pace - 27-07-05

Il 27 luglio ci ha lasciato il compagno Giorgio Caralli “Piccolo” di Occhieppo Inferiore (BI),
uno dei compagni fondatori dei
“Nuovi Partigiani della Pace”.



Dopo una tenace lotta e resistenza col male che da alcuni anni lo aveva aggredito, alle 6 del 27 luglio all’età di 76 anni, il compagno, il partigiano, il comunista Caralli è mancato.
Raro e prezioso esempio di coerenza, militanza e umanità, ha vissuto e riempito la sua vita, in ogni frangente delle sue scelte politiche con dignità, coraggio e determinazione.
Una vita spesa sempre a testa alta, sempre dalla parte degli oppressi, dei lavoratori, degli antifascisti.

Dopo l’assassinio del fratello Adriano nel ’44, medaglia al valore della Resistenza, come primo caduto partigiano del biellese, a soli 15 anni (da qui il suo nome di battaglia “Piccolo”) si unisce alle formazioni partigiane “Garibaldi”della sua zona, guidate da Walter Fillak comandante comunista amato e continuamente ricordato da Caralli come esempio di coraggio e decisione (sarà impiccato dai nazifascisti) e sotto la direzione del suo commissario politico, il compagno Pietro Secchia, a cui Giorgio resterà perennemente legato sia politicamente che umanamente. Come diceva lui, scherzandoci su, con due esempi di lotta e di vita così, si poteva trarre un solo insegnamento per se stessi…lottare, lottare e continuare a lottare…

Arrestato dai fascisti evita la fucilazione grazie ad un bombardamento che, casualmente colpisce anche il carcere di Biella dove era rinchiuso e riesce a fuggire; scampa ancora casualmente alla morte una seconda volta, quando, mentre era assente, il suo comando viene attaccato e sterminato a Lace di Donato, in seguito ad un rastrellamento e ad una soffiata di un informatore.

Lace di Donato, 25 aprile 2005

Nel dopoguerra è per molti anni segretario del PCI della sezione di Occhieppo Inferiore, come operaio tessile guida le lotte contro chiusure e licenziamenti della sua fabbrica e di quelle del settore nel biellese. Per tutti gli anni ’50 e ’60 partecipa attivamente al dibattito politico interno al PCI, a stretto contatto politico e umano con Pietro Secchia; alla fine degli anni ’60 lascia il Partito criticandone le derive revisioniste e socialdemocratiche. Per tutti gli anni ’70 è in prima fila con i giovani e i lavoratori nelle lotte operaie, sociali e nella lotta antifascista; nel 1980 viene arrestato nell’ambito delle indagini sulla lotta armata, per appartenenza alla colonna biellese delle Brigate Rosse, anche in questo frangente Caralli non sfugge alle sue responsabilità e pur con spirito autocritico per alcuni aspetti politici, si assume in pieno la responsabilità delle sue scelte. Dopo 5 anni di carcere ritorna nella sua terra dove la sua gente, i lavoratori, i partigiani, i compagni di base, che mai lo hanno lasciato moralmente solo e continuamente con mille piccoli gesti gli sono stati accanto ( …a differenza di molti “burocrati”) lo riaccolgono tra le loro fila.

E sarà proprio sulla spinta di tutti costoro, del suo popolo, che negli anni ’90, verrà riammesso nell’ANPI, da cui era stato allontanato ufficialmente, e grazie ai compagni partigiani che lo pretendono nei ranghi di quell’associazione di cui era stato uno dei fondatori e a cui resterà attivo militante fino alla fine, nella battaglia per la difesa della causa antifascista e di libertà.
Così avviene anche per il Sindacato, dove su pressioni e spinte dei lavoratori e dei pensionati, che lo stimano e lo conoscono in ogni più piccola frazione da decenni, assume l’incarico per la sua zona per lo SPI CGIL e della Camera del Lavoro di Mongrando (BI), a cui dedicherà una militanza quotidiana, come sempre con passione, abnegazione e il suo inseparabile sorriso pieno della profonda onestà e umanità che lo caratterizzavano.

Nel 2004 all’interno dell’impegno contro la guerra e la lotta per la pace, e per la difesa della memoria storica contro il revisionismo storico e politico(a fianco dell’ANPI), dilaganti anche a “sinistra”, è con nostro grande onore, tra i fondatori, con altri partigiani, intellettuali, sindacalisti, semplici militanti, del movimento “Nuovi Partigiani della Pace”. Anche in questo caso Giorgio non ebbe dubbi o tentennamenti e disse semplicemente: “ …se può essere utile alla causa dei lavoratori, dell’antifascimo, dei popoli, io ci sono e ci sarò sempre….

Questo era Giorgio Caralli,
da ogni battaglia e passaggio della sua vita, anche i più duri e complicati, ne è sempre uscito a testa alta, sempre con dignità, sempre con coerenza e stima rinnovata di chi aveva la fortuna di essergli intorno e con lui lottava. Sempre completamente disinteressato a “funzioni”, “carriere”, “privilegi o tornaconto” personali.
Al contrario sempre disponibile a fare la “sua parte”, a non chiedere ma a dare perché la lotta per la giustizia sociale, per la verità, per la libertà di tutti, potessero fare anche solo un piccolo passo in avanti.

Chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo, sa che di queste righe neanche una è velata di retorica (che Caralli non sopportava), solitamente elargita a chi ci lascia, per affetti personali comprensibili o piccole meschinità di chi ha la coscienza poco pulita.
Giorgio non era un santo, non era un “buon uomo”, non è stato immune da errori o contraddizioni (proprie di chiunque agisce o fa scelte e non sta alla finestra a guardare), che lui stesso rimarcava, spesso esagerando anche.

Caralli era semplicemente ma pienamente un militante e un uomo giusto, coerente, leale, era nel suo profondo semplicemente e sempre, prima di tutto un partigiano, un vero comunista, che aveva prima di tutto un obiettivo: quello della causa del movimento operaio e comunista; per questo egli era anche uno di quei compagni “scomodi”, non legati a cordate, logiche, apparentamenti opportunistici, non gestibili o usabili a seconda delle stagioni politiche.
Questo lo possiamo serenamente ma fortemente affermare ora, alla luce del suo vissuto, soprattutto per come è stato vissuto.

La sua umanità nel porsi sempre alla pari con chiunque, senza mai porsi al di sopra di alcuno, gli facilitava il modo di relazionarsi con la gente, soprattutto con i giovani, in cui lasciava sempre semi di simpatia, di sintonie e condivisione, perché lo sentivano “uno di loro”; queste sono doti rare nel lavoro politico, anche per questo quando compagni così ci lasciano i vuoti non si possono facilmente riempire.

Ricordiamo quando abbiamo organizzato la visita al monumento di Lace come NPP e l’ANPI, portando su 60 ragazzi di una scuola, con i professori preoccupati per il timore del disinteresse e dell’indifferenza alle testimonianze che sarebbero state portate, e invece (il video che abbiamo prodotto, ne è prova) per oltre un'ora Caralli con le sue parole semplici, le sue battute sdrammatizzanti, che seguivano racconti di orrore o tragici, con la sua umanità di semplice testimone, che mai veniva soppiantata dal sentirsi “il protagonista, pur essendolo di fatto, è riuscito a tenere alto l'interesse, tanto che per oltre un'ora quei ragazzi sono stati in silenzio, attenti, curiosi e sicuramente se ne sono andati un po’ più ricchi,…di storia e di umanità.

Ad Aprile di quest’anno abbiamo organizzato a Torino un riuscito convegno nazionale sulla figura di Pietro Secchia, in questi anni sempre presente e spesso da Giorgio citato nelle discussioni, nelle valutazioni sugli avvenimenti. Ricordiamo bene una luce di soddisfazione, di orgoglio negli occhi di Giorgio: Secchia che con Fillak, avevano accompagnato i vari passaggi della sua vita di militante, e che era “non casualmente” messo in soffitta un po’ da tutti, ritrovava un posto di primo piano nel panorama storico e politico con un convegno pubblico e la partecipazione di partigiani e intellettuali che si rendevano disponibili a tornare a riflettere sulle varie dinamiche del movimento operaio e comunista, nei suoi limiti e nelle sue vittorie.

Quel convegno è stato anche un riconoscimento alle battaglie e alla coerenza di compagni come Caralli, che quel giorno alla fine dei lavori ci abbracciò commosso dicendo in piemontese: “… Dio bono ragazzi, che cosa abbiamo fatto, chi l’avrebbe mai immaginato di riempire una sala per Vineis (nome di battaglia del Secchia) dopo trent'anni… che bel lavoro che abbiamo fatto, bravi…”.
Ma in realtà senza la sua figura, la sua storia e la sua spinta noi forse non l’avremmo mai fatto.

Questo era il nostro Giorgio Caralli e quando diciamo nostro intendiamo di chiunque lotti per il lavoro, per la libertà, per la giustizia sociale, per il comunismo; e nel suo intervento, pensiamo ci siano tutte le caratteristiche politiche e personali che fin qui abbiamo cercato di descrivere.







CIAO GIORGIO,
grazie per quello che ci hai dato, insegnato, trasmesso, noi ce la metteremo tutta per cercare di continuare a fare la nostra parte sul sentiero comune che abbiamo percorso insieme in tutti questi anni, chissà se saremo all’altezza come tu hai dimostrato di essere.
Il tuo ricordo, il tuo patrimonio politico e morale saranno con noi giorno per giorno, e sia quando faremo qualcosa di positivo che quando subiremo una sconfitta, sappiamo che tu sarai sempre al nostro fianco, uniti e solidali come è stato finora.
Ma una cosa non ci potrà mai lasciare comunque e che ci portiamo con noi…il tuo semplice, grande umano SORRISO.


Enrico Vigna, portavoce dei “Nuovi Partigiani della Pace”