www.resistenze.org - associazione e dintorni - nuovi partigiani della pace - 08-02-07

Il compagno Stefano Chiarini ci ha lasciati
 
Improvvisamente quasi sommessamente, com’era nel suo carattere e modo d’essere: risoluto, rigoroso ma sempre senza clamori, quasi lieve nelle sue analisi, testimonianze, reportage, denunce; seppure il tema fosse il Medio Oriente, terra solcata da fiumi di sangue versato, di violenze, di guerre continue, d’oppressioni e occupazioni spietate.
 
Stefano è stato uno dei rari compagni giornalisti, uomini cioè, rigorosi sia come coscienza e dignità, che professionali e coraggiosi nell’informare.
 
Come diceva Mao ci sono morti che pesano come piume e altre che pesano come montagne; in questo caso è indubbio che la sua morte peserà come una montagna, per chiunque abbia conosciuto Chiarini, o abbia lavorato con lui, abbia seguito il suo lavoro di infaticabile, lucido e documentato accusatore delle ingiustizie, delle barbarie, delle umiliazioni che il popolo palestinese e quelli arabi in generale, stanno subendo da oltre 60 anni. E’ una grossa verità affermare che si sentirà la sua mancanza, la sua conoscenza, il suo rigore di giornalista “NON” per tutte le stagioni politiche, ma di uomo di parte, “partigiano” nel senso più gramsciano e profondo.
 
Hanno scritto bene i compagni del Forum Palestina, di cui era una dei compagni più attivi. Con la sua perdita si è aperta una “voragine” informativa, politica e umana. Quando ci lasciano compagni di questo valore e questa coerenza, il vuoto si sente e si sentirà, inutile nasconderlo.
 
Come Nuovi Partigiani della Pace lo avevamo invitato nel 2006 per una serata informativa e di solidarietà con la Resistenza del popolo iracheno e della lotta del popolo palestinese; e, come sempre fu esaustivo, preciso, documentato, pacato ma risoluto nello spiegare, analizzare, denunciare le responsabilità storiche del fiume di sangue che quotidianamente scorre in quelle terre di secolari civiltà. I presenti dopo la sua relazione rivolsero numerose domande sui temi più vari, riguardanti la situazione, ed egli, che quella realtà conosceva non da Internet o dalle agenzie stampa, ma per avere per decenni vissuto, visto, condiviso con quei popoli gli orrori, il dolore, la tragedia quotidiana e storica dei popoli che vengono schiacciati dal tallone di ferro imperialista, rispose a tutti cercando di far capire complessità, intrecci e radici dei problemi e degli avvenimenti, sempre con quel suo tono pacato, sereno ma inflessibile nella denuncia e nell’esporre la realtà.
 
Alcuni di noi passarono ancora molte ore fino quasi al mattino, a chiacchierare e a farci raccontare quella realtà negli aspetti più quotidiani, e così come in assemblea era preparato e interessante, ascoltarlo e dialogare personalmente lo era altrettanto. Quando lo portai a dormire erano ormai le cinque del mattino, eppure ancora sull’uscio della stanza ci davamo promesse, impegni e scadenze di lavoro. Lo ho sentito ancora poche settimane fa per un progetto sul Kosovo di cui gli avevo parlato e, come sempre mi riconfermò la sua disponibilità ad aiutarci, con le sue conoscenze ed il suo nome, seppur in modo indiretto, per la denuncia della questione Kosovo, appoggiandomi la definizione, per certi versi dei serbi come i palestinesi dei Balcani. Le sue ultime parole al telefono furono “…non ti preoccupare, fammi sapere e poi io ti dico cosa posso fare….”.
 
Ma io penso che, per un compagno, un uomo che la vita non la ha vista solo passare, ma la ha vissuta, attraversata con coscienza e dignità, come ha fatto lui, la cosa più importante è ciò che ha lasciato dietro di sé, ciò che ha seminato nei territori e tra la gente che ha conosciuto.
 
E io credo che, nella lettera del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina e dei figli dei campi profughi, indirizzata alla famiglia e ai suoi compagni, c’è tutto quello che Stefano Chiarini, compagno giornalista, ha lasciato, dato e condiviso con quella causa.
 
Quando un popolo ti riconosce come fratello e proprio compagno, significa che con quel popolo hai condiviso lotte e battaglie non teoriche ma materiali e di vita. Ed è la cosa più profonda e importante, che si possa conquistare in una lotta e nella vita.
 
Oggi il popolo palestinese e arabo, hanno perso un amico, un fratello importante e anche noi come militanti della solidarietà internazionalista e per la pace, ci sentiamo un po’ più soli.
 
Come si dice in queste occasioni, cercheremo di continuare sulla strada che tu hai percorso con coraggio, dignità e lucidità, speriamo di essere all’altezza….ma ci sentiamo un po’ più soli.
 
Come scriveva J. London:
 
…Di tutto, alla fine,
questo rimane: aver vissuto e aver lottato.
Questo sarà l’unico guadagno del gioco,
anche se si sarà perso l’oro della posta in palio.
…Ma non credete, o signori,
che questo è poco per una vita.
E’ molto….è una vita vissuta! “    (J. London)
 
E Chiarini ha vissuto e lottato a testa alta. CIAO STEFANO.
 
 
Enrico Vigna per  “ Nuovi Partigiani della Pace” e Redazione di Resistenze.org