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Michelino - Trollio: Operai carne da macello

12. Un duro colpo per il Comitato: la morte di Giambattista Tagarelli

 

Il 3 giugno 1999, a 54 anni, muore Giambattista, Gianni per gli amici.

Ci lascia il compagno  con cui abbiamo condiviso tante lotte, il primo che si era battuto per capire e  far emergere  la drammatica realtà delle morti dei nostri compagni di lavoro.

Dopo aver dato il via a questa battaglia per altri, si ammala anche lui di tumore, viene operato, deve fare la chemioterapia: sa che presto lascerà sola sua moglie Antonia e i due figli, troppo giovani per restare senza padre.

Ma non smette fino all’ultimo di battersi. Con caparbietà, con grande dignità continua la ricerca sui compagni di lavoro deceduti, interviene fin quando gli è possibile nelle assemblee pubbliche, non perde occasione per denunciare la strage “annunciata” (ormai è ben noto a Sesto - i giornali, non solo locali, riportano la sua storia e la sua fotografia, il viso ormai scavato dalla malattia, gli occhi dolci ma ostinati).

Sprona tutti noi del Comitato, quasi con disperazione, ad andare avanti, a “non mollare finché non otterremo giustizia”.

Gianni, che tanto si era battuto per ristabilire la verità ed ottenere giustizia, ha vissuto solo i momenti più duri, le delusioni e le amarezze delle archiviazioni.

Il giorno del funerale la chiesa è stracolma, tanti piangono senza vergogna. Per volere di Antonia, dal pulpito non è il prete che lo ricorda, ma un suo compagno di lavoro e di lotta, il presidente del Comitato.

Giambattista è caduto ma i suoi compagni continueranno la sua lotta.

Non scriveremo del nostro dolore, del vuoto lasciato da un uomo generoso, coraggioso e determinato a battersi fino all’ultimo contro chi fa della salute e della vita umana una merce: Gianni non l’avrebbe voluto.

Ma la memoria è importante per non dimenticare il passato, per capire il presente e per progettare il futuro: dal 1999 la nostra sede si chiama Centro di Iniziativa Proletaria “Giambattista Tagarelli”.

 
La nostra sede

 

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