www.resistenze.org - osservatorio - della guerra - 09-05-04

Fonte :Monthly Review, NY, 6 Maggio 2004
http://www.monthlyreview.org/nfte0504.htm
Traduzione dall’inglese di Bf

Le agenzie di milizie private


Note dall’Editore


Sebbene le società private sotto il capitalismo siano sempre  pesantemente coinvolte nel promuovere la guerra, il ruolo diretto giocato nel processo bellico dal settore privato è stato tradizionalmente abbastanza limitato, costituendo un sostegno del tutto inadeguato alle truppe da combattimento. Ci sono segnali che ciò ora potrebbe cambiare. Il decennio e mezzo dalla fine della Guerra Fredda ha visto la rapida proliferazione di agenzie di milizie private, centinaia delle quali sono ora impegnate in operazioni di combattimento e di supporto al combattimento in Iraq e altrove nel mondo. Alcune di queste agenzie sono consociate di società multilaterali molto più grandi. I soldati privati impiegati in questa industria sono mercenari, ma non del genere usuale. Essi sono impiegati di società che hanno consigli di direzione, sono impiegati pubblicamente, partecipano al libero mercato, realizzano ingaggio e fuoco secondo i criteri del mercato e soprattutto non sono direttamente responsabili verso alcuna autorità pubblica. In altre parole, queste società ed i loro impiegati sono completamente integrati con le imprese capitalistiche in un insieme unico. Questo fenomeno è stato recentemente definito “la società dei militari” da P.Singer, un analista del Brooklings Institution, autore di Corporate warriors (2003).

Durante la Guerra del Golfo del 1991 c’era un solo soldato privato (contractor ) per ogni 100 regolari. Invece tra gli attuali occupati in Iraq, c’è come minimo un soldato privato ogni 10 soldati regolari – con 10.000/15.000 soldati privati dispiegati in questo solo paese. Gli Stati Uniti attualmente stanno spendendo l’enormità di 400 miliardi di dollari all’anno nel militare. Per ora il rendimento del mercato dell’industria delle milizie private è già salito a quasi un quarto del totale e sta andando alle stelle.

Il 31 Marzo l’uccisione da parte della resistenza irachena di 4 militari privati a contratto, che lavoravano per la Blackwater USA (molti dei quali erano già stati addetti per operazioni speciali US) e la successiva aggressione dei loro corpi da parte della popolazione esacerbata, ha posto l’attenzione internazionale sulla crescita delle agenzie private. Le operazioni della Blackwater in Iraq includono un contratto a provvedere le guardie di sicurezza per proteggere il proconsole US, Paul Bremer III. Ha anche usato una sub-agenzia per assumere elementi dai trascorsi nell’esercito cileno (tra cui alcuni che avevano lavorato per il dittatore Augusto Pinochet) per aiutare a far la guardia ai campi petroliferi iracheni. Il capo dei contraenti delle milizie private che opera in Iraq è Kellogg, della Brown & Root Services, una sussidiaria della Halliburton Corporation. Nel 1991 il Segretario della Difesa, Dick Cheney, ha pagato alla Brown & Root, come si è poi saputo, 9 milioni di dollari per studiare come le compagnie private potessero sostenere le operazioni di combattimento degli Stati Uniti. In seguito  Cheney riuscì a diventare CEO della Halliburton, e durante quel periodo la Brown & Root emerse come una delle prime aziende di milizie private degli States. In seguito Cheney divenne vice presidente (USA Today, 1 Aprile 2004).

Un’altra azienda che guida milizie private, l’ArmourGroup, che ha 800 soldati privati in Iraq, è stata catalogata da Fortune come una delle 100 società cresciute più velocemente dal 1999 al 2000. Una delle maggiori acquisizioni della ArmourGroup, è ‘l’agenzia Alpha’, con base a Mosca, un’unità privatizzata dell’Alpha, l’organizzazione precedente di forze speciali di elite sovietiche, approssimativamente equivalente alla statunitense Delta Force. L’ArmourGroup attualmente opera in più di 50 paesi. La Military Professional Resources Incorporated (meglio nota come MPRI), una delle più grandi e prestigiose agenzie di milizie private a causa del suo ruolo guida nei Balcani, è stata acquistata nel 2.000 dalla L-3 Comunication, un’estensione delle manifatture militari Loral e Lockheed Martin dal 1997. La Vinnell Corporation, un’ausiliaria della Northrop Grumman, la seconda maggior contraente della difesa degli Stati Uniti, istruisce la Guardia Nazionale Saudita e le è stato dato il contratto di formare il nuovo esercito iracheno. La Custer Battles, con 1.300 impiegati in Iraq, ha un contratto per sorvegliare l’aeroporto di Baghdad. La Dyncorp sta ricevendo decine di milioni di dollari per istruire le forze di polizia irachene.

Dietro la crescita drammatica di queste agenzie di milizie private sta un grande avvicendamento del potere mondiale che inizia con la fine della Guerra Fredda. La smobilitazione che seguì la caduta del muro di Berlino ha determinato che gli stati  all’inizio di questo secolo hanno occupato molto meno soldati che nel 1989. Nello stesso periodo, segnato dal trionfo del capitalismo in tutto il mondo, l’incidenza delle guerre civili è però raddoppiata, mentre il numero totale delle aree di combattimento in giro per il mondo è grandemente aumentata (Singer, Corporate Warriors). Da una prospettiva di mercato ciò significa che l’offerta e la domanda di forze favorisce la crescita della privatizzazione di questo settore. La “rivoluzione delle privatizzazioni” spinge ancor più avanti questa tendenza. Così, nel 2.000, il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld ha dichiarato l’intenzione del Pentagono di “perseguire opportunità aggiuntive di privatizzazione” (The Guardian, 10 Dicembre 2003).

Nei conflitti scoppiati in molte parti di Africa, Asia, America Latina ed anche Europa, le agenzie di milizie private non vedono altro che opportunità per espandere il mercato. Da un punto di vista meramente economico, vi sono relativamente pochi impedimenti ad entrare in questo settore. Le agenzie di milizie private impiegano una grande schiera di specialisti militari, che pescano nell’immensa e crescente  riserva militare dell’esercito e, con l’offerta di lucrosi salari, allettano a venir via specialisti chiave tra i militari regolari. Ogni impiegato è visto come ex-qualcosa - un ex generale, un ex Navy Seal, un ex pilota di elicottero da combattimento ecc.- ed è arruolato sulla base di questa precedente esperienza. Poiché  gli specialisti  arruolati da queste aziende sono stati tutti istruiti dai militari dei vari stati a pubblica spesa, il costo di istruzione per le società è minimo. A minimizzare i costi è anche il fatto che la marea di armi sul mercato ha prodotto un grande affare su larga scala, di molto più a buon mercato che mai. Ad esempio, l’intera riserva di armi della Repubblica Democratica Tedesca, è stata messa all’incanto negli anni ‘90 ai maggiori offerenti a prezzi decurtati.

Proprio ora il numero di aziende di milizie private si sta moltiplicando rapidamente ma, in linea con il normale modello di accumulazione capitalistica, ci sarà probabilmente un assestamento di aziende portate alla concentrazione e alla centralizzazione in un numero relativamente piccolo di aziende, come la Kellogg, la Brown& Root (Halliburton), che emergeranno come entità associative dominanti. Queste aziende militari giganti non vi è dubbio che si impegneranno nella loro personale versione di quella che Schumpeter ha chiamato “distruzione costruttiva”. Noi non abbiamo modo di conoscere quale sarà il vero risultato a cui tutto quanto questo porterà. Ma è difficile evitare la conclusione che la privatizzazione della guerra, se continuerà a guadagnare terreno, contribuirà massicciamente all’espansione in tutto il mondo della barbarie. Questa infatti è la tendenza fondamentale del capitalismo del nostro tempo.

(All’articolo segue un tributo per  la morte di Paul Sweezy, redattore della rivista Monthly Review,)