da Il Manifesto del 15-10-2004
La Grande Nato americana
di Manlio Dinucci
«La Forza di risposta della Nato (Nrf)
ha raggiunto la capacità operativa iniziale»: lo hanno trionfalmente
annunciato, al meeting «informale» di Poiana Brasov in Romania, il generale Usa
James Jones, comandante supremo alleato in Europa, e il segretario della Nato
Jaap De Hoop Scheffer. Questa «forza ad alta prontezza e tecnologicamente
avanzata», composta ora di 17mila uomini, potrà essere «dispiegata in qualsiasi
parte del mondo entro 5 giorni» ed essere «autosufficiente per un mese in una
vasta gamma di missioni».
La comanda, dal quartier generale di Napoli, l'ammiraglio statunitense Michael
Mullen, comandante del Joint Force Command Naples (il nuovo comando Nato sempre
con sede a Napoli), il quale è allo stesso tempo comandante delle Forze navali
Usa in Europa, il cui quartier generale è stato trasferito da Londra a Napoli.
E l'ammiraglio Mullen ha anche la responsabilità operativa delle missioni Nato
nei Balcani, nel Mediterraneo e in Iraq. L'Italia diviene così trampolino di
lancio della nuova forza di rapido spiegamento, agli ordini del comandante
delle forze navali Usa in Europa (la cui area di operazioni comprende anche
l'Africa, l'Asia e il Medio Oriente), il quale fa parte della catena di comando
del Pentagono che ha la priorità su quella della Nato. Ma il contributo
italiano alla Nrf, fortemente voluta dal segretario Usa alla difesa Donald
Rumsfeld, non si limita a questo.
Alla conferenza stampa a Poiana Brasov, il generale Jones ha informato gli
italiani di ciò che nessuno praticamente sapeva (neppure in parlamento):
«Abbiamo una unità della Nrf, un battaglione italiano, attualmente in
Afghanistan». Si scopre così che il battaglione Susa di 500 alpini (in
Afghanistan ha assunto il nome di «Task Force Cobra») ha avuto l'onore, ancor
prima dell'annuncio della raggiunta capacità operativa della Nrf, di essere il
primo ad essere spedito in missione quale contingente della nuova «forza ad
alta prontezza». Non solo: per dimostrare la raggiunta capacità operativa della
Nrf, l'Italia ha messo a disposizione la Sardegna, dove, dal 30 settembre al 16
ottobre, si sta svolgendo la più grande esercitazione marittima e anfibia
dell'anno, «Destined Glory 2004», con 9.500 uomini, 47 navi da guerra e 46
aerei di 11 eserciti della Nato, sotto il comando del Joint Force Command
Naples al comando dell'ammiraglio statunitense.
In tal modo Washington sta trasformando sempre più l'Europa in trampolino di
lancio della «proiezione di potenza» americana verso sud e verso est. E tale
scopo sta ridislocando le forze Usa dall'Europa settentrionale e centrale a
quella meridionale e orientale. E' una strategia non solo militare, ma
politica: per superare le resistenze che vengono da quella che Rumsfeld definisce
la «vecchia Europa» (Germania e Francia), Washington fa leva sugli amici più
fedeli (e ossequienti), tra cui si distingue l'Italia, e, contemporaneamente,
sulla «nuova Europa» impersonificata dai paesi dell'Est appena entrati nella
Nato.
Alla vigilia del meeting «informale» in Romania, Rumsfeld ha visitato la base
aerea Mihail Kogalniceanu presso il porto di Costanza sul Mar Nero, che il
Pentagono sta trasformando in una grande base, non Nato ma statunitense. La sua
importanza, ha dichiarato un funzionario al seguito di Rumsfeld, è dovuta al
fatto che «è situata al crocevia tra Europa e Asia, a una distanza che permette
di colpire in Iraq, Afghanistan e altri luoghi caldi» (New York Times, 12
ottobre). Per di più, la base aerea è integrata da una vicina base terrestre
per dislocare e addestrare truppe. Collegando queste basi in Romania al porto e
all'aeroporto di Burgas in Bulgaria, e al vicino Camp Sarafovo, il Pentagono
potrà «costruire una forte presenza militare statunitense nell'Europa orientale»
(Washington Post, 12 ottobre).
Stabilendo una forte presenza militare in Romania e Bulgaria, Washington lega
questi paesi più agli Stati uniti che all'Unione europea: i milioni di dollari
che il Pentagono ha speso per rattivare le basi rumene e bulgare sono appena
l'antipasto di un appetitoso business da miliardi di dollari, derivante dalla
costruzione di nuove strutture e dalla presenza di migliaia di soldati
statunitensi, da cui guadagneranno le élite al potere. Così, quando questi
paesi entreranno nella Ue nel 2007, Washington disporrà di ulteriori leve per
influenzare le decisioni europee e renderà automatici gli interventi militari
della Nato attraverso la «forza ad alta prontezza» che, sotto comando Usa, sarà
«dispiegata in qualsiasi parte del mondo entro 5 giorni». E i parlamenti
europei? Saranno ancora a discutere se intervenire o no.