I soldati dell’impero
La sfida degli Stati Uniti è rendere completo il loro dominio, con
l’imposizione ovunque del loro ‘modello di democrazia’. Si trovano quindi ad
affrontare il problema cruciale di tutti gli imperi: occorrono loro truppe
sufficienti per presidiare i quattro angoli del mondo. Mentre si ritrovano con
truppe ridotte a 1/3 di quelle disponibili durante la Guerra fredda, disperse
in un mondo dove l’impero stesso moltiplica conflitti locali.
Per far fronte alle necessità, vari sono i provvedimenti: incentivi alla ferma;
pressanti richieste agli alleati per l’addestramento di nuove milizie
‘coloniali’; reclutamento di strati collaborazionisti nei luoghi dei conflitti;
nuovi studi di sistemi d’arma robotizzati, come gli Swords comandati e distanza;
spostamento massiccio all’estero delle truppe regolari di stanza all’interno
degli US, che segue il ridislocamento dei militari americani dall’Europa
Occidentale a quella Orientale dell’Agosto scorso.
Ma l’organizzazione delle forze armate non sfugge alla complessiva tendenza dei
tempi: quella di fare outsurcing, di appaltare le proprie funzioni all’esterno
per ridurre i costi e migliorare i servizi. Così, come è avanzata la
privatizzazione in tutti i servizi che erano prerogativa dello stato, il processo
si estende ora anche all’ultimo monopolio, quello dell’uso della forza. La
nuova dottrina Rumsfield- non senza resistenze all’interno del Pentagono- è
intesa a sancire questo passaggio.
Dopo la sostituzione dalla leva con i volontari, il ricorso a ‘professionisti
della sicurezza’ è l’evoluzione coerente con l’attuale fase del capitalismo. Le
società militari private vengono a configurarsi come un nuovo e proficuo
settore economico, in grado di svilupparsi per rispondere ad ogni esigenza, con
la creatività propria del libero mercato. L’uso di società private si afferma
nei supporti logistici e di vettovagliamento; nelle consulenze e formazione
(MPRI, importantissimo per l’addestramento in Bosnia come in Iraq e in
Afganistan); nelle PMC, vere unità armate combattenti in area di guerra (in
Eritrea sono stati noleggiati perfino dei caccia bombardieri privati)
Il giro di affari si estende in 50 paesi, più di 100 miliardi di $ di
fatturato; in 5 anni sono stati stipulati 3.000 contratti con varie agenzie. Il
comparto assorbe l’8% del bilancio della Difesa US. Una società come la
petrolifera Halliburton, è riuscita ad assicurarsi 13 miliardi di $ di
forniture militari per occuparsi di scortare convogli, presidiare installazioni
e proteggere leader e uomini d’affari.
Nel solo Iraq ci sono attualmente sotto contratto 20.000 (forse 30.000)
assoldati privati, di cui 6.000 combattenti (un numero – 20.000 - superiore a
quello dell’intera ‘coalizione dei volontari’ che sostengono gli Stati Uniti,
posto che il contingente italiano, secondo gruppo per consistenza, è
complessivamente di 3.000 soldati). I reclutati sono di ogni nazionalità, non
solo delle province povere degli US ma delle Figi, Nepal, Gran Bretagna, anche
dell’Italia. Molti vengono istruiti in Kuwait; spesso sono già esperti di
guerra, provenendo da un esercito o da qualche altro fronte. Vi sono i
sudafricani pro-aparthaid che, avendo bruciato 60 case di africani, sono
scampati alla galera scappando in Iraq; vi sono i militari respinti per
‘eccessi’ dagli eserciti regolari, i terroristi irlandesi espulsi dall’UK…Un ex
berretto verde può arrivare a guadagnare 600/1.000 $ al giorno (con 200 morti e
800 feriti, in Iraq la percentuale di rischio tra i contractor è più elevata
rispetto ai regolari).
Questo mercato è ormai affermato e teoricamente chiunque può richiedere servizi
militari privati. Lo hanno fatto Ted Turner per un’operazione umanitaria in
Ruanda e le compagnie della droga in Colombia; possono farlo la Nato, Soros,
società petrolifere…
Naturalmente tutto ricade sotto il preciso controllo degli US, che sono in
realtà gli sponsor di questi comportamenti, attraverso varie agenzie di stato,
come il Foreign Military Financing. (Per fugare ogni dubbio sulla presenza e
l’efficienza del controllo US, si veda il recente affaire delle pistole
Beretta: una partita di 10.000 pezzi non registrati di nuova fabbricazione è
stata riscontrata in Iraq, nelle mani della resistenza. Le autorità militari
americane hanno ispirato una visita giudiziaria alla Farnesina per acquisire
documenti. Il Corriere ne ha dato conto e la redazione ha subito una
perquisizione intimidatoria fino alle 4 del mattino, con interrogatori di ore
per risalire alla fonte. Libera informazione e libero mercato sono eufemismi.)
Prerogativa dell’impero è pervadere ogni contesto, dissolvendo ogni limite.
Nell’impero svaniscono i confini tra pace e guerra, tra civile e militare. Se
dopo la Guerra mondiale era attraverso il Pentagono che veniva finanziata la
‘ricerca & sviluppo’ e avanzava la tecnologia, ora le ricadute non
avvengono più solo dall’industria bellica a quella civile ma più massicciamente
in senso opposto ed è il mondo militare ad avvalersi dei progressi dei privati,
nella robotica come nei satelliti. La Nato ora dipende dall’informatica civile.
L’ambiguità tra civile e militare offre agli US nuove possibilità di manovra;
la commercializzazione della violenza- fino a pochi anni fa improponibile-
avviene ancora in una terra di nessuno, che consente da un lato di rendere più
indiretta la responsabilità dello stato, evitando una quantità di spiegazioni e
compromessi, dall’altro di risparmiare danaro e truppe. Così i mercenari morti
in Colombia restano fantasmi non contati, mentre l’impiego di riservisti
avrebbe comportato per gli US una minore libertà di azione.
Il vuoto legislativo a livello di organizzazioni internazionali (e il
disconoscimento delle medesime) permette agli Stati Uniti di giocare sugli
equivoci. Esemplare il caso di Guantanamo, dove i sequestrati, non riconosciuti
come prigionieri di guerra ed essendo collocati fuori dal territorio nazionale
degli US, non sono stati protetti né dalla legge internazionale né da quella
americana. Esemplari i molti casi di presunti terroristi catturati nel mondo e
fatti sparire nelle carceri di paesi compiacenti, cioè vincolati da accordi
bilaterali con gli US, spesso estorti sulla base di ricatti economici (che
definiscono gran parte dell’attuale politica estera degli US nell’Est europeo,
in Medio Oriente come in Sud America )
I ‘contrattisti’ (che un trattato del 1999 evita che vengano considerati
mercenari) si trovano ad avere ampia licenza di azione, figurando come
dipendenti di società in un ambito non ancora regolato. Per nessuno tra più di
20.000 assoldati in Iraq c’è una causa in corso, nemmeno tra quelli che
lavoravano ad Abu Graib a fianco dei regolari finiti sotto processo. Il futuro
delinea lo status di questi professionisti al di fuori della società
democratica, al di fuori della normale legislazione, con un loro proprio codice
‘privato’ di comportamento: il capo è un datore di lavoro che, per contratto,
può intervenire in una guerra civile come il capo di un piccolo stato. E dunque
in un certo ambito la privatizzazione si insinua nella politica estera.
Per gli US i rischi che comportano le agenzie di soldati private sono limitati:
possono formare un cartello, alzare i prezzi dove la loro richiesta è più
pressante. I dipendenti non rispettano il codice militare; non sono animati da
patriottismo; possono licenziarsi per vari motivi e creare dilemmi
contrattuali; possono portare alla perdita del controllo dell’azione. Ma
attualmente il loro impiego nella guerra permanente lanciata per il controllo
globale del mondo è del tutto congeniale a connettere l’affermazione
imperialistica con le necessità di far funzionare l’economia capitalistica.
L’esportazione di un ‘modello di democrazia’ affidato a ‘sporche dozzine’ fuori
legge sguinzagliate nel mondo dovrebbe invece ispirare altre considerazioni ai
paesi dell’Europa sulle ragioni e il modo di fare la guerra degli Stati Uniti;
e portare ad una presa di distanza al riguardo. Sapendo che non si possono
sostenere i propri principi e la propria visione senza dotarsi della forza per
difenderli e senza riuscire costruire unità, in un fronte allargato di alleanze
nel mondo. Anche la sinistra presa per il naso, per una volta, mediti.
Bf - 1/6/2005