www.resistenze.org - osservatorio - della guerra - 19-10-06

da GlobalResearch.ca  1/11/ 2006

http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=NAZ20061001&articleId=3361

 

Sulla strada della guerra: blocco navale nel Golfo Persico e nel Mediterraneo Orientale

 

di Mahdi Darius Nazemroaya

 

nota  dell’editore

 

Poniamo all’attenzione dei lettori questa precisa e documentata  relazione sullo schieramento navale in atto e sul dispiegamento delle forze della coalizione in Medio Oriente. L’articolo esamina la situazione geopolitica che sta dietro questo dispiegamento militare e la sua relazione con la "Guerra per il petrolio". Elemento determinante per la comprensione di queste mosse preparatorie di guerra è la struttura delle alleanze militari.

 

Il dispiegamento navale ha luogo in due teatri distinti: il Golfo Persico ed il Mediterraneo Orientale. Israele e la Nato si accingono a giocare un ruolo preponderante nella guerra guidata dagli Stati Uniti. La militarizzazione del Mediterraneo Orientale avviene estesamente sotto la giurisdizione della Nato in connessione con  Israele. Diretta contro la Siria, è condotta sotto la facciata di una missione di peace-keeping Onu, sulla scorta della  Risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu 1701. Gli eventi in  Libano devono essere visti come una fase della più ampia road-map militare sponsorizzata dagli US.

 

L’armata navale nel Golfo Persico (con la partecipazione del Canada) è estesamente sotto il comando US. Il blocco navale è coordinato con attacchi aerei programmati. La pianificazione dei bombardamenti aerei dell’Iran iniziò a metà del 2004, proseguì con la formulazione del  CONPLAN 8022 all’inizio del 2004. Nel maggio 2004, venne promulgata  la National Security Presidential Directive NSPD 35, intitolata Nuclear Weapons Deployment Authorization. Mentre i suoi contenuti restano secretati, si presume che la NSPD 35 sia pertinente allo sviluppo di armi nucleari tattiche nel teatro di guerra del Medio Oriente, in sintonia con il CONPLAN 8022.

 

Questi piani di guerra devono essere presi molto sul serio. Il mondo è al crocevia delle una delle crisi più serie della storia moderna. Gli US si sono imbarcati in un’avventura ,"una lunga guerra",  che minaccia il futuro dell’umanità. Nelle prossime settimane è essenziale che il movimento dei cittadini del mondo agisca concretamente nei confronti dei rispettivi governi per respingere e smantellare questa agenda militare. E’ necessario rompere la cospirazione al silenzio, esporre ai media le bugie e le disinformazioni, affrontare la natura criminale dell’Amministrazione US e dei governi che la supportano, la loro agenda di guerra, così come la così detta “agenda di sicurezza nazionale”, che ha già definito i lineamenti di uno stato di polizia. E’ necessario portare il progetto di guerra degli US al primo posto del dibattito pubblico, particolarmente nel Nord America e nell’Europa Occidentale. I leader politici e militari che si oppongono alla guerra devono assumere posizioni ferme all’interno delle rispettive istituzioni. I cittadini devono prendere- individualmente e collettivamente- posizione contro la guerra. 

 

Michel Chossudovsky,  Global Research, 1/11/ 2006

 


L’eventualità di un’altra guerra in Medio Oriente è alta. Solo il tempo dirà se stanno per materializzarsi pienamente gli orrori di altre battaglie. E nemmeno la forma della guerra e i termini del suo inizio sono ancora decisi. Se sarà intrapresa o no la guerra contro l’Iran e la Siria, resta innegabile la costruzione e lo sviluppo di misure che confermano il processo di dispiegamento militare e preparazione alla guerra.

 

Anche il forum diplomatico sembra puntare sulla possibilità di guerra. Le decisioni che vengono prese, le preparazioni che vengono fatte e le manovre militari che si vanno dispiegando sulla scacchiera geostrategica, proiettano una prognosi e delle previsioni nella direzione della mobilitazione verso una forma di conflitto in MO.

 

In tale contesto, la pubblica opinione non ha ancora realizzato che una guerra non viene mai pianificata, eseguita o anche solo anticipata nel giro di settimane. Le operazioni militari richiedono mesi e anche anni di preparazione. Un esempio classico è l’Operation Overlord (popolarmente detta “D-Day”), che preluse alla Battaglia di Normandia e nell’invasione della Francia. L’Operation Overlord ebbe luogo il 6 giugno del ’44 ma la preparazione per l’operazione militare per preparare il campo dello sbarco sulle coste francesi “ufficialmente” prese diciotto mesi. Fu nel gennaio del 1943 durante un incontro a Casablanca, in Marocco, che il Presidente U.S., F.D. Roosevelt, ed il Primo Ministro britannico, Winston Churchill, delinearono una strategia per lo sbarco in Normandia.

 

Riguardo all’Iraq, il “Downing Street memorandum 2” conferma che la discesa in guerra nel 2003, fu decisa da Stati Uniti e Gran Bretagna nel 2002; in realtà quindi i preparativi della guerra all’Iraq iniziarono nel 2002, un anno prima dell’invasione. I preparativi per l’invasione all’Iraq richiesero almeno un anno intero di messa a punto.

 

Il periodo dal 1991 al 2003 ha visto continue operazioni militari dell’Alleanza angloamericana conto l’Iraq. Questo periodo, che si è protratto oltre una decade, mostrò fasi di bombardamenti pesanti e altri raid aerei sulla martoriata repubblica irachena ed i suoi cittadini. In realtà le condizioni per mettere le basi e preparare l’invasione al fine di occupare l’Iraq richiesero più di dieci anni prima di avere corso materialmente, durante i quali l’Iraq venne stremato e le sue forze indebolite.

 

Negli anni ’80, ancora prima di questa decade di bombardamenti angloamericani e delle sanzioni dell’Onu, l’Iraq fu coinvolto in una guerra di otto anni con l’Iran. Anche la guerra tra Iran ed Iraq fu accesa e organizzata dagli Stati Uniti, al fine di indebolire entrambi gli stati. Retrospettivamente la manipolazione dietro la guerra tra Iran e Iraq, per indebolirli entrambi, sembra essere una pianificazione strategica propedeutica alla loro futura occupazione militare.

 

In questo periodo preparatorio, gli angloamericani hanno anche iniziato ad assicurarsi, per le loro future operazioni, i Balcani. I Balcani sono adiacenti al MO e costituiscono anche un’estensione geografica della regione. La preparazione  è stata fatta espandendo la Nato, spostando le basi militari verso est e assicurando le vie di approvvigionamento energetico. Anche lo smantellamento dello stato della Jugoslavia fu parte di questo obiettivo (la Jugoslavia era la potenza dei Baclani e del sud-est europeo). Questo avvenne nella più stretta collaborazione tra l’alleanza angloamericana e la Nato.

 

Ora tutti gli occhi sono puntati sull’Iran e la Siria. Sarà intrapresa un’altra guerra angloamericana in MO?

 

Sguardo sul confronto navale contro l’Iran

 

Il Pentagono ha già definito un piano di attacchi sponsorizzati dagli US su Iran e Siria. Di fronte alla posizione pubblica della diplomazia di Stati Uniti e Gran Bretagnia, proprio come per l’invasione dell’Iraq, l’Iran e la Siria percepiscono all’orizzonte un’altra guerra angloamericana. E, nell’eventualità di guerra contro l’alleanza angloamericana, entrambe i paesi hanno rafforzato le proprie difese.

 

Un conflitto contro l’Iran e la Siria, se si materializzasse, sarebbe differente dai precedenti conflitti patrocinati dagli angloamericani. Sarebbe più cruento, avrebbe più ampi obiettivi ed avrebbe fronti aperti aerei e marittimi (navali)

 

La forza navale avrebbe un maggior impiego rispetto agli attacchi in Jugoslavia, Afganistan, Iraq e Libano. Gli US vorrebbero una vittoria rapida. Le possibilità che ciò avvenga sono sconosciute. Se ci sarà un conflitto con l’Iran, gli US ed i loro alleati vorranno tenere lo Stretto di Hormuz aperto al flusso internazionale del petrolio. Lo Stretto di Hormuz è il passaggio vitale dell’energia mondiale. Senza dubbio gli US ambirebbero ad un rapido raggiungimento del collasso dei comandi e delle strutture militari dell’Iran e della Siria.

 

Va notato che le Forze Armate Iraniane sono caratterizzate da un’organizzazione militare ben strutturata, con capacità militari avanzate se comparate a Jugoslavia, Afganistan, Iraq e Libano. Inoltre l’Iran si sta preparando ad uno scenario di guerra con l’alleanza degli angloamericani da almeno una decade. Queste misure hanno avuto inizio a seguito dell’attacco US Nato portato sulla Jugoslavia (1999).

 

Per le loro caratteristiche, le unità militari ed i sistemi d’arma che vengono dispiegati nel Golfo Persico e nel Mar Arabico dagli US sono da considerati i più adatti a combattere contro l’Iran, anche nell’ottica di continuare a tenere aperto per le petroliere lo Stretto di Hormuz. Essi tra l’altro includono forze che sarebbero in grado assicurare teste di ponte sulla costa iraniana. Queste forze US consistono in unità di sorveglianza, ricognizione, elementi anfibi, unità marittime di pattugliamento e salvataggio, dragamine e unità a dispiegamento rapido.

 

U.S. Strike Groups: Cargo inteso per la Guerra?

 

La nave ammiraglia della  U.S. Navy U.S.S. Enterprise è dislocata tra il Golfo Persico ed il Mare Arabico. E con lei tutte le navi da guerra e i vascelli che compongono il Carrier Strike Group 12 (CSG 12), il Destroier Squadron 2 (DESRON 2) ed il Carrier Air Wing1 (CVW 1). L’obiettivo stabilito per il dispiegamento della portaerei a propulsione nucleare U.S.S. Enterprise e degli altri vascelli della US Navy è di condurre nella regione operazioni navali di sicurezza e missioni aeree. Il dispiegamento non menziona l’Iran, si dice che faccia parte della “Guerra al Terrore” guidata dagli US, parte dell’operazione“ Enduring Freedom.”

 

Originalmente il nome dell’ “Operation Enduring Freedom” era “Operation Infinite Justice”, che illumina sullo scopo illimitato e sulle intenzioni della “Guerra al Terrore”. L’“Operation Iraqi Freedom”, che da il nome all’invasione e alla protratta occupazione angloamericana dell’Iraq, è anche una componente di queste operazioni. Un gran numero di navi da guerra sono dispiegate tra il Golfo Persico, il Golfo dell’Oman ed il Mar Arabico.

 

Mentre si presenta questo dispiegamento come connesso alle operazioni militari in corso in Iraq ed in Afganistan, le navi da guerra sono caricate con equipaggiamenti che non sono adatti a questi due teatri di guerra. Posamine e dragamine non hanno assolutamente alcuna utilità nella terraferma afgana, ne sono necessarie in Iraq, cui sono imposti un corridoio marittimo e i porti totalmente controllati dall’alleanza angloamericana

 

Le altre navi dell’Enterprise Strike Group, comprendono il caccia U.S.S. McFaul, la fregata U.S.S. Nicholas, l’incrociatore U.S.S. Leyte Gulf, il sommergibile da attacco U.S.S. Alexandria, e il rifornitore di squadra U.S.N.S. Supply, che può essere un’imbarcazione utile per affrontare le forze iraniane nel Golfo Persico, in un combattimento ravvicinato (la velocità sarà un fattore importante per rispondere ai missili potenzialmente letali dell’Iran e agli attacchi dei missili anti-nave).

 

La portaerei U.S.S. Enterprise porta con se una quantità di materiale per l’infiltrazione, aerei da attacco e unità a rapido dispiegamento. Che includono il Marine Strike Fighter Squadron 251, l’Electronic Attack Squadron 137 e  l’Airborne Early Warning Squadron 123. Lo Squadron 123 sarà vitale nell’eventualità di una guerra con l’Iran  per intercettare i missili iraniani e per dare segnalazioni di ciò che costituisce un pericolo per la flotta US. Una menzione particolare deve essere fatta per lo squadrone di elicotteri specializzato per il combattimento antisommergibili, che viaggia con il gruppo d’assalto. L’“Helicopter Anti-Submarine Squadron 11” sarà imbarcato sulla U.S.S. Enterprise. Il Golfo Persico è noto per essere abitato della flotta sottomarina iraniana, l’unica flotta sottomarina indigena nella regione.

 

Anche l’Eisenhower Strike Group, basato a Norfolk, Virginia, ha ricevuto ordini di dislocarsi in MO. Il gruppo d’attacco, guidato dalla U.S.S. Eisenhower, un’altra nave nucleare, include un incrociatore, un caccia, una fregata, un sottomarino di scorta e navi appoggio della U.S. Navy. Uno di questi due gruppi d’attacco navali si posizionerà nel Golfo di Oman e nel Mar Arabico, mentre l’altro si posizionerà nel Golfo Persico, entrambi al largo dalla costa iraniana.

 

Un altro Strike Group Performs Anti-submarine Drills a vele spiegate verso il Golfo Persico

 

Anche un altro gruppo d’assalto o di primo colpo delle navi da guerra US, l’“Expeditionary Strike Group 5”, sta disponendosi a prendere il mare. Questo gruppo d’assalto sta salpando dalla Naval Station San Diego con destinazione finale nel Golfo Persico e in MO. Da San Diego saranno spediti nel Golfo Persico e nell’Iraq occupato dagli angloamericani più di 6.000 tra marine US e personale della marina. Il grosso della forza sarà costituito da circa 4.000 marinai e 2.200 US marine del 15° Marine Expeditionary Unit di Camp Pendleton. Le navi da guerra e i militari che trasportano avranno, a quanto riferito, un turno di servizio di sei mesi nel Golfo Persico e ‘probabilmente’ nell’Iraq occupato dagli angloamericani. Essi saranno inoltre raggiunti da altre imbarcazioni che includono navi della Guardia Costiera. Anche uno stormo di 38 elicotteri della Marina è a bordo per il trasferimento nel Golfo Persico.

 

Il contingente della forza della Marina non è destinato ad essere dispiegato in Iraq. E’ da notare che la 15° Marine Expeditionary Unit è comunque in grado di effettuare un “dispiegamento rapido” su “ordine”, usando i grandi mezzi da sbarco stivati a bordo delle navi da guerra del gruppo d’attacco. Se viene ordinato questo rapido spiegamento, l’unità ha grande potenzialità di essere usata come parte della forza di invasione dal Golfo Persico contro l’Iran. L’unità di Marina sarebbe ideale per prendere parte ad un’operazione con l’obiettivo di assicurarsi i porti iraniani per creare teste di ponte per un’invasione.

 

L’Expeditionary Strike Group 5 (ESG 5) che è guidato dalla portaerei d’assalto U.S.S. Boxer come ammiraglia, consiste anche della nave da sbarco (LSD) U.S.S. Dubuque, della nave da trasporto U.S.S. Comstock, l’incrociatore U.S.S. Bunker Hill, i due caccia lanciamissili con missili a tiro guidato U.S.S. Benfold e U.S.S. Howard. Ancora una volta, tutti questi vascelli, potrebbero essere schierati nel Golfo Persico, nelle strette vicinanze della costa iraniana.

 

E’degno di nota che la struttura di comando e controllo del gruppo, per un massimo di flessibilità, sarà separata dalle navi. Anche prima di  raggiungere il Golfo Persico il gruppo d’attacco navale compirà “operazioni e esercitazioni anti-sommergibile”. Esercitazioni anti-sommergibile avranno infatti luogo al largo delle Hawaii, nell’Oceano Pacifico. Ciò può essere inteso come addestramento e preparazione intensiva per scontri con la flotta dei sommergibili iraniani del Golfo Persico e del Mare Arabico. Alle navi si uniranno anche nelle Hawaii la U.S. Coast Guard di base a Seattle e la fregata canadese H.M.C.S. Ottawa.

 

Il Canada partecipa al blocco navale guidato dagli US nel Golfo Persico.

 

Il governo Conservatore del Primo Ministro Stephen Harper sta collaborando attivamente a questa impresa. La politica estera canadese è stata fermamente e progressivamente militarizzata dai due governi succedutisi. 

 

Il governo Liberal del Primo Ministro Paul Martin, ha sviluppato la “politica tridimensionale” del “3-Ds” (“Diplomacy”, “Development,”  “Defense"), aggiungendo una componente militare alla politica  estera canadese di aiuto e assistenza allo sviluppo. 

 

La “3-Ds” pone il  Canada in un ruolo più attivo nelle operazioni Nato di guarnigione in Afganistan, guidate dagli U.S.. Malgrado le pubbliche proteste, il Canada è diventato un membro integrato nell’alleanza militare angloamericana. Il coinvolgimento del Canada non è limitato all’Afganistan come asserito dai rapporti stampa e da dichiarazioni ufficiali.

 

La H.M.C.S. Ottawa è stata dislocata nel Golfo Persico, partendo dalla Columbia Britannica in settembre. Ufficialmente la  H.M.C.S. Ottawa è stata mandata come contributo alla “Guerra al Terrorismo”. L’imbarcazione canadese, che si sappia pubblicamente, è la prima nave ad essere schierata nelle acque del MO quest’anno. Il vascello è candidato ad essere totalmente integrato nell’"Expeditionary Strike Group 5 (ESG 5), che scorrazzerà nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman, al largo della costa iraniana.

 

La H.M.C.S. Ottawa, nave della Canadian Pacific Fleet, sarà il ventesimo dispiegamento navale canadese ufficiale in supporto degli Stati Uniti e della Gran Bretagna nella “Guerra al Terrorismo” Circa 225 uomini saranno imbarcati su navi della Marina Canadese, inclusa la portaelicotteri Sea King. 

 

La H.M.C.S. Ottawa che partecipa alla guerra al terrorismo guidata dagli U.S. deve partecipare  anche ad esercitazioni anti-som al largo delle Hawaii. Per quale motivo vengono condotte queste esercitazioni? Quanti paesi del MO o del Golfo Persico possiedono sottomarini? L’Iran è l’unico paese del Golfo Persico, non alleato con gli U.S., che possieda una propria flotta di sommergibili.

 

La Guardia Costiera U.S. coinvolta nel conflitto con l’Iran

 

La Guardia Costiera U.S. è la quinta e minore arma delle Forze Armate U.S.. Le altre quattro sono gli U.S. Marine, la Marina, l’Aviazione e l’Esercito. La Guardia Costiera è particolare in quanto è una forza che è per 1/3 militare, 1/3 per imporre la legge, 1/3 ente di ricerca e salvataggio marittimo. In tempo di pace la Guardia Costiera ricade sotto la giurisdizione e il mandato dell’U.S. Department of Homeland Security ma a richiesta del Dipartimento della Difesa, la Guardia Costiera può operare in missioni militari marittime. In tempo di guerra, quando la necessità è urgente, la Guardia Costiera U.S. ricade direttamente sotto la giurisdizione del Pentagono come una forza militare.

 

La Guardia Costiera U.S. sembra essere sempre più usata dalla Marina militare e disposta ad essere preparata per operazioni nel Golfo Persico e Mar Arabico. Anche se questo, di per se, non è un evento inusuale, può diventare significativo e esplicativo messo in relazione con altri eventi e movimenti militari che stanno avendo luogo. La Guardia Costiera U.S. sarebbe di grande valore nell’eventualità di un conflitto con l’Iran. La Guardia Costiera U.S. può “entrare in porti nei quali altre navi da guerra non possono”. Ciò potrebbe essere utile per garantire teste di ponte di accesso per una forza d’invasione in Iran. Inoltre la Guardia Costiera, a differenza dei corpi della Marina Militare e dei Marine, è anche specializzata in operazioni di ricerca e soccorso; e questo è significativo in quanto è predetto dagli analisti militari che, nell’eventualità di un conflitto tra  Stati Uniti ed Iran, ci saranno necessariamente delle navi statunitensi che saranno distrutte o gravemente danneggiate nel Golfo Persico dalle Forze Armate Iraniane. La Guardia Costiera U.S. sarà cruciale nelle operazioni di salvataggio, negli interventi rapidi, nella protezione delle navi della Marina, per attraccare nei porti e nelle coste dove le altre navi da guerra che non possono entrare.

 

“Ciò che noi apportiamo al gruppo d’attacco è la capacità di condurre operazioni di intercettazioni e di sicurezza marittima” e “gli strumenti usati per dar la caccia ai criminali e salvare vite in casa (negli Stati Uniti) è prezioso nella zona di guerra (il Golfo Persico)”, spiega il comandante della U.S.S. Midgett, Lee Alexander.

 

Rapporti dei media sull’attacco pianificato contro l’Iran e la Siria

 

Nei media internazionali sono apparse diverse relazioni che hanno fornito dettagli sui piani militari di attacco a Siria e Iran. Inclusi i rapporti da fonti israeliane sugli attacchi convenuti in Siria, Iran e Libano. Alcuni di questi rapporti mediatici citano anche membri della Knesset israeliana (MKs). I media tedeschi ed europei hanno pubblicato vari articoli sul possibile coinvolgimento della Nato e della Turchia nell’attacco aereo pianificato degli U.S. sull’Iran. Il Times (U.K.), nel marzo 2006, ha riportato che:

 

“Quando la settimana scorsa il  Major-General Axel Tüttelmann, capo della Airborne Early Warning and Control Force della Nato, mostrò il primo aereo AWAC di sorveglianza e allerta in Israele, causò una ventata di sgomento nel quartiergenerale Nato di Bruxelles. Non fu la sua dimostrazione a lasciare tutti perplessi ma ciò che disse sul possibile coinvolgimento della Nato in qualche possibile futuro attacco anglo americano contro l’Iran. “Saremmo i primi ad essere chiamati se il Consiglio della Nato lo decidesse” ha detto. La Nato avrebbe preferito rimanere sul “se” ma i commenti di Tüttelmann hanno rivelato che l’alleanza militare Nato dovrebbe giocare un ruolo di fiancheggiamento se l’America lanciasse un attacco aereo contro gli obiettivi nucleari iraniani, (compresi installazioni militari, infrastrutture e siti industriali).”

 

L’ United Press International (UPI) nel dicembre 2005 ha riferito che:

 

L’Amministrazione Bush sta preparando i suoi alleati Nato per un possibile colpo militare contro siti sospetti di essere militari in Iran nel  2006, secondo rapporti dei media in Germania, che ribadiscono altre suggestioni simili dei media turchi

 

Il quotidiano di Berlino Der Tagesspiegel questa settimana cita fonti dell’intelligence Nato che dichiarano che gli alleati Nato sono stati informati che attualmente gli Stati Uniti stanno valutando tutte le possibilità - incluse le opzioni militari- per mettere in riga il regime dei mullah (il governo iraniano). Questa linea politica, di "tutte le opzioni sono aperte", è stata quella pubblicamente diramata durante tutti gli ultimi 18 mesi dal Presidente George W. Bush

 

Ma l’autorevole settimanale tedesco Der Spiegel nota "Ciò che è nuovo, è che Washington sembra stia inviando ufficiali ad alto livello a preparare i suoi alleati per un possibile attacco invece di prospettarne soltanto la possibilità, come aveva fatto ripetutamente l’anno scorso (2005)".

 

L’agenzia stampa tedesca  DDP ha citato "fonti della sicurezza occidentale" per dire che il Direttore CIA Porter Goss ha chiesto al premier turco Recep Tayyip Erdogan di fornire supporto politico e logistico agli attacchi aerei su obiettivi militari e nucleari dell’Iran. E’ anche stato riferito che Goss, che ha visitato Ankara e incontrato Erdogan il 12 dicembre 2005, al quale ha richiesto una cooperazione speciale dall’intelligence Turca, per aiutare a preparare e seguire le operazioni.

 

L’agenzia DDP cita fonti della sicurezza tedesca che hanno aggiunto che i turchi sono stati assicurati di un avviso anticipato se e quando l’attacco militare avrà luogo, ed è anche stata data loro “luce verde” a montare propri attacchi sulle basi in Iran del PKK (partito dei lavoratori curdo), che i turchi vedono come un gruppo separatista, responsabile di attacchi terroristici all’interno della Turchia. Con ogni probabilità, il via libera dato dagli Stati Uniti alle incursioni militari turche si estende anche al Curdistan, inclusi qualche punto del Curdistan iracheno e le aree abitate da curdi in Siria.

 

Il Time Magazine e l’“ordine di prepararsi a salpare” dell’Eisenhower Strike Group

 

L’ultimo rapporto U.S. offre dettagli della preparazione a scendere in guerra contro Iran e Siria. Il settimanale Time conferma che sono stati impartiti gli ordini per il dispiegamento nel Golfo Persico a un sommergibile, una nave da superficie, due dragamine e due cacciamine,  a partire dall’ottobre 2006. Ci sono davvero pochi luoghi al mondo dove i dragamine sarebbero meno necessarie o utili rispetto al Golfo Persico. Ci sono anche molto pochi luoghi dove le esercitazioni anti-som siano meno richieste che nel Golfo Persico.

 

Prima di attestarsi nel Golfo Persico, l’Expeditionary Strike Group 5 (EST 5) sta compiendo esercitazioni anti-sommergibili nel Pacifico, insieme alla H.M.C.S. Ottawa canadese e ad unità della Guardia Costiera.

 

L’articolo del settimanale Time avverte che le operazioni potrebbero causare pesanti incidenti agli U.S.

 

“Il primo messaggio è stato abbastanza di routine: un ‘Prepararsi a un ordine di spiegamento', spedito attraverso canali di comunicazioni navali ad un sottomarino, un incrociatore classe Aegis, due dragamine e due cacciamine. Attualmente gli ordini non hanno intimato alle navi di lasciare il porto ma solo detto loro di essere pronte a muoversi in ottobre (2006). Un dispiegamento di dragamine sulla costa est dell'Iran sembrerebbe suggerire che la prospettiva molto discussa- e fino ad ora solo ampiamente teorizzata- è divenuta vera: che gli Stati Uniti possono star preparando la guerra all'Iran.”

 

Dave Lindorff, giornalista e reporter d’inchiesta, vincitore di un Award, ha scritto:

 

Il Colonnello in pensione Gardiner, che ha insegnato strategia militare al National War College, dice che il dispiegamento di portaerei della Marina Militare U.S. ed il previsto arrivo nel Golfo Persico programmato il 21di ottobre  2006 è “prova significativa” della pianificazione di guerra. Dice, “So che alcune forze navali già hanno ricevuto gli 'ordini di prepararsi allo spiegamento' (PTDO), con la data di essere pronti a salpare il 1 ottobre 2006. Dato che quelle forze, per arrivare nella regione del Golfo, impiegherebbero circa dal 2 al 21 ottobre, sembra che la data coincida con una possibile azione militare contro l'Iran. (Un PTDO vuole dire che tutti gli equipaggi dovrebbero essere alle loro postazioni, e navi ed aerei dovrebbero essere pronti a partire ad una certa data- in questo caso, a quanto riferito, il primo ottobre). Gardiner nota, “Non si può emettere un PTDO e poi può restare molto a lungo in attesa. Si tratta di un ordine molto significativo; e non viene dato come un’esercitazione di addestramento”. Questo punto si ritrova anche nell'articolo del Time:

 

(…)"Penso che il piano sia stato scelto: bombardare i siti nucleari in Iran", dice  Gardiner. "È un'idea terribile, è contro la legge degli Stati Uniti e contro quella internazionale ma penso che abbiano deciso di farlo". Gardiner dice che, se gli Stati Uniti sono in grado di colpire quei siti con i missili da crociera, gli iraniani hanno molte più opzioni di noi [gli Stati Uniti].

 

(…) Gardiner ovviamente conviene che i recenti movimenti navali e gli altri segnali di preparazione militare potrebbero essere un semplice bluff, studiato per mostrare durezza nel mercanteggiamento con l'Iran sul suo programma nucleare. Ma con la costa iraniana, a quanto riferito, armata fino ai denti con i missili anti-nave cinesi Silkworm, e forse con armi russe anti-nave anche più sofisticate, contro le quali la Marina Militare degli Stati Uniti ha difese poco affidabili, sembra improbabile che la Marina Militare rischierebbe beni ad alto-valore come portaerei o incrociatori in una simile tattica. Né è stato un bluff dell'Amministrazione Bush la tattica in MO.

 

Il Pentagono ha replicato al rapporto del Time affermando che il Comando delle Operazioni Navali aveva soltanto chiesto alla Marina Militare di “riprendere in mano i vecchi piani degli Stati Uniti per bloccare due porti petroliferi iraniani sul Golfo.” Questa risposta è in se stessa una questione da analisti. Perché gli Stati Uniti dovrebbero fermare flusso di petrolio dall'Iran, il maggior paese esportatore, danneggiando gli alleati degli americani e l'economia mondiale?

 

Forza Navale Iraniana e missili anti-nave

 

La Forza Navale Iraniana è divisa in due forze principali. Una è la Marina Militare all'interno delle Forze Armate Regolari iraniane e l'altra è il ramo navale della Guardia Rivoluzionaria Iraniana. Ambo le forze si stanno aggiornando e, nel corso degli anni, hanno migliorato la loro attrezzatura. Lo scopo di ambo le forze navali è fungere da freno alla minaccia di invasione o di attacco dagli Stati Uniti.

 

L’Iran ha una flotta sottomarina di sommergibili di fabbricazione iraniana e russa; una flotta di hovercraft che è stata una tra le maggiori nel mondo, dei ROV (veicoli azionati da lontano), vari vascelli di superficie di diverse taglie e funzioni, unità navali aerotrasportate che includono diversi squadroni di elicotteri, dragamine ed un grande arsenale di missili anti-nave. La flotta sottomarina iraniana include anche dei mini-sommergibili fabbricati nazionalmente in Iran.

 

L’Iran è già passato attraverso un blocco navale nella scorsa decade. Per dare un esempio, in occasione del war game di esercitazione iraniano dell'agosto 2006, le forze iraniane hanno presentato la loro ultima motosilurante PT. Le navi PT sono i piccoli vascelli che vengono usati efficacemente per attaccare le navi da guerra più grandi. Questi tipi di navi potrebbero rappresentare una minaccia per i gruppi di attacco U.S. schierati nel Golfo Persico e nel Mare Arabico. L’ammiraglio Kouchaki ha detto alla Fars News Agency che: “la Joshan (una delle nuove navi PT iraniane) partecipa delle più recenti tecnologie del mondo, specialmente riguardo ai suoi sistemi militari, elettronici ed elettrici, lo scafo e il telaio; ed ha i requisiti richiesti per lanciare missili potenti”. “La Joshan, simile alla prima nave PT iraniana, la ‘Peykan', può anche raggiungere una velocità superiore ai 45 nodi marittimi, che la rendono più veloce della stessa generazione di PT dagli altri paesi. Il vascello può lanciare vari missili e razzi con un raggio superiore ai 100 km [62,14 miglia], ha alta manovrabilità, che l'aiuta a sventare i siluri, e possiede lo scafo più avanzato del mondo, chiamato ‘Fajr’.“La nave PT iraniana, con un  guscio calibro 76 mm., che solamente l’Iran, gli Stati Uniti e l'Italia sono in grado di fabbricare, gode anche una ampia varietà di capacità militari e può colpire obiettivi marini o aerei nel raggio di 19 km (o 23 mila piedi).

 

Durante le sue esercitazioni belliche nell’agosto 2006, l’Iran ha anche sperimentato una serie di missili di anti-nave “dai sottomarini alla superficie”, che sembrano avere destato qualche preoccupazione che l’Iran sia in grado di interrompere il flusso di petrolio attraverso il Golfo Persico nel caso di un assalto angloamericano.

 

Nei suoi ‘war games’ dell’aprile 2006, l’Iran aveva testato un missile anti-nave, riferito come il “più veloce del mondo” con una velocità fino a 362 km/h. Il missile anti-nave è progettato per distruggere i grandi sottomarini e si dice che sia" troppo veloce perché la maggior parte delle navi possa fuggire" quando è preso dal loro radar. I sistemi di avvertimento rapido saranno essenziali per gli Stati Uniti in combattimento con le forze militari iraniane.

 

Qualora sul Golfo Persico dovessero addensarsi nubi nere, gli Stati Uniti dovrebbero tenere aperto lo Stretto di Hormuz, attivo il flusso del traffico petrolifero internazionale; e simultaneamente affrontare un consistente sbarramento di missili iraniani da terra, aria e mare; inclusi i letali missili anti-nave che l’Iran ha sviluppato con l'aiuto di Russia e Cina.

 

Alcuni analisti hanno avvertito che il Golfo Persico potrebbe venire chiuso ed essere trasformato in un poligono di tiro dalle Forze Armate iraniane. L’armamento iraniano è anche accreditato per viaggiare ad alta velocità ed essere invisibile al radar, come i missili anti-nave iraniani modificati dai Silkworm e dai Sunburn  russi e cinesi, basati su antecedenti modelli sovietici.

 

L’arsenale iraniano include missili anti-nave come il C-802 e il Kowsar. I missili anti-nave C-802 provengono dalla China. I missili anti-nave Kowsar, che possono scansare i sistemi di blocco elettronico, sono essenzialmente basati a terra (missili terra-mare). In questo scenario è impossibile dire come la Marina Militare e la Guardia Costiera degli Stati Uniti potranno agire contro i missili anti-nave iraniani, nel contesto di una vera situazione di combattimento.”

 

Movimenti della Marina e dell’Esercito nel Mediterraneo Orientale

 

Anche nel Mediterraneo Orientale c’è un considerevole movimento militare e ed accumulo di forze alleate, formalmente sotto la mascheratura di un'operazione di peace-keeping in seguito alla Risoluzione 1701del Consiglio di Sicurezza Onu.

 

L’Italia ha reimpiegato in Libano le truppe italiane dell’Iraq, incluse unità di commando ed unità di ricognizione blindate. Sono state spedite in Libano due unità marine, una dell'Esercito e l'altra della Marina Militare italiana. Entrambe sono unità di veterani con diversi turni di servizio nell’Iraq occupato dagli angloamericani. L'Esercito italiano ha spedito i “Lagunari” dell'unità di fanteria marina basata a Venezia, il “ Reggimento Serenissima”, mentre la Marina Militare italiana ha spedito il “Reggimento San Marco.”

 

Unità e truppe spagnole sono state schierate vicino a Tiro ed al confine israeliano nel Libano Meridionale. La Spagna, con due navi da guerra lungo la costa del Libano, si prospetta come la terza maggiore forza dall'E.U., dopo Italia e Francia. Inoltre grandi contingenti di truppe spagnole sono basati al largo dalla costa di Mediterraneo, intorno a Jdeidet-Marjayoun (Marjayoun), in prossimità del confine siriano, delle Fattorie di Sheba e delle Alture del Golan occupate da Israele.

 

Anche navi da guerra tedesche si congiungeranno nel pattugliamento delle coste del Mediterraneo Orientale con quelle di altri membri Nato. C’è l’eventualità che la Germania prenda il comando delle forze navali dall'Italia. Il governo tedesco ha mandato fregate e navi da perlustrazione per cingere d’assedio il Libano. “La missione navale, primo dispiegamento tedesco in Medio Oriente dalla fine della II Guerra Mondiale, è stata appoggiata da 442 legislatori, con 152 contrari e 5 astensioni. Ora verranno schierati alla regione 2.400 addetti navali tedeschi, sulla base del mandato di un anno che scade il 31 agosto 2007. La missione porta a 10.000 il numero di soldati tedeschi, membri delle Forze Armate, che servono all’estero; per la prima volta dopo la II Guerra Mondiale.”

 

La coalizione di governo della Danimarca, formata dal Partito Popolare Conservatore Danese e dal Partito Liberale della Danimarca, è stato uno zelante sostenitore degli obiettivi militari angloamericani. Il governo del Primo Ministro Anders Fogh Ramussen, ha fornito truppe danesi sia all’occupazione angloamericana dell'Iraq, sia alla guarnigione Nato in Afganistan. Anche tre navi da guerra danesi hanno preso il mare verso il Mediterraneo Orientale, per raggiungere l'armata di navi da guerra della Nato che si addensa al largo delle coste libanesi e siriane. La corvetta Peter Tordenskiold e due incrociatori lanciamissili danesi, il Corvo ed il Falco, hanno atteso alle operazioni militari nel Mediterraneo Orientale dalla fine assedio del Libano patrocinato dagli angloamericani. Per quasi due settimane all’inizio di settembre 2006, il contingente navale danese ha aspettato l’ordine di salpare a Wilhelmshaven, una base navale tedesca. Il governo danese sta parlando anche di spedire più truppe in Afganistan, che si unirebbero ai 2.000 soldati che saranno inviati da Romania e la Polonia all’inizio di ottobre 2006.

 

In Libano, la Francia è impegnata in operazioni militari terrestri, mentre navi da guerra italiane e tedesche guidano la missione navale nel Mediterraneo Orientale. 2.000 militari francesi sono pronti per essere schierati in Libano. Tank e unità blindate francesi hanno contribuito a formare “l'armata più potente mai schierata da una forza di peace-keeping delle Nazioni Unite” nella storia.

 

Fanno parte dell'armata navale nel Mediterraneo Orientale anche navi da guerra greche. Dieci navi da guerra greche che includono unità di immersione ed elicotteri della Marina Militare hanno aggiunto la loro presenza alla forza navale Nato al largo del Libano con ordini “di far uso della forza se è necessario”. L'impegno navale greco ha raggiunto il costo, riportato dal governo greco, di circa 150.000 Euro per ogni settimana di operazione. Le navi da guerra stanzieranno nel  porto meridionale di Larnaca (Larnaca è sul lato meridionale dell'isola di Cipro, in faccia al Libano) fino a che le installazioni navali della capitale libanese, Beirut, saranno ritenute pronte e sicure dai comandanti dell'armata navale.

 

L’Olanda sta dislocando altre navi, con 150 marinai olandesi dichiarati. Le navi da guerra olandesi saranno una fregata e una nave appoggio per supporto logistico alla flotta navale di guarnigione nel Mediterraneo Orientale. Lo spiegamento olandese potrebbe iniziare nell’ottobre 2006 e continuare a navigare nel Mediterraneo fino all’agosto 2007. Ma il Ministro della Difesa ha detto che l’impegno olandese potrebbe essere esteso per ulteriori 12 mesi.

 

Anche il Belgio sta mandando 400 militari nel Libano del Sud. Il Ministro della Difesa del Belgio è stato uno degli ufficiali che ha ripetutamente visitato il Libano per preparare le operazioni militari. Altri funzionari della difesa, con relazioni con il Libano, sono stati mandati da Italia e Francia.

 

Le truppe turche non si sono ancora posizionate in Libano e affrontano una forte opposizione interna. Infatti la Turchia, membro della Nato e alleata di Israele, dalla fine di ottobre 2006 manderà truppe in Libano, a dispetto delle proteste e dell’opposizione di massa .

 

Un ex alto rappresentante civile turco della Nato in Afganistan, Hikmet Cetin, in un discorso trasmesso per televisione ha cerato di rassicurare l’opinione pubblica turca, sottolineando che le truppe turche starebbero andando in Afganistan, piuttosto che in Libano:

 

"...nell'ultimo mese (settembre 2006), il numero di soldati turchi in Afganistan è più che raddoppiato, da 300 a 700. Nel periodo imminente Ankara potrà aumentare il numero dei soldati per la sicurezza di Kabul ma non spedirà soldati in scontri nel Libano Meridionale”.

 

Un altro membro della Nato, la Bulgaria, con truppe in Afganistan e, fino al 2005/2006, in Iraq, spedirà in Libano forze navali e di terra.

 

A sua volta la Gran Bretagnia invierà nel Libano Meridionale un piccolo contingente di truppe. All’'U.A.E., uno sceiccato arabo, è stato dato un mandato per individuare i campi minati e i giocattoli esplosivi israeliani disseminati a sud del fiume Litani- un'importante fonte di acqua nel Levante, sulla quale Israele ha puntato gli occhi. L'U.A.E. ha appaltato le sue operazioni di sminamento nel Libano Meridionale ad una ditta di sicurezza privata britannica. La ditta di sicurezza britannica, “ArmorGroup International,” ha ricevuto 5,6 milioni di U.S.$ (2,9 milioni di sterline) per il contratto di un anno di lavoro nel Libano Meridionale. L’ArmorGroup sta vendendo anche sicurezza militare agli Stati Uniti in Iraq, nel Golfo Persico, in Afganistan, inclusa la protezione di installazioni della Marina Militare U.S. in Bahrain. La società di sicurezza britannica sta offrendo inoltre protezione a consorzi per petrolio e benzina in Arabia Saudita, Giordania, Kuwait, Nigeria e nell’ex Unione Sovietica: in  Kazakhstan e nella Repubblica dell’Azarbaijan. Come nei casi dell’Afganistan e dell'Iraq occupato dagli angloamericani, società private di sicurezza stanno cominciando ad arrivare in Libano al seguito della Nato.

 

La Nato si è mossa “ufficiosamente” in per riempire il vuoto lasciato dalla guerra in Libano, come aveva fatto “ufficialmente” nel caso dell'Afganistan. Anche qui le truppe Nato potrebbero diventare una forza di occupazione, come nel caso dell’Afganistan. La Nato nel 2005 firmò un accordo di cooperazione militare con Israele. E forze di terra israeliane non hanno completamente lasciato il Libano Meridionale come sancito dalla decisione di tregua del Consiglio di Sicurezza Onu ma intanto le navi israeliane hanno declinato la responsabilità per il rafforzamento dell'illegittimo embargo navale al Libano a imbarcazioni e navi da guerra della Nato.

 

Questi embargo navali richiamano l'illegittima, a livello internazionale, “No-fly Zone” stabilita sull’Iraq da Stati Uniti, Britannia e Francia ,che contribuì a debilitare l’Iraq anni prima dell’invasione angloamericana del 2003. La domanda cruciale è se questo embargo navale e la militarizzazione del Mediterraneo Orientale siano parte della preparazione per future operazioni militari dirette contro la Siria. L'embargo illegale, che ha l’approvazione dell’Onu, viene alzato come parte del "monitoraggio" della linea costiera libanese, per impedire l'entrata di approvvigionamenti militari e di armi nel Libano.

 

Russia e Cina mandano truppe in Libano: una mossa strategica simmetrica

 

Anche la Federazione Russa e la Repubblica  Popolare Cinese hanno schierato truppe in Libano. Per "peace-keeping" o ci sono altri obiettivi di natura strategica?

 

Il Ministro della Difesa russo ha detto che, all'inizio di ottobre 2006, anche un battaglione russo di genieri militari verrà aerotrasportato dall'Aviazione russa in Libano, per prestare la propria opera nei campi di battaglia libanesi. Tutto ciò di cui si è avuto formalmente bisogno è stato “un accordo con il governo libanese sullo status di genieri da campo di combattimento del battaglione”

 

Le truppe russe saranno schierate presso la città di Sidone, nel Libano Meridionale, lungo il litorale del Mediterraneo. Mentre c’è questo nuovo ingresso di  truppe russe in Libano, permane una contemporanea presenza navale russa lungo le coste siriane (si veda: Basi russe in Siria, una mossa strategica simmetrica, luglio 2006)

 

Diversamente dagli alleati russi, le truppe cinesi erano presenti in Libano prima degli attacchi israeliani patrocinati dagli angloamericani. La presenza cinese in Libano consisteva di una piccola forza di peace-keeping sotto l'autorità dell’Onu; circa 200 genieri militari cinesi erano già impegnati nel Libano Meridionale per conto dell'Onu a far brillare le mine e i colpi d’artiglieria inesplosi. La piccola forza Onu ha visto la morte di uno dei suoi membri cinesi, causata degli attacchi israeliani durante l’assedio del Libano per conto dagli angloamericani. Approssimativamente altri 1.000 uomini cinesi saranno aggiunti alla presenza militare cinese in Libano.

 

Forze russe e cinesi saranno anche dislocate nelle strette vicinanze del Porto di Ceyhan affinché restino aperte le rotte petrolifere nel Mediterraneo Orientale (questa è un'azione simmetrica, se si considera che la presenza militare U.S. e il sostegno a Taiwan sono un mezzo per il controllo strategico della rotta del petrolio dal Medio Oriente verso la Cina e il Giappone). La Russia e la Cina, i due principali membri della Shanghai Cooperation Organization (SCO), sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu, decisamente opposti alle iniziative angloamericane nel Medio Oriente, nella Penisola Coreana e in  Sudan. In più la Russia e la Cina, insieme con l'Iran, stanno sfidando gli interessi petroliferi angloamericani in Asia Centrale e nel Mar Caspio.

 

Israele è una proiezione dell'alleanza angloamericana e anche della Nato, attraverso un patto militare con la Turchia ed il “Dialogo Nato-Mediterraneo”, che comprende l’Iniziativa di Cooperazione di Istanbul, del 29 giugno 2004. Di fronte al blocco e allo schieramento di truppe degli stati membri della Nato, la Russia e la Cina potrebbero mandare le loro truppe nel Libano con una mossa intenzionalmente simmetrica, per stabilire un equilibrio militare nell'importante bilanciamento-di-potere nel Levante e nel Mediterraneo Orientale.

 

La Guerra in Libano e la battaglia per il petrolio: il terminale petrolifero Baku-Tbilisi-Cehyan

 

C'è un’innegabile competizione internazionale per le risorse energetiche nel mondo. Il terminale petrolifero Baku-Tbilisi-Cehyan (BTC, anche chiamato terminale del petrolio del Caspio-Mediterraneo) ha uno sbocco sulla costa turca del Mediterraneo Orientale, in prossimità della Siria e del Libano. L'apertura di questo oleodotto è un'importante vittoria geostrategica per l'alleanza angloamericana, per Israele, le grandi società per azioni del petrolio ed i loro partner, ma d'altra parte, costituisce invece un arretramento geostrategico per la Russia, la Cina e l'Iran. Sembra che la sovranità del Libano sia stata messa ulteriormente in pericolo con l'apertura dello strategico terminale del petrolio.

 

L'occupazione dell'Afganistan (2001) e dell'Iraq (2003) sono state seguite dalla militarizzazione del Mediterraneo Orientale. L’assedio israeliano del Libano nel luglio 2006 è intimamente legato all'apertura del terminale di petrolio Baku-Tbilisi-Cehyan, allo schieramento di navi militari nel Mare del Golfo Arabico e Persico e ad una avvisaglia di guerra contro Iran e la Siria.

 

Anche la Siria sta facendo passi per rafforzare il proprio assetto militare. La Russia sta aiutando la Siria a promuovere e costruire i suoi sistemi di difesa aerea. La Difesa siriana ha inoltre aggiunto numerosi ordini di aerei militari e missili di fabbricazione russa ed iraniana. Pure la Bielorussia e la Cina stanno aiutando l’esercito siriano.

 

Il professor Michel Chossudovsky ha fornito dettagli sulla guerra israeliana in Libano, la militarizzazione del Mediterraneo Orientale e la rivalità internazionale per le risorse di energetiche: c’è una relazione tra il bombardamento del Libano e l'inaugurazione del più grande oleodotto strategico del mondo, che erogherà più di un milione di barili di petrolio al giorno ai mercati occidentali?

 

E’ passata virtualmente inosservata l'inaugurazione dell’oleodotto Ceyhan-Tbilisi-Baku (BTC), che collega il Mare Caspio al Mediterraneo Orientale, che ha avuto luogo il 13 luglio 2006, all’insorgere dei bombardamenti sul Libano commissionati agli israeliani.

 

(…)Il bombardamento del Libano è parte di una road map militare attentamente progettata e coordinata. L’estensione della guerra alla Siria e all’Iran è già stata contemplata dai pianificatori militari statunitensi e israeliani. Questa più vasta agenda militare è intimamente collegata al petrolio e agli oleodotti strategici. È sostenuta dai giganti petroliferi occidentali, che controllano i corridoi delle condutture. Nel contesto della guerra in Libano, vi è la ricerca del controllo territoriale israeliano sulla linea costiera di Mediterraneo Est.

 

La Siria ed il Libano devono essere sottomessi se gli Stati Uniti ed i loro partner vogliono assicurarsi la linea costiera del Mediterraneo Orientale per espandere il terminale del petrolio da Ceyhan, Turchia, ad Israele e per tagliare fuori Russia e Cina dall'assicurare le risorse energetiche internazionali, e alla fine creare un monopolio sulle risorse energetiche mondiali.

 

Il Mediterraneo Orientale, un “secondo fronte” sorvegliato dalla Nato?

 

In Libano e nelle acque del Mediterraneo Orientale si è verificato un significativo condensamento di forza militare, inclusa la forza navale, composta da eserciti e marine di molti paesi della Nato, tra cui Italia, Spagna, Francia, Turchia, Germania e Paesi Bassi.

 

L’operazione Nato “Active Endeavor”, perfezionata con il 9/11, è pienamente integrata alla“Guerra al Terrorismo” lanciata dagli Stati Uniti; l'operazione è sorvegliata dal Comando delle “Forze Navali Alleate Nato dell'Europa Meridionale”, con base a Napoli. In questo contesto, il compito delle navi da guerra della forza Nato, è stato di sorvegliare il Mediterraneo Orientale, fin dal lontano 2001,diversi anni prima dell'assedio aereo israeliano del Libano (2006). Questo compito delle navi da guerra della Nato è stato fin da 2001 di “addestrarsi e prepararsi per un'operazione prolungata nel Mediterraneo Orientale.”

 

Secondo una fonte israeliana, la presenza militare Nato nel Mediterraneo Orientale è parte della guerra progetta che riguarda la Siria e l'Iran:

 

“Questa aspettativa di guerra lanciata contro l’Iran e la Siria ha messo insieme le più grandi armate europee di mare e di aria, mai riunite ad alcun punto della terra dalla II Guerra mondiale: due portaerei con 75 cacciabombardieri, aerei spia ed elicotteri sui loro ponti; 15 navi da guerra di vari tipi-7 francesi, 5 italiane, 2-3 greche, 3-5 tedesche, e 5 americane; migliaia di marines- francesi, italiani e tedeschi così come 1.800 marines americani. È dato come improbabile che gli attesi 7.000 soldati europei di appoggio vengano schierati in Libano per impedire alla forza israeliana, ridotta a meno di 4-5.000 soldati e ai 15-16.000 militanti Hezbollah, di venire allo scontro, così come per compiti assistenza ed umanitari. (…) Quindi, se non è per il Libano, per quale ordine è realmente là questa eccellente forza navale? -Primo, secondo le nostre fonti militari (in Israele), i partecipanti europei sentono il bisogno di una forte presenza navale nel Mediterraneo Orientale per prevenire una possibile guerra iraniano-statunitense-israeliana, innescata da un attacco missilistico iraniano con un Shahab a lungo raggio sulle basi europee orientali U.S.-Nato usate contro l'Iran; -secondo, come un freno per dissuadere la Siria e Hezbollah dall'aprire una secondo fronte contro U.S. e Israele dalle loro coste del Mediterraneo Orientale”.

 

Nel caso di una guerra con la Siria e l'Iran, le forze Nato nel Mediterraneo Orientale avrebbero senza dubbio un ruolo decisivo. Il Mediterraneo Orientale potrebbe diventare uno dei vari fronti che potrebbero includere Iraq, Turchia, Pakistan, Afganistan ed il Golfo Persico.

 

L’"Allargamento"della Nato ed il Caucaso

 

La Nato si è mossa in Libano proprio come fece in Afganistan. Sotto un mandato formale di peace-keeping, la Nato è divenuta ‘de facto’ una forza di occupazione parte dell'agenda angloamericana.

 

Ci sono altri fattori che rivelano l'equazione della Nato. Il primo è la militarizzazione della Georgia e della Repubblica dell’Azerbaijan, due ex repubbliche dell'Unione Sovietica che sono fermamente allineate con la Nato. La Georgia occupa una posizione strategica riguardo al controllo e alla protezione del corridoio degli oleodotti fuori del bacino del Mar Caspio. Costituisce anche un cuneo tra Russia, Armenia e Iran. L’Azerbaijan serve primariamente come fonte di petrolio nel Mar Caspio, all'inizio la conduttura della  Baku-Tbilisi-Ceyhan .

 

La Georgia è aiutata militarmente per contrastare Russia, Iran ed il loro alleato Armenia. Un triangolo strategico è formato dall'Afganistan a est, il Caucaso a nord ed il Levante a ovest, con l’Iraq e l’Iran proprio al centro. La Georgia è essenziale per guadagnare il controllo di quest’area dal nord. La regione del Caucaso è anche un fronte interconnesso col Medio Oriente e l’Asia Centrale, che diverrà più attivo col procedere della roadmap militare angloamericana.

 

Sembra che le tensioni sorgenti tra la Russia e la Georgia siano parte di questo processo. L'agitazione civile e i conflitti nel Caucaso sono strettamente in relazione con la lotta per assicurare la risorse energetiche del Medio Oriente e dell’Asia  Centrale. 

 

Il Balcani, il cuore dell'Asia Centrale e il  Sudan costituiscono un altro triangolo strategico della roadmap militare angloamericana. La riconfigurazione della Jugoslavia e l'ingresso di stati come Bulgaria, Albania, Montenegro e Macedonia nella sfera della Nato sono appunto passi essenziali nella roadmap angloamericana.

 

La Russia è stata oltraggiata dall’asilo dato ai ribelli ceceni in Georgia e dalla collaborazione del governo georgiano con gli Stati Uniti per minare l'influenza russa nel Caucaso. La Russia ha lottato contro e ha tentato di contrastare l'influenza georgiana ed angloamericana nel Caucaso, sostenendo l'Abkhazia del Sud e i movimenti di indipendenza dell’Ossezia. Inoltre, la delimitazione del confine è divenuta un problema tra la Georgia e la Russia, dando luogo ad una situazione non facile, che tuttavia sembra stia in evoluzione. Le truppe russe hanno anche lasciato le loro basi in Georgia, mentre stanno sorgendo tensioni tra russi da un lato e georgiani e Nato dall'altro.

 

Il settembre 2006 ha visto le relazioni sull'orlo del collasso. Il governo georgiano ha accusato i militari russi di spiare in Georgia e la Federazione russa di tentare di rovesciare il governo georgiano per installare in suo luogo un governo anti-Nato e filo-russo. Inoltre, forze combattenti degli osseti meridionali hanno tirato giù un elicottero col Ministro della Difesa georgiano a bordo e il giorno seguente le autorità georgiane hanno proclamato di aver sventato un tentativo di “colpo di stato” sostenuto dalla Russia- cosa che invece il governo russo nega.

 

C'è anche un impressionante parallelo tra le "operazioni di peacekeeping" in Georgia ed in Libano. Entrambe sono operazioni fittizie con un'agenda coperta: in Georgia sono le truppe russe ad essere schierate come  peacekeepers, mentre il peacekeeping del Libano è “ufficiosamente” dominato dalla Nato. Ha detto il Ministro degli Esteri georgiano: “Se continuiamo a guidare la situazione in Georgia con i personaggi esistenti e col potere dominante della Russia... finiremo in guerra”. Ha chiesto il ritiro delle truppe russe stanziate in Georgia ed ha accusato Mosca di cercare di destabilizzare il governo georgiano.

 

Il secondo fattore è la politica di rapida espansione della Nato.

 

La Nato si sta espandendo verso est. Ora sta cercando accesso in Georgia, Azerbaijan, Ucraina e in diversi altri paesi. Il Ministro degli Esteri russo ha detto al Segretario generale della Nato che " la riconfigurazione delle forze militari Nato in Europa, così come è per noi causa di preoccupazione il desiderio degli U.S. di schierare certi elementi per le basi lanciamissili nell’Europa Orientale”.

 

A questo riguardo, l’Associated Press nota le crescenti tensioni tra la Federazione russa e la Nato per quanto riguarda  l'appartenenza della Georgia alla Nato. Mosca [il governo russo] ha denunciato la mossa (di coinvolgere ulteriormente la Georgia nella Nato) come un residuato della Guerra Fredda che nuoce agli interessi russi e potrebbe destabilizzare ulteriormente la regione del Caucaso.  Il Ministro della Difesa russo Sergei Ivanov ha minacciato di spedire due divisioni di truppe russe al confine con la Georgia per garantire che “non sia lesa la sicurezza della Russia se la Georgia entra nella Nato.”

 

Le relazioni tese tra Russia e Georgia sono peggiorate ulteriormente. Mosca ha richiamato il suo ambasciatore, annunciato il ritiro dei suoi diplomatici e si è lamentata alle Nazioni Unite per la detenzione da parte della Georgia di cinque ufficiali russi con l’accusa di spionaggio. Ivanov chiamato la Georgia uno “stato di bandito.” La Georgia ha incriminato per spionaggio quattro degli ufficiali russi e si riserva di metterli sotto processo, ha detto Shota Khizanishvili, portavoce per il Ministro dell’Interno.(Un quinto ufficiale è stato rilasciato venerdì settembre 2006) 

 

Formazione di un’Alleanza Militare Eurasiatica?

 

Dall’agosto 2006, Russia, Cina, Kazakhstan, Uzbekistan, Tajikistan, e Kyrgyztan stanno tenendo esercitazioni militari e addestramenti anti-terrorismo congiunti. Queste operazioni sono condotte sotto lo SCO e/o l'Organizzazione del Trattato della Sicurezza Collettiva (CSTO) (con l’impegno della Repubblica degli Stati Indipendenti, CIS). Queste esercitazioni militari sono state condotte nello stesso periodo in cui anche l’Iran era impegnato in importanti wargames.

 

- Esercitazioni militari congiunte Russia e Bielorussia,17-25 giugno2006.

 

- Operazioni militari e war games U.S. sono stati svolti nei Balcani con Bulgaria e Romania, (luglio-agosto, 2006)

 

- I war games iraniani hanno inizio il 19 agosto 2006

 

- Esercitazioni dell’Organizzazione del Trattato della Sicurezza Collettiva (CSTO) Anti-terrorismo con Russia, Kazakhstan, Kyrgyzstan ed Tajikistan sono tenute a fine agosto 2006

 

- Esercitazioni anti-terrorismo congiunte anche di Cina ed Kazakhstan iniziano il  23/24 agosto 2006

 

- Esercitazioni anti-terrorismo congiunte Russia, Uzbekistan e Kazakhstan  (19-23 settembre 2006)

 

- Prima esercitazione militare congiunta Cina e Tajikistan (22-23 settembre 2006)

 

- CIS e Collettivo Sicurezza Trattato Organizzazione (CSTO) Anti-terrorismo si esercitano in Armenia (26-28 settembre 2006)

 

L'istituzione di un “Alleanza Militare Eurasiatica” è stata il risultato tangibile dello SCO il 15 settembre 2006, durante una conferenza tenuta in Dushanbe, Tajikistan. Ma questo obiettivo non può essere realizzato pienamente se l’Iran non diventa membro dello SCO.

 

L’IRNA ha citato il Primo Ministro uzbeko Rustam Azimov, che ha detto che “i progetti economici sui quali sono stati raggiunti accordi alla Conferenza Internazionale di Shanghai [SCO], non possono essere attuati senza la cooperazione dell'Iran, in quanto paese regionalmente significativo”.

 

Anche la Mongolia è pronta a diventare un membro effettivo dello SCO (attualmente Mongolia, Iran, India e Pakistan sono tutti membri osservatori dello SCO). L'Armenia, membro dell'Organizzazione del Trattato della Sicurezza Collettiva (CSTO) e del CIS, e la Serbia, un alleato storico della Russia, sono candidati potenziali per lo SCO. L’Armenia ha espresso anche chiaramente che non ha alcuna intenzione di unirsi all'E.U. o alla Nato. Anche la Bielorussia si è dichiarata interessata ad aderire allo SCO come stato pienamente membro.

 

Il 26 settembre 2006 l'allargamento dello SCO e l'inclusione completa dell'Iran come membro effettivo è stata affrontata dalla Commissione di Helsinki (Commissione sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa), durante un'indagine sull'impatto dello SCO sugli obiettivi angloamericani e sull'influenza degli Stati Uniti nell’Asia Centrale.

 

L 'espansione dello SCO è stata considerata  improbabile perché la “missione economica dello SCO sembra mal definita”; ed è anche stato considerato improbabile che l'organizzazione possa aggiungere nuovi membri che possono finire per competere con Russia e Cina per il controllo dell'Asia Centrale. Durante l'uditorio della Commissione di Helsinki è stato anche indicato che “i membri dello SCO sono tenuti  insieme da un quadro di sicurezza condiviso e da un quadro di rischio percepito condiviso”. L’importanza di ‘sicurezza e rischi percepiti’ diventa prioritaria per la crescente minaccia di intrusione angloamericana nelle ex repubbliche sovietiche dell'Asia Centrale.

 

I war games tenutisi nell’ex Unione Sovietica ed in Asia Centrale, guidati da Russia e Cina, sono stati condotti sotto l’egida della lotta a “terrorismo, estremismo e separatismo”. Terrorismo, estremismo e separatismo sono aree critiche della cooperazione per ogni stato membro. Quale è l'agenda ignota? Queste esercitazioni sono riferite in qualche modo ai movimenti di guerra degli Stati Uniti?

 

Il terrorismo, l’estremismo e il separatismo- inclusi sabotaggi ed attacchi terroristici da parte di Forze Speciali- sono nutriti da operazioni coperte dell’intelligence angloamericana. Fomentare la tensione etnica, ideologica e settaria ed i movimenti separatisti è tradizionalmente un tipico marchio della strategia angloamericana in Medio Oriente, come pure nei Balcani, India, sud-est asiatico, ex Unione Sovietica ed Africa.

 

Quanto a manipolazione e creazione di estremismo, l’Afganistan è una testimonianza di questa strategia. L’Afganistan è il teatro nel quale gli Stati Uniti e l’ISI pachistano (servizi segreti, ndr) hanno aiutato a creare i talebani per combattere contro l'Unione Sovietica. Stati Uniti, Pakistan e Arabia Saudita hanno collaborato anche nel sostenere dei movimenti estremistici nell’ex Unione Sovietica. Questa è una delle ragioni per le quali il governo iraniano è rimasto silente nell'offrire aiuto o dare credito ad ideologie basate su movimenti religiosi o separatisti nel Caucaso e nell’ex Unione Sovietica; ‘Cecenia’ inclusa.

 

In ‘Curdistan’ germi di balcanizzazione e "finlandizzazione" ?

 

Sia gli Stati Uniti sia Israele stanno addestrando clandestinamente diversi gruppi curdi nell’Iraq Settentrionale. L’Iran e la Siria hanno accusato Israele di instaurare una propria presenza militare nel Curdistan iracheno. Israele ha anche addestrato delle forze speciali angloamericane per missioni di assassinio e per la formazione di squadre di hunter-killer in Iraq.

 

Magdi Abdelhadi, un analista degli affari del mondo arabo e del  MO, ha scritto:

 

"Sin da quando gli Stati Uniti hanno guidato l’invasione dell'Iraq (che iniziò nel 2003, più di tre anni fa), i giornalisti arabi hanno riferito il fatto che gli israeliani operano nella regione autonoma del ‘Curdistan’, nell’Iraq del Nord. E hanno detto che questo prova che Saddam Hussein sia stato solamente il primo capitolo in una cospirazione americano-israeliana più ampia, intesa ad eliminare gli ostacoli ai loro interessi strategici e per ridisegnare la mappa del Medio Oriente [una roadmap militare]. Si pensa che la Siria e l'Iran, che hanno confini comuni con aree curde, siano gli obiettivi primari".

 

E’ in atto il tentativo intenzionale di fomentare o costruire conflitto civile e divisione all'interno dei paesi del Medio Oriente. Gli obiettivi fondamentali sono la balcanizzazione (divisione) e la" finlandizzazione" (pacificazione).

 

Il Curdistan è il cuore geografico del Medio Oriente contemporaneo ed il nodo gordiano che tiene assieme tutto un mosaico di stati e popoli. Il Curdistan è anche un ponte strategico che connette la Siria ed il Mediterraneo Orientale con l'Iran. La gente curda è stata continuamente manipolata e ingannata dagli Stati Uniti. La manipolazione intenzionale della gente curda da parte degli Stati Uniti e di Israele potrebbe portare ad un serio e caotico rovesciamento della stabilità del Curdistan e dell'unità nazionale di Siria, Turchia, Iran, Iraq attraverso sconfinamenti in questi paesi.

 

Inoltre, dalla balcanizzazione dell'Iraq potrebbe innescare un movimento a effetto domino che potrebbe avere un impatto sull’intero Medio Oriente ed oltre. Gli Stati Uniti hanno creato le condizioni per la divisione sociale all'interno dell'Iraq. Dividere la società irachena indebolisce il movimento di resistenza all'occupazione militare angloamericana. La creazione di settarismo e divisioni etniche nella società irachena è direttamente connessa ai piani di guerra degli Stati Uniti che concernono l’Iran e la Siria. La premessa è che gli iracheni sarebbero così troppo occupati a combattersi l'un l'altro per fornire un appoggio significativo a Siria e Iran.

 

La balcanizzazione dell'Iraq è anche coerente con gli obiettivi angloamericani per il “Corridoio Eurasiatico” ed il “Yinon Plan 70” per il Grande Medio Oriente. Questi due obiettivi coincidono, e dipendono da un'associazione tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele. Questi obiettivi contano su un rovesciamento di regime all'interno dello stato preso a bersaglio attraverso la fomentazione di conflitti etnici e settari. Questa strategia viene usata anche contro Russia, Cina e Asia Centrale. L'obiettivo ultimo è la creazione di un nuovo insieme di mini-stati- come il Kuwait o il Bahrain- o di protettorati angloamericani nel Medio Oriente e nell’ex Unione Sovietica, che possano essere facilmente controllati da Stati Uniti, Britannia e Israele.

 

In un'intervista con Der Spiegel, il Presidente Siriano ha detto che il Medio Oriente sta camminando con passo malfermo sull'orlo del caos e del conflitto. Quando richiesto di esprimersi sulla spartizione o balcanizzazione dell'Iraq occupato dagli angloamericani, il Presidente siriano ha detto:

 

“Sarebbe dannoso, non solo per l'Iraq, ma per l’intera regione estesa dalla Siria al Golfo Persico e all'Asia Centrale. Come strappare una collana e far cadere a terra le perle una ad una. Quasi tutti questi paesi hanno linee di confine naturali, e se in un paese si verifica una divisione etnica e religiosa, accadrà presto anche altrove. Sarebbe come la fine dell'Unione Sovietica- solo molto peggio. Guerre maggiori, guerre minori, nessuno sarà capace di tenerne le conseguenze sotto controllo ”.

 

Il problema può essere ancora più complesso. Una guerra con la Siria potrebbe divampare e innescare altri conflitti in Palestina, Giordania e in Libano, fino a toccare anche la Turchia, Cipro ed il mondo arabo intero. Una guerra con l’Iran o una balcanizzazione che tocchi l’Iran contribuirebbe a destabilizzare anche Caucaso, Turchia e Asia Centrale, poiché tutti hanno legami etnici e culturali con l'Iran. Questo include la nord Ossezia-Alania, Cecenia, Dagestan e Ingushezia, che è parte del Distretto Federale Meridionale della Federazione Russa.

 

Una guerra con l'Iran potrebbe riversarsi nel Caucaso etnicamente diviso, con serie ed imprevedibili ramificazioni per la Russia.

 

Il Caucaso è strettamente connesso con l'Iran. Potrebbero riaccendersi i conflitti tra l’Armenia e la Repubblica Azera nella regione del Nagorno-Karabakh, i conflitti interni della Georgia in Ossezia Meridionale ed Abkhazia, e gli scontri in Cecenia e Dagestan. Questi conflitti non solo minaccerebbero la sicurezza nazionale della Russia ma andrebbero anche a colpire lo SCO che integra tra loro la Cina, la Russia e molte repubbliche ex sovietiche; così come il CSTO.

 

Unendo i punti, tutti i pezzi vanno a posto ?

 

C'è un evidente accumulo di forze militari terrestri, aeree, navali, convenzionali e nucleari, attorno al Medio Oriente e all'Asia Centrale. Si aggiunge la mobilitazione di truppe britanniche sul confine iraniano e la dilazione dei turni di servizio militare nell’Iraq occupato dagli angloamericani e nelle guarnigioni Nato in Afganistan. Per i 4.000 uomini dell'unità della 1° Brigata della 1° Divisione Blindata che sta operando nella provincia irachena dell'Al-Anbar, confinante con la Siria, è stato esteso il turno di servizio (e non è il primo gruppo di soldati americani o britannici a vedere prolungati i propri turni di servizio in Iraq o in Afganistan). La brigata ha circa 4.000 soldati in Iraq, cui era stato programmato un avvicendamento per un massimo di 12 mesi ma i loro turni sono stati ripetutamente protratti, come ad altre unità militari. Anche l'Esercito U.S. ha esteso diverse volte il turno della 172° Striker Brigade, un'unità dell’Esercito basata in Alaska con più di 3.500 uomini.

 

Anche molte delle dittature arabe intendono sostenere segretamente l'alleanza angloamericana; staranno a guardare come saranno colpiti Siria e Iran e Libano, e come verranno ulteriormente devastati dalla guerra Palestina, Iraq e Afganistan. Il governi filo-U.S. dell'Arabia Saudita, gli sceiccati arabi, l’Egitto e la Giordania appoggiano la “roadmap militare” degli Stati Uniti, nonostante il fatto che i popoli di questi paesi siano fermamente contrari alle guerre condotte dagli Stati Uniti.

 

Le speranze di un stato palestinese sono state abbandonate anche dai loro leader. Lo hanno dimostrato nel loro coinvolgimento contro l'Iraq, prima e dopo l’invasione angloamericana del 2003. Essi hanno tacitamente accettato l'oppressione del popolo palestinese, così come l'invasione e il bombardando israeliano del Libano (cosa che viene indicata in Libano come la “cospirazione araba contro il Libano”). Ci sono stati riferimenti sui media che l’Arabia Saudita ed Israele stanno anche conducendo trattative segrete rispetto ad Iran e al più ampio Medio Oriente.

 

La Romania e la Bulgaria sono già importanti centri per le operazioni militari angloamericane in Eurasia, che si estende dai Balcani al Medio Oriente e all'Asia Centrale; così come sono importanti partner dell'alleanza angloamericana. Secondo un articolo del 2003 nel NY Time di Lawrence Korb:

 

Il Pentagono è interessatissimo alla Romania. E alla Polonia. E pure alla Bulgaria. Il Dipartimento della Difesa sta considerando di chiudere molte, se non tutte, le sue basi nell’Europa Occidentale- primariamente in Germania- per spostare le sue truppe in nuovi siti spartani dell’ex blocco sovietico. Nemmeno la prima Divisione Blindata, ora sul campo in Iraq ritornerà nelle basi in Germania. Il Gen. James Jones, Comandante in capo europeo [degli Stati Uniti], ha detto che è probabile che venga chiusa ogni installazione dell’Esercito e dell’Aeronautica militare U.S.in Germania, a parte la base dell’Aeronautica Militare di Ramstein,. In effetti questo potrebbe intendere il trasferimento di cinque brigate dell’esercito, costituite di 25.000 uomini, nell’Europa Orientale, in Bulgaria e Romania.

 

(L'ossessione orientale del Pentagono, sul NY Time del 30 luglio 2003)

 

In uno sguardo retrospettivo la decisione del Pentagono di muoversi verso est era strategicamente corretta sulla premessa dello spostamento verso est delle operazioni militari angloamericane. La situazione nell’ex Jugoslavia e nei Balcani è stata conclusa nella seconda metà degli anni novanta. Con l'inizio di 2001 è venuto il tempo di portare avanti operazioni ulteriormente verso est.

 

La Nato è anche in relazione con Washington, Londra e Tel Aviv. Gli interessi angloamericani e israeliani sono serviti dalla Nato. La Nato, formalmente o informalmente, sta usando truppe per assistere la “fase di occupazione” di tutte le operazioni angloamericane dopo, i “blitz” o le “fasi militari iniziali.” La Nato e gli stati membri stanno comportandosi come forze di occupazione in Afganistan e in Iraq e ora stanno passando anche in Libano. Il Segretario-generale della Nato ha promesso che la missione di Nato in Afganistan  si espanderà e intensificherà

 

Alcuni portavoce della Nato in Afganistan hanno riferito che, dal febbraio 2007, il Generale dell'Esercito Americano McNeil assumerà il comando sia delle forze della Nato in Afganistan, chiamate International Sicurity Assistance Force (ISAF), sia delle truppe americane in Afganistan. Questo vuole dire che le truppe americane e quelle della Nato, che sono state sotto strutture di comando separate, ora saranno riunite in Afghanistan sotto una sola  struttura di comando. I media hanno enfatizzato il fatto che le truppe U.S. sarebbero sotto il comando della Nato; ma quello che è realmente un pericolo è che un Generale degli Stati Uniti comandi ora le forze Nato.

 

In breve, dall’ottobre 2006 quasi 12.000 uomini prevalentemente  americani in Afganistan cominceranno ad essere integrati con la Nato. Il vertice del comando Nato in Afganistan è attualmente appannaggio del Generale britannico David Richards. Nel caso di un conflitto con l'Iran, la Nato radunata in Afganistan attaccherebbe l’Iran. E similmente le truppe Nato stanziate in Libano attaccherebbero la Siria.

 

La ‘Pakistan Connection’

 

Ci sono anche segnali che la Nato e gli Stati Uniti stiano aspettandosi il crollo del Generale Musharraf e del governo pakistano a causa del caos che ricadrebbe sul Pakistan con gli attacchi su Iran e Siria. Questo potrebbe spiegare la richiesta all’India di mandare truppe in Afganistan. Gli interessi della Nato e dell’India convergerebbero nel non permettere che il Pakistan ed il suo arsenale nucleare cadano nelle mani di radicali o estremisti che potrebbero minacciare gli interessi angloamericani e la sicurezza dell'India.

 

Dichiarazione solenne dei Leader di Siria, Iran e Venezuela

 

Non vi è alcun bando che proibisca alla Siria di importare sistemi difensivi ma una nave da carico, contenente sistemi di difesa aerea destinati alla Siria, provenente dall'Asia e dall’Egitto è stata fermata a Limassol, Cipro. La nave è libera di andare via ma la destinazione del suo carico non è ancora decisa. Il governo della Siria ha detto di aspettarsi un attacco da Israele nel contesto di una più estesa guerra in Medio Oriente

 

In un'intervista alla NBC con Brian Williams, il Presidente iraniano ha detto che la Casa Bianca e la politica estera  americana in Medio Oriente stanno “trascinando il mondo verso la guerra.” Questa è una significativa dichiarazione che viene dal leader di un stato mediorientale, che deve essere presa molto seriamente. Il Presidente iraniano, nel suo discorso di settembre alla Riunione Generale dell'Onu, fece una dichiarazione simile, sottolineando al fatto che gli Stati Uniti stavano trascinando il mondo verso una guerra di vaste dimensioni.

 

Leader iraniani hanno annunciato che gli sforzi della diplomazia britannici e statunitensi sono soltanto smargiassate ad uso dell’ampio pubblico, mentre accentuano la “illusione di tentare di risolvere la crisi attraverso diplomazia”. Nei casi dell’Iraq e dell’Afganistan, U.S. e U.K. decisero di muoversi molto prima di informare pubblicamente circa le loro intenzioni. Nel caso dell'Iraq esiste le documentazione de-classificata che prova che questo è vero; nel caso dell'Afganistan non era in nessun modo possibile preparare la logistica per un'invasione senza mesi di preventiva preparazione prima della dichiarazione di guerra, che ebbe luogo il 12 settembre 2001.

 

L’Iran è del tutto consapevole della minaccia di essere invaso e bombardato dagli U.S. La sua popolazione è del tutto consapevole della possibilità di incursioni di aerei angloamericani. L’Iran ha avvertito gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Nell’agosto 2006, i war games iraniani, in coordinazione con esercitazioni russe, cinesi e del CSTO, hanno avuto luogo in tutto l'Iran, incluse tutti le province geostrategicamente importanti dell’Iran, al confine con Pakistan, Afganistan, Golfo Persico, Turchia e Iraq. Un chiaro segnale è stato spedito all'alleanza angloamericana.

 

Il Venezuela, un alleato dell’Iran, ha avvertito ripetutamente gli Stati Uniti che non starà a guardare che l’Iran e la Siria siano invase o attaccate. Il Presidente del Venezuela Hugo Chavez, nel suo discorso alla Riunione Generale Onu, ha alluso ai preparativi militari statunitensi per l'invasione dell'Iran: “Ed ora gli Stati Uniti minacciano il Venezuela- nuove minacce contro il Venezuela e anche contro l'Iran?” Il Presidente venezuelano ha anche dichiarato: “ L'amministrazione U.S. in carica sta anche farneticando di invadere l’Iran ed il Venezuela per prendere il controllo delle risorse di petrolio anche di questi due paesi….” 

 

Come il Venezuela progetti di aiutare l’Iran e la Siria in una guerra contro gli Stati Uniti è un tema di dibattito, ma è molto probabile che, in caso di guerra, le relazioni diplomatiche venezuelane col governo U.S., così come le forniture di petrolio agli Stati Uniti, saranno tagliate.

 

Collegamenti tra Golfo Persico e Mediterraneo Orientale?

 

E’ in atto un processo di militarizzazione nel Levante e nel Mediterraneo Orientale, guidato essenzialmente dalle forze Nato, sotto il pretesto di operazioni di peace-keeping dell’Onu.

 

Se gli Stati Uniti dessero il via alla guerra, il terminale del petrolio Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC), così come il percorso dell’oleodotto che conduce a Ceyhan, sarebbe un ovvio obiettivo militare delle forze siriano-iraniane. Nel frattempo, la Marina Militare iraniana tenterebbe di rendere impraticabile lo Stretto di Hormuz. Questo potrebbe portare a inceppare il flusso di approvvigionamento mondiale di petrolio, come l'Iran ha ripetutamente premesso. Il Venezuela potrebbe fermare anche il flusso del proprio petrolio, come il suo governo ha ripetutamente avvertito.

 

La base aerea di Ýncirlik è una grande base della Nato in Turchia, prossima al confine siriano e alla linea costiera. Si deve notare che nella base aerea turca sono state posizionate anche armi nucleari U.S.- Questa base di Ýncirlik è stata uno dei centri principali per gli Stati Uniti e la Nato durante la campagna militare del 2001 in Afganistan. Ed è ancora di vitale importanza per Stati Uniti, Britannia e Nato. Vi sono stanziati migliaia di aviatori americani e britannici. Ed è anche adiacente al Baku-Tbilisi-Cehyan (BTC).

 

Se l’Iran dovesse riuscire a chiudere il passaggio nello Stretto di Hormuz , il terminale petrolifero Baku-Tbilisi-Cehyan (BTC) diverrebbe anche più significativo ed importante.

 

Questo è una delle ragioni perché la base aerea di Ýncirlik è strategicamente importante. La base aerea di Ýncirlik sarebbe usata per proteggere il porto di Ceyhan e lo sbocco del Baku-Tbilisi-Cehyan (BTC). L'armata della Nato nel Mediterraneo Orientale, così come Israele, avrebbe un importante ruolo anche nel proteggere il terminale Baku-Tbilisi-Cehyan (BTC), se la Siria o l'Iran tentassero di impedire il flusso di energia al Mediterraneo Orientale.

 

Ci sono due distinte armate navali: nel Golfo Persico-Mare Arabico e  nel Mediterraneo Orientale, lungo la linea costiera della Siria e del Libano.

 

Queste due armate stanno venendo montate contemporaneamente. Il raggruppamento nel Mediterraneo Orientale è essenzialmente caratterizzato da forze navali e terrestri israeliane e Nato. Nel Golfo Persico, l'armata navale è estesamente americana con la partecipazione degli inglesi, Australia, e Canada. In questo territorio ad ampia estensione tra il Mediterraneo Orientale ed il Golfo Persico, si stanno verificando sul terreno vari movimenti militari, come pure nell’Iraq Settentrionale e in Georgia.

 

Il teatro di guerra potrebbe estendersi ben oltre, al Bacino del Mar Caspio verso nord e al Pakistan e alla frontiera Occidentale della Cina verso est. Ciò di cui stiamo trattando è la scacchiera per un'altra guerra Mediorientale, in grado di sommergere potenzialmente una regione molto più vasta.

 

Traduzione dall’inglese Bf per resistenze.org