www.resistenze.org - osservatorio - della guerra - 08-03-07
da: www.scoop.co.nz/stories/WO0702/S00167.htm
in: www.rebelion.org
L’attacco all’Iran potrebbe significare l’inizio dell’era delle guerre nucleari
Dimitri Sedov - Scoop/Global Research. Traduzione di Horacio Garetto*
28 febbraio 2007
In un articolo dal titolo “2007: aprendo una nuova pagina della Storia Universale”, pubblicato nel settembre del 2006, ho esaminato la possibilità che gli USA attacchino l’Iran con minibombe nucleari. Allo stesso tempo, ho esaminato la possibilità che questo attacco rappresenti nella storia dell’umanità l’inizio dell’era delle guerre nucleari. L’articolo ha avuto varie risposte. Alcuni autori, inclusi riconosciuti esperti, hanno messo in dubbio un simile sviluppo degli avvenimenti. Oggi, in cambio, sono pochi coloro che mettono in dubbio che possa esserci un attacco. Ma oggi la domanda che ci si pone è piuttosto se l’attacco avverrà con armi convenzionali o con armi nucleari.
Partendo da questi presupposti, vorrei condividere alcune considerazioni:
Un attacco all’Iran non sarebbe motivato da null’altro che non siano mere considerazioni di convenienza della politica interna degli USA e l’appetito insaziabile, senza limiti, del complesso militare industriale. Bush non ha alternative. La sua unica via d’uscita è proseguire. Il problema non è riducibile alla sola sconfitta della dottrina della “guerra contro il terrorismo”. Se l’elite nordamericana rappresentata da Bush dovesse assumere le sue decisioni solo prendendo in considerazione il danno alla sua immagine che potrebbe derivare da un fiasco della campagna contro il terrorismo, è certo che si sarebbe molto più prudenti prima di avviare un’altra guerra. Ma il problema sta nel fatto che essi sono motivati da qualcos’altro. La politica di Bush è appoggiata dall’insieme dei fabbricanti e dei fornitori di armi. Stiamo parlando di cifre colossali. Quando simili colossali quantità di denaro sono in ballo, le vite degli esseri umani e di nazioni intere si trasformano in carte da gioco. Per questi giochi e giocatori, il destino del Medio Oriente e dei suoi popoli non significa assolutamente niente, come niente hanno significato in passato i corpi dei vietnamiti e dei cambogiani devastati dal napalm in quelle guerre spaventose. Si dovrebbe essere molto ingenui per pensare che la macchina del Pentagono possa frenare e che ci si possa permettere di perdere incredibili quantità di soldi.
La prossima guerra dovrà svolgersi entro certi parametri. Gli USA sono stanchi dell’Iraq e l’opinione pubblica è sempre più contro la guerra. Di conseguenza, l’offensiva contro l’Iran dovrà essere rapida e vittoriosa. Questa offensiva dovrà avere il compito di salvare la camarilla di Bush e di aumentare la sua popolarità. Non c’è alcun dubbio che una guerra vittoriosa farebbe nuovamente salire alle stelle la popolarità di Bush. In una società anti-cristiana come gli USA il dio pagano del successo ha preso il posto del Salvatore. Il trionfo militare rende il pubblico nordamericano cieco e sordo. Questa gente non ha alcuna consapevolezza del costo umano che queste guerre comportano per i popoli del Medio Oriente. Ma il fatto nuovo, cruciale e distintivo è che solamente l’uso delle armi nucleari può garantire la vittoria in questa guerra. Sapendo che se gli USA non hanno potuto vincere in Iraq, un paese piagato da conflitti religiosi ed etnici, non potranno certo vincere contro un paese unito e dal morale saldo come l’Iran. Solo l’uso di armi nucleari può riuscire a danneggiare severamente il sistema di controllo nascosto nei bunker e decapitare la leadership della nazione. Lasciare l’Iran senza i suoi leader, con il suo sistema di controllo in stato di paralisi e con il suo esercito devastato dalle mini nukes, è l’unica opzione a disposizione degli USA, che acconsentono a parlare di pace solo quando ciò permette loro di sottomettere e soggiogare il loro avversario. Tali colloqui potrebbero esaudire il vecchio sogno dei leader degli USA di un Grande Medio Oriente trasformato in una grande Disneyland, dominata da USA e Israele.
Ecco di seguito i fatti che illustrano il processo di preparazione della devastazione dell’Iran:
- Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite pensa che un nuovo capitolo delle sanzioni debba essere applicato dopo il 21 febbraio 2006. Dal punto di vista del diritto internazionale, questo è un pretesto (molto discutibile, ma almeno esistente) per “dare legittimità” ad una guerra di aggressione contro un altro paese.
- Due gruppi di formazioni aeronavali guidati da portaerei provviste di armi nucleari si stanno posizionando nella regione. Tali formazioni sono andate in missione 5 volte negli ultimi 15 anni. E in 4 occasioni hanno lanciato offensive militari. Entro marzo 2007 i due gruppi si troveranno in posizione di combattimento.
- In aggiunta, forze terrestri sono state piazzate alla frontiera tra Iraq e Iran. Sono in corso i preparativi per una nuova fase delle ostilità.
- Nel mese di febbraio sistemi di missili difensivi Patriot saranno pronti per difendere Israele e i gruppi aeronavali da attacchi aerei nemici.
- Genieri britannici si stanno posizionando nella regione dove si svilupperà la lotta, in particolare nella zona dello stretto di Ormuz, dove prevedibilmente l’Iran collocherà mine.
- USA e Israele hanno lanciato una poderosa campagna di informazione e propaganda per preparare l’opinione pubblica alla guerra.
- Il comandante del Comando Centrale del Pentagono (CENT-COM), il generale John Abizaid, che si oppone alla guerra, si è dimesso. Il suo posto è stato occupato dall’ammiraglio W. Fallon, veterano della guerra dell’Iraq del 1991 e della campagna di Bosnia del 1995.
- John Negroponte è stato rimosso dalla sua carica di Direttore Nazionale dell’Intelligence per la sua persistente resistenza all’uso della forza contro l’Iran.
- Tony Blair, nel suo rapporto sull’Iran, non menziona mai la parola pace. Non ha fatto alcun tentativo per risolvere la crisi in modo pacifico e ciò è altamente indicativo.
Tutto ciò costituisce una prova che l’Iran sta per essere condotto al sacrificio. Stanno forse per orchestrare una grande provocazione per giustificare l’aggressione?
Molti osservatori fanno capire che Washington ne ha bisogno. Io credo che assisteremo ad uno scenario del tipo cowboy come quello che abbiamo visto in Iraq. Si osservi che i media non hanno smesso in nessun momento di agitare lo spettro della “bomba atomica iraniana”, esattamente come in precedenza si fece con “le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein”. A quel momento diranno: è ora di agire. E, come quella volta, non importerà assolutamente che non ci sia nulla, che non si trovi nulla. E chi non sarà d’accordo, verrà costretto al silenzio con la forza.
L’idea di attaccare l’Iraq è nata nelle menti primitive di gente che, sull’altare del proprio utile, è capace di vendere persino la corda con la quale sarà impiccata. Dopo tutto non saranno loro o i loro figli a morire nell’olocausto nucleare e, perciò, cosa può importare a costoro che l’insieme dell’umanità venga condotta a un passo dalla catastrofe totale?
*Horacio Garetto è membro di Rebelion e Cubadebate