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- osservatorio - della guerra - 01-02-09 - n. 259
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
La Nato, il pitbull imperiale (Estratto)
di Edward S. Herman - Global Research
30/01/09
Uno dei luoghi comuni più falsi della storia post seconda guerra mondiale, è che la Nato sia stata creata come una soluzione difensiva per bloccare la minaccia di un attacco dell’Unione Sovietica all’Europa Occidentale. E’ falso. La propaganda occidentale esagerò la minaccia sovietica, ma molti statisti statunitensi ed europei riconobbero che un’invasione dell’URSS non era una minaccia reale. L’URSS era stata devastata e nonostante il suo enorme esercito era esausta, aveva bisogno di tempo per recuperare. Gli Stati Uniti, invece, erano sulla cresta dell’onda, la guerra aveva rivitalizzato la loro economia, non avevano patito danni a causa della guerra e il loro arsenale disponeva della bomba atomica, che avevano mostrato all’URSS uccidendo un quarto di milione di civili giapponesi a Hiroshima e Nagasaki. A Washington era stato preso in considerazione un attacco all’Unione Sovietica prima che l’URSS si fosse ripresa o che avesse la bomba atomica, ma si scelse il “contenimento”, la guerra economica ed altre forme di destabilizzazione.
Sebbene il NSC 69 (documento 68 del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA) del febbraio 1950, minimizzasse la minaccia sovietica, sosteneva esplicitamente un programma di destabilizzazione per provocare un cambiamento di regime in quel paese, che fu raggiunto nel 1991. Persino un sostenitore della linea dura, John Foster Dulles, affermava già nel 1949: “non conosco nessun alto responsabile, militare o civile, in questo governo o in qualunque altro governo che creda che l’URSS stia pianificando un’aggressione militare aperta”. Si noti, il linguaggio di Dulles, “aggressione militare aperta”. La minaccia si riferisce all’appoggio sovietico a partiti e gruppi di sinistra in Europa Occidentale. Il senatore Arthur Vandenberg, uno dei massimi promotori della Nato, affermò apertamente che la funzione di una Nato militarmente rafforzata aveva “il proposito tattico di assicurare una difesa adeguata contro la sovversione interna”. Naturalmente, il sostegno alle forze di destra da parte statunitense non era un aiuto alla sovversione interna né una minaccia alla democrazia, questo valeva solo per un possibile aiuto alla sinistra (si ricordi l’affermazione di Adlai Stevenson alla fine degli anni sessanta a proposito della resistenza vietnamita da parte di forze locali ostili al regime autoritario imposto dagli USA, liquidata come una “aggressione interna”).
Le elite europee, eccetto la Germania occidentale, erano più preoccupate da una rinascita della Germania, come gli alti ufficiali statunitensi erano più preoccupati dal contenimento del potere della sinistra in Europa, piuttosto che da una minaccia militare sovietica. Glli USA spingevano gli europei al riarmo per far comprare le armi dai fabbricanti statunitensi. Anche se la minaccia militare sovietica era stata inventata e ingigantita, tornava comoda per screditare la sinistra vincolandola a Stalin, al bolscevismo, ad un’immaginaria invasione sovietica e ad un mitico progetto di conquista del mondo.
Nei fatti, il Patto di Varsavia era una accordo più “difensivo” della Nato, la sua organizzazione seguì quella della Nato come risposta, ed era una struttura più debole e con meno membri di fiducia. Ed è finita col crollare, mentre la Nato aveva sempre perseguito l’obiettivo di destabilizzare e smantellare il regime sovietico. L’armamento e la forza della Nato facevano parte della strategia degli USA di forzare l’URSS a consumare le sue risorse invece di investirle nel benessere della sua popolazione. Inoltre, fomentò la repressione creando un’autentica minaccia alla sicurezza, che danneggiava la lealtà popolare e la reputazione dello Stato sovietico all’estero. Per tutta questa prima fase i dirigenti sovietici cercarono di negoziare una qualche forma di pace con l’Occidente, compresa la rinuncia alla Germania dell’Est, ma gli USA e i loro alleati-clienti non accettarono mai. Come già segnalato, dal punto di vista degli alti comandi statunitensi (e di conseguenza da parte dei media più influenti) solo un intervento sovietico in Europa da est dopo la seconda guerra mondiale era un fatto negativo e una minaccia di “sovversione interna”. Se non ci fosse stato un mondo neo-orweliano, si sarebbe riconosciuto il fatto che negli anni seguenti il 1945 gli USA superavano l’URSS di gran lunga nell’appoggiare la “sovversione interna”, e addirittura l’autentico terrorismo. La sinistra si era rafforzata durante il conflitto lottando contro la Germania nazista e l’Italia fascista. Gli USA lottarono contro la volontà della sinistra di partecipare al potere politico, fecero anche la guerra in Grecia e sovvenzionarono partiti politici anti-sinistra in tutta Europa. In Grecia appoggiarono l’estrema destra, compresi ex collaboratori del fascismo, e riuscirono a portare al potere un regime autoritario di destra. Continuarono ad appoggiare la Spagna fascista ed accettarono il Portogallo fascista come membro fondatore della Nato, con armi della Nato che aiutarono il Portogallo a proseguire le sue guerre coloniali. Gli USA appoggiarono partiti politici di destra, ex nazisti ed ex fascisti in tutto il mondo proprio mentre sostenevano di essere a favore della democrazia e della lotta al totalitarismo.
Forse la cosa più interessante è l’appoggio di USA e Nato a gruppi paramilitari e al terrorismo.
In Italia si allineò con fazioni politiche statali e di destra, con società segrete (Propaganda Due, P2) e con gruppi paramilitari che con la cooperazione della polizia seguivano la cosiddetta "strategia della tensione” per mezzo di azioni terroristiche, poi attribuendole alla sinistra. La più famosa fu l’attentato alla stazione di Bologna nell’agosto del 1980 che uccise 86 persone. In Italia l’addestramento e l’integrazione Nato/CIA/polizia di ex fascisti fu straordinario, ma comune a gran parte dell’Europa (...)
La Nato era collegata alla “Operazione Gladio”, un programma organizzato dalla CIA con la collaborazione di governi e agenzie di sicurezza della Nato che in molti Stati europei organizzò quadri segreti e nascose armi, ufficialmente preparate per la minaccia di invasione sovietica, ma in realtà preparate per la “sovversione interna” e disponibile per appoggiare colpi di Stato di destra.
(...) Gladio e i piani della Nato furono usati per la lotta alla “minaccia interna” in Grecia nel 1967, in concreto l’elezione democratica di un governo liberale. In risposta, i militari greci misero in atto il “Piano Prometeo” della Nato che sostituiva un ordine democratico con una dittatura militare torturatrice. Né la Nato, né il governo di Johnson fecero obiezioni. (...)
La Nato, fin dall’inizio dimostrò di essere offensiva e non difensiva, antagonista della diplomazia e della pace, legata ad operazioni terroristiche e ad altre forme di intervento politico che erano davvero antidemocratiche.
La Nato post-sovietica
Con la fine dell’Unione Sovietica e di quel minaccioso Patto di Varsavia, scomparve la base teorica della Nato. Nonostante quella base teorica fosse una frode ad uso pubblico, la Nato aveva bisogno di ridefinire la sua ragione d’essere e ha subito adottato un ruolo più ampio ed aggressivo collaborando con statunitensi e tedeschi contro un ex alleato occidentale, la Yugoslavia, violando la Carta delle Nazioni che proibisce una guerra di frontiera (il che definisce appunto una guerra d’aggressione). Curiosamente, in mezzo ai bombardamenti della Nato sulla Yugoslavia nell’aprile del 1999, la Nato ha festeggiato il suo 50° anniversario a Washington, dove ha celebrato il suo successo con una caratteristica retorica orwelliana, affermando la sua lealtà al diritto internazionale mentre era in flagrante violazione della Carte delle Nazioni Unite. (...)
La sessione dell’aprile 1999 produsse un documento: “Concezione strategica”, che pianificava un nuovo programma della Nato data la fine del ruolo di difesa reciproca in caso di invasione sovietica. (...) Il documento afferma di essere a favore del controllo degli armamenti, ma la Nato ha promosso il riarmo fin dai suoi inizi e ha obbligato tutti i nuovi membri, come Polonia e Bulgaria, ad accrescere i loro arsenali comprando le armi dagli USA e da altri fornitori occidentali. (...)
Il documento del 1999 afferma pure che la Nato lotta per la sicurezza “basata sullo sviluppo delle istituzioni e l’impegno per una soluzione pacifica delle dispute in cui nessun paese sia capace di intimidire o coartare nessun altro paese per mezzo della minaccia o l’uso della forza”. Qui l’ipocrisia è incredibile. La stessa essenza politica e la pratica della Nato è minacciare con l’uso della forza, e la politica di sicurezza nazionale statunitense sostiene apertamente che ha pianificato il mantenimento di una superiorità militare per impedire che qualunque potenza rivale possa sfidare questa superiorità in modo tale da esercitare il dominio globale, in altre parole, governare per mezzo dell’intimidazione. (...) Nonostante che “l’oppressione e il conflitto etnico” e la “proliferazione di armi di distruzione di massa” siano le preoccupazioni principali dichiarate dalla nuova Nato, i suoi rapporti con Israele sono stretti e non hanno costituito nessun impedimento all’oppressione e alla pulizia etnica israeliana, né a un suo semiriconosciuto arsenale nucleare, e neppure alla guerra israeliana contro il Libano del 2006 o ai recenti attacchi contro Gaza.
La nuova Nato è un pitbull imperiale e statunitense.
Attualmente sta aiutando a riarmare il mondo, sta fomentando la crescita militare degli ex satelliti sovietici dell’Europa dell’Est e dei Balcani (ora satelliti di USA e Nato), sta lavorano con Israele mentre questo socio della Nato pulisce etnicamente e spossessa i suoi untermenschen (“subumani”), aiuta gli USA a piazzare i missili in Polonia e Repubblica Ceca obbligando la Russia ad un riarmo accelerato. E naturalmente, la Nato appoggia l’occupazione statunitense dell’Iraq. (..)
L’assenza di legge fa parte della “nuova concezione strategica”. A partire dalla fraudolenta “autodifesa collettiva”, i poteri sempre in espansione della Nato si arrogano l’autorità di condurre campagne militari ”fuori zona” nelle cosiddette missioni “no Articolo V“ ben oltre il territorio Nato. Come spiegava l’esperto giurista Bruno Simma già nel 1999, "il messaggio che trasmettono è chiaro: se non si può ottenere il mandato o l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per future missioni “no Articolo V”, la Nato deve essere in grado di poter andare avanti. Che l’Alleanza sia in grado di farlo, è stato dimostrato dalla crisi del Kosovo.”
("NATO, the UN and the Use of Force: Legal Aspects", European Journal of International Law, Vol. 10, No. 1, 1999, riprodotto in www.ejil.org/journal/Vol10/No1/ab1.html).La nuova Nato è felice di contribuire al progetto del suo padrone.
Oltre ad accerchiare e minacciare la Russia, continua con gli “accordi d’associazione” e conduce manovre militari con i paesi del cosiddetto “Dialogo Mediterraneo” (Israele, Egitto, Giordania, Marocco, Tunisia, Mauritania e Algeria). La Nato ha pure stabilito nuove associazioni con Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Bahrain, Kuwait, Arabia Saudita, Oman, Qatar ed Emirati Arabi Uniti), ampliando l’ambito militare dalla costa atlantica dell’Africa fino al Golfo Persico.
Nel frattempo, la Nato ha condotto una serie ininterrotta di esercitazioni navali con questi nuovi soci, compreso il trattato bilaterale formale Nato-Israele (siglato l’anno scorso).
Il pitbull è ben piazzato per continuare ad aiutare Israele a commettere generalizzate violazioni della legge, per aiutare gli USA e Israele ad attaccare l’Iran e per ampliare il suo programma di pacificazione di popoli lontani in Afghanistan e Pakistan, e senza dubbio, per la pace e la maggiore stabilità menzionata nella “nuova concezione strategica”. La Nato, come gli Stati Uniti, copre con un apparente multilateralismo un espansionismo imperialista al margine della legge e quasi senza controllo. In realtà, la Nato in quanto esercito globale aggressivo degli USA e di altri imperialismi locali affiliati, costituisce una grave minaccia per la pace e la sicurezza globale.
Sta per celebrare il suo 60° anniversario anche se avrebbe dovuto scomparire nel 1991, invece è cresciuta e per di più ha assunto un nuovo e minaccioso ruolo già abbozzato nella “Concezione Strategica” del 1999, e gode di una maligna espansione che fa paura.