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fonte Rebelion.org 28/01/06

http://www.rebelion.org/noticia.php?id=26095

http://www.axisoflogic.com/artman/publish/article_20833.shtml

 

Rebelion, 28 gennaio 2006

 

Le forze armate degli USA

 

Uno studio rivela che l’Esercito degli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan è al limite delle proprie capacità

 

Robert Burns, 26 gennaio 2006

 

Secondo uno studio del Pentagono, sottoposto all’esigenza di frequenti rotazioni di truppa in Iraq e Afghanistan, l’Esercito si è convertito in una ‘sottile linea verde’ che potrebbe spezzasi, a meno che si trovi rapidamente una soluzione.

 

Andrew Krepinevich, ufficiale dell’esercito a riposo ha scritto l’informativa di un accordo del Pentagono, concludendo che l’Esercito non è in grado di mantenere il ritmo dei dispiegamenti di truppe in Iraq per il tempo necessario a spezzare la forza dell’insurrezione. Ha anche suggerito che la decisione del Pentagono, annunciata a dicembre, di iniziare quest’anno a ridurre la forza in Iraq, è stata in parte motivata dalla comprensione che l’Esercito si sentiva oberato dai propri obblighi.

 

Per provarlo Krepinevich ha fatto riferimento al calo nel reclutamento dell’Esercito nel 2005- per la prima volta dal1999 non sono stati completati gli obiettivi del reclutamento- e alla sua decisione di offrire buoni di ingaggio molto più elevati, insieme ad altri incentivi.

 

“Ci si comincia davvero a domandare quante tensioni e pressioni sopporti l’Esercito, fino a quando potrà continuare” ha detto in un’intervista- aggiungendo che l’Esercito continua ad essere una forza di combattimento altamente efficace e che sta promuovendo un piano che aumenterà la quantità di brigate da combattimento disponibili per la rotazione in Iraq e in Afghanistan.

 

Il testo di 136 pagine mostra un quadro della condizione dell’Esercito più istruttivo di quello che i funzionari militari presentano in pubblico. Anche se non è stata pubblicata, una copia dell’informativa è stata rilasciata su richiesta dell’Associated Press.

 

Per illustrare il grado di preoccupazione rispetto alle esigenze  dell’Esercito, Krepinevich ha intitolato uno dei capitoli del suo testo: “la sottile linea verde”.

 

Ha scritto che l’Esercito è impegnato in una ‘corsa contro il tempo’ per adeguarsi alle esigenze della guerra “o rischiare una rotta della forza a causa della diminuzione catastrofica del reclutamento e delle coscrizioni”.

 

Il colonnello Lewis Boone, portavoce del Comando delle Forze Armate, responsabile dell’approvvigionamento di soldati  ai comandanti in guerra, ha detto che “prenderà i provvedimenti più estremi” se si dirà che l’Esercito è in rotta, affermando che la sua organizzazione è stata in grado di rispondere in tutto alla richiesta di truppe ricevuta dai comandanti in campo.

 

La valutazione di Krepinevich è la più recente nel dibattito sulla guerra in Iraq e in Afghanistan che ha consumato l’Esercito, su come si possano diminuire le pressioni, e se le Forze Armate USA siano troppo sovraccariche per riuscire a far fronte ad altre minacce.

 

Il parlamentare John Murtha, democratico della Pensilvania e veterano del Vietnam, lo scorso autunno ha provocato una bufera politica chiedendo una ritirata rapida dall’Iraq, argomentando che l’Esercito era “indebolito, logorato” e che, con la sua sola presenza, alimentava l’insurrezione. Funzionari del governo hanno respinto energicamente questo punto di vista

 

George Joulwan, generale con quattro stellette a riposo, ex comandante della Nato, concorda che l’Esercito sia tirato al massimo:“Indebolito o no, penso si debba dire che, se non cambiamo il modo di procedere, saremo in pericolo di essere spezzati e infranti; sono d’accordo con questo” ha detto Joulwan il mese scorso alla CNN .

 

Krepinevich non è giunto alla conclusione che le forze USA debbano lasciare l’Iraq ora, ma ha detto che potrebbe essere possibile ridurre la quantità delle truppe di 100.000 soldati entro l’anno Attualmente sono 136.000, hanno detto funzionari del Pentagono.

 

Per un Esercito di 500.000soldati- senza contare le migliaia di soldati della Guardia Nazionale e della Riserva che sono ora in servizio attivo- il compromesso di 100.000 in Iraq, non pareva un carico eccessivo. Ma, poiché la guerra è durata molto più del previsto, l’Esercito ha dovuto ruotare regolarmente unità fresche, per mantenere il suoi sforzi di addestramento e riorganizzare completamente la forza.

 

L’analisi di Krepinevich, mentre coincide con le conclusioni di alcuni esterni all’amministrazione Bush, si scontra in netto contrasto con le dichiarazioni pubbliche del segretario della Difesa Donald H.Rumsfeld e di altri ufficiali dell’Esercito.

 

La settimana scorsa, ad esempio, il segretario dell’Esercito Francis Harvey, ha aperto una conferenza stampa del Pentagono smentendo che l’Esercito abbia dei problemi: “L’Esercito attualmente è la forza più capace, meglio addestrata, meglio equipaggiata e più esperta che la nostra nazione abbia avuto da più di una decade”, ha detto, aggiungendo che il reclutamento si sta riprendendo.

 

Rumsfeld ha argomentato che l’esperienza di combattimento in Iraq e Afghanistan ha rafforzato l’Esercito piuttosto che indebolirlo.

 

“Probabilmente l’Esercito è forte e capace come nei migliori giorni della storia di questo paese”, ha detto il 5 dicembre ad una presentazione nella scuola di Studi Internazionali Avanzati Paul H.Nitze a Washington: “E’ più esperto, più capace, meglio equipaggiato che mai”.

 

Nell’intervista Krepinevich ha detto di comprendere che i funzionari del Pentagono non dichiarino pubblicamente che si vedono obbligati a ridurre la quantità di truppe in Iraq per la pressione sull’Esercito: “Da troppo respiro al nemico”, ha detto, anche se una serie di indizi, come la caduta del reclutamento, portano in questa direzione.

 

Krepinevich è direttore esecutivo del Centro di Valutazione e Bilancio Strategico, un istituto di ricerca politica senza fine di lucro. Ha detto di essere arrivato alla conclusione che anche i dirigenti dell’Esercito non sono sicuri fino a quando potranno mantenere il ritmo straordinariamente elevato dei viaggi di combattimento in Iraq prima che si provochi una crisi istituzionale. Alcune importanti divisioni dell’Esercito prestano servizio in Iraq per la seconda volta in un anno, e alcune unità più piccole hanno servito tre volte.

 

Michael O’Hanlon, un esperto militare della Brookings Institution, privata, ha detto in una recente intervista  che è una questione opinabile se il rischio di logorare l’Esercito sia sufficientemente elevato da giustificare l’espansione della sua dimensione: “Direi di si, ma è questione di opinioni, per adesso l’Esercito non è logorato” ha detto O’Hanlon.

 

da una traduzione in spagnolo, Bf