www.resistenze.org - osservatorio - della guerra - 11-07-11 - n. 372

da Stop Nato - http://rickrozoff.wordpress.com:80/2011/07/02/libya-and-millennium-of-war/
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Libia e il millennio di guerra
 
Rick Rozoff
 
02/07/2011
 
Il 26 giugno la guerra dell'Occidente contro la Libia ha raggiunto il suo centesimo giorno. Lanciata il 19 marzo con una raffica di bombardamenti e attacchi missilistici Tomahawk compiuti da aerei da guerra, navi e sottomarini statunitensi, britannici e francesi, il controllo delle operazioni militari, tra cui un blocco navale della nazione mediterranea e il dispiegamento di forze speciali nell’est del paese, è stato ceduto il 31 marzo dal Comando USA per l'Africa [Africom] alla NATO.
 
Nel frattempo, i rapporti del blocco militare occidentale dicono che i loro aerei hanno compiuto più di 13.000 missioni sotto l'egida della cosiddetta Operazione Protezione Unificata, tra cui più di 5.000 voli di combattimento. Conteggi giornalieri sono pubblicati sul sito web del Comando alleato operazioni della NATO (Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa) come se fossero annunci di un servizio pubblico. Questa è una pratica di millanteria bellicosa e di cinica arroganza, che ostenta la capacità dell'Alleanza di controllare lo spazio aereo e colpire a volontà una tutt’altro che indifesa nazione di sei milioni e mezzo di abitanti.
 
Alla fine di maggio il vice comandante di stato maggiore russo Igor Sheremet ammoniva su RIA Novosti: "Ci aspettiamo che i paesi occidentali abbiano almeno 80.000 missili da crociera entro il 2020, di cui circa 2.000 a propulsione nucleare"
 
Anche se nei primi giorni di attacco contro la Libia sono stati impiegati oltre 200 missili cruise lanciati dal mare (100 solo il primo giorno), gli USA ed i loro alleati della NATO sono dotati di un arsenale pressoché inesauribile, di missili ad alta velocità e a lunga gittata in grado di essere equipaggiati con testate convenzionali e nucleari per attacchi contro qualsiasi nazione o insieme di nazioni fatte bersaglio da parte dell'Occidente per un cambio di regime, invasione e occupazione come è stato fatto in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e Libia negli ultimi 12 anni.
 
Con la presenza permanente di navi da guerra e sottomarini assegnati alla Sesta flotta statunitense e alle Forze navali statunitensi in Europa e Africa, entrambe con quartier generale in Italia, e con aerei da combattimento stanziati nello stesso paese e in altri del Mar Mediterraneo, con navi inglesi, francesi, canadesi e di altri membri della NATO che dalle settimane precedenti alla campagna contro la Libia vi stazionano (tra cui la Charles de Gaulle, l'unica portaerei non americana a propulsione nucleare), l'armata presente rende il Mediterraneo il mare più pesantemente militarizzato del mondo.
 
Ciò rappresenta un decennio di sviluppo (l’operazione NATO Active Endeavor di pattugliamento navale del Mediterraneo compirà dieci anni il prossimo 4 ottobre) in costante espansione nel Mar Nero e Arabico. Nel primo caso con due missili guidati da crociera Usa schierati al largo delle coste della Romania, Ucraina e Georgia e quasi due mesi di giochi di guerra in Romania con le forze a rotazione per il Mar Nero sotto comando dei marines Usa e, nel secondo, con il dispiegamento permanente di navi da guerra americane e NATO nel Mar Rosso e Arabico dal Canale di Suez al Golfo del Bengala in un ampio fronte di guerra che include Somalia, Yemen, Iraq, Afghanistan e Pakistan.
 
Il 21 giugno la più recente e la più vecchia super-portaerei americana (tutte le undici navi di questo tipo al mondo sono americane), la USS George HW Bush e la USS Enterprise, con la loro flotta navale [carrier strike groups] e aerea [carrier air wings] d’attacco, hanno incrociato nello stretto di Bab el-Mandeb che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, nel Mar Arabico. L'Enterprise stava tornando verso il Mediterraneo e la George HW Bush ci stava arrivando. Tale flotta navale d’attacco americana è costituita da una portaerei, almeno tre altre navi da guerra e un sottomarino d'attacco; quella aerea comprende diversi squadroni con 60 o più aeromobili ad ala fissa e rotante.
 
Il Canale di Suez resta la via attraverso la quale le navi da guerra statunitensi passano dalla zona di pertinenza della Sesta flotta a quella della Quinta flotta: Mar Rosso, Mar Arabico, Golfo Persico e le coste dell'Africa orientale a sud verso il Kenya.
 
In Egitto il maresciallo in capo Mohamed Hussein Tantawi e il Consiglio supremo delle Forze Armate al suo comando sono altrettanto vincolati alle ambizioni militari globali americane quanto era il precedente governo di Hosni Mubarak.
 
Due secoli fa lo scrittore e critico britannico William Hazlitt denunciava, con un grado di profonda indignazione assente oggi, quelli che giustamente definiva i patrocinatori sistematici della guerra eterna. Ha avuto la fortuna di non dover vivere nel 21° secolo, che, inaugurando un nuovo millennio, non ha conosciuto un solo anno senza che il Pentagono e la NATO conducessero interventi militari e combattessero guerre al di fuori dei territori degli stati membri. In Europa, Asia, Medio Oriente e Africa.
 
Le guerre napoleoniche terminarono nel quindicesimo anno del 19° secolo. Una guerra contemporanea da sola, come in Afghanistan e Pakistan, durerà almeno per i primi quattordici anni di questo secolo e probabilmente più a lungo, con più guerre come quella in corso contro la Libia.
 
Commemorando l'inizio del primo millennio dell'era cristiana, la Chiesa Cattolica iniziò la sua messa il 25 dicembre con la proclamazione del Natale, con queste parole:
 
Nella centonovantaquattresima Olimpiade; a settecentocinquantadue dalla fondazione della città di Roma. Il quarantaduesimo anno del regno di Ottaviano Augusto; il mondo intero essendo in pace...
 
L’inizio del secondo millennio, anche se non senza violenza, fu in gran parte senza guerra fino alla prima crociata del 1096.
 
Il terzo ha avuto inizio con la guerra, che ha continuato ininterrottamente dall'Asia meridionale al Medio Oriente e Africa.
 
Sarebbe saggio per un mondo abituato – riconciliato – alle guerre di aggressione come parte innata della condizione umana, ascoltare le parole della poesia del 1850 di Alfred Tennyson "Ring Out, Bells Wild": riecheggiano le mille guerre di un tempo, risuonano mille anni di pace.
 
 

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