www.resistenze.org - osservatorio - della guerra - 13-10-11 - n. 381

da http://axisoflogic.com/artman/publish/Article_63830.shtml
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Un mondo di droni
 
di TJ Coles
 
Axis of Logic
 
02/10/2011
 
Febbraio 2012 segna il quindicesimo anniversario della dichiarazione di guerra al mondo del US Space Command, cioè il suo tentativo di raggiungere una posizione dominante a tutto campo [Full Spectrum Dominance] su terra, mare, cielo e spazio esterno entro il 2020, "per colmare il divario sempre più ampio tra diminuzione delle risorse e aumento degli impegni militari" (1). Commentando l'annuncio dello Space Command, Rebecca Johnson della Commissione disarmo delle Nazioni Unite ha osservato che:
 
"Concetti di dominio a tutto campo ... sono percepiti come una minaccia alla sicurezza da parte dei paesi che non hanno la volontà politica o l'intenzione di minacciare gli Stati Uniti, ma che tuttavia sarebbero spinti dai propri cittadini e militari a sviluppare contromisure per dissuadere gli Stati Uniti" (2).
 
Uno dei tanti aspetti pericolosi della Full Spectrum Dominance è la dottrina del Prompt Global Strike dell'Air Force statunitense, che darà agli Stati Uniti "la capacità di attaccare rapidamente e senza preavviso bersagli mobili o fissi di alto valore, ovunque sul globo", nelle parole dell'US Air Force (USAF) (3). La BAE Systems sta sviluppando Taranis, un aereo senza pilota (drone) progettato per "testare la possibilità di sviluppo del primo drone invisibile autonomo (Unmanned Combat Air Vehicle - UCAV), che potrebbe in ultima analisi essere in grado di colpire con precisione bersagli a lunga distanza, anche in un altro continente", si vantava la compagnia indicandone il potenziale utilizzo in funzione del Prompt Global Strike.
 
Dalla speculazione dell'11 settembre, Pentagono e Casa bianca sono riusciti ad assicurarsi due delle regioni con maggiori risorse energetiche al mondo, Medio Oriente e Asia Centrale, e con il pretesto della Responsabilità di Proteggere di cui si sono auto-investiti, stanno operando per il controllo di una terza, Nord Africa (con l'assalto NATO alla Libia). I pianificatori di guerra immaginano le regioni energetiche chiave, e alla fine il mondo in generale, pattugliato da droni con lo scopo di "colmare il divario sempre più ampio". Nel 2009, è stato erroneamente riportato che il segretario alla Difesa americano Robert Gates aveva cancellato il programma Future Combat Systems da 340 miliardi di dollari, progettato nell'era Bush per "costruire un esercito completamente nuovo, riconfigurato per effettuare missioni di polizia globale" (5).
 
È emerso che il sistema non solo era andato avanti (soltanto il veicolo senza pilota di terra - Unmanned Ground Vehicle - era stato tagliato), ma in realtà era in fase di espansione. Rinominato Army's Brigade Combat Team Modernization Initiative, il programma prevede in realtà l'acquisizione di droni in numero maggiore di quanto precedentemente anticipato, notava PW Singer su Wired For War, il suo studio entusiasta della guerra robotica. Inoltre, i principali contratti sono stati assegnati alla società Boeing.
 
Questi e altri droni stanno permettendo all'USAF di raggiungere il suo obiettivo finale: "individuare, fissare, tracciare, puntare e ingaggiare qualsiasi bersaglio a terra in movimento, in qualsiasi punto della superficie terrestre" (6).
 
Morti civili
 
Da quando un missile Hellfire co-prodotto da Boeing fu lanciato da un drone Predator nel 2002, il costo umano dei droni è cresciuto esponenzialmente (7). "Lungo il confine montuoso orientale dell'Afghanistan, un Predator ha inseguito e ucciso tre sospetti afgani, tra cui un uomo alto in abiti che lasciavano supporre che si trattasse di Bin Laden. Le vittime si sono rivelate essere innocenti abitanti dei villaggi che raccoglievano rottami metallici", segnalava il New Yorker. Nel novembre dello stesso anno, sei persone, ciascuna delle quali sospettata di essere un presunto militante di al-Qaeda, sono state uccise con la semplice pressione di un pulsante mentre viaggiavano in macchina attraverso lo Yemen (8).
 
Gli Stati Uniti hanno attualmente in corso due operazioni con droni: una dei militari e l'altra della CIA. Quest'ultima è classificata e gli ordini di uccisione provengono direttamente dal presidente. Durante il mandato di George W. Bush, la CIA ha condotto 45 attacchi riconosciuti di droni. Durante il primo anno del mandato di Obama, ne ha condotti 53.
 
Omicidi con i droni estesi a più paesi
 
Secondo il Foreign Policy Journal, il programma CIA "si estende ulteriormente [rispetto quello dei militari], raggiungendo paesi come Pakistan, Yemen e Somalia". Gli attacchi dei droni in Somalia e altrove, "accrescono la rabbia della popolazione e rendono gli insorti islamici più popolari" (9).
 
Droni usati per uccidere cittadini statunitensi
 
Nella sua lettera pubblica a Obama, Human Rights Watch ha osservato che: "Il governo degli Stati Uniti dice che il 'simpatizzante terrorista' Anwar al-Awlaki è legato ad al-Qaeda nella penisola arabica con base in Yemen, ma non ha portato accuse formali contro di lui", concludendo che colpire a morte individui senza un giusto processo "inevitabilmente viola il diritto internazionale e costituisce un precedente pericoloso per i regimi corrotti di tutto il mondo"(10). L'Abrogazione dell'Executive Order 12333 [emanato da Reagan: "No person employed by or acting on behalf of the United States Government shall engage in, or conspire to engage in, assassination". Nessuna persona impiegata da o per conto del Governo degli Stati Uniti deve porre in essere, o concorrere a porre in essere, l'assassinio, ndt] da parte di Obama ha avocato al presidente il diritto di uccidere cittadini statunitensi (al-Awlaki) sulla base del loro credo (per quanto ripugnanti e provocatorie quelle credenze possano essere).
 
Il numero di vittime è sottostimato
 
Nel 2009, Kathy Kelly ha riportato che trenta scuole in Afghanistan erano state chiuse perché i bambini avevano troppa paura dei droni per frequentarle, e quelli che lo facevano non riuscivano a concentrarsi (11). Il Foreign Policy Journal ha riferito che, "Dal gennaio 2008, erano più di 1.000 le azioni di volo Predator partite da Balad [base aerea statunitense in Iraq], per la durata di più di 20.000 ore" (12). Il New York Times ha affermato che nel 2007, gli Usa hanno lanciato 46 attacchi di droni in Iraq, 77 nel 2008 e 6 nel 2009. Come gli attacchi apparentemente diminuivano in Iraq, così aumentavano in modo esponenziale in Pakistan e Afghanistan (13).
 
Nel gennaio 2010, Bloomberg ha riferito che il governo pakistano "dichiara di non appoggiare gli attacchi dei droni statunitensi sul suo territorio in quanto controproducenti, dopo la notizia che le incursioni ... hanno ucciso 17 [presunti, sospetti] militanti in una regione a nord-ovest al confine con l'Afghanistan" (14). Nel 2010, è stato segnalato che dall'inizio delle operazioni con i droni in Pakistan nel 2004, gli operatori avevano ucciso 1.200 persone. Di quel numero, il 32% erano civili, secondo un'organizzazione che sostiene gli attacchi dei droni, la New America Foundation (15).
 
Questa sembra essere una stima cauta se si considera che il consigliere militare del generale Petraeus, il tenente colonnello David Kilcullen, ha informato il New York Times che 714 persone erano state uccise dagli operatori dei droni in Pakistan solamente tra metà 2008 e metà 2009, di cui 14 erano sospetti appartenenti ad al-Qaeda e/o talebani, il che significa che il 98% delle vittime in quel periodo erano civili (16). La cifra di Kilcullen è accresciuta da altri fattori presenti nello studio della New America Foundation.
 
Nei primi due mesi del 2010, almeno 140 persone erano state uccise in attacchi con droni. In quell'anno, gli Stati Uniti hanno lanciato 118 attacchi. Secondo Channel 4 News Online, la New America Foundation stima tra 607 e 993 le persone uccise dagli operatori di droni nel 2010, e "la fondazione [sic] indica che solo il due per cento erano importanti figure dei Talebani o di Al-Qaeda" una cifra che corrisponde alla stima di Kilcullen per l'anno precedente (17). Nella regione Afghanistan-Pakistan, "il numero degli attacchi è aumentato da uno per settimana a uno al giorno", affermava il Foreign Policy Journal (18).
 
Il 17 marzo 2011, l'Associated Press ha riferito che "il capo dell'esercito del Pakistan [Ashfaq Kayani] ha condannato l'attacco di un drone americano che ha ucciso più di trenta persone, dicendo che i missili avevano colpito un incontro pacifico di anziani tribali vicino al confine afgano ... La condanna di Kayani ha contraddetto le dichiarazioni fornite da funzionari dell'intelligence pakistana", i quali, riportava AP, avevano inizialmente sostenuto che le "38 persone uccise e i sette feriti nell'attacco erano militanti che s'incontravano per discutere l'invio di combattenti supplementari in Afghanistan" (19).
 
Nanotags: una nuova tecnologia mortale
 
Gli attacchi dei droni sembrano essere legati ad una nuova e allarmante tecnologia, impiegata nelle uccisioni da parte di militari e servizi segreti: i "nanotags", o chip di identificazione a radiofrequenza (Radiofrequency Identification - RFID). "Mi sono stati dati 122 dollari americani per lasciare i chip avvolti in carta da sigarette nelle case di al-Qaeda e dei Talebani. Se fossi riuscito, mi è stato detto, mi sarebbero stati dati migliaia di dollari", confessava un giovane del Wiziristan ai talebani prima di essere fucilato per alto tradimento. "Ho pensato che questo era un lavoro molto semplice. Il denaro era così buono che ho iniziato a gettare i chip dappertutto. Sapevo che la gente moriva a causa di quello che stavo facendo, ma avevo bisogno di soldi" (20). Lo storico e ricercatore statunitense Gareth Porter ha riferito che "i residenti del Waziristan, tra cui uno studente identificato come Taj Muhammad Wazir, avevano confermato che uomini delle tribù erano stati pagati per piazzare i dispositivi elettronici per indirizzare gli attacchi dei droni" (21).
 
Il New Yorker ha anche riferito "voci secondo cui gli informatori pagati dalla CIA avevano sistemato minuscoli chip di silicio per l'autoguida dei droni nelle aree tribali" (22). Ci sono piani militari Usa di lunga data per "nanotaggare" ogni cosa (23).
 
Il principe Harry ha esemplificato l'immortale razzismo di epoca coloniale dell'establishment britannico riferendosi a un suo collega dell'esercito, Ahmed Raza Khan, come "il nostro piccolo amico Paki" - ma "solo per scherzo", certamente (24). Il disprezzo per le persone di un'altra età, etnia, genere, nazionalità, religione, ecc, è una parte necessaria del processo di de-umanizzazione, necessario per tentare di giustificare, soprattutto a se stessi, l'uccisione e la tortura di altri. Quando si tratta di droni, però, sembra esserci una nuova forma di distacco psicologico tra azione e conseguenze. Nel 2009, il relatore delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziarie, sommarie o arbitrarie, Philip Alston, avvertiva che gli operatori rischiano di sviluppare "una mentalità da Playstation [sic]" per uccidere (25). Infatti, molti pannelli di controllo per droni e robot sono modellati sui joypad di PlayStation e Xbox (26).
 
La campagna dei media
 
Le immagini a bassa risoluzione, sgranate e in bianco e nero, di edifici che vengono vaporizzati sembrano essere parte del propagandistico processo di dissociazione nell'era della "guerra pulita". I media raramente riportano chi si trovava nel determinato edificio, e quando lo fanno di solito citano le incontrastate accuse militari per cui le vittime erano militanti di "al-Qaeda" o combattenti talebani. Questo non è sorprendente. Il piano di espansione droni dell'USAF illustrava nel 2009 che l'Air Force avrebbe cercato di monopolizzare tutte le informazioni rilasciate ai media per quanto riguardo gli attacchi dei droni.
 
"Al fine di condurre una campagna di comunicazione di successo, le funzioni degli affari pubblici si concentrano su tre aree principali di attività - relazioni con i media, informazione interna e relazioni comunitarie", secondo il piano particolareggiato. "Inoltre, strategie di comunicazione vengono eseguite agli alti livelli di governo da parte di un'appropriata leadership Air Force per migliorare la comprensione dei dirigenti e legislatori riguardo agli UAS [sistemi aerei senza pilota], sul loro ruolo attuale e futuro" (27).
 
Il popolo si solleva
 
"Sarebbe difficile trovare un pakistano in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione di classe, educazione o cittadinanza, che non si opponesse agli attacchi dei droni statunitensi, i quali da quando si è insediato il presidente Barack Obama hanno ucciso centinaia di civili innocenti in Pakistan", scriveva Business Week, aggiungendo che "Sarebbe anche difficile trovare un pakistano che non si opponesse al governo di Islamabad che permette la continuazione degli attacchi" (28).
 
Liaquat Ali Khan riportava su CounterPunch che, "In un caso depositato presso la Corte suprema pakistana", una istanza recita: "Gli americani, come al tempo del [ex presidente pakistano] Musharraf, hanno avuto mano libera anche dal presidente Zardari e i fondamentali diritti delle persone (del luogo) sono violati ogni giorno nelle aree tribali e (nelle zone settentrionali di) Dir, Swat e Chitral. Un gran numero di persone (del luogo) sono emigrate da queste zone, hanno subito perdite enormi senza alcuna speranza di tornare alle loro case a causa degli attacchi dei droni statunitensi, ma il governo sta seduto come uno spettatore silenzioso".
 
"Presumendo che il Pakistan stia segretamente sostenendo gli attacchi dei droni" continuava Ali Khan, "i vendicativi miliziani hanno cominciato ad attaccare le cittadelle dentro Lahore e Islamabad. Siccome gli attacchi dei droni continuano a uccidere e a produrre sfollati tra la popolazione indigena e siccome i miliziani intraprendono misure di ritorsione nelle maggiori città, si prevede che il Pakistan, dotato di armi nucleari, venga immerso in un caos e in carneficine incontrollabili che minacciano la pace e la sicurezza internazionale" (29).
 
Nella loro analisi sul numero di morti complessivi in Pakistan causato da attacchi dei droni tra l'inizio e la metà del 2009, BBC South Asia - e significativamente non BBC UK - ha evidenziato il corollario tra attacchi dei droni e rappresaglie terroristiche. Tra il 2009 e il 2010, "quasi 2.500 persone sono state uccise in Pakistan da droni statunitensi e attacchi dei militanti islamici. ... Le roccaforti dei militanti islamici nella zona di confine col vicino Afghanistan sono state prese di mira da droni statunitensi, mentre, allo stesso tempo, i militanti islamici hanno compiuto attacchi in tutto il Pakistan".
 
La BBC ha continuato a spiegare come, "Attacchi missilistici da parte dei droni statunitensi nelle aree tribali del Pakistan sono più che triplicati sotto l'amministrazione Obama ... In confronto con i 25 attacchi tra gennaio 2008 e gennaio 2009, ci sono stati almeno 87 attacchi dall'assunzione dell'incarico del presidente Obama il 20 gennaio 2009 e la fine di giugno 2010. Oltre 700 persone sono state uccise sotto Obama in attacchi di questo tipo, rispetto a poco meno di 200 sotto il suo predecessore George W. Bush. La risposta dei militanti nello stesso periodo è stata ancora più violenta. Gli estremisti hanno colpito più di 140 volte in varie località del Pakistan, uccidendo oltre 1.700 persone e ferendone altre centinaia."
 
I droni sono controproducenti per gli obiettivi imperiali
 
La BBC concludeva che "il Pakistan ha sempre sostenuto che gli attacchi di droni ostacolano piuttosto che aiutare la battaglia contro l'estremismo, dicendo che alimentano la rabbia pubblica contro il governo degli Stati Uniti e rafforzano il sostegno ai militanti" (30). Le informazioni sugli effetti dei droni e su come tali uccisioni di civili radicalizzino la popolazione sono molto raramente riportate dai media mainstream, le reti televisive e giornalistiche occidentali, facendo sembrare il terrorismo islamico (sempre riportato) non provocato.
 
L'opposizione agli omicidi dei droni continua. Più di recente, la Reuters ha riferito di una "crescita del risentimento dei pakistani che denunciano il governo d'esser prono ai desideri degli Stati Uniti" (31). Forse nel tentativo di placare la crescente opposizione agli attacchi dei droni sui civili, il presidente Zardari ha riconosciuto che "i droni stanno radicalizzando sempre più persone portandole a schierarsi con i talebani", riferiva Arnaud de Borchgrave (32).
 
Nel 2009, il primo ministro pakistano, Yousuf Raza Gilani, "ha dichiarato che gli attacchi missilistici dei droni statunitensi sulle aree tribali nord-occidentali al confine con l'Afghanistan stavano, in effetti, rafforzando i militanti", riportava il Financial Times (Londra). Mehdi Hasan sul Guardian ha spiegato che il "sostegno di Obama ai massacri indiscriminati in Pakistan non può che favorire nuove ondate di militanza" (34). David Kilcullen ha riconosciuto che "Ognuno di questi non combattenti morti rappresenta una famiglia resa ostile, un nuovo feudo di vendetta e più reclute per un movimento militante cresciuto in modo esponenziale, anche perché gli attacchi dei droni sono aumentati" (35).
 
Kathy Kelly riportava sul Huffington Post che, "I droni alimentano ogni ora con informazioni di intelligence i comandanti di guerra Usa, ma le macchine non possono dare conto della spirale di rabbia causata dalle operazioni statunitensi di assassinio in tutti i paesi del mondo musulmano forte di 1,3 miliardi di persone". Kelly citava Fred Branfman dicendo che, "Venduti come difesa per gli americani ... stanno in realtà mettendo in pericolo tutti noi. I responsabili, in primo luogo il Generale Petraeus, vanno incautamente alla ricerca di un vantaggio tattico a breve termine, facendo al contempo un enorme errore strategico a lungo termine che potrebbe condurre a innumerevoli morti americani negli anni e nei decenni a venire" (36).
 
Allo stesso modo, Le Monde Diplomatique ha confermato che, "I droni inaspriscono il risentimento del popolo pachistano: l'opinione pubblica, che vede già il suo governo come corrotto, percepisce i droni come un attacco alla legittimità del potere nazionale. Mentre la maggior parte del mondo da un credito maggiore ad Obama rispetto al suo predecessore, in Pakistan è di poco superiore a quello di George Bush" (37).
 
Inoltre, la città natale del fallito attentatore di Times Square [01/05/2010], Faisal Shahzad, "è vicina alla regione del Pakistan dove i militanti sono ora nel mirino degli attacchi dei droni statunitensi", annunciava Business Week. Lo specialista di terrorismo Jerrold Post ha affermato che: "c'è un profondo sentimento anti-americano in Pakistan, amplificato da alcuni assassini dei droni e da uccisioni mirate". Business Week ha aggiunto che, "Shahzad si è sentito deluso quando il governo del suo paese non è riuscito a porre fine agli attacchi di droni effettuati dal governo del paese che lo ospita. Sembra avere avuto una sorta di crollo psicologico, dopo di che a definirlo non erano più famiglia e carriera ma ciò che sentiva essere la politica fallimentare di entrambi i paesi." (38).
 
"Il sentimento anti-americano si è radicato profondamente in Pakistan nel 2009 a causa delle violazioni statunitensi della sovranità pakistana attraverso gli attacchi aerei dei droni nelle zone tribali che hanno ucciso centinaia di civili", sottolineava Human Rights Watch nella sua relazione globale annuale, "e voci insistenti, negate dalle autorità pakistane, indicano che il personale della compagnia militare privata Xe Services ([ex] Blackwater) sta conducendo operazioni segrete in Pakistan", concludendo che "parti significative della società pakistana, in particolare opinion maker e media, hanno incolpato il comportamento degli Stati Uniti per l'ondata di attacchi dei militanti nel paese, pur esprimendo un ampio sostegno alla lotta del governo contro i talebani e i gruppi affiliati" (39).
 
La resistenza ai droni si sta rivelando difficile, con "una corte pakistana che sostiene il proscioglimento dall'istanza contro gli attacchi dei droni statunitensi", riportava The Jurist nel 2009 (40). Oltre a ciò, Kathy Kelly e tre amici, sono stati arrestati negli Stati Uniti per violazione di domicilio, "quando dopo dieci giorni di veglia fuori della base aerea [Creech], siamo entrati con una lettera che avevamo intenzione di diffondere tra il personale della base, in cui era descritta la nostra opposizione ad un massiccio programma di assassini mirati" (41).
 
Le Monde Diplomatique ha messo in evidenza la "realtà economica" che sostiene l'uccisione di persone con i robot. "Costa 2,6 milioni di dollari addestrare un pilota da caccia degli Stati Uniti e solo 135 mila dollari addestrare un pilota di droni". Micah Zenko, del Council on Foreign Relations affermava nel 2008 che "l'amministrazione Bush ha preso la decisione di trasformare la CIA in una forza aerea contro-insurrezionale al sostegno del governo pakistano ... Gli attacchi della CIA sono segreti, e ciò esclude un dibattito pubblico sulla loro efficacia" (42).
 
Oleodotto e gasdotto Pakistan-Cina
 
C'è qualcosa di familiare agli analisti dell'intelligence che non sembra entrare molto nei mainstream o anche nelle analisi contro la guerra, vale a dire che un Pakistan destabilizzato è nell'interesse del Pentagono a causa del suo effetto destabilizzante nei confronti della Cina. Uno studio del National Intelligence Council (NIC) ricordava nel 2008 che una "esplosione" del Pakistan ostacolerebbe le ambizioni sino-iraniane di costruzione di condotto attraverso il Pakistan, per fornire alla Cina le risorse iraniane a basso prezzo (avendo la Cina già subito la perdita del petrolio iracheno a causa dell'occupazione anglo-americana e gli iracheni una perdita incomparabilmente maggiore). "Le preoccupazioni cinesi sulla sicurezza in Pakistan ... hanno fatto scemare i piani per un condotto Pakistan-Cina", ha affermato il NIC. Dal 2025, in una previsione futura del NIC, "il piano a lungo rimandato del 'condotto della pace' che collega Iran, Pakistan e India (IPI), sarà di nuovo attivo e potrà essere esteso alla Cina", da qui la necessità di destabilizzare il Pakistan. Le uniche strade plausibili per il condotto passano attraverso Afghanistan e Pakistan, dei quali uno è sotto occupazione anglo-americana e l'altro è sottoposto a un crescente attacco di droni (43).
 
L'etica dei robot mette il popolo "fuori gioco"
 
Questi giochi da "scacchiera", come i colonialisti britannici usano riferirsi alla rovina della vita delle persone, danno un potere supplementare e potenzialmente risolutivo nel mondo nucleare odierno, come Liaquat Ali Khan, e altri, hanno sottolineato. Siccome le barriere commerciali per le nanotecnologie e altre tecnologie altamente pericolose si sono abbassate, la razza umana è spinta verso quello che Martin Rees, uno dei massimi astrofisici a livello mondiale, descriveva nel suo libro La nostra ora finale?, vale a dire che l'umanità ha il 50% di probabilità di sopravvivere i prossimi 90 anni "senza una grave battuta d'arresto".
 
Pochi anni dopo l'avvertimento di Rees, uno studio commissionato dalla US Navy sull'etica robot notava esplicativamente che "i sistemi informatici civili hanno fallito e sollevato preoccupazioni che possono ricondurre ad applicazioni militari ... Quindi è un problema che anche noi non si possa essere in grado di fermare alcune (potenzialmente fatali) catene di eventi causate da sistemi militari autonomi che elaborano le informazioni e possono agire a velocità per noi inconcepibili, ad esempio, con veicoli aerei senza pilota ad alta velocità" (44). Allo stesso modo, il ministero della Difesa britannico, un paio di anni più tardi, ha previsto che verso il 2040, "la maggiore complessità delle reti possono aumentare il rischio e l'impatto di un catastrofico fallimento dei sistemi" (45).
 
Questi sistemi altamente pericolosi sono portati a diventare ancora più pericolosi in quanto gli esseri umani sono messi "fuori gioco" dai sistemi autonomi. Secondo il piano USAF di espansione dei droni, "Sempre meno gli esseri umani saranno all'interno nel ciclo decisionale quanto piuttosto al di fuori di esso, monitorando l'esecuzione di alcune decisioni" (46). Tuttavia, lo studio commissionato da US Navy notava che, "Una delle poche quasi-certezze nello sviluppo dei robot militari è che il mantenimento di un essere umano nel ciclo del processo decisionale degrada seriamente l'efficienza in battaglia", nel senso che la sicurezza è un'insufficienza istituzionale dei militari (47).
 
Pericoli delle nuove tecnologie per l'umanità
 
Le più grandi sfide dell'umanità sono state forse delineate meglio in uno studio del Ministero della Difesa britannico, pubblicato qualche anno prima di quello citato sopra. "Molte delle preoccupazioni legate allo sviluppo di nuove tecnologie si trovano nella loro sicurezza", riconosceva il Ministero della Difesa, "compresa la possibilità di esiti disastrosi, pianificati e non". Dovremmo prendere nota del termine "pianificati".
 
"Ad esempio, si sostiene che le nanotecnologie potrebbero avere impatti negativi sull'ambiente, che la modificazione genetica potrebbe avvitarsi in una spirale fuori controllo e che l'intelligenza artificiale potrebbe essere superiore a quella degli esseri umani, ma senza il restrittivo effetto del condizionamento sociale umano".
 
Il Ministero della Difesa concludeva che i "vari scenari apocalittici in relazione a queste e altre aree di sviluppo presentano la possibilità di impatti catastrofici, che comporterebbero la fine del mondo o almeno dell'umanità" (48).
 
Note
 
1. US Space Command, "Vision for 2020", February, 1997, Col.: Petersen Air Force Base.
2. Rebecca Johnson, "Security without weapons in space: challenges and options", United Nations Disarmament Commission, No 3., 2003, pp. 55-6.
3. Cited in Vince Manzo, 2008, An Examination of the Pentagon's Prompt Global Strike Program: Rationale, Implementation, and Risks, Center for Defense Information.
4. BAE Systems, "Taranis Combat Aircraft Thunders into view", news release, 12 July, 2010, Ref. 137/2010.
5. Defense Department cited in Jack A. Smith, "The Next War, and the Next", Asia Times, 10 March, 2007,
6. United States Air Force cited in Van Atta, R.H., Cook, A., Gutmanis, I., Lippitz, M.J., Lupo, J., Mahoney, R. and J. H. Nunn, "Transformation and Transition: DARPA's Role in Fostering an Emerging Revolution in Military Affairs Volume 2 - Detailed Assessments", Institute for Defense Analyses, November, 2003, Virginia: IDA.
7. On Boeing's role in Hellfire manufacture, see Amnesty International, "Operation ‘Cast Lead': 22 Days of Death and Destruction", July, 2009, London: Amnesty, pp. 111-2, n60.
8. Jane Mayer, "The Predator War", The New Yorker, 26 October, 2009.
9. Aleksandra Bielska, "Drone Attacks - The Proliferation Of A New Form Of Warfare", Foreign Policy Journal, 27 August, 2010.
10. Human Rights Watch, "US: Clarify Position on Targeted Killings", 7 December, 2010.
11. Kathy Kelly, "The Indefensible Drones: A Ground Zero Reflection", Huffington Post, 8 September , 2010.
12. Bielska, "Drone Attacks…"
13. Christopher Drew, "Drones Are Playing a Growing Role in Afghanistan", New York Times, 19 February, 2010.
14. Khalid Qayum, "Pakistan Criticizes U.S. Drone Attacks After Raids Kill 17", Bloomberg, 7 January, 2010.
15. Dean Nelson, "One in three killed by US drones in Pakistan is a civilian, report claims", Telegraph, 4 March, 2010.
16. David Kilcullen and Andrew M. Exum, "Death From Above, Outrage Down Below," New York Times, 17 May, 2009.
17. Channel Four News Online, "US drone attacks ‘failing to kill many militant leaders'", 21 February, 2011.
18. Bielska, "Drone Attacks…"
19. Associated Press, "Pakistan army chief condemns drone attack that killed 38 people", Guardian, 17 March, 2011.
20. Gareth Porter, "US drone attacks cloaked in secrecy", Asia Times, 17 June, 2009.
21. Ibid.
22. Mayer, "The Predator War…"
23. Dennis M. Bushnell, "Future Strategic Issues/Future Warfare [Circa 2025]", NASA Langley Research Center, undated, archived by the Federation of American Scientists.
24. Associated Press, "Muslims, Brits criticize Prince over comments", MSNBC online, 11 January, 2009.
25. Alston quoted in Bielska, "Drone Attacks…"
26. P.W. Singer, Wired For War, London: Penguin, 2009.
27. US Air Force, "Unmanned Aircraft Systems Flight Plan 2009-2047", 18 May, 2009, Washington, DC: USAF Headquarters.
28. Maha Hosain Aziz, "Pakistan, Terrorists, and Economic Stress", Business Week, 8 June, 2010.
29. Liaquat Ali Khan, "Drone Attacks on Pakistan's Indigenous Tribes", CounterPunch, 20 April, 2009.
30. BBC News South Asia Online, "Mapping US drone and Islamic militant attacks in Pakistan".
31. Saud Mehsud, "First U.S. drone attack in Pakistan in weeks kills 7", Reuters, 21 February, 2011.
32. Arnaud de Borchgrave, "America's Billion Dollar Intelligence Boondoggle", Atlantic Council, 12 January, 2010.
33. Farhan Bokhari, "Pakistan urges US to stop drone attacks", Financial Times, 24 May, 2009.
34. Mehdi Hasan, "US drone attacks are no laughing matter, Mr Obama", Guardian, 28 December, 2010.
35. Kilcullen quoted in Jane Mayer, "The Predator War…"
36. Kelly, "Indefensible Drones …"
37. Laurent Checola and Edouard Pflimlin, "Drones command the skies", Le Monde Diplomatique, December, 2009.
38. Maha Hosain Aziz, "Pakistan, Terrorists, and Economic Stress…"
39. Human Rights Watch, "Pakistan: Country Summary", Annual Global Human Rights Report 2009, January, 2010, NY: HRW.
40. Amelia Mathias, "UN rights investigator warns US drone attacks may violate international law", The Jurist: Legal News and Research, 28 October 28, 2009.
41. Kelly, "Indefensible Drones…"
42. Checola and Pflimlin, "Drones command the skies…"
43. National Intelligence Council, "Global Scenarios to 2025", November, 2008, pp. 20-1.
44. Lin, P., Bekey, G. and K. Abney, "Autonomous Military Robotics: Risk, Ethics, and Design", 20 December, 2008, San Luis Obispo: Ethics and Emerging Sciences Group.
45. Ministry of Defence (UK), "Strategic Trends Programme: Out to 2040", 9 February, 2010 (4th ed.), London: MoD.
46. USAF, "Unmanned Aircraft Systems Flight Plan 2009-2047."
47. Lin et al., "Autonomous Military Robotics."
48. Ministry of Defence (UK), "The DCDC Global Strategic Trends Programme 2007-2036", Ministry of Defence, 23 January, 2007 (3rd), London: MoD.
 
 

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