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- osservatorio - della guerra - 14-01-13 - n. 436
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
I militari statunitensi calano sull'Africa
Glen Ford, Black Agenda Report
09/01/2013
Pianificata da lungo tempo, prenderà presto il via l'escalation della presenza militare degli Stati Uniti in Africa, con l'impiego permanente di una brigata comprendente 3.500 uomini. Le truppe da combattimento saranno acquartierate nelle basi di 35 paesi africani. Questo è un tipo di invasione molto diverso, più rassomigliante ad una forte infiltrazione.
Lo schieramento della 2a Brigata ha un compito molto più grande, volto a rendere tutta l'Africa il teatro delle operazioni militari degli Stati Uniti
Il 2013 è l'anno in cui prende il via l'occupazione militare statunitense su larga scala dell'Africa. L'escalation non dovrebbe giungere come una sorpresa, dato che il giornale Army Times [1] lo scorso giugno rendeva noto di come una brigata statunitense di almeno 3.000 soldati sarebbe diventata una presenza permanente sul continente africano a partire dal nuovo anno. Alla vigilia di natale, il Pentagono annunciava che 3.500 soldati della 2a Brigata della 1a Divisione di fanteria, a Fort Riley in Kansas, sarebbe stata inviata in Africa, presumibilmente per fronteggiare la minaccia di al-Qaeda in Mali, dove gli islamisti si sono impadroniti della parte settentrionale del paese. Ma è previsto che la 2a Brigata conduca più di 100 esercitazioni militari in 35 paesi [2], nella maggior parte dei quali non vi è una presenza al-Qaida. Così, anche se non vi è dubbio che gli Stati Uniti saranno profondamente coinvolti nella imminente operazione militare in Mali, lo schieramento della 2a Brigata ha un compito molto più grande, volto a rendere tutta l'Africa il teatro delle operazioni militari degli Stati Uniti. La situazione in Mali è un semplice espediente di comodo per un'espansione, a lungo pianificata, dell'impronta militare degli Stati Uniti sull'Africa.
Scopo più ampio del Pentagono nel piazzare una brigata dell'esercito in servizio itinerante per tutto il continente, è di abituare i comandanti africani ad ospitare una presenza permanente e su grande scala degli Stati Uniti. Questo è un tipo di invasione molto diverso, più rassomigliante ad una forte infiltrazione. La strategia del Pentagono è stata progettata per rafforzare i rapporti che i militari statunitensi hanno coltivato in Africa con le forze armate africane sin dalla costituzione di AFRICOM [3], nel corso dell'ultimo anno della presidenza George Bush. Come forza infiltrante, AFRICOM è stato un successo fenomenale.
Militarmente, gli africani occidentali sono totalmente dipendenti
Militarmente parlando, l'Unione Africana (UA) è diventata una dépendance del Pentagono [4]. La più grande operazione dell'UA, in Somalia, è armata, finanziata e diretta dai militari degli Stati Uniti e dalla CIA. I 17.000 soldati africani con compiti di cosiddetto "mantenimento della pace" in Somalia sono per i nordamericani a tutti gli effetti dei mercenari, anche se di quelli mal pagati. Le forze etiopi e del Kenya agiscono come estensioni del potere degli Stati Uniti in Africa orientale. Le forze speciali statunitensi girano per la Repubblica Democratica del Congo, l'Uganda, il Sud Sudan e la Repubblica Centrafricana, apparentemente alla ricerca del fuggitivo signore della guerra Joseph Kony, ma, in realtà, per istituire una rete di infrastrutture militari USA [5] in tutta la parte centrale del continente. Uganda e Ruanda mantengono le ricchezze minerarie del Congo orientale al sicuro per le grandi imprese statunitensi ed europee, al costo di 6 milioni di congolesi morti. I loro eserciti sono a libro paga del Pentagono.
In Africa nord-occidentale, le 16 nazioni della comunità economica della regione attendono l'intervento delle Nazioni Unite [6] - che in realtà significa Stati Uniti e Francia - per "espellere le forze islamiste" [7] dal Mali. Militarmente, gli africani occidentali sono totalmente dipendenti. Ma, cosa più importante, non mostrano la volontà politica di uscire da questa dipendenza, soprattutto dopo la fine della Libia di Muhammar Gheddafi.
Lo strisciante corpo di spedizione continentale statunitense, che presto sarà guidato dalla 2a Brigata della 1a Divisione di fanteria, sarà acquartierato nelle basi militari africane in tutto il continente, non come invasore, ma come ospite. Ospiti che pagano le bollette e forniscono le armi per gli eserciti africani la cui missione non ha nulla a che fare con l'indipendenza nazionale e l'autodeterminazione. Tre generazioni dopo l'inizio della decolonizzazione, il soldato africano sta ancora una volta inchinandosi al padrone straniero.
Note:
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