www.resistenze.org - osservatorio - della guerra - 30-06-14 - n. 505

L'impetuoso aumento dei profitti del complesso militare-industriale e i vertiginosi costi delle vittime di guerra

James Petras | petras.lahaine.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

21/06/2014

Introduzione: Ci sono due principali beneficiari delle due grandi guerre lanciate dal governo degli Stati Uniti: uno interno e uno straniero. I tre principali produttori di armi nazionali, Lockheed Martin (LMT), Northrop Grumman (NOG) e Raytheon (RTN) hanno consegnato utili da record ai loro investitori, agli amministratori delegati e alle banche di investimento negli ultimi dieci anni e mezzo.

Il regime israeliano è il soverchiante beneficiario straniero della guerra, espandendo il suo territorio attraverso la spoliazione dei palestinesi, posizionandosi come potenza egemone nella regione. Israele ha beneficiato dall'invasione statunitense che ha distrutto l'Iraq, il maggiore alleato dei palestinesi; l'invasione ha fornito copertura all'espansione massiccia dei coloni di Israele nei territori palestinesi occupati. Nel corso della sua invasione e occupazione, Washington ha sistematicamente distrutto le forze armate irachene e le infrastrutture civili, sgretolando la sua complessa società moderna e lo Stato. In questo modo, l'occupazione statunitense ha rimosso uno dei principali rivali regionali di Israele.

In termini di costi, gli Stati Uniti contano danni fisici e mentali gravi per centinaia di migliaia di soldati che avevano prestato servizio nelle zone di guerra, mentre migliaia sono morti direttamente o indirettamente a causa di una epidemia di suicidi tra le truppe. L'invasione e l'occupazione dell'Iraq è costata agli Stati Uniti migliaia di miliardi di dollari e il conteggio non è finito. Nonostante gli enormi costi per il popolo statunitense, il complesso militare-industriale e la configurazione di potere filo-israeliana continuano a mantenere il governo degli Stati Uniti in una economia di guerra, minando la rete nazionale di sicurezza sociale e il tenore di vita di molti milioni di persone.

Nessuna attività economica di pace può raggiungere gli immensi profitti di cui gode il complesso militare-industriale di guerra. Questa potente lobby continua a premere per nuove guerre per sostenere l'enorme budget del Pentagono. Per quanto riguarda la configurazione di potere filo-israeliana, eventuali concreti negoziati diplomatici di pace in Medio Oriente avrebbero messo fine allo scoperto accaparramento delle terre, ridotto o limitato nuovi trasferimenti di armi e compromesso i pretesti per sanzionare o attaccare paesi come l'Iran, che contrastano la visione di Tel Aviv del "Grande Israele", senza rivali nella regione.

I costi di quasi 15 anni di guerra pesano fortemente sul Tesoro e sull'elettorato statunitense. Le guerre sono stati tristi fallimenti, se non vere e proprie sconfitte. Nuovi conflitti settari sono emersi in Siria, Iraq e, ora, in Ucraina: opportunità per l'industria delle armi degli Stati Uniti e le lobby pro-israeliane per fare ancora maggiori profitti e ottenere più potere.

L'orrendo e protratto costo del passato e del presente di guerra rende più difficile l'avvio di nuovi interventi per i militaristi americani e israeliani. L'opinione pubblica statunitense esprime diffuso malcontento per il peso delle recenti guerre e dimostra ancora meno disposizione per nuove guerre a vantaggio del complesso militare-industriale e per il rafforzamento ulteriormente di Israele.

Profitti di guerra

Il potere e l'influenza del complesso militare-industriale nel promuovere guerre seriali ha portato a tassi straordinari di profitto. Secondo un recente studio di Morgan Stanley (cit. Barron, 6/9/14, pag. 19), il valore delle azioni dei maggiori produttori di armi statunitensi sono aumentate del 27,699% negli ultimi 50 anni rispetto al 6,777% del mercato complessivo. Solo negli ultimi tre anni, Raytheon ha restituito il 124%, Northrup Grumman il 114% e Lockheed Martin il 149% ai rispettivi investitori.

Il regime di Obama mette in scena per l'opinione pubblica la riduzione del bilancio militare attraverso il disegno di legge di stanziamento annuale, e poi, si volta e annuncia fondi supplementari di emergenza per coprire i costi di queste guerre… così aumenta la spesa militare effettiva, il tutto mentre sventola la bandiera del "taglio dei costi". La teatralità di Obama ha ingrassato i profitti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti.

I profitti di guerra sono saliti alle stelle con la serie di interventi militari in Medio Oriente, in Africa e nell'Asia meridionale. I lobbisti dell'industria degli armamenti fanno pressione sui decision-makers del Congresso e del Pentagono di collegarsi con la lobby pro-Israele che auspica un coinvolgimento militare ancora di più diretto degli Stati Uniti in Siria, Iraq e Iran. I crescenti legami tra le industrie militari israeliane e statunitensi rafforzano la loro influenza politica a Washington, lavorando sugli interventisti liberali e i neo-conservatori. Attaccano Obama perché non bombarda la Siria e per il ritiro delle truppe dall'Iraq e dall'Afghanistan. Ora acclamano l'invio di soldati americani in Iraq e chiedono l'intervento in Ucraina. Obama ha sostenuto che guerre per procura, senza il coinvolgimento diretto delle truppe Usa, non necessitano una pesante esposizione del Pentagono come chiede l'industria degli armamenti. Il regime di Obama ha presentato il ritiro da Iraq e Afghanistan come un passo necessario per ridurre le perdite finanziarie e militari statunitensi. Questa è la risposta alle pressioni di Wall Street per tagliare il deficit di bilancio. Il tentativo di Obama di soddisfare le esigenze del settore finanziario statunitense arriva al taglio potenziale dei profitti per il complesso militare-industriale, facendo infuriare Israele e i suoi fanatici sostenitori nel Congresso degli Stati Uniti.

La lotta sul bilancio militare: Veterani contro il complesso militare-industriale e le lobby

Di fronte alla crescente pressione interna per ridurre il deficit di bilancio e tagliare le spese militari, il complesso militare-industriale degli Stati Uniti e i suoi complici sionisti stanno lottando per conservare la loro quota cancellando programmi destinati al fabbisogno sanitario dei soldati attivi e pensionati. I costi della disabilità hanno subito un'impennata a causa delle recenti guerre e continueranno per decenni. E' previsto il raddoppio della spesa per la cura della salute dei veterani, raggiungendo il 15% del bilancio della difesa nei prossimi cinque anni. L'enorme costo pubblico per l'assistenza sanitaria dei soldati e dei veterani costituisce una "cattiva notizia per la difesa", secondo gli analisti finanziari (Barron, 6/9/14, pag. 19).

Questo è il motivo per cui le industrie degli armamenti promuovono la chiusura di decine di ospedali per veterani dell'amministrazione [VA] e una riduzione dei benefici di pensionamento, con il pretesto di contrastare le frodi, l'inefficienza e la scarsa qualità del servizio rispetto al "settore privato". Gli stessi guerrafondai delle multinazionali e i lobbisti che reclamano di inviare altre truppe statunitensi in Iraq e in nuove guerre in Siria e in Ucraina, dove giovani vite, gambe e braccia sono a grande rischio, si trovano in prima linea nella lotta per tagliare i finanziamenti per le cure mediche dei veterani. Gli economisti hanno da tempo notato che più dollari spesi per l'assistenza sanitaria dei veterani e dei militari in pensione, significano meno dollari assegnati per il materiale bellico, le navi e gli aerei. Oggi si stima che oltre 900 miliardi dollari sono stati spesi per i servizi medici e l'invalidità a lungo termine dei veterani delle guerre in Afghanistan e Iraq. Questo numero è chiaramente destinato a salire con ogni nuovo intervento.

I guerrafondai aziendali stanno invitando il Congresso ad aumentare la co-contribuzione, le tasse di iscrizione e le franchigie per i veterani, i pensionati e il personale in servizio attivo nei piani di assicurazione sanitaria dei militari, come Tricare, nonché limitare l'accesso ai servizi sanitari.

La lotta sulle spese del Pentagono è una lotta per la guerra o per la giustizia sociale: i servizi sanitari per le truppe e i veterani contro i programmi di armamento che ingrassano i profitti dell'industria delle armi.


Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.