Lo Stato islamico, oggi combattuto dagli Stati Uniti, è il risultato di questa politica devastatrice?
Di fronte alla violenza delle milizie sciite, i sunniti si sono organizzati per resistere. Lo Stato islamico è diventata una specie di coalizione cui ha aderito tutta una serie di altri movimenti, come l'Esercito degli uomini di Naqshbandi. Inizialmente, questo esercito non aveva nulla a che fare con Al Qaeda. Ispirato dal sufismo e guidato da una importante figura del regime di Saddam Hussein, Izzat Ibrahim al-Duri, ex vice presidente del Consiglio del comando rivoluzionario iracheno, l'Esercito degli uomini di Naqshbandi ha combattuto l'occupazione statunitense. Pur trovandosi più di una volta in opposizione con lo Stato islamico, il contesto ha favorito la convergenza dei diversi movimenti sunniti sotto la bandiera di Daesh. Ovviamente non tutti aderiscono all'ideologia dello Stato islamico, ma usano questo movimento, quello meglio organizzato, per combattere l'esercito iracheno, che iracheno non è, essendo un esercito settario. Ora faccio io una domanda: dove sono i 300.000 militari che compongono l'esercito iracheno e cosa fanno con tutti i soldi che hanno ricevuto?
Questa è una bella domanda. Il numero degli effettivi non è sopravvalutato? Il primo ministro iracheno Haider al-Abadi ha dichiarato l'anno scorso che nell'esercito iracheno c'erano 50.000 "soldati fantasma", per conto dei quali gli ufficiali incassano gli stipendi... (3)
Sì e altri soldati cedono parte delle loro paghe allo scopo di stare lontani dalla caserma. Un altro effetto della politica di Bremer! Ma questo non spiega tutto. Esistono soldati iracheni. Hanno ricevuto miliardi di dollari e una montagna di equipaggiamenti. Tuttavia, la loro capacità di combattimento è quasi zero.
A differenza di quello di Daesh, che è stato integrato da molti movimenti, ex ba'athisti, sunniti stanchi della politica settaria del governo, ecc. Ecco perché Daesh ha preso il sopravvento sull'esercito iracheno. Ecco perché è riuscito a insediare questo stato a cavallo tra Iraq e Siria. Estendendosi in questo modo, Daesh ha allarmato tutti, compresi gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita, che hanno perso il controllo della situazione. Pertanto, in assenza di un vero esercito iracheno, Daesh è oggi contrastato da milizie sciite inquadrate da ufficiali iraniani. Ma i combattenti di Daesh conoscono meglio la realtà sul terreno iracheno rispetto agli ufficiali iraniani. Ripeto, questo impegno rischia di causare molti problemi all'Iran.
Si parla anche di uno scontro tra sunniti e sciiti in Yemen. Una coalizione formata da Egitto, Marocco, Giordania, Sudan e Pakistan, insieme ai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (con l'eccezione dell'Oman) sostiene i bombardamenti dell'Arabia Saudita in Yemen dal 26 marzo. L'operazione beneficia del "supporto logistico" degli Stati Uniti. Essa ha come bersaglio l'insurrezione degli sciiti Huthi e intende rimettere in sella il presidente sunnita Abd Rabo Mansour Hadi, fuggito in Arabia Saudita dopo l'inizio dell'operazione "Tempesta decisiva".
Per essere chiari, non c'è mai stato alcun problema tra sunniti e sciiti in Yemen. Gli sciiti che si trovano in questo paese sono zayditi e vivono esclusivamente nel nord. Rappresentano un terzo della popolazione. Il resto è sunnita, tralasciando una minoranza molto poco significativa per numero di abitanti. Ci sono sunniti nel nord e sunniti che dominano tutto il sud, ma questa regione è molto meno popolata. In Yemen, gli sciiti zayditi ed i sunniti sciafeiti hanno sempre vissuto in armonia. Potrebbero anche pregare nelle stesse moschee!
Oggi qualcuno cerca di presentare gli eventi che lacerano lo Yemen come un conflitto confessionale, ma ciò è del tutto falso. Ed in realtà questa non è cosa nuova. L'insurrezione degli Huthi risale al 2004 ed inizialmente è limitata al governatorato di Sa'dah, nel nord-ovest del paese. Anche allora, il presidente Ali Abdullah Saleh, anche lui zaydita, aveva lavorato per marginalizzare la ribellione presentandola come un movimento sciita. Ma la posta in gioco non erano affatto religiosa.
Lo Yemen è uno dei paesi più poveri al mondo e il più povero del Medio Oriente. La sua economia si basa principalmente su una agricoltura in declino, alcune rendite petrolifere, un po' di pesca, gli aiuti internazionali e le rimesse dei lavoratori espatriati. Il popolo vive nella miseria. La maggior parte degli yemeniti ha meno di trent'anni ed è senza alcuna prospettiva per il futuro. Prima del 2011, la disoccupazione giovanile raggiungeva il 40% e secondo le Nazioni Unite, è addirittura aumentata al 50% negli anni successivi. Ma, a parte questo, l'ex presidente Saleh e il suo entourage si sono notevolmente arricchiti. La fortuna del dittatore, al potere da trent'anni, è stimata intorno ai 60 miliardi dollari dagli esperti delle Nazioni Unite! (4). Saleh si è meritato un posto nella classifica di Forbes, appena dietro Bill Gates, Carlos Slim e Warren Buffet. Saleh ha provato in qualche modo a marginalizzare la protesta degli Huthi, ma nel 2011 la rivolta diventa generale e il presidente è rovesciato nei primi mesi del 2012.
La "primavera yemenita" è stata molto meno mediaticizzata rispetto ad altre. Perché?
Eppure, questo è stato un movimento di protesta esemplare. Circolano molte armi in Yemen e la rivolta è rimasta pacifica, nonostante tutto. I pochi casi di violenza sono da ricondurre a teppisti o ad alcuni soldati.
Il governo ha cercato di sfruttare le divisioni per indebolire il movimento di protesta. Tra sunniti e sciiti, ovviamente, ma anche tra nord e sud. La riunificazione dello Yemen è recente, risale al 1990. Esiste ancora una movimento secessionista di una certa importanza nel sud. Tuttavia, la stragrande maggioranza del popolo yemenita è rimasta unita di fornte a Saleh. Ha capito infatti che i problemi che ha dovuto affrontare e che hanno reso le condizioni di vita così penose non c'entrano con la religione o le relazioni tra nord e sud, ma con la natura antidemocratica del governo. Le donne dello Yemen hanno svolto un ruolo ammirevole, partecipando attivamente al dibattito e incoraggiando con forza la mobilitazione dei giovani.
Penso che la rivolta dello Yemen abbia avuto molto meno risalto mediatico perché né gli Stati Uniti, né l'Arabia Saudita desiderano cambiamenti significativi nel paese. A questo punto si sarà notato che, in base ai loro interessi, esistono primavere arabe buone e cattive. Ed ancora... l'Arabia Saudita afferma di sostenere la rivoluzione in Siria. In realtà, Washington e Riyad hanno espropriato il legittimo movimento popolare per far precipitare il paese nel caos. Poi, i bei discorsi sulla Siria non hanno impedito ai sauditi di reprimere nel sangue la rivolta in Bahrain, anche quella non molto pubblicizzata. Ora, si riproduce la stessa dinamica in Yemen. Ed aggiungiamoci l'Egitto, dove al-Sisi ha rovesciato il presidente eletto Mohamed Morsi nella totale indifferenza degli sponsor della "primavera araba".
Il mondo arabo ha vissuto per decenni sotto il giogo di terribili dittature. Oggi, un movimento di protesta popolare attraversa l'intera regione. Per non cadere in errore, è necessario analizzare le azioni di Arabia Saudita e Stati Uniti nell'area. Entrambi questi paesi appaiono allora per quello che sono: contro-rivoluzionari. Se doveste un giorno condurre una rivolta popolare e i Saud o la Cia vi offrissero il loro aiuto, fate attenzione!
Nel 2011 nel nostro libro La Stratégie du chaos[La strategia del caos], dichiarava: "Se le potenze imperialiste manterranno il loro sistema di dominio offrendo una parvenza di democrazia, gli yemeniti si troveranno nuovamente ad affrontare gli stessi problemi. Ma oggi il loro livello di coscienza politica è tale che non glielo lasceranno fare". E' quanto è successo dopo il rovesciamento di Saleh?
Esatto. Si parla molto degli Huthi. Ma Huthi, non è che una persona! Hussein al-Huthi ha fondato un movimento. E' stato ucciso nel 2004 e sostituito dal fratello Abdul Malik. Quello che voglio dire è che, anche se gli Huthi si sono nuovamente sollevati nel settembre del 2014, provocando la fuga del nuovo presidente Hadi, la contestazione è generale e non può essere ridotta ad un solo movimento.
La situazione non è migliorata dopo il rovesciamento di Saleh. Il nuovo presidente ha avuto molte difficoltà nel soddisfare gli interessi dei vari movimenti che hanno portato alla caduta dell'ex dittatore. Inoltre, l'allineamento di Hadi agli Stati Uniti e all'Arabia Saudita non piace alla maggioranza degli yemeniti. Questo paese è stato duramente segnato dalla guerra contro il terrorismo e dagli attacchi dei droni. I rapporti con l'Arabia Saudita non sono migliori, dato che questo paese interferirà regolarmente e disastrosamente con il vicino yemenita. Infine e questo credo sia il motivo principale del rovesciamento di Hadi, le condizioni di vita degli yemeniti non hanno registrato alcun miglioramento.
L'insurrezione degli Huthi si iscrive dunque nel contesto di una vera e propria rivolta popolare. Secondo voi, perché gli Huthi non hanno incontrato praticamente alcuna resistenza nel corso dell'attacco al palazzo presidenziale a Sanaa? Cosa faceva l'esercito? Dov'era il servizio di sicurezza?
Si dice che gli Huthiabbiano stretto un'alleanza con l'ex presidente Saleh, che mantiene buoni contatti dentro l'esercito...
Non ha alcun senso! Per anni, Saleh ha condotto una lotta implacabile contro gli Huthi. Ha ucciso il loro fondatore e centinaia di altri membri. La contraddizione tra le due parti è molto forte e non vedo come un concorso di circostanze li possa spingere a collaborare.
In primo luogo, perché gli Huthi non stanno lottando per prendere il potere in Yemen. Rivendicano la riconciliazione nazionale e migliori condizioni di vita. E in questa lotta, Saleh è nemico tanto quanto Hadi. Poi gli Huthi non hanno bisogno del sostegno di Saleh. Hanno i loro contatti all'interno dell'esercito. Quando l'ex dittatore ha combattuto gli Huthi nel 2004, fu sostenuto da Arabia Saudita e ricevette molte armi. Ma buona parte di questo materiale è caduto nelle mani degli Huthi grazie ai loro ottimi contatti dentro l'esercito. Infine, gli Huthi non hanno bisogno di stringere un'alleanza con Saleh per combattere Hadi perché quest'ultimo non gode di nessun sostegno, di nessuna base popolare. Dopo aver preso Sanaa, il presidente è fuggito verso Sud, a Aden, di cui è originario. Ma anche lì, Hadi non ha avuto il sostegno previsto. La gente non ha dimenticato la sua violenta repressione del movimento secessionista e che aveva, quando era ministro della difesa negli anni '90, portato un'offensiva militare contro Aden.
Questo è il motivo per cui gli Huthi hanno potuto facilmente prendere Sanaa e poi avanzare rapidamente verso Aden. Penso anche che questa progressione abbia sorpreso tutti, anche i Saud. Questi hanno rapidamente rimosso Hadi e poi lanciato l'attacco, che deve essere visto come un segnale di panico.
Quale obiettivo persegue l'Arabia Saudita con l'offensiva militare?
Principalmente quello di salvare il presidente. Anche di districare questa situazione alquanto assurda che ricorda il caso della Somalia. Così ci si trova da un lato con un governo in esilio, senza base popolare, ma riconosciuto dalla "comunità internazionale" e dall'altro, con un paese sprofondato nella guerra e nel caos. A differenza dei somali però, gli yemeniti avrebbero la possibilità di formare un nuovo governo senza Hadi, negando ogni legittimità al presidente in esilio. I Saud vogliono evitarlo ad ogni costo.
In generale, il controllo dello Yemen è strategico per l'Arabia Saudita. Ci sono, naturalmente, gli accordi frontalieri relativi alla provincia di Jinzan che i Saud non vogliono rimettere in discussione. Ma c'è soprattutto il loro timore che emerga un governo veramente democratico alle porte di un regno feudale. I sauditi non vogliono che i movimenti popolari di protesta giungano a casa loro. Tuttavia, dal 2011, le proteste sfidano il regime, soprattutto nella provincia orientale, ricca di petrolio e popolata prevalentemente da sciiti. Laggiù le forze di sicurezza saudite hanno ucciso decine di manifestanti negli ultimi quattro anni. Ma le proteste sono riprese con l'attacco allo Yemen. Il 6 aprile, durante un raid delle forze di sicurezza nella provincia orientale, è stato ucciso anche un poliziotto. L'Arabia Saudita rischia grosso con questo intervento in Yemen.
L'offensiva al momento si limita ai bombardamenti. Pensi che l'Arabia Saudita possa impiegare truppe di terra?
Se volete perdere una guerra, inviate le vostre truppe in Yemen! Ci sono moltissime armi in questo paese e gli yemeniti le sanno usare. Inoltre, il paesaggio montano è quello ideale per i guerriglieri. Se i Saud saranno abbastanza stupidi da inviare le loro truppe, lo Yemen potrebbe diventare il loro Vietnam.
L'Arabia Saudita ha ottenuto il sostegno di un certo numero di stati arabi per formare una coalizione. Ma c'è un appoggio verbale. In termini pratici, questa è la guerra dei Saud e si troveranno ad affrontare una forte resistenza, la loro aggressione ha rafforzato il nazionalismo yemenita. I Saud possono finire con l'esporsi anche a gravi problemi interni. Alle proteste nella provincia orientale si sono aggiunti recentemente gli incidenti al confine yemenita.
Lei afferma che sunniti e sciiti vivevano in armonia nello Yemen. Ma oggi i Saud sostengono il presidente Hadi eper contro, si dice che l'Iran sostengagli Huthi. Lo Yemen non è, suo malgrado, il teatro di un conflitto settario in cui si affrontano Riyadh e Teheran?
Si parla molto del sostegno iraniano agli Huthi senza mai definire il grado di coinvolgimento di Teheran.
John Kerry ha dichiarato l'8 aprile scorso di avere prove inconfutabilidel supporto materiale fornito dall'Iran gli Huthi. Il segretario di stato parla di più voli alla settimana...
Più voli alla settimana? Mentre l'Arabia Saudita ha istituito una zona d'esclusione aerea? Se fossi in voi diffiderei delle informazioni fornite da John Kerry. E' stato lui a dire nel settembre 2014 che la ribellione siriana "è definita sempre più dalla sua moderazione" e che l'opposizione è più forte.
Più seriamente, gli Huthi non hanno bisogno del sostegno materiale iraniano e rigettano queste accuse. Se supporto c'è stato, penso sia stato molto limitato. Gli Huthi hanno la loro agenda in Yemen. Sebbene i ritratti di Khomeini e di Nasrallah siano branditi dai manifestanti, i dirigenti del movimento si guardano bene dal farsi inserire nel famoso "asse sciita". Non vogliono una polarizzazione settaria in Yemen e sostengono la riconciliazione nazionale. Questo ricongiungimento con l'Iran gli porterebbe più problemi che altro.
Ma da parte sua, l'Iran non nasconde il proprio sostegno agli zayditi dello Yemen. Ali Shirazi, un alto chierico iraniano, ha paragonato la formazione degli Huthi a quella di Hezbollah e dei Basij, le forze paramilitari iraniane. Il generale Hossein Salami ha detto che gli Huthisono una "copia simile" di Hezbollah. Ali Akbar Nateq-Nouri, il presidente del parlamento iraniano e Ali Akbar Velayati, ex ministro degli esteri e stretto consigliere di Khamenei, hanno entrambi detto che la sfera di influenza iraniana include lo Yemen. C'è anche la questione Jihan 1, la naveintercettata nel 2013 al largo delle coste dello Yemen chetrasportava un quantitativo di armi iraniane.
In primo luogo, sulla famosa nave, tanto gli Huthi quanto l'Iran hanno smentito. Un rappresentante di Ansarullah ha dichiarato con un certo pragmatismo: "L'Iran non è così stupido da inviare grandi quantità di armi e fornire quel tipo di prove schiaccianti contro si sé. L'Iran avrebbe inviato denaro agli Huthi, i quali avrebbero potuto in seguito acquistare armi nei mercati locali o dai trafficanti africani". (5)
Saleh ieri, Hadi e l'Arabia Saudita oggi... Tutti stanno cercando di ridurre gli Huthi a un braccio armato dell'Iran a di marginalizzare la protesta, per fare di una rivolta popolare un conflitto settario. Ma questo non corrisponde alla realtà sul terreno.
Naturalmente, l'Iran potrebbe cercare di approfittare della situazione per alimentare i fantasmi di una sua influenza regionale. La borghesia iraniana sogna di esportare il suo capitalismo islamico. Ma il portavoce degli Huthi è stato molto chiaro sull'argomento: "Non possiamo applicare il sistema iraniano allo Yemen, perché gli sciafeiti sono molti più di noi zayditi" (6). Gli Huthi non possono e non vogliono governare da soli. Essi non intendono fare dello Yemen uno stato sciita al soldo dell'Iran. Non corrono il rischio di frammentare il paese. Ripeto, loro aspirano alla riconciliazione nazionale. Questo è l'unica soluzione per lo Yemen. Il resto è propaganda.
Il conflitto tra Riyadh Teheran rimane un problema cruciale nella regione. Come interpreta l'accordo sul nucleare iraniano che si profila con gli Stati Uniti? Barack Obama non ha paura di offendere il suo alleato saudita?
Come ho spiegato in Jihad made in USA, gli accordi tra Teheran e Washington sono praticamente un copia-incolla di un libro di un ex agente Cia, Kenneth Pollack, specialista dell'Iran. Pollack dice che gli Stati Uniti non possono combattere l'Iran e che devono decidersi a riconoscerla come potenza regionale. Ha ricordato che la gioventù urbana iraniana è la sola filo-americana nella regione e forse una delle più filo-americana al mondo! Questi giovani sono fortemente influenzati da Internet, Hollywood, ecc. I loro genitori vivevano all'occidentale ai tempi dello shah. Ma sono nati sotto la Repubblica islamica e non hanno ottenuto dai loro dirigenti la prospettiva di una nuova società. L'Iran è in definitiva nient'altro che un paese capitalista con una maschera islamica. Gli Stati Uniti possono dunque beneficiare di questa situazione. Soprattutto perché hanno bisogno dell'Iran in Afghanistan, in Iraq e in Asia centrale.
L'Iran si è trovato di fatto sulla linea antimperialista perché gli interessi nazionali della sua borghesia erano in conflitto con quelli degli Stati Uniti. Ma non vi è alcuna base rivoluzionaria per questa linea antimperialista. La situazione potrebbe cambiare. Tuttavia, Washington non permetterà che l'élite iraniana realizzi il suo sogno di restaurare l'influenza del grande Impero persiano. A questo livello, l'Arabia Saudita resta un prezioso alleato, essendo i Saud impegnati in una sorta di guerra fredda con l'Iran intorno alla contraddizione tra sunniti e sciiti.
Gli Stati Uniti sono in procinto di raggiungere un accordo con l'Iran. Normalizzano le loro relazioni con Cuba. In Colombia hanno anche dato il via libera a veri negoziati tra il governo e le Farc. Come valuta questo cambiamento nella politica estera degli Stati Uniti?
Stiamo parlando di una potenza imperialista in declino. I neoconservatori e il loro "Project for a New American Century" [Progetto per un nuovo secolo americano] hanno completamente rovinato gli Stati Uniti. Il loro concetto di guerra globale e permanente per assicurare l'egemonia statunitense dopo la caduta dell'Unione Sovietica si è rivelato un fiasco totale. In dodici anni, la guerra contro il terrorismo è costata la vita a 1,3 milioni di persone solo tra Iraq, Afghanistan e Pakistan. Ed è una "stima al ribasso" secondo le associazioni che hanno condotto questo studio (7). Lungi dal distruggere il terrorismo, gli Stati Uniti hanno costituito un terreno estremamente favorevole per diffondere desolazione in tutta la regione.
Inoltre, Washington ha completamente mancato i suoi obiettivi di dominio. Nuove potenze, come quelle dei Brics sono emerse e siamo entrati in un mondo multipolare. Gli Stati Uniti non hanno altra scelta che evitare gli scontri diretti perché precipiterebbero nel crollo del loro impero.
Vi è quindi un cambiamento di metodo con Obama. C'è un ritorno al "soft power". Ma gli obiettivi restano gli stessi e sono dettati dagli interessi delle multinazionali. Non può essere altrimenti. Gli Stati Uniti hanno ancora bisogno di materie prime a buon mercato, di manodopera a basso costo, di sbocchi per il loro capitale, ecc.
La questione dei conflitti in Medio Oriente è di natura economica. Questo è ciò che guida la politica estera degli Stati Uniti. Questo è ciò che guida il loro sostegno alla guerra dei Saud contro lo Yemen e il loro riavvicinamento all'Iran. Questo è ciò che guida le ambizioni espansionistiche della borghesia iraniana. Ed è questo che strumentalizza la contraddizione tra sunniti e sciiti. Il capitalismo è la guerra. Qui sta il problema.