da People's
Weekly World Newspaper, 18/08/05
L’attuale prezzo
del petrolio mira alla Cina e ovunque ai lavoratori
di Wadi'h Halabi
L’altra settimana il prezzo del petrolio sul mercato speculativo è schizzato
oltre i 65$ il barile, al livello più alto di tutti i tempi. I prezzi dei
prodotti petroliferi come la benzina ed il gasolio si sono rapidamente
adeguati. Quello del gas naturale segue da vicino.
I prezzi non sono determinati da immutabili leggi economiche—come i capitalisti
ci vogliono far credere—ma da una lotta tra ed all’interno delle classi che
sono le vere protagoniste in economia. La storia ci ha mostrato molte volte che questa lotta può conseguire una
diminuzione dei prezzi. La crescita del prezzo del pane, dei fagioli, delle
abitazioni, dei carburanti, dei mezzi di trasporto e di altre necessità è stata ripetutamente bloccata dalle lotte
di massa.
L’industria mondiale del petrolio è oggi un monopolio a tutti gli effetti di
poche famiglie di Wall Street che possiedono le principali banche americane.
Anche la Bitish Petroleum è sussidiaria
di Wall Street, incorporando la vecchia Standard Oil of Indiana con
Citigroup come banca primaria.
Nell’epoca della competizione capitalista, quando le crisi bussano alla porta,
le società tagliano i prezzi, i monopoli invece li alzano. Il prezzo del
petrolio è quasi un barometro della debolezza del capitalismo—più severe sono
le contraddizioni del sistema, più cresce il costo del petrolio.
Secondo i dati pubblicati da Business Week e da Fortune, il costo medio di
produzione del petrolio dei monopolisti è oggi di 2$ al barile (42 galloni).
Grazie ai progressi nell’esplorazione e nella produzione, in questi anni questo
costo è diminuito del 4% circa all’anno.
Come si spiegano, dunque, i 65$ al barile? Con la debolezza del sistema. I
maggiori monopoli stanno cercando di recuperare le perdite derivanti dalle
contraddizioni del sistema. La capacità di produzione corre più velocemente del
reddito e della domanda dei consumatori. Secondo il Survey of Plant Capacity
del Department of Commerce (USA), un terzo delle capacità di produzione degli
Stati Uniti è ancora inutilizzato dopo 4 anni dalla fine ufficiale, nel 2001,
della recessione. E quando tali capacità rimangono inutilizzate conseguono
perdite significative.
La guerra americana in Iraq ha fatto
crescere il costo del petrolio destabilizzando una regione in cui il petrolio
può essere estratto a basso costo. Wall Street beneficia in molti modi
dell’alto costo del petrolio, sia saccheggiando i capitalisti più deboli sia
riducendo il costo reale del lavoro tramite l’inflazione indotta sui prodotti
di largo consumo.
Il petrolio più caro colpisce anche la Cina, che è un rilevante importatore di
petrolio. Il controllo imperialistico del petrolio minaccia la sua economia
ancora largamente pianificata. Il caro-petrolio è stato probabilmente un
fattore della recente decisione della Cina di rivalutare la sua moneta nei
confronti del dollaro. Ma il prezzo del petrolio è immediatamente salito,
negando alla Cina il vantaggio della rivalutazione. Di contro i prezzi
dell’export capitalista verso la Cina di prodotti agricoli potrebbero diminuire
rapidamente e potrebbero destabilizzare l’enorme campagna cinese.
A dispetto delle pressioni del capitalismo, la Cina è il prodotto di una grande
rivoluzione socialista. L’imperialismo sta facendo il possibile per
destabilizzare la Cina. Wall Street col
sostegno dell’IMF (Fondo Monetario Internazionale) e di altri agenti, preme per
aprire la moneta cinese alla speculazione. Il numero di Luglio-Agosto di Foeign
Affairs, la voce dei Rockfellere sulle questioni internazionali, riferisce
favorevolmente che “l’IMF ha rimproverato la Cina di ritirarsi dalle sue
priorità”, dichiarando che la priorità principale della Cina deve essere “la flessibilità
del tasso di scambio”, il che, in codice, significa aprire la sua moneta alla
speculazione. La flessibilità monetaria corrisponde alla “flessibilità del
lavoro”, alla richiesta della Wal-Mart di lavorare fino alle 4 del mattino “se
necessario” e di lavorare un fine settimana al mese “se necessario” - senza
paga, sempre con un sorriso.
Ma il continuo sviluppo della Cina richiede una moneta stabile, con prezzi che
riflettano accuratamente i costi di produzione. Per contro, il capitalismo
compromette sempre sia la stabilità della moneta che la trasparenza dei prezzi
a causa di una speculazione aggressiva e delle politiche dei monopoli sui
prezzi. Inoltre, il dollaro e le altre monete dei paesi capitalisti non sono
più legate all’oro e, nessuna moneta può conseguire la stabilità senza
ritornare a questo rapporto.
Sollecitato da contraddizioni sempre più profonde, il capitalismo mette allora
nel mirino la Cina, e attacca le organizzazioni e gli standard di vita dei
lavoratori in tutto il mondo. La situazione odierna ricorda quella degli anni
‘80 quando Wall Street mise nel mirino tanto l’Unione Sovietica ed i suoi
alleati, quanto le organizzazioni sindacali nei paesi capitalisti. Gli
interessi dei lavoratori americani convergono nella lotta per porre fine
all’aggressione USA dell’Iraq, responsabile dello sproporzionato prezzo del
petrolio—e nella difesa della Cina
contro la minaccia imperialista.
Traduzione di Giuliano Cappellini