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La gestione capitalista del petrolio è totalmente irrazionale
Perché il rialzo del prezzo del petrolio? Cosa aspettarsi per l'avvenire?
Risposte dell'economista Henri Houben, del centro studi del PTB (Partito dei
Lavoratori del Belgio).
Marco Van Hees
10-05-2006
Quale sono i maggiori elementi che stanno determinando il prezzo
petrolifero?
Henri Houben. Innanzitutto, c'è il fatto che, dalla prima estrazione nel 1859,
la gestione del petrolio è il risultato della politica delle grande potenze,
una politica imperialistica. All'inizio, l'imperialismo inglese,
poi quello degli Stati Uniti. Soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale,
quando il petrolio diventa la prima risorsa energetica mondiale, superando il
carbone. Il petrolio ovunque sia, deve essere sotto il controllo americano. Per
questo, nel 1953, Washington rovescia Mossadegh, il Primo ministro iraniano che
aveva deciso di nazionalizzare il petrolio.
Oggi, il prezzo del petrolio è in parte determinato artificialmente dal mercato
di New-York: è basato sui costi di produzione nel Golfo del Messico. Questo ci
porta direttamente alle grandi compagnie petrolifere anglosassoni le
"sette sorelle", Exxon, Texaco, British Petroleum, Shell, Gulf,
Chevron e Mobil Oil che succhiano un'importante parte del loro petrolio dal
Medio Oriente dove i costi di produzione sono molto più bassi.
Per non essere totalmente dipendenti dalle sette sorelle, acluni stati europei
crearono delle compagnie nazionali: l'ENI in Italia, Total ed Elf in Francia...
Queste vanno a fare direttmante coi paesi produttori degli accordi più
vantaggiosi per questi paesi.
Anche la creazione dell'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio
(Opep) riduce il potere delle sette sorelle...
Henri Houben. L'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio viene creata
nel 1960 sotto l'impulso - già allora - del Venezuela. Gli stati membri, uno ad
uno, nazionalizzarono l'industria petrolifera, ivi compreso in paesi molto
legati agli Stati Uniti, come l'Arabia Saudita o il Kuwait. A partire dal 1970,
l'Opep riesce ad imporre dei prezzi più elevati. Questi quadruplicano nel 1973
e raddoppiano ancora nel 1979.
Henri Kissinger, il ministro americano degli Affari esteri dell'epoca, rispose
creando l'Agenzia internazionale dell'energia.
In che cosa consiste questa risposta?
Henri Houben. Uno, mettere fine al sistema col quale un stato o una compagnia
negoziano direttamente con un stato produttore. Per sostituirlo con un mercato
internazionale del petrolio da cui far passare tutti gli acquisti e le vendite.
Due, assicurare tre mesi di riserve strategiche agli Stati Uniti per sostenere
un eventuale embargo petrolifero dei paesi arabi.
Tre, aumentare le tasse sul petrolio. Questo avrà conseguenze soprattutto nei
paesi europei, dove le tasse rappresentano oggi 2/3 del prezzo alla pompa di
benzina.
Quattro, sviluppare delle fonti di petrolio alternative al Medio Oriente:
Messico, Africa, Mare del Nord, Mare Caspio...
Questi differenti elementi influenzano molto i prezzi...
Henri Houben. Sì. Per le tasse, è evidente. Anche le riserve strategiche USA
fanno crescere i prezzi riducendo l'offerta. Contemporaneamente, è nei paesi
dell'Opep che i costi di produzione sono meno elevati: è assurdo dunque, in
termini di costi, estrarlo altrove.
Oggi, le grandi multinazionali petrolifere, per la maggior parte discendenti
dalle sette sorelle, realizzano profitti mai visti nella storia. Soprattutto le
prime tre Exxon, BP e Shell, ma anche Total, ChevronTexaco e ConocoPhillips.
Oltre a questa politica imperialistica, quali altri elementi giocano sul
prezzo?
Henri Houben. A breve termine, c'è il fatto che le compagnie petrolifere non
hanno investito abbastanza nelle infrastrutture di raffinazione. Così non
riescono a star dietro all'attuale rialzo della domanda. È tipico del sistema
capitalista: le multinazionali controllano tutto, ma conducono una politica di
profitti immediati. È totalmente irrazionale. Mentre in un'economia retta da
principi comunisti, tali investimenti dovrebbero essere pianificati in funzione
dei bisogni della popolazione e dell'industria.
Altro elemento, più lungo termine: l'esaurimento delle risorse petrolifere. La
principale domanda non è di sapere quando saranno esaurite totalmente, ma
quando si raggiungerà il picco. Questo significa il momento in cui la domanda
mondiale supererà la produzione possibile (economicamente profittevole per le
multinazionali). I più pessimisti affermano che questo avverrà domani, gli
Stati Uniti dopo il 2030. Taluni specialisti prevedono il raggiungimento di
tale picco verso il 2015.
L'errore è della gente, non abbastanza attenti ai propri consumi energetici?
Henri Houben. Quella che deve essere messa sotto accusa, è la politica condotta
nei nostri paesi capitalisti. Negli Stati Uniti, due terzi del consumo
petrolifero sono assorbiti dal trasporto. In Europa, il 50%. Di cui una metà
per i camion, l'altra per le automobili. Ma piuttosto che spingere le persone
ad utilizzare i trasporti urbani, si chiudono le piccole stazioni ferroviarie.
In quanto all'abuso di automezzi pesanti, questo provoca numerosi danni:
traffico, incidenti, inquinamento, degrado accelerata delle strade, sfinimento
delle riserve petrolifere... Al punto che la Commissione europea vuole cercare
di sviluppare il trasporto ferroviario. Ma al posto di far cadere i costi reali
del trasporto sulle imprese, la Commissione spinge per la privatizzazione del trasporto
su rotaia. Questo per ridurre i costi di una guerra tra trasporto su strada e
su rotaia che si manifesterà in un aumento dello sfruttamento dei ferrovieri e
dei camionisti.
La Commissione vuole ridurre i lunghi tragitti in camion, tipo Ankara-Amsterdam,
ma non gli incessanti tragitti più corti causati dall'economia just-in-time,
ossia una produzione iper-flessibile basata su un'assenza di scorte.
Come evolverà il prezzo del petrolio nel futuro?
Henri Houben. A lungo termine, la tendenza al rialzo proseguirà. E a causa
della speculazione che investe il mercato del petrolio, vi saranno delle
variazioni di prezzo estremamente forti.
Si può impedire questo processo?
Henri Houben. Ciò che è sotto accusa, fondamentalmente, è l'anarchia completa
del sistema capitalista.
La soluzione definitiva sarebbe di costruire un'altra società, non basata sul
profitto ma sui bisogni delle persone: un'economia socialista pianificata.
L'unione europea del resto ha potuto constatare che gli ex paesi socialisti
dell'Europa dell'est sono nettamente in anticipo in materia di sviluppo della
rotaia rispetto all'Europa occidentale.
Si deve aspettare allora?
Henri Houben. No, il mondo del lavoro può battersi fin da oggi per imporre
delle politiche alternative. Per proteggere il potere di acquisto mettendo il
petrolio all'indice. Fare degli accordi petroliferi differenti da paese a
paese, come ha fatto il Venezuela e sviluppare le energie rinnovabili. Con una
società pubblica di energia.
Ma anche sviluppare una rete di trasporto urbano a buon mercato. Favorire il
trasporto di merci su rotaia. Far pagare alle imprese i costi reali del
trasporto stradale (compreso il degrado sociale ed ambientale che provoca). E
poi lottare contro le guerre del petrolio che conducono gli Stati Uniti in Iraq
o altrove.
traduzione pervenuta da vocedelgamadi@yahoogroups.com