Incontro estivo del 12 Agosto 2006 a Pine Bush, N.Y. (USA)
dell’Unione degli Economisti Politici Radicali (URPE, Union of Radical Political Economists)
La guerra per il caro petrolio
e
cosa prude al bullo nel negozio cinese?
Relazione di Wadi’h Halabi del dipartimento economico del PC degli USA
Sia sul piano internazionale che nazionale i tempi in cui viviamo sono infausti e minacciosi.
E naturale chiederci quale tipo di periodo storico è il nostro?
La Cina sta crescendo rapidamente, apparentemente il PIL degli Stati Uniti non è mai stato così stabile. Ma tutte le dieci peggiori crisi dalla Grande Depressione del 1929 ad oggi, si sono verificate dal 1990 i poi, in posti come il Messico, il Brasile e l’Indonesia.
Più di 40 tra guerre e conflitti armati affliggono il mondo. Wall Street e Washington stanno scatenando un’offensiva, in altre forme, contro i lavoratori e le organizzazioni sindacali, qui negli USA, alla GM, Delphi, Bethlehem Steel, LTV, United Airlines e US Air si tagliano salari, pensioni e benefit dal 40 al 50% e allo stesso modo prosegue l’offensiva contro i nostri giovani, sui quali incombe un debito enorme, sono senza lavoro o con lavoro insicuro pagato troppo poco, mentre i costi degli alloggi sono insostenibili.
Dove stiamo andando?
Io penso che l’attuale periodo possa essere paragonato a quello tra il 1907 ed il 1923. Anche nel 1907 c’era, infatti, una crisi. Nel mondo milioni di persone persero i loro posti di lavoro ed i sindacati vennero attaccati.
Nel 1914, sotto una tale pressione, crollò una Seconda Internazionale impreparata. I capitalisti ringraziarono e dichiararono la fine del marxismo e del socialismo, preparando la più sanguinosa guerra che il mondo avesse mai sperimentato. Ma grazie alla preparazione, all’organizzazione e alla coscienza di classe del partito bolscevico, la crisi e la guerra aprirono la porta alla Rivoluzione Russa, il più grande passo in avanti nella storia dell’umanità. Nel 1919 ci fu una seconda rivoluzione socialista in Ungheria, che durò poco. Nacque l’Internazionale Comunista, e la rivoluzione esplose anche in Germania! Allora ciò che terrorizzò i capitalisti non fu la guerra, ma la constatazione che il socialismo non era morto! Quel periodo si concluse quando la rivoluzione in Germania fu sconfitta, nel 1923.
Dal 1929 al 1949 ci fu un altro di questi periodi. Depressione, guerra, la vittoria della rivoluzione cinese e di altre ancora. Oggi, come allora, il nuovo sistema sociale di liberazione potrà crescere solo con una sufficiente organizzazione dei lavoratori, la loro educazione e la loro preparazione. Dobbiamo essere preparati.
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Mia madre sostiene che non posso portare I miei problemi personali ad un meeting come questo, ma tutto ciò che chiedo è che voi li prendiate in considerazione… Inoltre, questo è il meeting estivo dell’URPE, un’opportunità per toglierci i pesi dalle spalle.
Quelli tra voi che ascoltarono la mia relazione nel 2002, ricorderanno che dissi che la motivazione principale che mi condusse ad aderire al Partito Comunista, e al meeting dell’URPE, era: sto cercando di smettere di lavorare! Il mio lavoro ed io abbiamo un problema personale, devo aver marinato la scuola quando si insegnava il valore etico del lavoro.
Questo problema porta a calcolare che il capitalismo spreca il 95% del tempo dell’umanità, il che significa che per lo stesso stipendio potrei lavorare venti volte meno.
I miei problemi recentemente sono cresciuti. Guardavo le specifiche riportate nella pubblicità di un personal computer. Questo computer da 500$ era più potente di un computer del costo di 500.000$ del 1976! Il mio primo pensiero è stato: come mai non lavoro 1000 volte meno? Perché i salari reali sono più bassi oggi? Non vi posso dire quanto male mi sono sentito dopo…
Finché una voce DENTRO di mi me ha detto: ei amico, per loro noi siamo solo dei computer scadenti con braccia e gambe! Dovremmo sentirci felici perché i nostri stipendi non sono diminuiti di mille volte! Mi sono sentito molto meglio, salvo che io non sto meglio. Qualcuno mi aiuti, per favore. Dovrei sentirmi meglio o no?
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Sto divagando? Qual è il tema oggi?
Guerra imperialista e caro petrolio? Oh sì, ciò che mi ha portato a questo meeting à la mia sofferenza fisica per il gas! Potrebbe essere indigestione? O qualcosa che puzza?
Vorrei iniziare ringraziando Jenny Brown, Leanne Ussher, Germai Medhani e tutto l’URPE per avermi invitato nuovamente e per tutto l’enorme lavoro che sta dietro questo meeting.
Vorrei dedicare questa mia relazione a Harry Magdoff, che è morto l’anno scorso, per il suo eccellente lavoro del 1966, “L’età dell’imperialismo”, che spiega che l’imperialismo è in guerra con il debito e le risorse naturali. “L’età dell’imperialismo” dovrebbe essere ristampato assieme al romanzo “Cuore di tenebra” di Conrad, che dipinge la pazzia e la brutalità che c’è dietro il cucchiaio d’argento, o di stagno, che nella vetrina del negozio non sembrano contaminati dalla mano dell’uomo. Oggi, per comprendere perché la benzina esce dalle pompe a 3,14$ al gallone, dobbiamo aggiungere le torture di Abu Ghreib.
Vorrei sintetizzare il punto di partenza del mio lavoro: nel mondo c’è una sola economia. Dal 1917 ad oggi, l’economia mondiale consiste di due sistemi sociali, uno distintamente ciclico e l’altro no. Il capitalismo ed il sistema che si è formato dalle rivoluzioni socialiste sono chiaramente regolati internamente da leggi diverse.
Ma i due sistemi non sono mondi chiusi in se stessi, essi interagiscono, competono e configgono entro i confini di un’economia unica. I due sistemi sono organizzati in due modi fondamentalmente diversi che servono interessi fondamentalmente opposti, una classe o l’altra devono governare il tutto – la lotta di classe è veramente globale. Non penso che si possono capire né il collasso dell’Unione Sovietica, ne la relativa stabilità del PIL degli USA senza comprendere questo fatto.
LA CONTRADDIZIONE CENTRALE DEL CAPITALISMO, OVVERO,
COSA PRUDE AL BULLO NEL NEGOZIO CINESE?
Marx identifica la contraddizione centrale del capitalismo nella crescita delle forze produttive, della scienza, tecnologia e produttività che si scontra con rapporti sociali capitalistici troppo stretti per contenere queste forze. Il capitalismo è stretto su ambedue i lati – le forze di produzione crescono, per quanto lentamente e in modo non uniforme, mentre i rapporti sociali capitalistici sono angusti. La proprietà privata di produzione, la forma più conosciuta di questi rapporti, non è mai stata più concentrata! Governo esclusivamente dall’alto senza controllo dal basso, questa è un altro rapporto capitalistico, così come la divisione del mondo in stati, il cui numero cresce ed i cui confini sono barriere che impediscono il funzionamento dell’economia mondiale come un tutto unico.
Sotto il capitalismo, i progressi della tecnologia e della produttività hanno l’effetto di accelerare e di amplificare, non di superare, gli squilibri tra produzione e domanda. Si veda la Tabella seguente:
% DELLA CAPACITÀ INDUSTRIALE INUTILIZZATA NEGLI STATI UNITI
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2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
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29% |
36% |
37% |
36% |
30% |
(Fonte: Commerce’s Survey of Plant Capacity)
Qui si comincia a capire che ciò che “prude al bullo nel negozio cinese” è la ricerca di una domanda solvente, nonché la necessità di arginare le perdite e di recuperare la capacità di controllo, come succede quando il 29%, il 36% e il 37% degli investimenti sono inutilizzati!
Questo squilibrio appare ai capitalisti come “sovrapproduzione” o “sovra-capacità” – in altre parole succede perché si è prodotto più di quanto si può vendere con profitto!
Ma poiché i capitalisti non possono creare la domanda debbono distruggere capacità di produzione. Circa il 22% della capacità mondiali di produzione è stata paralizzata o distrutta tra il 1990 ed il 2002 (quando ho smesso di indagare sull’argomento). La conseguenza della paralisi di tanti investimenti sono perdite enormi. Ma un altro modo di dire che il capitalismo spreca il 95% del tempo dell’umanità è che la domanda solvente, la domanda effettiva, è il 5% del potenziale produttivo del mondo.
UNA STATISTICA STRAORDINARIA, OVVERO COME SOTTO IL CAPITALISMO PIÙ UNO DIVENTA MENO UNO
C’è una straordinaria statistica consistente con la diagnosi di Marx sulle contraddizione fondamentale del capitalismo. C’era arrivato un economista capitalista, lo storico dell’economia Angus Maddison.
Maddison scrisse nel Wall Street Journal dell’11 gennaio 1999 che il reddito medio per persona in 144 paesi capitalisti era diminuito dello 0,80% all’anno tra il 1973 ed i 1995! Una revisione dei metodi di Maddison indica che il reddito mediano per persona è probabilmente diminuito dell’1% all’anno negli stessi paesi e nei 23 anni del suo studio: la differenza consiste nel fatto che egli usò il reddito medio invece che quello mediano, si basò sul PIL, ecc.
Questa è “l’aritmetica capitalista”, il reddito per persona cade dell’1% a CAUSA, e non malgrado, l’aumento della produttività. La crescita delle forze produttive si scontra con i rapporti capitalistici.
Uno dei rapporti capitalistici è quello cruciale della proprietà della produzione e del capitale, che si riflette nella crescita mostruosa dei monopoli. Ne “L’imperialismo fase suprema del capitalismo” Lenin identificò correttamente le due famiglie che dominavano l’economia degli Stati Uniti dall’inizio del XIX secolo. I Rockefeller e i Morgan. Morgan fece il grande errore di avere un solo figlio, JP Junior, e Junior non ebbe figli che io sappia. Al contrario Rockefeller ebbe figli che sposò con cura legando banche e altre industrie chiave alle monarchie europee.
Ne “L’impero dell’alta finanza” (un altro libro del 1957 che bisognerebbe ristampare), Victor Perlo documentò metodicamente e coraggiosamente la crescita del dominio della famiglia Rockefeller, che incluse anche i Morgan. Le due raccolte di articoli di Perlo recentemente pubblicate da Peoples Weekly World, “People vs. Profits” Vol. 1 e 2, ci consentono di comprendere, estrapolando da “L’impero dell’alta finanza”, la straordinaria monopolizzazione di capitali dominati dai Rockefeller, le cui holding chiave sono nelle banche e nel petrolio/energia e includono ExxonMobil (SONJ & NY), Chevron (SOCal), e ora BP (SOIndiana); tra le banche, citiamo soprattutto la Citigroup e la JPM Chase.
La JPM Chase, che dopo 550 acquisizioni è realmente la Chase Manhattan, rappresenta la vittoria finale del gruppo Rockefeller sui Morgan.
Il lavoro analitico di Perlo sulla proprietà è confermato dalla ricerca quantitativa della Federal Reserve nel suo triennale “Survey of Consumer Finances”. Tale rapporto calcola un indice Gini di disuguaglianza riferito alla proprietà di capitali (escludendo altre forme di proprietà come abitazioni e automobili) uguale a 98, il che indica una disuguaglianza perfetta, come non si era mai vista prima. Questo è un dato altrettanto importante del “più uno = meno uno” visto in precedenza.
Perchè questo processo monopolistico è importante per la nostra discussione sulla guerra ed il caro petrolio? Perché le leggi del capitalismo monopolistico si sono alquanto modificate rispetto a quelle del capitalismo competitivo. Infatti, diversamente dal capitalismo competitivo, nella fase monopolistica durante le crisi i prezzi delle merci crescono invece di scendere. Lo stesso vale per le leggi che regolano la domanda e l’offerta!
C’è qualcuno che ricorda il lavoro di John Blair negli anni ’50?. Blair confrontò tra loro 16 coppie di merci, di aziende largamente monopolistiche e di aziende di tipo più competitivo. In due recessioni, i prezzi all’ingrosso di tutti i prodotti delle aziende competitive scesero, mentre salirono quelli di 13 dei 16 prodotti delle aziende monopolistiche.
Una volta i monopoli petroliferi preferivano essere proprietari dei campi petroliferi – sia inattivi che attivi, “la sicurezza sta nella diversità” dicevano. Oggi invece è molto più importante controllare tutti gli aspetti tecnologici – esplorazione, produzione, raffinazione, stoccaggio, trasporto e distribuzione – tramite il sistema finanziario e la marina militare degli USA! Qualcuno ha sentito parlare di Schlumberger? Era una ditta francese di sondaggio e di esplorazione nel settore petrolifero piuttosto buona. Bene, Rockefeller la legò a sé, il suo quartier generale fu spostato da Parigi a NY, la sua banca principale divenne Citibank, la stampa economica ed anche il New Yorker pubblicarono articoli di ammirazione su Schlumberger e, se si segue il lavoro di Vic Perlo si scoprono tutti i legami personali, legali e finanziari tra Schlumberger e i Rockefeller, come con l’apparato dello Stato degli USA. E le cose vanno ancora avanti…
Il miglior lavoro teorico marxista che conosco sull’economia del capitalismo monopolistico è quello di Preobrazhensky del 1931, “Declino del Capitalismo”. È proprio grazie a questo lavoro che ho compreso il significato del “caro petrolio”.
Un secondo filone di studi sul comportamento dei monopoli mostra che, per quanto possono, ritardano e bloccano le innovazioni. Attorno al 1972, lavoravo con un ingegnere della IBM – allora il costo del peggior computer era di 5 milioni di dollari. Questo ingegnere era un conservatore, probabilmente votò per Nixon. Ma aveva un umore irritabile, perché, per ragioni che non poteva spiegare, trovava che sia i privati che il governo non erano disponibili a sviluppare sorgenti di energia alternativa e rinnovabile. Nel 1973, le contraddizioni del mondo capitalista peggiorarono marcatamente; il prezzo del petrolio salì di quattro volte, da circa 3 a 13$ al barile. Si cominciò allora a dire che l’idrogeno ci avrebbe salvato dagli arabi… La ricerca sovvenzionata dal governo fu diretta verso le auto ad idrogeno, le celle a combustibile, ecc. ma ricordo che già allora i fisici dimostrarono sia teoricamente che praticamente che l’idrogeno non era un’alternativa percorribile, e certamente non lo era per il trasporto. Cosa successe allora? I monopoli ed i loro governi indirizzarono speranze e ricerca nell’idrogeno ben sapendo che ciò non poteva funzionare. 33 anni più tardi, l’umanità resta dipendente dagli idrocarburi. Io penso che una simile dinamica sia dietro l’attuale promozione dell’etanolo – Bush mi sta portando all’alcool. L’etanolo da granoturco, zucchero e anche cellulosa non è la soluzione che si possa raccomandare.
CONTRO IL MALTUSIAMESIMO NELL’ENERGIA
Ma le risorse di petrolio nel mondo non si stanno esaurendo?
Per prima cosa sia chiaro che un altro crimine della lunga lista del capitalismo contro l’umanità e l’ambiente è la continua produzione e la combustione di idrocarburi – legno, carbone, petrolio e gas – come fonte primaria di energia. Nel migliore dei casi, gli idrocarburi possono essere usati come materia grezza per una varietà di prodotto sintetici, ma ciò ne eliminerebbe il bisogno in una misura superiore al 90%. Dire che ciò che fanno è “rovina globale”, “riscaldamento del pianeta” è troppo poco. Enormi danni all’ambiente derivano dalla produzione di idrocarburi, non solo dalla loro combustione. Cento anni fa New Orleans era circa al livello del mare. La produzione di idrocarburi è la causa principale del fatto che ora sia sotto il livello del mare. Ma i danni più seri sono le perdite tossiche alla produzione.
Ai monopoli il petrolio costa in media 2$ al barile – non riporto questo dato con leggerezza. Questa media considera sia il petrolio più caro dell’Alaska e del Mare del Nord, sia quello del Medio Oriente che può costare molto meno di 1$ al barile, se si escludono le guerre ed i costi per la “sicurezza”. Ma i monopoli fanno pagare il petrolio fino a 75$ al barile. Se si somma danno globale e petrolio probabilmente il prezzo de petrolio dovrebbe essere di 75$! Ma il suo costo è di circa 2$, i capitalisti intascano il resto in un modo o nell’altro e trasferiscono i costi ambientali all’umanità.
Stanno realmente finendo le scorte di petrolio del mondo? Non è questa la ragione che giustifica il petrolio a 75$ al barile e la benzina a 3$ al gallone negli USA e a 7$ in Inghilterra o in Giappone?
È vero, la produzione dai campi petroliferi principali, usando i convenzionali metodi di estrazione, sta diminuendo. La BP giudica che le riserve petrolifere mondiali sono di circa 1200 miliardi di barili, sufficienti per i prossimi 40 anni al tasso di consumo corrente. Ma avete seguito le ricerche in microbiologia? Avreste dovuto farlo! Applicando i metodi della microbiologia per separare il petrolio dalla roccia si potrebbero aumentare le riserve degli Stati Uniti di 380 miliardi di barili, cioè le riserve mondiali aumenterebbero improvvisamente del 33%. E ciò considerando solo gli USA. Sapete che in Arabia Saudita, un’area grande come la California non è ancora stata esplorata per il petrolio? Che solo ora la Chevron sta “testando” metodi di recupero al vapore che sono stati usati da decenni per prolungare la vita dei campi di petrolio negli USA? Che potete aggiungere 1600 miliardi di barili alle riserve del Canada se si include il petrolio che si può estrarre dalla sabbia – per parlare di perdite tossiche? Che le riserve da scisti negli USA potrebbero aggiungere altri 2000 miliardi di barili? Improvvisamente abbiamo 200 anni di riserve, non 40, per distruggere completamente l’ambiente…
Avevo un cognato che lavorava per una compagnia di ispezioni geologiche in Arabia Saudita. Cercavano acque freatiche. Ma ogni volta che trivellavano, trovavano petrolio! Penso che si siano bruciati. Bisogna rendersi conto che la teoria del picco di petrolio è solamente una buona giustificazione per alzare i prezzi. Teorie simili abbondavano 100 anni fa. Vi posso personalmente assicurare, garantire chiunque sia spaventato, che il mondo non sta rimanendo senza petrolio. Potrebbe rimanere senza aria, ma non senza petrolio.
Il capitalismo ama il maltusianesiomo – sapete, la produzione di cibo non può crescere con la popolazione, la produzione di energia non può crescere, ecc.
Il capitalismo è intrinsecamente un sistema pessimistico e giustamente è condannato storicamente dalle sue stesse contraddizioni. Il marxismo, come scienza, è ottimistico, non ciecamente, ma per ragioni scientifiche. Il sole da solo irradia 10.000 volte più energia al giorno di quella che usa la terra. Applicando misure di difesa dell’ambiente, buoni sistemi di trasporto di massa e una pianificazione urbana, si potrebbe arrivare a 20.000 volte! E c’è anche un’enorme energia già conservata sulla terra. Trasformare l’energia conservata o l’irraggiamento solare quotidiano in energia utilizzabile non è un problema banale. Ma neppure insormontabile. È più difficile sviluppare qualcuno di quegli infernali strumenti di guerra che il Pentagono ed i proprietari della Exxon, preferiscono, la maggior parte dei quali sono realmente combustibili che distruggono l’ambiente e gli uomini.
Si veda ciò che scriveva Business Week in settembre – “Mentre molto si deve fare per le prospezioni petrolifere dell’Arabia Saudita, lo scenario da incubo per l’industria petrolifera è che quel paese si risolverà sostenere un’abbondanza di greggio, trascinando alla fine i prezzi in basso”!! Infatti Business Week riportava qualche mese prima che “L’Arabia Saudita potrebbe raddoppiare la produzione, fino a 20 milioni di barili al giorno, perforando meglio nei campi petroliferi nuovi ed in quelli esistenti. Nuovi campi in Nigeria, Iran, Iraq possono aggiungere 16 milioni di barili al giorno alla capacità globale del 2010. Nuovi software su supercomputer possono aumentare enormemente la ricerca di nuovi campi …”.
Gli esperti credono che con un investimento di 25 milioni di dollari, in Iraq – quelli che l’imperialismo spende in poche settimane per distruggere quel paese – si potrebbero aggiungere 3 milioni di barili al giorno per l’esportazione, petrolio che potrebbe costare 50 centesimi al barile… un incubo per la Exxon, naturalmente.
La limitazione dell’offerta di energia, della capacità di raffinazione, del trasporto, ecc., il blocco alla ricerca e allo sviluppo di carburanti alternativi, puliti, economici, l’incuria o la distruzione di mezzi di trasporto di massa, sono atti consistenti col monopolio dell’industria. Appare allora che vi siano poche alternative economiche al caro petrolio e degli altri idrocarburi. I media dei monopoli e i cannoni puntati fanno il resto. Con queste chiacchiere il mondo esaurisce realmente il petrolio!
INTERESSI DI WALL STREET NEL CARO PETROLIO
Vorrei riassumere come vedo gli interessi di Wall Street nel caro petrolio. Nelle condizioni in cui le contraddizioni del capitalismo si approfondiscono e i capitali monopolistici dominano per mezzo delle banche e dell’industria petrolifera:
1) gli alti prezzi del petrolio aiutano a coprire i debiti verso le banche di Wall Street. Nel 1990, con un prezzo inferiore a 10$ al barile, il Wall Street Journal fece notare che il “basso” prezzo del petrolio aveva “scosso l’industria petrolifera e scombussolava… le banche che sottoscrivevano miliardi di dollari di debiti collaterali al petrolio”. Si ebbe la prima guerra del Golfo ed il prezzo del petrolio schizzò verso l’alto. Nel 1998, il Global Witness, riportò in “Un rude scambio” come le banche imperialiste si impadronivano dei proventi del petrolio in Angola per coprire i prestiti di guerra. I prezzi alti del petrolio accelerano la raccolta di Wall Street dei debiti dei produttori di petrolio del mondo, inclusi gli stati esportatori di petrolio come il Texas, la Louisiana, l’Oklahoma ed il Canada. Grazie agli alti prezzi del petrolio, scrisse Business Week” la Russia può ripianare i suoi livelli di investimento a credito”. I pochi grandi esportatori di petrolio con denaro liquido sono ora anche acquirenti di stock, obbligazioni, tesorieri degli Stati Uniti. Cosa faranno ancora col liquido a disposizione?
2) Gli alti prezzi del petrolio aiutano Wall Street a depredare i capitalisti più deboli del mondo tramite il meccanismo dello scambio disuguale. La media mondiale del costo di produzione di un barile di petrolio (42 galloni) è di 2$, compresi i costi di produzione dei campi petroliferi dell’Alaska e quelli meno cari del Golfo. Per coincidenza anche il costo medio di produzione del caffè è circa di 2$ al chilogrammo. Ma mentre il petrolio monopolizzato da Wall Street è venduto a 75$ al barile, decine di migliaia di piccoli e medi produttori di caffè sono costretti a vendere a meno di 1$ al chilo, cioè sotto il costo reale di produzione! Più di 100 milioni di persone dipendono dalla produzione del caffè, la seconda merce scambiata a livello internazionale dopo il petrolio. I coltivatori di caffè hanno bisogno di petrolio per il combustibile o per fare fertilizzanti – i prezzi dei fertilizzanti sono cresciuti del 90% - e lo scambio è devastante. I produttori non monopolisti di manufatti e di derrate alimentari devono anche far fronte allo scambio disuguale con i monopoli e le forze armate sono utilizzate per rafforzarlo. In questo modo il caro petrolio rafforza i monopoli alle spese dei piccoli produttori portandoli anche fuori mercato.
3) Il caro petrolio rende più forte la posizione dell’imperialismo di Wall Street/US nell’intraprendere una guerra prolungata, in parte perché indebolisce i potenziali competitori, in parte perchè sostiene temporaneamente le industrie chiave nazionali.
4) L’alto prezzo del petrolio aiuta a regolare la “sovrapproduzione” capitalista. “Più alti prezzi dell’energia possono limitare potenzialmente le produzioni non remunerative” così ha scritto il Wall Street Journal. La Banca Mondiale o l’IMF hanno recentemente stimato che il caro petrolio ha ritardato la crescita del PIL nel mondo dell’1,5%…
5) Soprattutto, l’alto prezzo del petrolio facilita Wall Streeta rendere meno caro e più debole il lavoro. L’aumento dei costi del carburante taglia i salari aumentando il costo della vita dei lavoratori, da quelli del cibo e dei trasporti. Inoltre i benefici dei salari più bassi si accumulano a Wall Street, scavalcando i capitalisti che impiegano direttamente il lavoro. Quando il capitale deve pagare maggiori costi di energia, aumenta la disoccupazione che indebolisce i lavoratori. I tagli agli stipendi ed alle pensioni subiti dai lavoratori delle linee aeree sono andato per pagare i prezzi dei monopoli per i carburanti!
6) La Cina è uno dei maggiori, target non dichiarati della guerra americana. ”La guerra diretta dagli USA contro l’Iraq potrebbe rendere la Cina vulnerabile per la distruzione di un fornitore di grezzo e per l’aumento dei prezzi del petrolio” così sostenne la CNN nel settembre 2002. “Per contenere la Cina” commentò il Singapore Straits Times nel febbraio 2003, “è necessario che gli USA assumano il controllo dell’area strategica del Golfo”. Alzando il prezzo del petrolio si rapina la Cina e si scompagina la sua pianificazione economica. La guerra riflette l’antagonismo di classe di Wall Street verso lo stato cinese, che è un prodotto di una rivoluzione socialista.
Ancora una volta, la spinta al caro petrolio è sollecitata dalle contraddizioni sempre più profonde del sistema capitalista monopolistico.
Lasciatemi chiudere incoraggiandovi a dedicare le vostre esperienze e le vostre energie al lavoro critico dell’organizzazione internazionale della classe operaia, alla preparazione e all’educazione – che significa soprattutto al partito – in modo che la crisi del sistema del petrolio possa realmente aprire la strada alla vittoria mondiale di un nuovo sistema e portare alla fine del dominio dei monopoli, alla fine delle sofferenze dell’umanità e della guerra, alla fine della distruzione dell’ambiente e dello spreco di tempo dell’umanità.
Lavoratori di tutto il mondo unitevi!
Traduzione di Giuliano Cappellini
Nota: L’URPE (Union of Radical Political Economists, sito web www.urpe.org) che ha organizzato l’incontro in cui ha parlato Halabi, è un’organizzazione che ha una storia di ostilità verso i Partiti Comunisti. Per l’autore è stato sorprendente essere stato invitato ai suoi meeting per la seconda volta!