www.resistenze.org - osservatorio - economia - 14-06-07
Il vechio nuovo dio denaro
di Tiziano Tussi
Aldo Bonomi è una persona intelligente. Nato a Sondrio nel 1950, è direttore dell’Istituto di ricerca Aaster e consulente del Cnel. Fa inoltre parte dell’organismo internazionale di studiosi e imprenditori noto come "gruppo di Lisbona". E’ un borghese, anche se a lui tale definizione certo non dice più nulla, totalmente inserito nel mondo moderno in cui vuole vivere, in cui lotta per vivere. La modernità che scaturisce dalla produzione di merci, dal fare, dal lavoro che accomuna che mette in rete, che crea filiere di opportunità ecc. ecc.
Il linguaggio è tutto. Ma il linguaggio è niente. In questo caso, come in molti altri, anche per personaggi della sinistra dello schieramento politico, la lingua agisce ideologicamente. Fa sparire gli uomini reali, li inserisce in caselle immaginifiche che diventano realtà. La parola stessa è realtà. Ed ecco che anche da parte di Bonomi importante è stare in relazione con questa metafisica terminologica. Il resto è noia, è vecchiume. Un suo recente articolo sul Sole 24 ore di giovedì 31 maggio ce lo ripete. Ma da anni Bonomi lo sta ripetendo. Pretende modernità assoluta. I cardini dell’analisi novecentesca, che trova le sue radici nell’Ottocento non sono più usufruibili ed allora per meglio cambiare si butta via tutto, e si inventa il mondo del futuribile. “Le identità di territorio e di professione sono sorde al richiamo della parola chiave che la sinistra ha sempre saputo usare per emancipare gli ultimi: l’uguaglianza”.
Quindi non funziona più il richiamo all’essere uguali. Serve solo “sentire proposte di opportunità rispetto al merito nel fare impresa, nel fare professione”. Il mondo ridotto all’impresa, precisa e perfetta se minima, se si delocalizza, e poi si rilocalizza. Se ridiventa ciò che vuole diventare e via con l’aggrovigliamento su se stessi. Per Bonomi gli uomini oramai pensano solo a fare soldi, a farli presto ed a farne sempre di più. Niente altro. La vita sono i soldi ed i soldi tengono in vita. Ma quando spenderli. Non importa, occorre farli, occorre fare impresa individuale, con la famiglia, pochi soci, intercambiabili: avanti al lavoro.
E questo dovrebbero averlo capito i nuovi paladini della politica, il Partito Democratico che però non ha ancora introiettato bene tale delizia della vita monetaria, ma che dovrebbe farla sua per esser qualcosa di diverso nello scenario, vecchio, della politica. “Da questo sincretismo – il Partito Democratico, ndr – non è ancora nata una capacità di linguaggio adeguata per capire la voglia di comunità.” E per Bonomi comunità sono comunità di soldi che dovrebbero innalzare il denaro a dio denaro, senza però fraintendimenti. Un Dio moderno. Quindi niente Lega e niente Berlusconi. Un Dio asettico, pulito, e perciò nessuna confusione nazionalistica di gruppi extra comunitari – cinesi, marocchini, indiani -, che vogliano anche fare confusione, trovarsi, parlarsi, fare casino, grigliate all’aperto, viverre insomma, ma comunità rispettose dell’asettico e inodore fascino del dio denaro tecnologizzato. Perciò si duole che i primi passi del PD “seguono ancora la logica della vecchia politica e dei vecchi giochi di potere”.
La novità per lui sta nell’espellere la vita reale dalla vita irreale e fare diventare questa, la sottomissione al lavoro assoluto, al denaro, quella. Un discorso tecnicistico ed assolutamente morto. La morte del denaro che avvolge l’intera esistenza.
Ma non si potrebbe meglio mettere a frutto la propria intelligenza per far fiorire la vita viva rispetto a quella morta senza buttare a mare le tonnellate di cultura che l’uomo ha prodotto da sempre? E poi, già nel 1800, non c’era già stato Marx che aveva scritto qualcosina sulla pratica di sussunzione del lavoro morto rispetto al lavoro vivo. Qualcosina. Ricordo anche che l’uomo primitivo, il preuomo, dal punto di vista sociale, sino ad un’età avanzata del suo stare su questa terra non lavorava e quindi non aveva neppure la preoccupazione dello spendere denaro, che ovviamente non c‘era, nel tempo libero, che non esisteva. Ogni attimo era il tempo dell’uomo. Tutti ritardi, nell’analisi bonomiana, sulla scala della modernizzazione, durati decine di migliaia di anni. Meglio oggi? In assoluto?