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da La Rinascita della sinistra del  5/07/07
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Corsa al riarmo, la nuova stagione
 
Domenico Moro
 
I tecnici militari definiscono l’attuale momento storico expeditionary era, ovvero epoca delle spedizioni, perché la missione principale delle forze armate non è più la difesa dei confini nazionali, ma le cosiddette “proiezioni di forza” od operazioni “fuori area”. Non a caso Giappone e Germania stanno modificando le loro costituzioni lì dove vietano alle rispettive forze armate di andare all’estero. Nella fase post guerra fredda, è la guerra vera, quella calda, a ritornare al centro delle relazioni internazionali, rendendo globale l’esercizio della forza da parte degli Stati. Ne consegue il riadeguamento dello strumento militare, che conduce all’aumento della spesa militare e a una corsa generalizzata al riarmo.
 
Come sempre, però, le trasformazioni militari fanno seguito a quelle dell’economia. Anche in questo caso la rivoluzione militare segue quella economica prodotta dalla realizzazione del mercato mondiale. L’aumento degli scambi commerciali internazionali acutizza anche la competizione per la spartizione delle aree di produzione delle materie prime e per il controllo delle rotte di transito. Per questa ragione assume maggiore centralità l’accrescimento o il raggiungimento del potere aeronavale. Del resto, nella storia, le grandi potenze economiche sono state anche potenze navali, come l’Inghilterra e ora gli Stati Uniti. Si sottovaluta il peso che, nella sconfitta della Germania durante la Prima e la Seconda guerra mondiale, ebbe l’incapacità dei tedeschi di garantirsi approvvigionamenti di materie prime per l’insufficienza del loro potere aeronavale. E’ proprio sul controllo delle aree di produzione e delle vie di transito, soprattutto marittime, che gli Usa hanno calibrato la loro strategia di nuovo ordine mondiale. L’esercizio di tale controllo prevede il mantenimento di uno strapotere militare «per impedire l’emergere di una superpotenza rivale in Europa, in Asia o nell’ex Unione Sovietica» e per «scoraggiare potenziali concorrenti dal solo aspirare a un più alto ruolo regionale o mondiale», come sosteneva, già nel 1992, un documento dei neoconservatori Usa.
 
Lo strapotere militare va mantenuto con il dominio della tecnologia e si deve basare, oltre che sul dominio degli oceani, anche su quello dell’aria, che dà centralità al settore aerospaziale. Gli Usa, quindi, da una parte, inglobano e rendono subalterni alla propria industria e alla propria politica i loro cosiddetti alleati occidentali e, dall’altra, circondano con una serie di basi militari la Cina e la Russia. La realizzazione dello scudo spaziale assolve la triplice funzione di coprire la proiezione delle forze convenzionali Usa anche contro paesi che dispongano di armi nucleari, di legare a sé il Giappone e i paesi europei e di minacciare surrettiziamente Cina e Russia.
 
Se la Russia va separata dall’Europa occidentale, perché rappresenta l’autonomia energetica dagli Usa, la Cina, la cui fame di energia è acuita dall’aumento esponenziale della sua produzione industriale, va controllata attraverso il dominio delle vie di trasporto del petrolio dal Medio Oriente, che passano per gli strategici stretti di Hormuz e di Malacca. Ma è in Africa, magazzino mondiale delle materie prime, dove la Cina sta aumentando vertiginosamente i propri investimenti, che la competizione si va facendo più acuta. Con l’usuale motivazione della “guerra al terrore”, le forze armate Usa, già coinvolte nel Corno d’Africa, si stanno espandendo nel resto del continente, in cui hanno aumentato le loro spese militari del 60% rispetto all’anno scorso. Per la prima volta un nuovo comando unificato, l’Africom, coordinerà tutte le operazioni militari statunitensi. Anche l’ampliamento della base di Vicenza è diretta all’aumento della capacità di “proiezione di forza” in Africa. Allo stesso modo il riposizionamento delle forze Usa, dalla Germania alle nuove basi in Romania e Bulgaria, è orientato verso la proiezione in Asia centrale e Iran, altre aree strategiche per il controllo del commercio di petrolio e gas.
 
Il risultato della strategia americana è il riavvio di una corsa internazionale agli armamenti, anche nucleari, a cui sono spinti tutti i principali Stati, dalla Cina, all’India, alla Russia e ai Paesi europei occidentali, nei quali aumenta la pressione a incrementare i budget militari. Siamo, quindi, dinanzi a una fase storica che, sebbene inedita e di maggiore complessità, presenta inquietanti analogie con un’altra expeditionary era, quella tra la fine dell’800 e l’inizio del 900.