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- osservatorio - economia - 08-03-08 - n. 218
La Cina può contrastare la crisi USA
Zhou Xiaojing*
29/02/2008
Il rapporto del 30 gennaio del Dipartimento del Commercio dice che l'economia statunitense ha decisamente rallentato nel quarto trimestre del 2007, crescendo solo di 6 decimi di punto, meno del previsto 1,2% e molto al di sotto del 4,9% del terzo trimestre e del 3,8% del secondo. I dati evidenziano che nel 2007 la crescita si è attestata a un modesto 2,2%: la performance peggiore dal 2002.
Inoltre altri dati economici rilevati da autorevoli agenzie statunitensi registrano una diminuzione dei consumi e un aumento della disoccupazione. La fiducia dei consumatori nel mercato ha raggiunto il punto più basso degli ultimi 14 anni.
Tornando all'ultimo trimestre 2007, il professor Martin Feldstein, economista dell'Università di Harvard e studioso dei cicli economici USA ha osservato che il prodotto interno lordo (PIL) potrebbe crescere di pochissimo o addirittura diventare stagnante. Lo stesso Feldstein ha stimato la possibilità di recessione oltre al 50%.
Contemporaneamente, l'economista Nouriel Roubinin dell'Università di New York ha sostenuto che la crisi del mercato immobiliare getterà sul lastrico 10 milioni di proprietari di casa. Roubinin ha pessimisticamente ammesso che non solo sarà difficile evitare una recessione economica ma c'è anche il rischio per il sistema bancario di crollare a causa di una carenza di liquidità e il restringimento del credito.
A fronte del declino dell'economia USA, gli stati dell'Unione Europea, il Giappone e gli altri paesi occidentali tentano di sostenere l'economia statunitense e insieme l'economia globale. Il segretario al Tesoro USA Henry Paulson ha riferito il 9 febbraio alla riunione dei ministri della finanza del G7 d'essere fiducioso che l'economia USA possa evitare una recessione, anche se la sua crescita è probabile che continui a rallentare.
George W. Bush nel suo rapporto presidenziale sullo stato dell'economia ha sostenuto che gli Stati Uniti continueranno a crescere nel 2008 e non vi sarà alcuna recessione. Il rapporto prevede un 2,7% di crescita economica per il 2008 e un ottimistico 3% il prossimo anno.
Un criterio per determinare se un'economia entra in fase recessiva consiste nel verificare l'andamento negativo di due trimestri consecutivi. Se a gennaio si registra una pur lieve ripresa economica, la recessione sarà improbabile nell'arco di tutto l'anno. L'amministrazione Bush è ricorsa a una serie di misure per contrastare la fase negativa i cui effetti dovrebbero dispiegarsi dopo 6 mesi, ma anche se non si parlerà di recessione, un drastico rallentamento è inevitabile e avrà un impatto rilevante sull'economia cinese.
Come la crisi dei mutui sub-prime statunitensi che ha provocato una crisi finanziaria globale, un grave rallentamento economico produrrà i suoi effetti sulla crescita economica cinese almeno sotto tre profili. Innanzitutto nel calo significativo delle esportazioni: il 48% delle merci cinesi destinate all'estero sono vendute all'Unione Europea, agli USA oltre che al Giappone, un mercato quello occidentale, valutato nell'ordine di 300 miliardi di dollari. Poiché le esportazioni contribuiscono per oltre il 30% alla crescita complessiva dell'economia cinese, è certo che la crisi degli Stati Uniti e della UE influenzerà negativamente la crescita cinese.
Secondo: può venire meno la fase di eccesso di liquidità, come è già accaduto durante la crisi dei mutui sub-prime.
Terzo: un ciclo negativo inibisce i consumi e sebbene il mercato borsistico cinese sia separato dalle altre borse e la domanda interna alla Cina sia aumentata negli ultimi due anni, comunque la crisi dei sub-prime ha avuto i suoi effetti attraverso l'influenza delle borse di Hong Kong.
La Cina ha già dato prova al mondo nel corso della Crisi Finanziaria Asiatica tra il 1997-1998 e la recessione conseguente al settembre 2001, della sua capacità di far fronte alle difficoltà attraverso una politica monetaria proattiva. Oggi può ripetere il miracolo che non può che essere seguito con interesse dagli Stati Uniti e dal mondo intero.
La Cina di oggi è molto diversa rispetto a quella di qualche anno fa quando il suo aggregato economico non superava il bilione di dollari statunitensi: ora il suo PIL supera i 3 bilioni di dollari e tocca il 7% dell'economia mondiale.
La maggior parte degli economisti e studiosi occidentali ritengono che la Cina sia in grado di contrastare l'impatto della crisi economica degli Stati Uniti. I cittadini cinesi hanno buone ragioni di credere che anche quest'anno sarà di crescita poiché la Cina ha ormai affinato meccanismi di controllo macro-economico.
* Ricercatore e Direttore dell'Istituto di studio per lo sviluppo asiatico e africano, affiliato al Centro di Ricerche per lo Sviluppo del Consiglio di Stato e tradotto dal cinese all'inglese dal People's Daily Online
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare