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- osservatorio - economia - 24-09-08 - n. 242
Quella del 15 settembre è stata una settimana drammatica e senza precedenti nel mondo dell’alta finanza. La crisi economica non è superata malgrado quello che dicevano esperti e politici. Una serie di interventi governativi hanno cambiato la mappa delle banche e della finanza.
Cosa significa tutto ciò? Quale sarà l’impatto delle bancarotte, della confusione e degli errori di Wall Street, sui lavoratori di questo paese e di tutto il mondo? Qual è la soluzione della crisi?
Forse solo il tempo mostrerà la reale estensione di tale impatto. Non è necessario dire che gli eventi in fase di sviluppi di questa settimana non fanno presagire niente di bene per il futuro.
Riportiamo qualche riflessione di People’s Weekly World, di Political Affairs e di dirigenti del Partito comunista americano (PCUSA) sull’attuale manifestazione della crisi economica, sulle politiche che ci hanno portato a questo punto e sui suoi precedenti storici.
Aggiorneremo nei prossimi giorni e settimane la lista di questi interventi per ottenere una miglior conoscenza della crisi in atto.
G.C.
Traduzione di Giuliano Cappellini
Una dose di socialismo per prevenire il disastro finanziario
di John Case
People’s Weekly Word Newspaper, 19 sett. 2008-09-23
È facile diventare apocalittici contemplando l’enorme quantità di ricchezza distrutta dal procedere della crisi finanziaria che stringe Wall Street. Lo “tsunami” economico che si è scatenato raggiungerà rapidamente ogni angolo della nazione. Sicuramente in un’economia globalizzata pochi paesi nel mondo sfuggiranno ai suoi effetti.
Ogni crisi emergente espone, dal cibo all’energia, alla sanità, alle pensioni, al declino dell’industria e a quello dei redditi reali, gli Stati Uniti ed il mondo del lavoro. Già la disoccupazione cresce al 6 percento in molti stati. Negli Stati Uniti le regioni di New York, del New Jersey e del Connecticut saranno le prime ad essere duramente colpite. Nessuno sa quale sarà la dimensione del danno, ma negli USA la disoccupazione supererà facilmente il 10 percento. E il 2009 potrà essere l’anno peggiore dal 1981-82, se non dal 1929.
Una situazione di panico globale non è ancora inevitabile, ma non è neppure improbabile. Si intensificheranno tutte le disuguaglianze ed i conflitti che minacciano la pace.
Gli interventi della Federal Riserve e del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sono stati drammatici e senza precedenti per molti aspetti. In netto contrasto con le critiche isteriche e incompetenti dei sostenitori del libero mercato dei due partiti, Ben Bernanke e Henry Paulson sembrano aver tratto conclusioni corrette, anche se con un ritardo di almeno 8 anni – e cioè che per evitare la catastrofe globale la sola strada da percorrere, ripetiamo la sola, è quella di un certo grado di socialismo. L’unica questione è se ci sarà abbastanza socialismo da fermare il drago della depressione mondiale ed i fuochi di guerra che sicuramente ne derivano. Bernanke e Paulson stanno chiaramente leggendo Hyman Minsky e Charles Kindleberger – economisti marxiani e sostenitori dell’onda lunga dell’oscillazione economica – e li hanno compresi. Quando il mercato fallisce, il caos che ne segue non si auto-corregge e i governi DEVONO agire. Questo è una profonda realtà che gli economisti neoclassici – che in pratica trascurano la storia – tendono a ignorare, così molti, ma fortunatamente non tutti gli economisti, semplicemente non credono alla dimensione dei danni che leggono e non hanno strumenti intellettuali o scientifici per valutarli. Non discuto che i modelli matematici non siano importanti, addirittura necessari per sviluppare politiche economiche e sociali. Ma per guardare il grande quadro bisogna dare grande attenzione alla storia economica, che mostra con abbondanti evidenze che il crudo capitalismo NON è un sistema stabile.
La storia recente fornisce solidi esempi che anche limitate socializzazioni sono gli unici correttivi economici possibili. La Svezia, per esempio, affrontò il collasso finanziario degli anni ’90 nazionalizzando le sue banche e assorbendo la bolla speculativa tossica dopo aver riportato le istituzioni in un contesto regolato con maggiore prudenza. Viceversa, 20 anni fa, il Giappone permise al mercato immobiliare di collassare senza intervenire e, finora, non ha recuperato il tasso di crescita.
Quando Bernanke sovvenziona il salvataggio dei creditori della Bear Stearns, ma non i suoi azionisti, quando Paulson prende realmente il controllo di Fannie Mae e Freddie Mac, SENZA compensazione per i suoi azionisti, quando la Federal Riserve assume il controllo dell’80 percento della AIG – la maggiore assicurazione d’affari del mondo – al prezzo irrisorio di 87 miliardi (solo quest’anno la compagnia ha riportato una situazione patrimoniale superiore ai 1000 miliardi di dollari), quando il governo sta ora considerando una nuova compagnia di credito 1000 volte e più maggiore di quella che nazionalizzò le attività di risparmio e mutuo 20 anni fa – dal punto di vista economico, un nuova ripresa di socialismo e di socialdemocrazia è all’ordine del giorno!
In questa settimana i sondaggi per Obama hanno registrato qualche caduta! Mentre Bush è decisamente ancora presidente. È tempo di chiedere con forza l’intervento del governo in economia per rafforzare la piattaforma economica di Obama. Egli si deve ancora preparare a cambiare strada, ed ad essere più audace, perché il peggio deve ancora venire. Se sono corrette le stime di Paul Krugman di 4-6 mila miliardi di dollari della sola bolla del mercato del credito negli USA, non siamo ancora a metà strada.
Sfortunatamente anche un’alta dose di socialismo non è sufficiente a rovesciare il collasso della bolla del credito ipotecario. Questa non si può fermare. Ma è possibile evitare il panico e la catastrofe, letteralmente, per miliardi di persone in tutto il mondo, con crescenti investimenti pubblici al posto giusto – le tasche del popolo!!!, e adottando realmente quelle riforme di trasparenza dei mercati finanziari che sono necessarie per prevenire il disastro – questi provvedimenti sono questioni di vita o di morte.
Meno di un anno fa, né Ben Bernanke né Henry Paulson si sarebbero sognati di dire e di fare le cose che hanno detto e fatto nell’ultimo mese (se lo avessero fatto, sicuramente Bush non li avrebbe MAI scelti). Ma plaudo sia il coraggio che la loro tenacia delle azioni forti ed essenziali che hanno preso.
Tuttavia, la mia opinione è che ciò discende più dalla crisi finanziaria che da un dibattito su quanto socialismo sia necessario. C’è uno spostamento chiave negli equilibri mondiali delle forze che prendono posizione, che riflette in primo luogo la distribuzione globale del capitale e della conseguente divisione del lavoro. Gli Stati Uniti, è ora chiaro a tutti, hanno usato la prima decade del 21° secolo dilapidando grandi somme in investimenti fittizi, mentre i cinesi hanno investito in infrastrutture e produzione. Le Olimpiadi di Pechino – un successo stupefacente e splendido nonostante gli sforzi di molti nemici per sminuirli – marcano il più evidente contrasto nel mondo al decadente mercato ipotecario degli Stati Uniti. Ironicamente, l’ex dirigente e fondatore della AIG, Hank Greenburg, scommette che molte attività della AIG saranno certamente rilevate da società cinesi o da ricchi fondi indipendenti.
Infine, ma non per ultimo, i maggiori spostamenti della ricchezza delle nazioni sono sempre stati associati alla guerra. Esercitare ogni sforzo nel paese e nel mondo per difendere tutti dalle privazioni che dobbiamo affrontare, è la sfida del nostro tempo. Trovare o costruire la via della cooperazione, forte espressione della solidarietà della classe operaia, che ci può salvare dal pericolo di un’altra guerra mondiale. Più di 40 milioni di persone morirono nella II Guerra Mondiale per far nascere le Nazioni Unite come speranza di vita. Non ripercorriamo la stessa strada! Non soccombiamo alle tentazioni del terrore apocalittico e della paura.