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- osservatorio - economia - 14-10-08 - n. 245
I Miti della crisi finanziaria
di David Pestieau e Henry Houben
Il sistema finanziario internazionale si sta sbrindellando. Ciononostante, i nostri governanti, su questa crisi, ci vendono miti. Elementi di risposta.
Mito numero 1: “È solo un brutto momento da affrontare, è una crisi di fiducia; l’economia è sana”.
Invece, la situazione è grave. Prova ne sia, che coloro che fino a ieri contavano entusiasti solo sulla religione della Borsa, ora chiedono agli Stati di essere aiutati per esser salvati dal fallimento.
In due giorni, gli Stati del Belgio, d’Olanda e quello del Lussemburgo hanno compensato la metà dei capitali bancari di Fortis Private Banking (colosso belga-olandese) per più di undici miliardi di Euro. Sette miliardi di Euro, dei quali due dallo Stato belga e dalle sue Regioni, sono stati immessi in Dexia-Crediop, istituzione finanziaria belgo-francese, banca europea, leader mondiale nel Finanziamento pubblico locale.
In queste ore si stanno conducendo operazioni paragonabili a quelle Dexia e Fortis nel Regno Unito e in Germania: trentacinque miliardi di Euro sono stati forniti dal Governo tedesco a Hypo Real Estate, holding formata da tre banche, con sede a Monaco di Baviera, attiva nel settore immobiliare; cinquanta miliardi di Euro sono stati pagati dal Governo britannico per ripianare i prestiti immobiliari di Bradford & Bingley Bradford & Bingley, banca britannica specializzata nel credito immobiliare (poi nazionalizzata a fine settembre) e questo dopo la nazionalizzazione di Northen Rock Bank, che era nata nel ’97 sulla base di un mercato azionario fondato, per lo più, sulle ipoteche degli azionisti…
Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Henry Merritt "Hank" Paulson Jr. (equivalente del Ministro per le Finanze) ha proposto un piano di settecento miliardi di dollari per salvare il sistema alla deriva.
Tuttavia, i corsi borsistici non cessano di crollare e le banche cadono come mosche, una dopo l’altra, negli Stati Uniti come in Europa.
Il piccolo risparmiatore ha ragione d’aver perso fiducia? Sì. Anche le banche non si fanno più prestiti tra loro e segnano in modo ancora più netto la loro reciproca sfiducia. A tal punto che la Banca Centrale Europea (BCE), il ventinove settembre scorso, ha dovuto iniettare circa 120 miliardi di euro sui mercati bancari [non per nulla queste operazioni sono chiamate doping tra gli addetti ai lavori, NdT].
È denaro che, in altri tempi, le banche si fornivano l’una con l’altra.
Da un lato, la crisi finanziaria oggi è globale, direttamente legata all'economia reale, sulla quale ricade immediatamente. Se le banche limitano i crediti e mancano di liquidità, il sistema economico si bloccherà molto rapidamente. Siamo infatti all'alba di una recessione dura, del tutto paragonabile a quella degli anni ’30 del Novecento.
D'altra parte, la crisi finanziaria attuale non è caduta dal cielo ed è legata all'economia reale. Per fare fronte alla crisi economica del capitalismo che aveva preso avvio nel 1973, negli anni novanta del Novecento, si sono spinte le famiglie al consumo, e quindi all'indebitamento.
Così, artificiosamente, con lo sviluppo “fenomenale” - e artificiale - della Borsa e dei prodotti finanziari, si sono rinviati gli effetti di questa crisi. Si tratta di quei fenomeni che si chiamavano bolle finanziarie: bolle che scoppiano oggi lasciando d’improvviso l'economia del profitto senza alcuna copertura, completamente nuda.
Mito numero 2: “La dotazione di miliardi di denaro pubblico non sarà messa in pratica a scapito del contribuente”.
È ciò che afferma il primo ministro Yves Camille Désiré Leterme, Primo Ministro belga, ma lo assicurano anche altri Governanti [come l’italiano Silvio Berlusconi, NdT]. Come collocare somme tali senza che questo non costi a nessuno? Con l’aumento del debito pubblico.
Infatti, lo Stato impiega questo denaro aggiungendo fondi sui mercati finanziari e offrendo così la sua garanzia. Questo nella speranza di recuperare il suo approntamento rivendendolo (con un vantaggio) quando le banche saranno rimesse in piedi.
Ma lo scenario più probabile è che la discesa agl'inferi continui (-24% per Fortis e -30% per Dexia, [subito dopo le riprese dovute all’effetto doping dei fondi freschi, NdT]).
Lo Stato dovrà allora rimborsare e questi miliardi verranno ad ampliare il deficit pubblico: per colmare questo deficit, sarà enorme la pressione per tagli dei bilanci sociali [come pensioni, sanità, assistenza … NdT].
“La soluzione” di oggi sarà il problema domani.
Mito numero 3: “Veniamo in aiuto ai risparmiatori”
I nostri dirigenti politici non cercano di salvare il denaro dei piccoli risparmiatori. Tentano soltanto di salvare il sistema. Se si trattasse di proteggere i cittadini, basterebbe optare per Enti creditizi molto più semplici, orientati verso il cliente ordinario e controllati dallo stato. In realtà, come ha in effetti dichiarato Didier J.L. Reynders, Ministro belga delle Finanze, se lo Stato rimpiazza oggi i capitali di Fortis e Dexia, è per aiutare il privato a superare le attuali situazioni disastrose e per rivendergliela… quando andrà meglio. Sempre se e quando andrà meglio…