www.resistenze.org - osservatorio - economia - 20-10-08 - n. 246

da Michelcollon.info - www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-10-10%2007:15:19&log=articles
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura di Lino Sturiale
 
10 domande sulla crisi
 
di Michel Collon
 
06/10/2008
 
1. "Subprimes"? Il punto di partenza è un'autentica ruberia. Le banche occidentali hanno guadagnato enormità di denaro sulle spalle delle famiglie statunitensi, in gravi difficoltà, estorcendo rimborsi esagerati e facendo temere che se non fossero riusciti a pagare, avrebbero portato via loro la casa per un tozzo di pane.
 
2. Soltanto una crisi bancaria? Non del tutto. Si tratta di un'autentica crisi economica, che prende avvio dal settore bancario, ma le cui cause sono ben più profonde. In realtà, tutta l'economia USA vive a credito da più di trent'anni. Le imprese hanno debiti ben oltre le loro possibilità; lo Stato s'indebita oltre i suoi mezzi (per fare la guerra), e si sono sistematicamente spinti i privati a indebitarsi: è il solo mezzo per mantenere artificialmente una crescita economica.
 
3. Le ragioni profonde? Non certo quel che ci dicono i media tradizionali. Tuttavia, i subprimes sono soltanto la punta di un iceberg, la manifestazione più spettacolare di una crisi generale di sovrapproduzione, che colpisce gli Stati Uniti, ma anche i paesi occidentali. Se il finale di partita per una multinazionale consiste nel licenziare lavoratori in massa per far fare lo stesso lavoro da meno persone e se, in più, si abbassano i salari con ogni specie di misure e con l'aiuto di governi complici, a chi, allora, questi capitalisti venderanno le loro merci? E non hanno ancora smesso d'impoverire i loro clienti!
 
4. Solo una crisi da superare? La Storia ci dimostra che il capitalismo è sempre andato avanti passando da una crisi all'altra. Con "una buona guerra" ogni tanto, per uscirne (cancellando competizioni, imprese, infrastrutture: cosa che permette in seguito un "bel rilancio"). In realtà, le crisi sono anche una fase di cui i più grandi approfittano per eliminare o assorbire i più deboli. Come in questo periodo nel settore bancario USA, o con BNP Paribas (uno dei leader europei nel settore dei servizi bancari e finanziari, del quale fa parte BNL, NdT) che inghiotte Fortis Private Banking (colosso belga-olandese, NdT) - e non è che l'inizio. Però, se la crisi rafforza la concentrazione del capitale nelle mani d'un numero sempre più piccolo di multinazionali, quali saranno le conseguenze? Questi super-gruppi avranno ancora più strumenti per eliminare o impoverire la mano d'opera e farsi una concorrenza ancora più forte. Siamo di nuovo al punto di partenza.
 
5. Un capitalismo ben temperato? Sono centocinquanta anni che lo si fa sperare. Ci si son messi pure Bush e Sarkozy. In realtà è impossibile, come una tigre vegetariana o una nuvola senza pioggia. Poiché il capitalismo si basa su tre principi: 1) La proprietà privata dei grandi mezzi di produzione e di finanziamento. Non sono i popoli a decidere, ma le multinazionali; 2) La concorrenza: vincere la guerra economica è eliminare i propri concorrenti; 3) Il massimo profitto: per vincere questa battaglia occorre realizzare un tasso di profitto non "normale e ragionevole", ma un tasso di profitto grandissimo, che permetta di lasciare indietro i propri competitori. Il capitalismo, allora, è proprio la legge della giungla, come scriveva già Karl Marx: "Il Capitale ha orrore della mancanza di profitto. Quando subodora un vantaggio ragionevole, il capitale diventa insolente. Al 20%, diventa entusiasta. Al 50%, è prepotente; al 100%, pesta sotto i piedi tutte le leggi umane e al 300%, non indietreggia dinanzi ad alcun crimine" (Il Capitale, capitolo 22).
 
6. Salvare le banche? Certo, occorre proteggere i clienti delle banche. Ma ciò che lo Stato fa in realtà, è proteggere i ricchi e nazionalizzare le perdite. Lo Stato belga, ad esempio, non aveva cento milioni di euro per aiutare il popolo a mantenere il suo potere d' acquisto, ma per salvare le banche ha trovato cinque miliardi in due ore; miliardi che dovranno ripagare i belgi. Ironia della sorte, Dexia era una banca pubblica e Fortis ha inghiottito una banca pubblica, che andava molto bene. Grazie a questo, i suoi dirigenti e azionisti hanno realizzato affari succulenti per venti anni. E ora, che va male, credete chieda loro di pagare i vasi rotti con i miliardi che hanno messo da parte? No, lo si chiede a noi!
 
7. I media? Lungi dallo spiegarci tutto questo, mettono l'accento su aspetti secondari. Ci dicono che occorrerà cercare gli errori, i responsabili, combattere gli eccessi e bla, bla, bla. Beh, non si tratta errori di questo o quello, ma di un complesso di cause. Questa crisi era inevitabile. Le società che crollano sono le più deboli o le più malconce. Coloro che sopravvivono, acquisiranno ancora più di potere sull'economia e sulle nostre vite.
 
8. Il neoliberismo? La crisi è stata accelerata, e non causata, dal principio neoliberista di quest'ultimi venti anni. Ma i paesi ricchi, questo neoliberismo, hanno preteso di imporlo con la forza in tutto il terzo mondo. Così, in America Latina, che ho appena studiato per scrivere il mio libro "I 7 peccati di Hugo Chavez", il neoliberismo ha sprofondato milioni di persone nella miseria. Ma l'uomo che ha lanciato il segnale della resistenza, l'uomo che ha dimostrato che si poteva resistere alla Banca Mondiale, al FMI e alle multinazionali, l'uomo che ha mostrato che occorreva voltare le spalle al neoliberismo per ridurre la povertà, quest'uomo, Hugo Chavez, i media non cessano di demonizzarlo a colpi di "mediamenzogne" e di pettegolezzi. Perché?
 
9. Il terzo mondo? Ci parlano soltanto delle conseguenze della crisi nel Nord. In realtà, tutto il terzo mondo soffrirà seriamente a causa della recessione economica e del ribasso dei prezzi delle materie prime che essa rischia di provocare.
 
10. L' alternativa? Nel 1989, un famoso autore statunitense, Francis Fukuyama, ci annunciava "la fine della Storia"; affermando che il capitalismo aveva trionfato per sempre. Bene, non si è sbagliato di molto: "i vincitori" hanno perso la faccia. In realtà, l'umanità ha veramente bisogno di un altro tipo di società. Poiché il sistema attuale fabbrica miliardi di poveri, sprofonda nell'angoscia coloro che hanno "l'opportunità" (precaria) di lavorare, moltiplica le guerre e distrugge le risorse del pianeta. Sostenere che l'umanità è condannata a vivere sotto la legge della giungla, vuol dire ingannare la gente. Come non concepire l'esigenza di una società più umana, che offra un futuro rispettabile a tutti? Ecco il dibattito che spetta a tutti noi lanciare. Senza tabù.