www.resistenze.org - osservatorio - economia - 25-02-09 - n. 262

da solidaire - www.ptb.be/hebdomadaire/article/nous-sommes-tous-des-socialistes.html
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Siamo tutti "socialisti"
 
Peter Mertens
 
Siamo tutti "socialisti" ora. Ecco una buona notizia! Si, perché fino a poco tempo fa, eravamo tutti piccoli capitalisti alla ricerca del nostro profitto, lupi gli uni verso gli altri: era l'ideologia comune derivata dall’epoca neoliberale.
 
Socialisti, dunque, ma con quale visione della società? Domenica, sul canale regionale ATV, ho visto il ministro Frank Vandenbroucke (SP.A). Partecipava a una discussione sulla flessibilità con il mio compagno, Zohra Othman, che chiedeva: "Così, ancor più flessibilità? In molti saranno esclusi più velocemente [dal mercato del lavoro] e saranno le vittime che pagheranno ancora una volta la crisi. Perché non guardare ai grandi azionisti che si sono enormemente arricchiti?" E il ministro Vandenbroucke eludeva: "Non facciamone un dibattito ideologico".
 
Socialisti senza ideologia? L'ideologia si basa su una visione della società e mi sembra che non se ne parli troppo, semmai troppo poco. Le misure volte a liberalizzare il sistema, a cedere al mercato i beni sociali collettivi e a costruire una economia ultra flessibile sono state accompagnate dalla stessa litania ideologica ripetuta in coro: il mercato, questa è la via. Il mercato è l'obiettivo, la soluzione. E se il mercato va in crisi e le banche e le imprese mendicano l’odiato sostegno statale, bisognerebbe smettere improvvisamente di parlare di visione della società?
 
Intanto si è aperta la discussione sulla banca pubblica. Abbiamo lanciato questa proposta il 29 settembre 2008, il giorno seguente la "settimana nera" di Fortis. In quel momento, era ancora un tabù. Oggi, sempre più voci si levano per fare di Fortis una banca pubblica. Buone notizie, ancora una volta. Ma non tralasciamo il dibattito sulla società. Nazionalizzare non è un fatto squisitamente tecnico. E' innanzitutto una scelta. L'intenzione è di aiutare le banche il tempo sufficiente perché ritrovino la rotta per poi restituirle nuovamente al settore privato? Oppure vogliamo davvero un servizio pubblico? Una Cassa di Risparmio del 21° secolo?
 
E chi dirigerà questa banca nazionalizzata? Gli amministratori privati resteranno al timone? Oppure si vorrà un gestione pubblica con un controllo rigoroso e democratico? Quali saranno gli obiettivi della banca? Speculare ancora in borsa sulle pensioni? Oppure vi saranno investimenti per la comunità: nella costruzione di edilizia popolare, per il risparmio energetico, la sanità, l'economia sostenibile? La banca pubblica porrà fine alle pressioni sui propri dipendenti, costretti a ore di lavoro straordinario non retribuito e stress per raggiungere il fatturato?
 
A tutti i "socialisti": facciamone un dibattito ideologico. Anche a proposito delle banche. Altrimenti, avremo comunque una banca privata finanziata con denaro pubblico. Solo le perdite saranno nazionalizzate e ci si sarà data tanta pena per niente.