www.resistenze.org - osservatorio - economia - 02-04-09 - n. 268

da La Conquista de la Civilización Socialista - http://civilizacionsocialista.blogspot.com/search/label/CRISIS%20DEL%20CAPITALISMO
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Le crisi del capitalismo sono conseguenza della sua natura rapace e sfruttatrice
 
Testo di formazione sulla crisi dei compagni del PC dell'Ecuador (ML)
 
Le crisi del sistema capitalista sono parte della sua natura rapace e sfruttatrice e hanno come loro causa più profonda la contraddizione fondamentale di questo sistema caratterizzato dalla contraddizione tra il carattere sociale della produzione e la forma capitalistica privata di appropriazione dei risultati della produzione. Le crisi capitaliste, quindi, nascono all’interno stesso del modo di produzione capitalistico, per la dinamica propria delle sue forze produttive, per la crescente appropriazione dei mezzi di produzione da parte della borghesia e per l'ingiusta distribuzione della ricchezza che questi stessi generano.
 
Anche nei modi di produzione pre-capitalistici si determinava, in più di un’occasione, il caos nella vita economica, ma questo era dovuto a disastri naturali o sociali come inondazioni, siccità, guerre o epidemie, i cui effetti erano la fame e la disperazione di comunità intere. Tuttavia, tra i disordini e turbamenti economici delle società pre-capitaliste e le crisi del capitalismo vi è una significativa differenza: se nelle prime la fame e la miseria si dovevano all'insufficiente sviluppo della produzione ed alla marcata scarsità di prodotti, sotto il capitalismo, al contrario, le crisi sono determinate dall'incremento eccessivo della produzione.
 
Nel capitalismo, la dinamicità delle forze produttive fa sì che le crisi siano di sovrapproduzione: le merci non possono essere acquistate dalle masse di operai, contadini e dagli abitanti dei quartieri popolari, che rappresentano i principali consumatori, a causa della riduzione della loro capacità di spesa. Le merci "eccedenti" riempiono i magazzini e i depositi della borghesia, la quale, a dispetto dell'avidità di profitto e di sfruttamento, non può commercializzarle. Si giunge alla chiusura di centinaia e migliaia di imprese, al licenziamento degli operai e alla disoccupazione forzata. Nelle campagne e nelle città, un gran numero di piccoli produttori vanno in rovina; il commercio crolla per l'eccesso di merci invendute, i capitalisti non pagano i debiti perché non dispongono di denaro. Le borse valori chiudono in perdita perché le quotazioni delle azioni e degli altri titoli scendono vertiginosamente, trascinando imprese industriali, banche e aziende commerciali verso il fallimento.
 
La sovrapproduzione di merci dà origine a una scandalosa contraddizione tra "l’eccesso" di merci prodotte, che (invendute) vengono stoccate, e le necessità urgenti della massa di milioni di lavoratori che le richiedendo con urgenza e non possono entrarne in possesso: espressione della povertà che nasce nel mezzo dell'abbondanza del capitalismo.
 
Le crisi capitaliste mettono a nudo tutte le contraddizioni del sistema e rendono più chiaramente visibili le contraddizioni di classe, costringendo gli operai, che prima erano indifferenti al capitalismo, a diventare attivi nella lotta contro di esso.
 
Essendo le crisi proprie della natura rapace e sfruttatrice del capitalismo, le condizioni che esse generano non possono essere riformate. Bisogna comprendere appieno che il capitalismo non soccombe sotto le proprie contraddizioni, neanche quando è in crisi, e che il cambiamento rivoluzionario rappresenta l'unica maniera per farla finita con questo sistema.