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- osservatorio - economia - 12-07-10 - n. 327
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
La tirannia dei bonds
di Zoltan Zigedy
V.I. Lenin scriveva più di novanta anni fa che "... lo 'spadroneggiare' dei monopoli capitalistici, nell'ambito generale della produzione di merci e della proprietà privata, metta inevitabilmente capo al dominio dell'oligarchia finanziaria" [1]. Concluse che "La prevalenza del capitale finanziario su tutte le rimanenti forme del capitale importa una posizione predominante del rentier e dell'oligarchia finanziaria, e la selezione di pochi Stati finanziariamente più 'forti' degli altri" [2]. Rimandiamo il lettore curioso al saggio Imperialismo fase suprema del capitalismo per la convincente argomentazione che sta dietro questa affermazione preveggente. Ma siate certi, essa discende da una profonda comprensione della denuncia della logica del capitalismo di Marx e dalle prove a disposizione ai tempi di Lenin. Ironia della sorte, questa ormai vecchia previsione del predominio del capitale finanziario è più pertinente alla crisi economica globale odierna che non tutte le sentenze della pletora dei premi Nobel che pontificano sulle cause della recessione iniziata nel 2008.
Il predominio di una "oligarchia finanziaria", come previsto da Lenin, ha raggiunto il suo apice nel corso degli ultimi venti anni con il settore finanziario che ha raddoppiato la sua quota di profitto rispetto al totale guadagnato dalle imprese statunitensi. Ma il "dominio" non è solo una questione di supremazia del lucro, comprende anche l'egemonia del potere politico, sociale e ideologico. La svolta neoliberale inaugurata alla fine dell'amministrazione Carter e sostenuta vigorosamente da Reagan, cominciò un processo di de-regolazione che in ultimo ha sciolto le catene alla finanza istituite con il New Deal. Il settore finanziario ha scatenato l'indebitamento come meccanismo per asservire i consumatori, le città, le contee, gli stati e le nazioni sovrane. I fondi pensione sono stati privatizzati o persuasi a dirottare il denaro in fondi di investimento speculativi. Carte di credito, mutui e obbligazioni diventavano gli strumenti di dominio dell'oligarchia finanziaria. Allo stesso tempo, gli esorbitanti profitti accumulati hanno consentito al settore finanziario di acquisire un'influenza decisiva nel circo del sistema bipartitico attraverso le lobby, i contributi ai candidati e la corruzione nuda e cruda. Con la sola eccezione di Gordon Gekko, personaggio malvagio nel film di Oliver Stone, gli esperti finanziari sono stati visti come le figure più brillanti, più dinamiche e più invidiate dell'immaginario popolare.
Il dominio inevitabilmente conduce alla tirannia e il settore finanziario ha colto con entusiasmo l'opportunità. Oggi, l'espressione di questa tirannia si incarna nell'assunto che le banche fuori controllo sono "troppo grandi per fallire". Vediamo questa tirannia nell'arroganza di Goldman Sachs che opera senza alcun riguardo per il bene del paese o per la pubblica opinione e nessun efficace freno governativo. La timidezza stessa dei legislatori nel varare un'efficace regolamentazione bancaria ne evidenzia la dimensione. Ma niente sottolinea questa tirannia più dell'attuale crisi del debito europeo.
L'Europa, oggi, è ostaggio del mercato obbligazionario. Poiché l'Unione Europea è un progetto incompleto pregno di disuguaglianze, squilibri e contraddizioni storiche, è facile preda dell'oligarchia finanziaria. Queste debolezze consegnano le economie meno sviluppate agli avvoltoi del capitale finanziario. La questione non è di solvibilità poiché, visto come stavano le cose nell'autunno del 2009, non sono mai realmente esistite le condizioni che la Grecia, il Portogallo, l'Italia, l'Irlanda, la Spagna e tantomeno la Romania e l'Ungheria, avrebbero ripagato i loro debiti o ottenuto nuovi prestiti. Anzi, la crisi è stata architettata dai predatori finanziari. L'attacco speculativo a tutto campo da parte del settore finanziario ha strangolato l'economia in questi paesi, costringendoli nel momento in cui era in bilico un possibile recupero, a tagliare tutti i programmi di incentivo all'economia e di avviarsi all'estrema austerità nel settore pubblico. Nove mesi più tardi, questo panico creditizio si è diffuso in tutto il mondo, con i governi che si affannano a tagliare posti di lavoro nel settore pubblico, l'assistenza e gli stipendi, eliminando programmi sociali e privatizzando ambiti pubblici.
Come le pecore, i politici con i loro guru e cervelloni sono servi dei mercati obbligazionari. Il governo PASOK [Movimento Socialista Panellenico, partito socialdemocratico al governo] in Grecia si è piegato all'oligarchia finanziaria, seguito dai governi di Spagna, Portogallo e Irlanda. Il nuovo esecutivo del Regno Unito ha assicurato profondi tagli alla spesa pubblica. La preoccupazione sul debito ha messo in ombra ogni altra questione nelle elezioni olandesi. Il governo francese sta cercando di alzare l'età pensionabile. E il nuovo governo dell'Ungheria è quasi crollato quando ha prospettato una deviazione dal piano di cupidigia fiscale imposto dall'FMI.
Anche gli USA, nonostante non siano toccati dall'aggressione finanziaria, hanno ceduto all'estorsione dell'oligarchia finanziaria. Il Presidente Obama mira a tagliare pensioni e assistenza sanitaria attraverso la sua capziosa Commissione sulla Responsabilità Fiscale e la Riforma.
Per coloro che rifiutano di opporsi al dominio dei mercati finanziari e alla tirannia dei bonds, non c'è altra via che quella di accettare e imporre tagli drastici alla spesa pubblica. L'attacco contro la Grecia è una dimostrazione della potenza e della spietatezza del settore finanziario. Da quando si percepiscono i primi effetti dei tagli, la Grecia vive una fase di inflazione esplosiva con conseguenze inquietanti sul tenore di vita della classe lavoratrice greca.
Ma vi è una risposta alla tirannia delle obbligazioni, che richiede la mobilitazione di massa dei lavoratori contro l'oligarchia finanziaria. Questa risposta rifiuta la sottomissione a un sistema che arretra di decenni le tutele e la qualità della vita dei lavoratori, prospettando un futuro tetro.
Gli onnipresenti portavoce dell'oligarchia finanziaria invocano sacrifici per riportare ordine nel sistema economico. Si tratta di un inganno calcolato. In nessun caso cedere all'estorsione costituisce un sacrificio nobile, proprio come non è inevitabile il dominio dei mercati finanziari.
I lavoratori in Grecia, guidati dai comunisti greci e dall'alleanza sindacale PAME sono in prima linea nell'organizzazione di scioperi e manifestazioni contro l'oligarchia finanziaria. La loro determinazione e i richiami all'unità sono un esempio per tutti i lavoratori europei. Sulla scia delle azioni in Grecia, i lavoratori portoghesi sono scesi in piazza. Il 75% dei 2,6 milioni iscritti al sindacato più grande della Spagna, Comisiones Obreras, ha aderito allo sciopero dell'8 giugno e si asterrà dal lavoro nello sciopero generale pianificato a breve dal sindacato. I lavoratori del settore pubblico in Romania hanno organizzato molte azioni militanti.
In questo momento in cui i lavoratori stanno lanciando la controffensiva, l'unità è essenziale, ma non a spese della militanza. Le parole di condanna espresse da molti leader sindacali europei sono benvenute, ma devono essere sostenute con un'organizzazione efficace e la mobilitazione di massa. Diversi dirigenti sindacali nel Regno Unito hanno parlato con rabbia dei tagli draconiani prospettati dal nuovo governo ma oltre ai loro commenti taglienti e minacce per future elezioni, non c’è stata nessuna azione. Negli Stati Uniti, alcuni leader si sono espressi contro l'assalto occulto dell'amministrazione Obama ai programmi sociali, ma un raggruppamento che somigli anche minimamente a un movimento di massa deve ancora emergere. Un confronto tra la classe operaia e l'oligarchia finanziaria avrà molti ostacoli da affrontare, non ultimo la situazione post-guerra fredda con il dominio pressoché incontrastato delle organizzazioni sindacali guidate da socialdemocratici e collaborazionisti di classe.
Gli oligarchi finanziari sono pienamente consapevoli di questa debolezza. Di recente il capo della Commissione Europea, il Presidente José Manuel Barroso, ha riunito i dirigenti sindacali socialdemocratici per istruirli sui pericoli nel resistere all'assalto al tenore di vita scatenato dalla "crisi" del debito predatore. Secondo il quotidiano britannico The Daily Mail: "In un discorso straordinario ai capi sindacali la scorsa settimana, il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha presentato una visione 'apocalittica' in cui i paesi in crisi nel sud Europa potrebbero cadere vittime di colpi di stato militari o sommosse popolari se salissero i tassi di interesse e i servizi pubblici collassassero per carenza di danaro nelle casse dei governi. Sono le "insurrezioni popolari" che Barroso teme, un timore che è condiviso dai dirigenti sindacali socialdemocratici. Inoltre, Barroso vuole che questi leader si uniscono a lui per costringere i lavoratori a ingoiare i programmi di austerità. John Monks, capo della Confederazione Europea Sindacale [CES - ETUC] ha commentato: "Ho parlato con Barroso venerdì scorso su cosa si può fare per la Grecia, la Spagna, il Portogallo e gli altri paesi, e lui si è espresso senza mezzi termini: 'Guardi, se non adottano i pacchetti di austerità, questi paesi potrebbero effettivamente scomparire nel senso in cui noi li conosciamo come democrazie. Non hanno scelta, questo è quanto'." Ma, secondo il Daily Mail, Monks ieri ha anche messo in guardia che "le stesse nuove misure di austerità potrebbero arretrare l'Europa agli anni Trenta". Chiaramente, i socialdemocratici come Monks sono disposti a precipitare la classe operaia europea "indietro agli anni Trenta" piuttosto che rischiare insurrezioni popolari che potrebbero indebolire l'oligarchia finanziaria.
La Federazione Sindacale Mondiale (WFTU) ha indetto una giornata internazionale di azione il 7 settembre 2010. Ogni sforzo deve essere fatto in questi mesi estivi per organizzare l'azione. Qualsiasi sforzo deve essere compiuto per mobilitare i lavoratori contro l'oligarchia finanziaria.
Abbiamo bisogno di sollevazioni popolari.
Note:
1) Lenin, Imperialismo fase suprema del capitalismo, Cap III, in Opere Complete, vol. 22, pag 227, Editori Riuniti
2) Lenin, Imperialismo fase suprema del capitalismo, Cap III, in Opere Complete, vol. 22, pag 239, Editori Riuniti
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