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Quantitative Easing, il mondo a testa in giù o i profitti dei capitalisti sempre più su?

Critica Proletaria | criticaproletaria.it

16/06/2015

Il "Quantitative Easing" (QE) della Banca Centrale Europea (BCE) è un programma di acquisti per 60 miliardi al mese fino al 2016, per un totale previsto di 1.140 miliardi, di titoli di Stato e di privati. A differenza di quanto avviene in altri paesi, come USA e Giappone, ciò viene realizzato non acquistando titoli direttamente all'emissione (sul "mercato primario"), ma titoli già emessi e acquistati. La pretesa finalità è quella di immettere in questo modo denaro "fresco", in modo da far ripartire l'economia attraverso l'aumento della massa monetaria, visto che abbassare i tassi non è più possibile. Anche se si acquistano titoli vecchi e non nuovi, la BCE "crea" denaro dal nulla, denaro che teoricamente dovrebbe "estinguersi" al momento in cui i titoli acquistati arriveranno a scadenza. Diciamo "teoricamente", perché sappiamo che il denaro bancario ha la caratteristica di creare dal nulla altro denaro, sulla base del fatto che le banche possono prestare molto più di quanto hanno in tasca (la cosiddetta "riserva frazionaria").

Le caratteristiche essenziali di questa manovra sono due. La prima consente, principalmente alle banche, di scongelare titoli acquistati precedentemente, in modo da avere denaro fresco da investire. La seconda consente di liberarsi di titoli che non hanno la stessa affidabilità dei titoli di Stato e che magari giacciono invendibili nelle tasche delle banche. Oggi in Europa vi sono crediti incagliati per 900 miliardi di euro; 190 miliardi solo in Italia, pari a un quinto degli impieghi. Questi stanno bloccando la possibilità per le banche di erogare ancora credito. Questi crediti inesigibili per la maggior parte riguardano piccole e medie imprese, travolte dalla crisi e spesso schiacciate da un sistema creditizio usuraio.

Inquietanti le parole del ministro Padoan «proseguono gli approfondimenti per consentire alle banche un'accelerazione dei tempi di recupero dei crediti», quindi aspettiamoci avvoltoi ancora più famelici che volteggiano sulle teste dei cattivi pagatori. Nel frattempo gli ispettori del Fondo Monetario Internazionale consigliano di realizzare «una società di gestione degli asset a livello sistemico e con l'apporto dello Stato», ossia alla fine le esposizioni bancarie saranno ripagate a carico del pubblico, ossia dei contribuenti.

Dopo l'annuncio a inizio d'anno dell'inizio del QE, i tassi dei paesi dell'area euro sono crollati, fino a raggiungere addirittura valori nulli o negativi per alcuni paesi, in particolare per i titoli a breve termine. In Italia da un costo medio di emissione di 3,11% del 2012, si è passati allo 0,77% (al 30 aprile), in valori assoluti da 479,7 miliardi ai 410 (420 secondo altre stime).

Questo alleggerimento del costo del debito pubblico libera indubbiamente risorse disponibili per lo Stato, ma queste dove vanno a finire? I tagli al welfare imposto dalle politiche di austerità, che non stanno affatto cessando, e gli impegni di spese militari, assunti recentemente nei vertici UE e NATO [1], fanno dare un'ovvia risposta. L'imperialismo europeo ha bisogno di risorse fresche e non dev'essere il capitalismo monopolistico economico-finanziario a pagarle ma, oltre ai lavoratori già pesantemente taglieggiati, bisogna dare una sforbiciatina anche ai piccoli risparmiatori. Questo "mondo a testa in giù", in cui sembra che si venga pagati per prendere a prestito denaro, non vale ovviamente per i comuni cittadini indebitati, per i quali invece tra differenziali (tra spread e commissioni) praticati dalle banche, i tassi sono sì scesi, ma meno di quanto sia sceso il costo del denaro alle banche. Inoltre i piccoli risparmiatori sono esposti ai gravi rischi che vedremo fra poco.

Il bilancio recente dei bond governativi dell'Eurozona indica una rivalutazione in termini di prezzo di circa 80 miliardi di euro. Infatti una cosa che non deve sfuggire è che, quando i tassi scendono, ciò tende a far alzare le quotazioni dei vecchi titoli emessi a tassi di rendimento superiori e le banche, che hanno i forzieri pieni di quei titoli, vendendoli oggi, realizzano grosse plusvalenze. Il QE serve proprio a "stampare" i soldi per far ricomprare al Tesoro i vecchi titoli, soldi che altrimenti né governi nazionali né risparmiatori avrebbero. Insomma un ulteriore regalo alle banche, che si aggiunge a tutti quelli fatti in questi anni. Questa è una sostanziale differenza tra l'azione sul mercato primario (acquistare titoli nuovi) o sul secondario (riacquistare titoli già emessi).

Ora le banche sono state un po' in attesa della successiva risalita dei tassi dei titoli di Stato. Per esempio, dopo che essi avevano raggiunto il minimo (il 20 aprile in Germania e il 12 marzo in Italia), nei primi di maggio c'è stato un (non sappiamo quanto momentaneo, poiché non siamo tra coloro che "governano" [2] i tassi) nuovo incremento che ha portato i BTP italiani decennali di nuovo al 2,134% e i Bund tedeschi dallo 0,077% a sfiorare l'1% (dati all'11 giugno). Sembrano inezie ma, riferiti a tassi così bassi, indica che un titolo aumenta di quasi dieci volte il suo rendimento in pochi giorni. Naturalmente, siccome il gioco è a somma zero, c'è chi ci guadagna e chi ci perde. Immaginiamo quanto sia facile, per chi conosce il mercato, guadagnare cifre enormi, soprattutto se lo fa con denaro che ha preso in prestito praticamente a costo zero, e quanto sia facile invece perdere il capitale per il piccolo risparmiatore, che non ha neanche più la protezione del rendimento assicurato. Per guadagnare non serve sapere quant'è il rendimento assoluto; anche se questo è molto basso, si può guadagnare anche, e molto, sulle oscillazioni ("volatilità") e più le oscillazioni sono forti, più chi lo sa fare può ottenere notevoli sovraprofitti. Se ci dovesse essere una ripresa dell'inflazione, i titoli di Stato tenderebbero a risalire e chi oggi ha comprato con rendimenti così bassi o nulli, si troverebbe ad accusare grosse perdite. Draghi lo ha detto chiaro e tondo: con la volatilità occorrerà convivere. Significa che ormai per il risparmio fai da te non ci sarà più spazio.

D'altro lato, acquistare titoli di Stato a scadenze sempre più lunghe, le uniche che garantiscono ancora una qualche redditività, è un rimedio peggiore del male, in quanto, se si dovessero vendere titoli prima della scadenza, esporrebbe nel breve periodo alle oscillazioni che ci saranno o ad assumere rischi incalcolabili se si tenessero questi titoli fino a scadenza anche poliennale. Il ricorso ai "derivati" (forme di assicurazione contro le oscillazioni violente dei titoli) è un rischio ancora più grosso nel lungo periodo, perché il rischio di lungo periodo è tutto a carico dell'acquirente.

I fondi di investimento, che gestiscono i risparmi dei piccoli investitori, stanno aumentando la raccolta, perché proprio quei piccoli risparmiatori non sanno dove sbattere la testa, cercando un rendimento a causa proprio del crollo dei tassi a zero (o sotto zero) dei titoli di Stato, e a loro devono affidarsi sempre più, anche accettando profili di rischio superiore [3]. Il risparmio gestito ha segnato un record nel primo trimestre di quest'anno con quasi 52 miliardi di euro di flusso netto, mentre nel 2012 questi flussi erano negativi. Questo fenomeno comporta anche un aumento della quota delle commissioni che gli intermediatori guadagnano rispetto ai rendimenti che essi riescono ad assicurare.

Insomma, da qualunque parte si giri, il piccolo risparmiatore trova solo rischio e non più redditività. Tutto ciò è quello che si chiama "tosatura delle pecore".

Il QE ha agevolato anche la realizzazione di denaro anche grazie alla caduta del valore dell'euro, che ha reso più appetibili i titoli europei. Il risultato congiunto di queste due forze, la grande liquidità liberata e la nulla redditività dei titoli di Stato, è che in questo primo mese la capitalizzazione delle Borse dei 19 paesi dell'eurozona è aumentata di 280 miliardi, che aggiunti agli 80 dei titoli di Stato, fanno una massa di 360 miliardi «creati» indirettamente dal «QE» in poche settimane. Dal lancio del «QE» la Borsa tedesca è salita in un mese del 7,13% e da gennaio, quando già i rumor sul piano Bce erano forti, ha guadagnato il 26,2%, miglior perfomance dell'Eurozona. Segue Piazza Affari, che dal lancio del «QE» in un mese è salita del 6,42% (+25,59% da inizio anno). In particolare le "Blue Chip" italiane, ossia delle azioni delle società ad alta capitalizzazione azionaria, classificate dal FTSE MIB, hanno realizzato utili trimestrali in crescita del 130%. Le Borse europee sono ai massimi degli ultimi sette anni. In realtà oggi le azioni offrono rendimenti molto più appetibili (per Piazza Affari siamo intorno al 2,9% nel 2014) dei tassi di interesse pagati dalle obbligazioni emesse dalle stesse aziende (per trovare rendimenti simili occorre andare su aziende molto più rischiose). D'altro lato la ripresa dei "fondamentali" che dovrebbe sorreggere tutto questo, ossia la produzione industriale, è ancora assente. I flebili segnali, dell'ordine di decimi di punto decimale, registrati recentemente in Italia sono del tutto insufficienti. Se tutto questo non è il preludio di una nuova "bolla", bolla sui mercati azionari che si somma a quella che si sta caricando sui titoli di Stato …

Tuttavia molti tutto questo non lo vedono o non lo temono, presupponendo che invece oggi il mercato dei titoli stia solo anticipando la ripresa che ci sarà a breve. Se questo film non lo avessimo già visto prima negli USA e poi in Giappone [4], potremmo invocare la nostra ignoranza storica, ma così non è. I mercati si muovono solo a seconda dell'intensità con cui viene somministrata la droga monetaria.

Andiamo ora invece a come ciò dovrebbe refluire sul finanziamento di quella che impropriamente si chiama "economia reale" per distinguerla da quella solo di carta di cui abbiamo parlato fin qui.

Meno del 10% del risparmio delle famiglie italiane (che è ancora una cifra rispettabilissima, pari a 3.848 miliardi, quasi doppia rispetto al debito pubblico) va a finanziare gli investimenti produttivi italiani tramite la Borsa, o perché molti fondi scelgono l'estero o perché scelgono investimenti meramente speculativi. D'altro lato negli ultimi anni, a causa della stretta creditizia, alle imprese italiane son venuti meno circa 100 miliardi di finanziamento. È vero che i finanziamenti alle imprese, dopo il crollo degli anni scorsi che li aveva portati dai 682 miliardi del 2008 ai 395 miliardi del 2014, hanno visto nel mese di marzo un incremento pari a quasi un terzo rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, anche grazie alla riduzione dei tassi; ma ancora i rimborsi dei vecchi prestiti superano l'emissione dei nuovi.

Cioè, è come se si volesse irrorare una pianta (dare finanziamento alle imprese produttive) che però ha attorno una corteccia (il sistema finanziario) che assorbe tutta l'acqua che cade dal cielo e non ne trasmette che in minima parte all'interno, perché trova più conveniente tenersela per sé. Più acqua si immette, più si gonfia la corteccia. Fuori metafora, poiché il sistema produttivo e il sistema finanziario non sono due capitalismi diversi, uno buono e uno cattivo, ma sono fusi insieme, come il fusto e la corteccia di un albero, si potrà avere un travaso dall'uno all'altro solo se ci sarà una convenienza dell'intero sistema, ossia quando torneranno maggiori i rendimenti sulle attività del primo settore rispetto al secondo.

La non comprensione di questa legge del capitalismo nella sua fase imperialistica porta a una conclusione errata, non sappiamo per ignoranza o malafede. Che si possa irrorare il fusto della pianta, aspettando che la corteccia prima o poi si decida a cedere il proprio "liquido".

La malafede ideologica dei responsabili del sistema capitalistico è evidente. Il loro scopo è drenare sempre più risorse al sistema tout-court, costituito dai monopoli. Drenare da tutto quello che si può: dai lavoratori, dai piccoli risparmiatori, risorse, beni, reti, servizi pubblici. L'inganno si può sintetizzare con "date più soldi ai ricchi, che prima o poi cadranno briciole più consistenti dalla loro tavola".

Ma tutta la pletora di "esperti", di coloro che "suggeriscono" al capitalismo ciò che esso dovrebbe fare per il "bene della nazione", dove la mettiamo? C'è chi si ostina a inventare "soluzioni" per "uscire dalla crisi", chi accusa il capitalismo di "miopia" per avere realizzato politiche che hanno provocato la "recessione". Non c'è dubbio che anche queste "teorie" [5] non fanno altro che portare acqua al mulino della borghesia, come ha sempre fatto l'opportunismo fin dalla sua nascita, e distogliere l'obiettivo delle lotte del proletariato ed evitare che questo si ponga alla testa di un vasto schieramento anticapitalista con precisi obiettivi rivoluzionari.

La borghesia non ha bisogno di "suggeritori", né la si può convincere ad assumere un "volto umano". Essa sa benissimo cosa fare per aumentare lo sfruttamento capitalistico.

«Colui che si accontenta di riconoscere la lotta delle classi non è ancora un marxista, e può darsi benissimo che egli non esca dai limiti del pensiero borghese e dalla politica borghese. Ridurre il marxismo alla dottrina della lotta delle classi, vuol dire mutilare il marxismo, deformarlo, ridurlo a ciò che la borghesia può accettare. Marxista è soltanto colui che estende il riconoscimento della lotta delle classi sino al riconoscimento della dittatura del proletariato. In questo consiste la differenza più profonda tra il marxista e il banale piccolo-borghese (e anche il grande).» (Lenin, Stato e Rivoluzione)


[1] "NATO e UE: due Organizzazioni Imperialiste Convergenti"

[2] Ricordiamo gli scandali scoppiati sulle accertate manipolazioni sui prezzi valutari e monetari avvenute in modo sistematico dal 2007 al 2012 e che sembra continuino ancora oggi. Del resto le sanzioni che sono state comminate agli operatori sono state risibili (si calcola 19 miliardi), rispetto ai danni e ai relativi profitti realizzati negli anni.

[3] «Basti pensare che nel 2013-14 il canale bancario [in Italia] ha piazzato ben 110 miliardi di fondi comuni, gestioni patrimoniali e polizze vita, sorpassando già nel 2013 la raccolta tramite depositi e obbligazioni bancarie. La tendenza è proseguita nel 2014 e la divaricazione è evidente in questi primi mesi del 2015» "I fondi comuni danni vantaggi a tutti?" di Paolo Zucca, Plus24 del Sole24Ore del 3 maggio 2015
«Con 3,1 miliardi di raccolta nel mese di marzo [2015] le reti di promotori hanno raggiunto un nuovo massimo mensile dal 2010» "A marzo la raccolta segna un massimo storico" di Lucilla Incorvati, ibidem

[4] http://ilpartitocomunista.it/2014/11/24/keynesismo-alla-giapponese-la-fine-dei-sogni/

[5] "… it is the Left's historical duty, at this particular juncture, to stabilise capitalism; to save European capitalism from itself and from the inane handlers of the Eurozone's inevitable crisis." "Il compito storico della Sinistra, in questa particolare congiuntura, è stabilizzare il capitalismo; salvare [proteggere?, NdT] il capitalismo europeo da se stesso e dagli inani manovratori della inevitabile crisi dell'eurozona" Confessions Of An Erratic Marxist In The Midst Of A Repugnant European Crisis, Maggio 2013, "6° Subversive Festival", Zagreb, di Yanis Varoufakis, l'attuale ministro dell'economia del governo Tsipras. Ritrovabile su: www.yanisvaroufakis.eu


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