www.resistenze.org - osservatorio - europa - politica e società - 11-05-04

Documento – Appello per la stesura della carta magna del cittadino europeo


Aspettare un futuro che è già passato ?

Diverse scuole di pensiero affermano che l’epoca della modernità è finita.
Triste quindi è la condizione di quel popolo che tuttora l’attende, ma ancor più triste è la condizione del popolo italiano che, dopo aver avviato l’epoca moderna, non ha goduto dei suoi frutti più recenti e maturi (ad esempio di una forma progredita di stato sociale). 

Il filosofo tedesco F. W. J. Schelling nelle sue considerazioni filosofiche su Dante afferma: “Dante sta come sommo sacerdote ed inaugura solennemente tutta l’arte dell’età moderna.” E’ un piacere ricordare il nostro sommo poeta in questo grottesco spettacolo dell’oggi. Chiunque ha avuto a cuore la modernità gli è riconoscente e a questo spirito grande e severo si rivolge con affetto. Non è un caso che Marx lo cita spesso, rivolgendosi a lui come ad un maestro e non nasconde di subirne il fascino.

A conclusione della prefazione alla prima edizione della storica fatica del I° libro del Capitale termina: “Sarà per me benvenuto ogni giudizio di critica scientifica. Per quanto riguarda i pregiudizi della cosiddetta opinione pubblica, alla quale non ho fatto mai concessioni, per me vale sempre il motto del grande fiorentino “Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!”
Era un omaggio dovuto a Dante da parte di chi si apprestava a dare alle stampe un’opera destinata ad orientare i grandi eventi della storia successiva, un’opera, quella del Capitale, che decretava dopo cinque secoli la fine della modernità e il passaggio ad una nuova epoca.

Se l’Inferno era un elemento ontologico dell’era moderna evocato dalle forze reazionarie che contrastavano l’umanesimo rivoluzionario, Marx indicava nel Comunismo la società dove esso non avrebbe più avuto la possibilità di riproporsi. Ancora nel XX secolo, quando tutti gli spazi della modernità sono occupati dall’impetuoso protagonismo del movimento operaio, le forze della reazione provocano puntualmente l’inferno: l’ultimo quello della loro dannazione. Ma a differenza del passato, la reazione è costretta ora a sussumere, o meglio, a raccattare i simboli dell’antichità: saluto romano, fasci littori, Duce, III Reich e Impero. Fantasmi caricaturali e tristemente feroci che danno fuoco alle polveri. Protagonisti e personaggi grotteschi abitano questo Inferno, personalità di seconda tacca come Hitler, Mussolini, Franco e altri comprimari, anche Churcill in compagnia di Rooswelt che praticavano l’attendismo con la speranza che l’Inferno scatenato, potesse mettere al rogo il movimento operaio internazionale e in primo luogo l’Unione Sovietica. Il mostro grottesco fu vinto, grazie alla classe operaia e al paese dove quest’ultima aveva conquistato il potere politico.

Ma quale impero! Con la fine della modernità non s’instaura alcun Impero!
Come non ascoltare un altro grande dell’era moderna, Shakespeare che in modo profetico raffigura RiccardoIII che, spinto alla disperazione, nel tumulto della battaglia ormai persa lancia il grido disperato: “Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!”

A Yalta, intorno al tavolo della pace, non sedeva nessun aspirante imperatore, c’erano due rappresentanti delle cosiddette democrazie borghesi che agitavano tra le mani i loro cilindri, e un terzo, dirigente riconosciuto e rispettato del movimento operaio internazionale, Giuseppe Stalin con un matitone rosso nella mano e alcun cilindro!

Il movimento operaio, dopo esser stato l’artefice principale della sconfitta della controrivoluzione, ci lascia in eredità l’ultimo frutto dell’era moderna: lo Stato sociale più o meno diffuso in Europa e in altre importanti zone del mondo. L’implosione ai giorni d’oggi d’alcuni capisaldi del socialismo, fa parte delle scaramucce della storia dovute a classi dirigenti liquidazioniste e burocratiche. D’altronde, alle implosioni non è seguito niente di nuovo, ma la solita arretratezza fatta di miseria, mafia e violenza sociale.

L’integrazione europea.

Abbiamo sotto gli occhi l’avvio del processo d’integrazione politica, sociale ed economica dell’Europa.  E’ una partita tutta aperta e ancora da giocare. L’Italia, pur essendo uno dei paesi fondatori, manifesta un’evidente anomalia e una sua negativa specificità. Nel nostro paese lo stato sociale è stato realizzato solo per un quarto rispetto agli stati più avanzati d’Europa, abbiamo un deficit di modernità che ha permesso ad una figura astorica quale è quella dell’imprenditore, di impossessarsi del potere politico. Dal suo cilindro, questa grottesca figura, tira fuori la scatola magica e affida la sua fortuna alla cosiddetta opinione pubblica. Questa figura uscita dalla demenziale scuola americana del Marketing, che crede nell’onnipotenza dell’immagine, sarà ben presto buttata nella pattumiera della storia. Un gran pernacchione accompagnerà la sua uscita di scena e quella dell’azzurro carrozzone dei suoi leccaculo.

Andiamo avanti! Affrettiamoci! Abbandoniamo la stazione, smettiamo d’attendere il treno che è già passato!
Al molo, tutti al molo! E’ arrivato il momento di traghettare.
Dove? Dove? Da Genova? Da Marsiglia? Da Lisbona? Da Barcellona? Dal Pireo? Da Amburgo? Da Leningrado? Andremo in quel porto che meglio si sarà attrezzato per accogliere la nave più grande e più bella che la potenza dionisiaca del lavoro, evocata dalla modernità specie nella sua ultima fase abbia mai potuto costruire. Capitalisti, banchieri, lobbisti, faccendieri, trafficanti di droga, mafiosi, parassiti tutti, sia ben chiaro che noi non traghetteremo con una carretta arruginita del mare, stipati fino all’inverosimile come anime infernali, per farci affondare cinicamente da voi. Noi rivoluzionari vi lasceremo confinati nel passato, curate i vostri capitali: metteteli a letto di buon’ora, di tanto in tanto misurategli la febbre, dategli il biberon quattro volte al giorno e vedete se riusciranno a crescere! Basta! Il nostro lavoro non valorizzerà più il vostro capitale.

Il nostro sguardo e’ rivolto all’Europa.

Nel panorama geopolitico solo il “vecchio continente”, costretto da contraddizioni interimperialistiche, sta operando trasformazioni sostanziali. Nel processo avviato ci saranno forze che spingeranno per un arretramento e forze rivoluzionarie, che come sempre, cercheranno di occupare gli spazi di una situazione in movimento. In quest’Europa le forze del lavoro hanno storicamente inciso e hanno imposto lo Stato sociale, una condizione dignitosa, civile del movimento operaio e delle popolazioni in genere. Qui non valgono solo le ragioni del capitale, i lavoratori fanno valere istituzionalmente e politicamente anche le loro ragioni. L’integrazione europea in atto, offre alle forze rivoluzionare una grande occasione storica di intervenire nel processo e di dirigerlo. Ce la farà il capitale finanziario a demolire lo Stato sociale? Questo è l’obiettivo di tutti i reazionari. Sapranno le masse europee resistere e difendere le conquiste della modernità e nello stesso tempo porre obiettivi via via sempre più radicali? Certamente il proletariato internazionale e le masse proletarizzate del mondo guarderanno con speranza ai rivoluzionari europei, sui quali in un futuro ormai prossimo graverà una responsabilità storica.

Bisogna far presto!

La globalizzazione - facciamo chiarezza sul termine - è un processo che tende a piegare e annullare qualsiasi autonomia operaia o resistenza in genere dovuta a differenze culturali, sociali, di razza, per instaurare un dominio assoluto del capitale a livello globale. Nel mondo già da ora vediamo eroiche resistenze a questo processo sciagurato, ma i rivoluzionari europei devono prendere coscienza che sul loro terreno si gioca la partita decisiva. Bisogna aver chiaro un principio: se il capitalismo sfonda le linee della resistenza e vince, tutto il mondo non continuerà a vivere secondo rapporti capitalistici imposti a livello globale, ma andremo diretti alla distruzione della natura e dell’uomo, cioè alla catastrofe! Non abbiamo tempo, se ne avvertono già ora i primi sintomi, l’inizio della fine è sempre discreto.

La forma potere della globalizzazione.

Se si parla con i giovani in Italia e in Europa, si avverte immediatamente che hanno una totale sfiducia nella lotta condotta con i mezzi che la politica “tradizionale” gli offre. Hanno chiaro che il potere ha assunto, particolarmente in occidente, una forma d’organizzazione segreta, extraterritoriale, illegale che esercita il suo dominio con metodi mafiosi e terroristici, che non risponde a nessuno se non a se stesso.

Hanno ragione! Solo chi subisce il dogma della democrazia borghese può stupirsi. La natura del potere del capitale ha avuto sempre un carattere dittatoriale anche se occultato.
Ma andiamo più a fondo: qual è la forma potere che questa sorta di “Cupola” si dà a livello istituzionale e quindi politico nei vari Stati coinvolti dal processo di globalizzazione? E’ la politica dell’alternanza.

Non abbiamo scampo! Ad ogni scadenza elettorale si è costretti a scegliere tra due schieramenti che comunque remano contro le nuove aspirazioni e i nuovi bisogni delle masse in questa determinata epoca storica.

La reazione, come si è scritto, è stata costretta ad assumere i simboli dell’antichità. Sulla banconota più diffusa al mondo, quella di 1 dollaro, c’è un logo oscuro e inquietante: una piramide tronca il cui vertice separato ha al centro un occhio spione e indagatore. Un chiaro simbolo massonico, di società segreta.
“Quelli afferrar l’acuto palo, e in mezzo
  Dell’occhio il conficcaro;.....................
  L’occhio intorno al troncon cigola e frigge”
I “Nessuno” del mondo, ispirati dal grande Omero, già affilano la punta del tronco, per conficcarla rovente nell’occhio del dollaro e accecare il Mostro che vuole distruggere l’uomo e la natura.

La Carta Magna del cittadino europeo.

Dobbiamo con tutti i mezzi evitare che la globalizzazione si compi. In Europa i rappresentanti del capitale finanziario e non solo, in combutta con l’apparato statale-militare statunitense, quello che guida la globalizzazione, tentano di convogliare l’integrazione europea in un processo d’adeguamento subordinato ai sogni imperiali degli Stati Uniti. E’ un progetto ambizioso in un’Europa, dove il movimento operaio storicamente ha inciso in profondità. Questa è una zona del mondo in oggettiva trasformazione, le contraddizioni non mancheranno di manifestarsi, si apriranno dei varchi: bisogna subito occuparli.

C’è ricchezza di movimenti, organizzazioni, associazioni, leghe, sindacati di base che aspirano al cambiamento. Bisogna tentare di unificarle con un programma indipendente, che ponga degli obiettivi che le forze della reazione, per loro natura arretrate, non possono in alcun modo gestire. In ultima analisi un programma che favorisca la nascita e la formazione di gruppi dirigenti assolutamente indipendenti. Si fà appello a tutti i movimenti che operano in Europa: occorre stilare una carta magna del cittadino europeo, essere protagonisti nel processo d’integrazione per affermare con forza che il lavoro è l’unica potenza creativa insieme alla natura.

Le forze del lavoro, la stragrande maggioranza degli intellettuali, delle donne, dei movimenti che lottano per la pace, per la natura, tutti i rivoluzionari, in Europa hanno orrore del “modello americano” così come lo ebbero del nazismo e del fascismo. Sono inoltre coscienti che non possono assolutamente affidare le proprie sorti ad un capitalismo domestico europeo, che vuole ritagliarsi un ruolo imperiale a colpi di privatizzazioni e tagli sempre più devastanti allo stato sociale. Le masse europee, con i movimenti che le animano, in collegamento con tutti coloro che a livello globale lottano contro il modello americano certamente si opporranno e sapranno sconfiggere le forze della reazione.

Nel processo d’integrazione europea di cui deve far parte anche la Russia, dobbiamo portare avanti la parola d’ordine della necessità storica di distruggere il potere delle multinazionali, specialmente nei settori dell’alimentazione umana e animale, della produzione agricola, della grande industria, della ricerca scientifica, dell’energia, delle comunicazioni, dei farmaci, dei trasporti. Bandire la disoccupazione, coscienti che il lavoro, una volta liberato dalle catene dei rapporti capitalistici, non si riconosce in nessun mercato. Portare avanti la parola d’ordine della necessità di rivoluzionare il sistema dell’istruzione per favorire un inserimento precoce nell’attività lavorativa. Diminuire drasticamente l’orario di lavoro a tre o quattro ore, non porre limiti d’età alla possibilità di accedere all’istruzione di grado sempre più elevato o specialistico.

Siamo per la mobilità del lavoro, specialmente quella verticale, legata all’età; perchè si possa studiare e lavorare contemporaneamente e farla finita con la scissione tra teoria e pratica, perchè le pensioni non siano più un problema! Soltanto per il capitalismo miserabile possono esserlo. Aborrire la guerra! Lavorare per la pace promuovendo rapporti equi e solidali con il sud del mondo, condannare e fermare l’attacco violento che l’imperialismo americano porta a tutto il mondo islamico, appoggiare la formazione dello stato palestinese.

La mobilitazione

Stiliamo dunque la Carta Magna del cittadino europeo, facciamola circolare come un manifesto per l’Europa tutta, attracchiamo con la nostra nave ai moli dei nostri porti dove, accolti dai movimenti di lotta no global di Francia, Portogallo, Spagna, Inghilterra, Germania,  Russia, Italia,  Grecia e dell’Europa intera, consegneremo questa bandiera di indipendenza e unità nel percorso rivoluzionario oltre la modernità!

Michele Trocini