Documento – Appello per la stesura della carta magna del cittadino europeo
Aspettare un futuro che è già passato ?
Diverse scuole di pensiero affermano che l’epoca della
modernità è finita.
Triste quindi è la condizione di quel popolo che tuttora l’attende, ma ancor
più triste è la condizione del popolo italiano che, dopo aver avviato l’epoca
moderna, non ha goduto dei suoi frutti più recenti e maturi (ad esempio di una
forma progredita di stato sociale).
Il filosofo tedesco F. W. J. Schelling nelle sue considerazioni filosofiche su
Dante afferma: “Dante sta come sommo sacerdote ed inaugura solennemente tutta
l’arte dell’età moderna.” E’ un piacere ricordare il nostro sommo poeta in
questo grottesco spettacolo dell’oggi. Chiunque ha avuto a cuore la modernità
gli è riconoscente e a questo spirito grande e severo si rivolge con affetto.
Non è un caso che Marx lo cita spesso, rivolgendosi a lui come ad un maestro e
non nasconde di subirne il fascino.
A conclusione della prefazione alla prima edizione della storica fatica del I°
libro del Capitale termina: “Sarà per me benvenuto ogni giudizio di critica
scientifica. Per quanto riguarda i pregiudizi della cosiddetta opinione
pubblica, alla quale non ho fatto mai concessioni, per me vale sempre il motto
del grande fiorentino “Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!”
Era un omaggio dovuto a Dante da parte di chi si apprestava a dare alle stampe
un’opera destinata ad orientare i grandi eventi della storia successiva,
un’opera, quella del Capitale, che decretava dopo cinque secoli la fine della
modernità e il passaggio ad una nuova epoca.
Se l’Inferno era un elemento ontologico dell’era moderna evocato dalle forze
reazionarie che contrastavano l’umanesimo rivoluzionario, Marx indicava nel
Comunismo la società dove esso non avrebbe più avuto la possibilità di
riproporsi. Ancora nel XX secolo, quando tutti gli spazi della modernità sono
occupati dall’impetuoso protagonismo del movimento operaio, le forze della
reazione provocano puntualmente l’inferno: l’ultimo quello della loro
dannazione. Ma a differenza del passato, la reazione è costretta ora a
sussumere, o meglio, a raccattare i simboli dell’antichità: saluto romano,
fasci littori, Duce, III Reich e Impero. Fantasmi caricaturali e tristemente
feroci che danno fuoco alle polveri. Protagonisti e personaggi grotteschi
abitano questo Inferno, personalità di seconda tacca come Hitler, Mussolini,
Franco e altri comprimari, anche Churcill in compagnia di Rooswelt che
praticavano l’attendismo con la speranza che l’Inferno scatenato, potesse
mettere al rogo il movimento operaio internazionale e in primo luogo l’Unione
Sovietica. Il mostro grottesco fu vinto, grazie alla classe operaia e al paese
dove quest’ultima aveva conquistato il potere politico.
Ma quale
impero! Con la fine della modernità non s’instaura alcun Impero!
Come non ascoltare un altro grande dell’era moderna, Shakespeare che in modo
profetico raffigura RiccardoIII che, spinto alla disperazione, nel tumulto
della battaglia ormai persa lancia il grido disperato: “Un cavallo, un cavallo,
il mio regno per un cavallo!”
A Yalta, intorno al tavolo della pace, non sedeva nessun aspirante imperatore,
c’erano due rappresentanti delle cosiddette democrazie borghesi che agitavano
tra le mani i loro cilindri, e un terzo, dirigente riconosciuto e rispettato
del movimento operaio internazionale, Giuseppe Stalin con un matitone rosso
nella mano e alcun cilindro!
Il movimento operaio, dopo esser stato l’artefice principale della sconfitta
della controrivoluzione, ci lascia in eredità l’ultimo frutto dell’era moderna:
lo Stato sociale più o meno diffuso in Europa e in altre importanti zone del
mondo. L’implosione ai giorni d’oggi d’alcuni capisaldi del socialismo, fa
parte delle scaramucce della storia dovute a classi dirigenti liquidazioniste e
burocratiche. D’altronde, alle implosioni non è seguito niente di nuovo, ma la
solita arretratezza fatta di miseria, mafia e violenza sociale.
L’integrazione
europea.
Abbiamo sotto gli occhi l’avvio del processo d’integrazione politica,
sociale ed economica dell’Europa. E’
una partita tutta aperta e ancora da giocare. L’Italia, pur essendo uno dei
paesi fondatori, manifesta un’evidente anomalia e una sua negativa specificità.
Nel nostro paese lo stato sociale è stato realizzato solo per un quarto
rispetto agli stati più avanzati d’Europa, abbiamo un deficit di modernità che
ha permesso ad una figura astorica quale è quella dell’imprenditore, di
impossessarsi del potere politico. Dal suo cilindro, questa grottesca figura,
tira fuori la scatola magica e affida la sua fortuna alla cosiddetta opinione
pubblica. Questa figura uscita dalla demenziale scuola americana del Marketing,
che crede nell’onnipotenza dell’immagine, sarà ben presto buttata nella
pattumiera della storia. Un gran pernacchione accompagnerà la sua uscita di
scena e quella dell’azzurro carrozzone dei suoi leccaculo.
Andiamo avanti! Affrettiamoci! Abbandoniamo la stazione, smettiamo d’attendere
il treno che è già passato!
Al molo, tutti al molo! E’ arrivato il momento di traghettare.
Dove? Dove? Da Genova? Da Marsiglia? Da Lisbona? Da Barcellona? Dal Pireo? Da
Amburgo? Da Leningrado? Andremo in quel porto che meglio si sarà attrezzato per
accogliere la nave più grande e più bella che la potenza dionisiaca del lavoro,
evocata dalla modernità specie nella sua ultima fase abbia mai potuto
costruire. Capitalisti, banchieri, lobbisti, faccendieri, trafficanti di droga,
mafiosi, parassiti tutti, sia ben chiaro che noi non traghetteremo con una
carretta arruginita del mare, stipati fino all’inverosimile come anime
infernali, per farci affondare cinicamente da voi. Noi rivoluzionari vi
lasceremo confinati nel passato, curate i vostri capitali: metteteli a letto di
buon’ora, di tanto in tanto misurategli la febbre, dategli il biberon quattro
volte al giorno e vedete se riusciranno a crescere! Basta! Il nostro lavoro non
valorizzerà più il vostro capitale.
Il nostro sguardo e’ rivolto all’Europa.
Nel panorama geopolitico solo il “vecchio continente”, costretto da
contraddizioni interimperialistiche, sta operando trasformazioni sostanziali.
Nel processo avviato ci saranno forze che spingeranno per un arretramento e
forze rivoluzionarie, che come sempre, cercheranno di occupare gli spazi di una
situazione in movimento. In quest’Europa le forze del lavoro hanno storicamente
inciso e hanno imposto lo Stato sociale, una condizione dignitosa, civile del
movimento operaio e delle popolazioni in genere. Qui non valgono solo le
ragioni del capitale, i lavoratori fanno valere istituzionalmente e
politicamente anche le loro ragioni. L’integrazione europea in atto, offre alle
forze rivoluzionare una grande occasione storica di intervenire nel processo e
di dirigerlo. Ce la farà il capitale finanziario a demolire lo Stato sociale?
Questo è l’obiettivo di tutti i reazionari. Sapranno le masse europee resistere
e difendere le conquiste della modernità e nello stesso tempo porre obiettivi
via via sempre più radicali? Certamente il proletariato internazionale e le
masse proletarizzate del mondo guarderanno con speranza ai rivoluzionari
europei, sui quali in un futuro ormai prossimo graverà una responsabilità
storica.
Bisogna far presto!
La globalizzazione - facciamo chiarezza sul termine - è un processo che tende a
piegare e annullare qualsiasi autonomia operaia o resistenza in genere dovuta a
differenze culturali, sociali, di razza, per instaurare un dominio assoluto del
capitale a livello globale. Nel mondo già da ora vediamo eroiche resistenze a
questo processo sciagurato, ma i rivoluzionari europei devono prendere
coscienza che sul loro terreno si gioca la partita decisiva. Bisogna aver
chiaro un principio: se il capitalismo sfonda le linee della resistenza e
vince, tutto il mondo non continuerà a vivere secondo rapporti capitalistici
imposti a livello globale, ma andremo diretti alla distruzione della natura e
dell’uomo, cioè alla catastrofe! Non abbiamo tempo, se ne avvertono già ora i
primi sintomi, l’inizio della fine è sempre discreto.
La forma
potere della globalizzazione.
Se si parla con i giovani in Italia e in Europa, si avverte
immediatamente che hanno una totale sfiducia nella lotta condotta con i mezzi
che la politica “tradizionale” gli offre. Hanno chiaro che il potere ha
assunto, particolarmente in occidente, una forma d’organizzazione segreta,
extraterritoriale, illegale che esercita il suo dominio con metodi mafiosi e
terroristici, che non risponde a nessuno se non a se stesso.
Hanno ragione! Solo chi subisce il dogma della democrazia borghese può
stupirsi. La natura del potere del capitale ha avuto sempre un carattere
dittatoriale anche se occultato.
Ma andiamo più a fondo: qual è la forma potere che questa sorta di “Cupola” si
dà a livello istituzionale e quindi politico nei vari Stati coinvolti dal
processo di globalizzazione? E’ la politica dell’alternanza.
Non abbiamo scampo! Ad ogni scadenza elettorale si è costretti a scegliere tra
due schieramenti che comunque remano contro le nuove aspirazioni e i nuovi
bisogni delle masse in questa determinata epoca storica.
La reazione, come si è scritto, è stata costretta ad assumere i simboli
dell’antichità. Sulla banconota più diffusa al mondo, quella di 1 dollaro, c’è
un logo oscuro e inquietante: una piramide tronca il cui vertice separato ha al
centro un occhio spione e indagatore. Un chiaro simbolo massonico, di società
segreta.
“Quelli afferrar l’acuto palo, e in mezzo
Dell’occhio il
conficcaro;.....................
L’occhio intorno al troncon cigola e
frigge”
I “Nessuno” del mondo, ispirati dal grande Omero, già affilano la punta del
tronco, per conficcarla rovente nell’occhio del dollaro e accecare il Mostro
che vuole distruggere l’uomo e la natura.
La Carta
Magna del cittadino europeo.
Dobbiamo con tutti i mezzi evitare che la globalizzazione si compi.
In Europa i rappresentanti del capitale finanziario e non solo, in combutta con
l’apparato statale-militare statunitense, quello che guida la globalizzazione,
tentano di convogliare l’integrazione europea in un processo d’adeguamento
subordinato ai sogni imperiali degli Stati Uniti. E’ un progetto ambizioso in
un’Europa, dove il movimento operaio storicamente ha inciso in profondità.
Questa è una zona del mondo in oggettiva trasformazione, le contraddizioni non
mancheranno di manifestarsi, si apriranno dei varchi: bisogna subito occuparli.
C’è ricchezza di movimenti, organizzazioni, associazioni, leghe, sindacati di
base che aspirano al cambiamento. Bisogna tentare di unificarle con un
programma indipendente, che ponga degli obiettivi che le forze della reazione,
per loro natura arretrate, non possono in alcun modo gestire. In ultima analisi
un programma che favorisca la nascita e la formazione di gruppi dirigenti
assolutamente indipendenti. Si fà appello a tutti i movimenti che operano in
Europa: occorre stilare una carta magna del cittadino europeo, essere
protagonisti nel processo d’integrazione per affermare con forza che il lavoro
è l’unica potenza creativa insieme alla natura.
Le forze del lavoro, la stragrande maggioranza degli intellettuali, delle
donne, dei movimenti che lottano per la pace, per la natura, tutti i
rivoluzionari, in Europa hanno orrore del “modello americano” così come lo
ebbero del nazismo e del fascismo. Sono inoltre coscienti che non possono
assolutamente affidare le proprie sorti ad un capitalismo domestico europeo,
che vuole ritagliarsi un ruolo imperiale a colpi di privatizzazioni e tagli
sempre più devastanti allo stato sociale. Le masse europee, con i movimenti che
le animano, in collegamento con tutti coloro che a livello globale lottano
contro il modello americano certamente si opporranno e sapranno sconfiggere le
forze della reazione.
Nel processo d’integrazione europea di cui deve far parte anche la Russia,
dobbiamo portare avanti la parola d’ordine della necessità storica di
distruggere il potere delle multinazionali, specialmente nei settori
dell’alimentazione umana e animale, della produzione agricola, della grande
industria, della ricerca scientifica, dell’energia, delle comunicazioni, dei
farmaci, dei trasporti. Bandire la disoccupazione, coscienti che il lavoro, una
volta liberato dalle catene dei rapporti capitalistici, non si riconosce in
nessun mercato. Portare avanti la parola d’ordine della necessità di
rivoluzionare il sistema dell’istruzione per favorire un inserimento precoce nell’attività
lavorativa. Diminuire drasticamente l’orario di lavoro a tre o quattro ore, non
porre limiti d’età alla possibilità di accedere all’istruzione di grado sempre
più elevato o specialistico.
Siamo per la mobilità del lavoro, specialmente quella verticale, legata
all’età; perchè si possa studiare e lavorare contemporaneamente e farla finita
con la scissione tra teoria e pratica, perchè le pensioni non siano più un
problema! Soltanto per il capitalismo miserabile possono esserlo. Aborrire la
guerra! Lavorare per la pace promuovendo rapporti equi e solidali con il sud
del mondo, condannare e fermare l’attacco violento che l’imperialismo americano
porta a tutto il mondo islamico, appoggiare la formazione dello stato
palestinese.
La mobilitazione
Stiliamo dunque la Carta Magna del cittadino europeo, facciamola circolare come
un manifesto per l’Europa tutta, attracchiamo con la nostra nave ai moli dei
nostri porti dove, accolti dai movimenti di lotta no global di Francia,
Portogallo, Spagna, Inghilterra, Germania,
Russia, Italia, Grecia e
dell’Europa intera, consegneremo questa bandiera di indipendenza e unità nel
percorso rivoluzionario oltre la modernità!
Michele Trocini