fonte http://www.rebelion.org/ue/040513pie.htm
traduzione dallo spagnolo di FR
Partito della Sinistra Europea
Nasce il PIE dell'Unione Europea
Juanjo Llorente, Jorge Llácer, Leonor Gil da “Rebelión” - 13 maggio 2004
L'Unione Europea, recentemente ampliata a 25 paesi e con l'aspettativa di una
pronta approvazione di un “trattato costituzionale” si avvale già di un nuovo
appoggio.
Lo scorso
9 maggio si è svolta a Roma la fondazione del partito “europeo” della Sinistra,
Partito della Sinistra Europea - PIE, un partito voluto dalle cupole dirigenti
dei PC dell'Italia, della Francia e della Germania e che raggruppa 16
formazioni “a latere”, inclusi IU e PCE spagnoli, con presidente generale
Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione Comunista in Italia.
La fondazione del PIE presuppone si sia raggiunto l’apice di un
processo iniziato più di un anno fa, coinciso anche con le intense manovre
diplomatiche realizzate da Bruxelles per disporre quanto prima di un “trattato
costituzionale” europeo. Coincidenza che non ha niente di casuale, come vedremo
ora, dato che traspare una convergenza di obiettivi ed interessi esemplare
dell’ultima evoluzione che stiamo vivendo in Europa che dal “pensiero unico” va
alla “politica unica” dei dirigenti dei principali partiti e sindacati
istituzionali.
Così, la brutta copia del “trattato costituzionale europeo”, insieme con una
”riconduzione” (leggi smantellamento), della sovranità dei paesi e della
democrazia rappresentativa (per esempio, si priva il futuro parlamento europeo
di capacità di iniziativa legislativa, in beneficio della Commissione Europea
integrata da alti rappresentanti politici “liberati” di responsabilità davanti
ai loro paesi ed organizzazioni di origine), postula anche una nuova figura: i
partiti di ambito europeo, diretti a “contribuire alla formazione della
coscienza politica europea e all'espressione della volontà dei cittadini
dell'Unione” (art. 1- 45.1).
Si tratta, dunque, di una
caratterizzazione dei partiti che non suolo mette in discussione queste
organizzazioni come legittimi rappresentanti degli interessi in conflitto delle
classi sociali in ogni paese, ma impone anche un drastico taglio delle libertà
democratiche, molto in linea con la recente esperienza spagnola e portoghese in
tal senso. Perché dall'approvazione, nel 2002, della legge sui partiti col
consenso delle principali forze parlamentari, nel nostro paese si arriva già a
proibire e a perseguire chi metta in discussione la Monarchia o difenda il
diritto all'autodeterminazione dei paesi.
Questa configurazione del PIE come
cinghia di trasmissione delle istituzioni europee e contro le organizzazioni di
classe indipendenti delle istituzioni del capitale e delle multinazionali
risulta palese perfino nel suo manifesto fondante. Un testo certo molto
schietto dove, insieme alla retorica altromondista abituale, s’introducono due
elementi significativi. In primo luogo, la declamazione di intenzioni espressa
letteralmente: “Vogliamo agire in modo che le istituzioni elette, il Parlamento
Europeo ed i Parlamenti nazionali, ed i comitati rappresentativi, l'Economico e
Sociale e quello delle Regioni, abbiano più poteri di azione e controllo.”
Ed in questa stessa linea si dice anche più avanti: “Faremo sì che il Comitato
delle Regioni ed il Comitato Economico e Sociale si convertano in organi
istituzionali basilari della politica democratica e regionale nell'UE,
partecipando alla presa di decisioni delle istituzioni europee.”
In secondo luogo, richiama l'attenzione questa vocazione manifesta di
“servizio” alle istituzioni europee del capitale e della guerra,
quest’interesse per legittimarli, è accompagnato da un'assunzione implicita
della “costituzione europea.” Tant’è vero che l’unica cosa che dice il Manifesto
fondativo del PIE al riguardo è: “Oggi, indipendentemente da quella che possa
essere la nostra opinione globale sul Trattato Costituzionale in discussione,
c’è da opporsi al dettato dei grandi poteri.”
In somma, tutto fa capire che il neo
PIE è un partito della Commissione Europea, come già denunciarono mesi fa i
compagni del Partito Comunista Greco, gli stessi che ora Bertinotti - nello
stesso discorso inaugurale del PIE - cerca di screditare chiamandoli
“stalinisti”, insieme ai portoghesi e ai belgi che rifiutano il PIE.
Ma la “prova del nove” sulla
natura e reali funzioni di questo nuovo partito le dimostra quell'articolo 6
degli statuti fondanti, l'altro documento scritto su cui conta per adesso
questo ente, e dove si stabilisce che potranno fare parte della stessa
compagine politica, previa ammissione e periodo “sperimentale ” di prova,
quelle "… organizzazioni politiche che sono state motivate ed agiscono
secondo le direttrici fissate nel Regolamento del Parlamento Europeo e del
Consiglio dell'UE sullo statuto ed il finanziamento dei partiti politici a
livello europeo."
La subordinazione ed il
servilismo all'Europa del capitale e della guerra sono, dunque, complete,
perfino nella sigla ("P.I.E".).
Si è creato un nuovo partito senza un programma e discorso politico definiti,
senza alternative concrete all'offensiva neoliberale in corso, e che inoltre,
in partenza, sottomette la sua sovranità ed indipendenza organiche al giudizio
delle istituzioni europee che dice di volere cambiare, per quanto possibile e
mediante la “innovazione”, a quanto fa capire.
Si ricordino, a questo proposito, le famose “15 tesi per una sinistra di
alternativa” che Bertinotti diffuse tempo fa e nelle quali postulava un “nuovo”
individuo politico, un “nuovo” movimento operaio ed una “nuova” Europa.
Teorizzazioni che rispondono alla consumata arguzia di deviare l'attenzione
dalla “vecchia” lotta di classe realmente esistente e dal “vecchio”
imperialismo che minaccia il nostro continente con la liquidazione dei diritti conquistati
dalla classe operaia, e con lo smantellamento delle cornici nazionali di
sovranità ed il fallimento delle organizzazioni di classe che resistono.
Vedere in
http://www.informacionobrera.org/rc/bertin.html