www.resistenze.org - osservatorio - europa - politica e società - 19-05-04

fonte http://www.rebelion.org/ue/040513pie.htm
traduzione dallo spagnolo di FR

Partito della Sinistra Europea

Nasce il PIE dell'Unione Europea


Juanjo Llorente, Jorge Llácer, Leonor Gil da “Rebelión” - 13 maggio 2004

L'Unione Europea, recentemente ampliata a 25 paesi e con l'aspettativa di una pronta approvazione di un “trattato costituzionale” si avvale già di un nuovo appoggio.

Lo scorso 9 maggio si è svolta a Roma la fondazione del partito “europeo” della Sinistra, Partito della Sinistra Europea - PIE, un partito voluto dalle cupole dirigenti dei PC dell'Italia, della Francia e della Germania e che raggruppa 16 formazioni “a latere”, inclusi IU e PCE spagnoli, con presidente generale Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione Comunista in Italia.

La fondazione del PIE presuppone si sia raggiunto l’apice di un processo iniziato più di un anno fa, coinciso anche con le intense manovre diplomatiche realizzate da Bruxelles per disporre quanto prima di un “trattato costituzionale” europeo. Coincidenza che non ha niente di casuale, come vedremo ora, dato che traspare una convergenza di obiettivi ed interessi esemplare dell’ultima evoluzione che stiamo vivendo in Europa che dal “pensiero unico” va alla “politica unica” dei dirigenti dei principali partiti e sindacati istituzionali.

Così, la brutta copia del “trattato costituzionale europeo”, insieme con una ”riconduzione” (leggi smantellamento), della sovranità dei paesi e della democrazia rappresentativa (per esempio, si priva il futuro parlamento europeo di capacità di iniziativa legislativa, in beneficio della Commissione Europea integrata da alti rappresentanti politici “liberati” di responsabilità davanti ai loro paesi ed organizzazioni di origine), postula anche una nuova figura: i partiti di ambito europeo, diretti a “contribuire alla formazione della coscienza politica europea e all'espressione della volontà dei cittadini dell'Unione” (art. 1- 45.1).

Si tratta, dunque, di una caratterizzazione dei partiti che non suolo mette in discussione queste organizzazioni come legittimi rappresentanti degli interessi in conflitto delle classi sociali in ogni paese, ma impone anche un drastico taglio delle libertà democratiche, molto in linea con la recente esperienza spagnola e portoghese in tal senso. Perché dall'approvazione, nel 2002, della legge sui partiti col consenso delle principali forze parlamentari, nel nostro paese si arriva già a proibire e a perseguire chi metta in discussione la Monarchia o difenda il diritto all'autodeterminazione dei paesi.

Questa configurazione del PIE come cinghia di trasmissione delle istituzioni europee e contro le organizzazioni di classe indipendenti delle istituzioni del capitale e delle multinazionali risulta palese perfino nel suo manifesto fondante. Un testo certo molto schietto dove, insieme alla retorica altromondista abituale, s’introducono due elementi significativi. In primo luogo, la declamazione di intenzioni espressa letteralmente: “Vogliamo agire in modo che le istituzioni elette, il Parlamento Europeo ed i Parlamenti nazionali, ed i comitati rappresentativi, l'Economico e Sociale e quello delle Regioni, abbiano più poteri di azione e controllo.”

Ed in questa stessa linea si dice anche più avanti: “Faremo sì che il Comitato delle Regioni ed il Comitato Economico e Sociale si convertano in organi istituzionali basilari della politica democratica e regionale nell'UE, partecipando alla presa di decisioni delle istituzioni europee.”
In secondo luogo, richiama l'attenzione questa vocazione manifesta di “servizio” alle istituzioni europee del capitale e della guerra, quest’interesse per legittimarli, è accompagnato da un'assunzione implicita della “costituzione europea.” Tant’è vero che l’unica cosa che dice il Manifesto fondativo del PIE al riguardo è: “Oggi, indipendentemente da quella che possa essere la nostra opinione globale sul Trattato Costituzionale in discussione, c’è da opporsi al dettato dei grandi poteri.”

In somma, tutto fa capire che il neo PIE è un partito della Commissione Europea, come già denunciarono mesi fa i compagni del Partito Comunista Greco, gli stessi che ora Bertinotti - nello stesso discorso inaugurale del PIE - cerca di screditare chiamandoli “stalinisti”, insieme ai portoghesi e ai belgi che rifiutano il PIE.

Ma la “prova del nove” sulla natura e reali funzioni di questo nuovo partito le dimostra quell'articolo 6 degli statuti fondanti, l'altro documento scritto su cui conta per adesso questo ente, e dove si stabilisce che potranno fare parte della stessa compagine politica, previa ammissione e periodo “sperimentale ” di prova, quelle "… organizzazioni politiche che sono state motivate ed agiscono secondo le direttrici fissate nel Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio dell'UE sullo statuto ed il finanziamento dei partiti politici a livello europeo."

La subordinazione ed il servilismo all'Europa del capitale e della guerra sono, dunque, complete, perfino nella sigla ("P.I.E".).

Si è creato un nuovo partito senza un programma e discorso politico definiti, senza alternative concrete all'offensiva neoliberale in corso, e che inoltre, in partenza, sottomette la sua sovranità ed indipendenza organiche al giudizio delle istituzioni europee che dice di volere cambiare, per quanto possibile e mediante la “innovazione”, a quanto fa capire.

Si ricordino, a questo proposito, le famose “15 tesi per una sinistra di alternativa” che Bertinotti diffuse tempo fa e nelle quali postulava un “nuovo” individuo politico, un “nuovo” movimento operaio ed una “nuova” Europa. Teorizzazioni che rispondono alla consumata arguzia di deviare l'attenzione dalla “vecchia” lotta di classe realmente esistente e dal “vecchio” imperialismo che minaccia il nostro continente con la liquidazione dei diritti conquistati dalla classe operaia, e con lo smantellamento delle cornici nazionali di sovranità ed il fallimento delle organizzazioni di classe che resistono.

Vedere in  http://www.informacionobrera.org/rc/bertin.html