Elezioni europee: ma servono?
DI Tiziano Tussi
Ma esiste veramente l’Europa, così come queste votazioni ci inducono a
credere!?! La guerra in Iraq, e prima di questa, in Afghanistan, e prima ancora
quella in Kossovo, ci dicono il contrario. L’Europa Unita, nata ed allargatasi
come contrapposizione agli States non marcia.
Divisioni interne: la più profonda di tutte oppone la Gran Bretagna del
laburista (socialdemocratico ???) Blair a Francia e Germania. Da qualche tempo
poi, a questo campione della difesa della sudditanza verso gli USA, si sono
aggiunte la Spagna – solo da poco defilatasi dal gruppazzo - e l’Italia di Berlusconi.
L’Euro è nato in versione antidollaro. Ha funzionato? Funziona? No. Al di là di
successi parziali non si è visto molto: in Montenegro ad esempio è diventata la
moneta di riferimento; il Montenegro dove il contrabbando, in senso lato, è
forse la voce più importante del PIL.
Anche l’allargamento a 25 paesi – alzi la mano chi li può contare tutti quanti!
– ha forse il senso di svuotare il conato di imperialismo di concorrenza dei
paesi europei fondanti le basi dell’EU.
Insomma servono queste elezioni? Ai vari partiti che concorrono alla tornata
elettorale forse sì. Sono comunque una
tribuna di denuncia di misfatti internazionali; una fonte di denaro che può
arrivare nelle casse del partito; un modo per stare in gioco a livello
internazionale. Ora c’è il problema più importante a sinistra: quali sono i
partiti comunisti che si presentano alle urne in Italia? Prima di rispondere
desidero sottolineare che dichiararsi comunisti non basta – altrimenti dovremmo
accettare che Berlusconi sia democratico e liberale. Occorre dimostrare con la
pratica politica le proprie idee; tattica e strategia. Ora ogni lettore può
quindi orizzontarsi come meglio crede.
Stando agli ultimi sondaggi pubblicati sul Corriere della Sera di oggi, 27
maggio, Rifondazione dovrebbe essere tra il 5,5 % ed il 6,5. Il PDCI invece
arriverebbe al massimo al 2% con una
percentuale bassa dell’1,5.
I parlamentari nazionali nel prossimo parlamento europeo saranno sempre più
impegnati in scelte importanti. Verso quale Europa ci stiamo indirizziamo? Non
è agevole saperlo. Molti elettori non sanno quali siano i programmi dei partiti
che si presentano al voto. Questo è anche determinato dal fatto che 25 paesi
per un super Stato sono un orizzonte difficile cui indirizzarsi. La guerra in
Iraq sta dimostrando che una scelta unanime per la politica estera, di fronte a
pesanti crisi internazionali, è al di là da venire Insomma l’Europa unita è
unita per modo di dire ed ogni allargamento, politicamente tendente a
rinforzarla, ha però anche l’effetto opposto. Perciò la domanda iniziale,
resta. Servono ancora le elezioni europee?
Ogni azione di un partito
rivoluzionario è l’applicazione della sua politica. Se non si applica una
politica giusta, ne applica una sbagliata. Se non applica una politica
coscientemente, ne applica una alla cieca. - Mao Zedong, Sulla politica
relativa all’industria e il commercio, 27 febbraio 1948.
Se un mutamento deve avvenire,
qualcosa deve cambiare. - Hegel, Sui recenti rapporti interni del
Wurttemberg, in particolare sui difetti
della costituzione del consiglio, Frammenti del 1798.