www.resistenze.org - osservatorio - europa - politica e società - 28-05-04

Elezioni europee: ma servono?

DI Tiziano Tussi

Ma esiste veramente l’Europa, così come queste votazioni ci inducono a credere!?! La guerra in Iraq, e prima di questa, in Afghanistan, e prima ancora quella in Kossovo, ci dicono il contrario. L’Europa Unita, nata ed allargatasi come contrapposizione agli States non marcia.

Divisioni interne: la più profonda di tutte oppone la Gran Bretagna del laburista (socialdemocratico ???) Blair a Francia e Germania. Da qualche tempo poi, a questo campione della difesa della sudditanza verso gli USA, si sono aggiunte la Spagna – solo da poco defilatasi dal gruppazzo -  e l’Italia di Berlusconi.
L’Euro è nato in versione antidollaro. Ha funzionato? Funziona? No. Al di là di successi parziali non si è visto molto: in Montenegro ad esempio è diventata la moneta di riferimento; il Montenegro dove il contrabbando, in senso lato, è forse la voce più importante del PIL.
Anche l’allargamento a 25 paesi – alzi la mano chi li può contare tutti quanti! – ha forse il senso di svuotare il conato di imperialismo di concorrenza dei paesi europei fondanti le basi dell’EU.

Insomma servono queste elezioni? Ai vari partiti che concorrono alla tornata elettorale  forse sì. Sono comunque una tribuna di denuncia di misfatti internazionali; una fonte di denaro che può arrivare nelle casse del partito; un modo per stare in gioco a livello internazionale. Ora c’è il problema più importante a sinistra: quali sono i partiti comunisti che si presentano alle urne in Italia? Prima di rispondere desidero sottolineare che dichiararsi comunisti non basta – altrimenti dovremmo accettare che Berlusconi sia democratico e liberale. Occorre dimostrare con la pratica politica le proprie idee; tattica e strategia. Ora ogni lettore può quindi orizzontarsi come meglio crede.

Stando agli ultimi sondaggi pubblicati sul Corriere della Sera di oggi, 27 maggio, Rifondazione dovrebbe essere tra il 5,5 % ed il 6,5. Il PDCI invece arriverebbe al massimo al  2% con una percentuale bassa dell’1,5.

I parlamentari nazionali nel prossimo parlamento europeo saranno sempre più impegnati in scelte importanti. Verso quale Europa ci stiamo indirizziamo? Non è agevole saperlo. Molti elettori non sanno quali siano i programmi dei partiti che si presentano al voto. Questo è anche determinato dal fatto che 25 paesi per un super Stato sono un orizzonte difficile cui indirizzarsi. La guerra in Iraq sta dimostrando che una scelta unanime per la politica estera, di fronte a pesanti crisi internazionali, è al di là da venire Insomma l’Europa unita è unita per modo di dire ed ogni allargamento, politicamente tendente a rinforzarla, ha però anche l’effetto opposto. Perciò la domanda iniziale, resta. Servono ancora le elezioni europee?

Ogni azione di un partito rivoluzionario è l’applicazione della sua politica. Se non si applica una politica giusta, ne applica una sbagliata. Se non applica una politica coscientemente, ne applica una alla cieca. - Mao Zedong, Sulla politica relativa all’industria e il commercio, 27 febbraio 1948.

Se un mutamento deve avvenire, qualcosa deve cambiare. - Hegel, Sui recenti rapporti interni del Wurttemberg,  in particolare sui difetti della costituzione del consiglio, Frammenti del 1798.