da www.ptb.be - Parti du Travail de Belgique - PTB
fonte
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?section=A1AAABBV&obid=23584
traduzione dal francese del Ccdp
L'estensione dell'unione europea - Una spirale discendente
Chi coglierà i frutti dell'adesione dei nuovi dieci Paesi all'unione europea?
In ogni caso, non la maggioranza della loro popolazione. E, nella
"vecchia" Europa, non ci sarà che un piccolo gruppo di capitalisti
che potranno proteggere i propri interessi. Per i lavoratori, il menù sarà:
condizioni di lavoro sempre peggiori ed ancora più di disoccupazione.
Herwig Lerouge
05-05-2004
Un sondaggio d'opinione dell'istituto tedesco Forsa(1) rivela che più della metà della popolazione tedesca
(52%) si aspetta che l'estensione dell'Europa gli procuri molti danni. Tre
quarti temono che le opportunità di lavoro si sposteranno verso l'Europa
dell'est. Secondo le inchieste ufficiali dell' Euro-barometro dell'unione
europea, la metà dei belgi teme un rialzo della disoccupazione ed un contributo
finanziario più elevato del Belgio - dunque del contribuente - per l'estensione
europea.
I grandi padroni sono nettamente meno pessimisti. Secondo la maggior parte
degli studi realizzati, "non dobbiamo aspettarci un'immigrazione
significativa dai nuovi Paesi membri di persone in cerca di lavoro".
Saranno circa 220.000 immigrati, per contro, gli abitanti nella nuova Europa
hanno raggiunto i 450 milioni.(2) Ciò vale unicamente per i primi anni. La
cifra diminuirà poi, velocemente. Del resto, i paesi più ricchi hanno deciso di
proteggere il loro mercato del lavoro limitando l'accesso ai lavoratori
stranieri. È per questa ragione che i lavoratori immigrati dai nuovi paesi
membri avranno sempre bisogno di un permesso di lavoro. Il padronato dell'UE
dei 15 chiede da molto un'immigrazione, un afflusso di lavoratori più
convenienti, di almeno 550.000 per anno. Nel settore dell'edilizia,
dell'agricoltura e dei trasporti, l'uso di forza lavoro immigrata illegalmente
è diventata intanto un'abitudine consolidata. Ma, secondo la Dresdner Bank,
questo ha solamente delle ricadute positive, come maggior flessibilità che la
banca chiama "un'evoluzione salariale moderata."
Sempre più regali ai i padroni
Con l'estensione a 25, nasce per le multinazionali europee un nuovo mercato di
75 milioni di abitanti situati alle vecchie frontiere dell'Europa. Questo
mercato che è vicino all'Europa occidentale, procura un enorme vantaggio
rispetto alle multinazionali concorrenti americani e giapponesi. Inoltre,
potranno in questi paesi usufruire di una manodopera altamente qualificata. Ed
esse sperano anche che dopo l'adesione dei nuovi paesi alle strutture
poliziesche europee ed alla Nato, la stabilità del capitale sia comunque
garantita. I contadini polacchi esprimono già da oggi il loro disaccordo con la
politica agricola del loro governo. E nel 1999, il governo rumeno aveva
ordinato di sparare sui minatori che protestavano contro le chiusure delle
miniere.
L'Europa dell'est sta intanto trasformandosi anche in un paradiso fiscale per
le multinazionali. La Repubblica Ceca ha ridotto il sua percentuale di
tassazione dal 31 al 24%. La Slovacchia e la Polonia hanno introdotto una
tariffa unica del 19% (in Belgio è del 34%).
Considerando pure i bassi stipendi si può prevedere quale numero di grosse imprese
tenderà ad andare ad installare la loro produzione in quei paesi. Si prevede
che la Slovacchia diventi molto velocemente il paese dove si assemblano il più
grande numero di automobili per abitante al mondo. La DHL ha un progetto per
500 milioni di euro nella Repubblica Ceca. La Philips si è installata già in
Ungheria, dove gli stipendi sono cinque volte più bassi che in Europa
occidentale. La Siemens prevede di delocalizzare da cinque a diecimila posti di
lavoro.
Un mezzo di ricatto
Per le banche e le multinazionali, l'estensione all'est costituisce soprattutto
un mezzo di ricatto. Non ci sarà una delocalizzazione massiccia, dichiara la
FEB - Federazione degli Imprese belghe (3). Gia oggi in Europa occidentale, si
distribuiscono dei regali impensabili alle multinazionali per custodirli qui.
In Austria la tassa sulle società è già bassa, ma nel 2005, sarà ridotta dal 34
al 25%. si sa già oggi che questo andrà ad incidere sulle spese sociali. Delle
"zone economiche speciali" appaiono già anche in Germania dell'est,
come a Lipsia, dove la DHL minaccia di insediarsi.
Grazie a queste zone, la Germania vuole creare delle "uguali
condizioni" di fronte alla Polonia e all'Ungheria. Le imprese beneficiano
di un'esenzione di tasse, le leggi sociali ed ambientaliste possono essere
applicate con maggior flessibilità. In questi settori, l'unione europea ha
concesso anche la mancata osservanza ai nuovi Stati membri, almeno
temporaneamente.
Gli stipendi belgi sotto pressione
Il Belgio ha i suoi punti forti che gli permettono di proteggere i suoi
impieghi, aggiunge la FEB (3). Ma, dice, bisogna prendere delle misure per
rinforzare la posizione concorrenziale. Difatti, secondo i padroni, questa
posizione si deteriorerebbe sempre più. Senza misure, il Belgio raggiungerà un
costo di produzione del 9% più elevato di quello dei suoi vicini, dicono i
padroni. È per questa ragione che vogliono restringere ancora la normativa
salariale
Per creare dei nuovi posti di lavoro in quella che si chiama l'economia delle
conoscenze (la ricerca, i settori ad alta tecnologia) bisogna migliorare
considerevolmente anche il sistema dell'insegnamento, cioè facendolo
corrispondere alle esigenze delle imprese, perché siamo per ora in mezzo al
gruppo.
Non dobbiamo contare troppo neanche su un'altra carta vincente belga, la
situazione geografica. Perché con un piccolo spostamento vi ritroverete oltre
frontiera ...
Il rinnovo delle carte vincenti del Belgio costeranno denaro, aggiunge ancora
la FEB: infrastrutture, insegnamento e formazione permanente, più ricerca
scientifica, e meglio pagata.... Naturalmente, le riduzioni degli obblighi
padronali devono continuare. E se ciò conduce al deficit di bilancio, questo
deve essere colmato dalle restrizioni della spesa sulla salute e inoltre,
ovviamente, alle misure già conosciute per escludere i meno qualificati dalle
indennità di disoccupazione e di fare lavorare più a lungo lavoratori.
Per un salario minimo generalizzato
Nelle circostanze attuali, l'estensione dell'Europa non può svolgersi che a favore
dei gruppi finanziari e delle multinazionali. Una Europa sociale è possibile
solamente dopo l'espropriazione di questi rapaci. In un avvenire immediato, la
popolazione lavoratrice sarà ancora di fronte ad una sfida: bloccare il dumping
sociale con una lotta solidale sia all'ovest che all'est, contro questa Europa,
per un stipendio minimo uguale per tutti di 1.100 euro, per delle convenzioni
collettive europee ed affinché le delocalizzazioni non beneficino del sostegno
dello stato.
Note:
1) fonte: RTL.
2) Neues Deutschland, 21/22.4.2001.
3) Studio KIB per il conto della FEB, marzo 2004.