www.resistenze.org - osservatorio - europa - politica e società -

da GiuliettoChiesa - 24 gennaio 2004
http://www.giuliettochiesa.it/modules.php?name=News&file=print&sid=109

Wipe out


di Giulietto Chiesa
da La Stampa del 24 gennaio 2005
L’articolo è uscito su La Stampa leggermente modificato e con il titolo “Difendere la Democrazia con realismo”

Cosa mi tocca fare?! Difendere la Commissione Europea dall’offensiva dei parlamentari europei. Si discuteva dell’Ucraina in una recente riunione congiunta delle Delegazioni parlamentari che si occupano di Russia, Ucraina, Belarus, Moldova, Kazakhstan, e la maggioranza (larga, larghissima) dei deputati ha espresso una linea che oscillava pericolosamente nei pressi dell’aperta ingerenza negli affari interni di paesi sovrani esterni e assai vicini all’Europa.

“Prendiamoci l’Ucraina”: ecco il leitmotiv. “La rivoluzione arancione è la nostra rivoluzione, dunque offriamo al popolo ucraino l’ingresso nell’Unione, il più possibile ravvicinato. Se offriamo questo alla Turchia, perché non offrirlo all’Ucraina? Come mai la Commissione è stata così tiepida verso Jushenko? Qualcuno – un deputato polacco – si è spinto a sollecitare la cooperazione tra Europa e Nato per “monitorare da vicino” i progressi democratici in Ucraina. Un altro deputato, britannico, ha sottolineato indignato che gli ucraini chiamano ancora “milizia” la loro polizia e che è ormai l’ora di chiamarla polizia, come da noi. “E’ il momento di dire loro – ha esclamato – che devono finalmente liberarsi dai residui di sovietismo nei quali sono ancora impigliati”.

Segni di consenso, discreto battere di mani sui banchi, che è un modo per applaudire educatamente nelle aule delle commissioni. Tutti molto bene educati, ma fermamente posizionati sulla linea dell’ingerenza dall’esterno. Naturalmente in difesa dei popoli oppressi. Quanto a Lukashenko, prossimo “tiranno sanguinario” da indicare al ludibrio delle genti europeee, è il momento – ha detto un altro deputato britannico – “di toglierlo di mezzo” (l’espressione esatta è stata: “to wipe out”, che il vocabolario traduce anche con cancellare, distruggere, annientare).

La rappresentante della Commissione si è difesa, con evidente imbarazzo. E’ chiaro che Barroso e Solana non possono e non vogliono spaccare tutto. Hanno presente che la politica di buon vicinato significa buon vicinato con tutti. E tra i vicini c’è, guarda caso, anche la Russia. Che piace sempre meno, si capisce, ma che per ora non si può “wipe out”. Realpolitik.

Ma questi parlamentari vogliono una nuova Ostopolitik, esattamente opposta a quella di Willy Brandt e più simile al roll back. Consona ai ritmi dell’Impero. Il relatore, un altro polacco, aveva cominciato cauto, anche lui: attenzione, aveva detto in apertura, il processo democratizzatore in Ucraina sarà lungo e doloroso; Jushenkov non è un messia democratico e Janukovic, sebbene sconfitto, ha un largo seguito popolare. Dunque procedere con grande prudenza. Ma è stato travolto. E io mi sono trovato a pensare con sollievo che l’Europa è disarmata.

Varrebbe dunque la pena di fissare (o ricordare) alcuni principi che sono stati alla base dei comportamenti internazionali perfino negli anni difficili della guerra fredda.

Primo principio: non si può parlare del “popolo ucraino” riferendosi alla maggioranza. Al contrario l’Europa farebbe bene a rivolgersi sia alla maggioranza che alla minoranza degli ucraini. Sempre che, naturalmente, voglia fare opera di pace e non voglia fomentare la divisione del paese, o destabilizzarlo per raccoglierne i cocci.

Secondo principio. Nessuno ha il diritto di interferire negli affari interni di paesi sovrani.

Terzo principio. Difendere i valori della democrazia senza rispettare la storia e la sensibilità di tutti gli ucraini, dell’ovest come dell’est, significa fare un cattivo servizio alla democrazia. Tocca agli ucraini e ai bielorussi camminare sulla via democratica. Noi possiamo esprimere i nostri giudizi, ma non possiamo sostituirci a loro.

Quarto principio. Guardare oltre le vicende contingenti. Agli assetati di rivincita e di vittoria si deve ricordare che certe vittorie, ottenute con la forza e con l’astuzia, si pagano poi amaramente nei tempi lunghi.

Quinto principio. Non perdere il contatto con la realtà. Spesso si è andati in guerra proprio perché si è sostituita la realtà con le illusioni. L’arrivo al potere di Jushenko in Ucraina non ha spostato di un millimetro la sua collocazione geografica e non ha aggiunto una goccia di petrolio o un metro cubo di gas alle risorse del paese. E’ vero che il socialismo reale non era i soviet più l’elettrificazione del paese. Ma è anche vero che la democrazia con i lampioni spenti – come quella di Tbilisi - è una strana democrazia.